marzo 17, 2010

Stati del mondo: 11. Austria.

10: Australia ↔ 12: Azerbaigian
a b c d e f g h i k l m n o p r s t u v y z

• Confini: a N con la Rep. Ceca, a E con la Slovacchia e l’Ungheria, a S con la Slovenia e l’Italia, a W con la Svizzera e il Liechtenstein e a NW con la Germania.
• Il territorio ha una superficie di 83.871 kmq e una popolazione di 8.032.926 abitanti censiti nel 2001 e di 8.342.600 stimati nel 2008 con una densità di 99 ab./kmq. La capitale Vienna conta 1.678.600 abitanti nel 2008 e con l’agglomerato urbano, la Grande Vienna, 2.000.000 ab. nel 2008.
• Oltre il 70 % del territorio è costituito dal versante nordorientale delle Alpi; il rimanente è occupato dalle colline e pianure del bacino danubiano e dall’estremità occidentale del bassopiano pannonico. Nella parte centrale del settore alpino si trovano le cime più elevate. I principali fiumi sono il Danubio, l’Inn, il Traun, il Mur e la Drava.
• Membro di: Consiglio d’Europa, EBRD, OCDE, ONU, OSCE, UE, WTO.
- Östrerreiches Statistisches Zentralamt.

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Sommario: 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. – 7. Gasdotto “South Stream”: tratto austriaco. – 8. Dizionario di politica: voce “Austria”. –

1. Parametri principali. – Con forma di governo federale ha una superficie di 83,871 kmq ed una popolazione di 8.032.926 abitanti censiti nel 2001 e 8.342.600 stimati nel 2008. La capitale Vienna ha una popolazione di 1.678.600 abitanti nel 2008 e con l’agglomerato della Grande Vienna di 2.000.000 di abitanti nel 2009. L’ordinamento giudiziario è basato sui principi del diritto continentale europeo. La produttività agricola del paese è molto elevata. Ha una modesta produzione petrolifera e di gas naturale. L’Austria aveva una lunga tradizione mineraria che è andata via via scomparendo. L’industria comprende una vasta gamma di produzioni tradizionali e innovative. L’Austria è una repubblica federale con una superficie di 83.871 kmq ed una popolazione di 8 milioni di abitanti. Ha formalmente riconquistato la piena sovranità nel 1955 con un Trattato che ha segnato la fine dell’occupazione militare dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1995 l’Austria è entrata nell’Unione Europea. In base alla costituzione del 1920 l’Austria è una repubblica federale formata da 9 stati federati o Bundesländer, tra i quali la capitale Vienna, forniti di larga autonomia. Con il Trattato del 1955 l’Austria ha dichiarato la propria beutralità, ma è presente nella forza di pace UE in Bosnia Erzegovina (EUFOR).

2. Note storiche. –

3. Economia. –

4. Difesa. –

5. Giustizia. –

6. Popolazione. –

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7. Gasdotto “South Stream”: tratto austriaco. – Il South Stream è un progetto nato da un’intesa fra Berlusconi e Putin. Lo scopo è di aggirare ogni paese extracomunitario che possa ostacolare la fornitura di gas dal produttore Russia al consumatore Europa. Una notizia del 24 aprile riporta: «Via libera anche dall'Austria al progetto congiunto di Italia e Russia del gasdotto South Stream, che portera' il gas dal Mar Nero all'Unione europea. L'accordo e' stato firmato dal ministro dell'Energia russo Schmatko e dal suo omologo austriaco Mitterlehner alla presenza dei premier dei due paesi Vladimir Putin e Werner Faymann. L'intesa fissa le modalita' giuridiche per l'installazione del troncone di gasdotto che attraversera' il suolo austriaco» (Fonte).

8. Dizionario di politica: voce Austria (1939). – Sommario: 1. Geografia. – 2. Storia. – Questa voce fu redatta nel 1939, quando l’annessione al Reich germanico era stata completata da un anno per durare non più di sette.

AUSTRIA
1.
Afghanistan; Albania; Algeria; ← →

GEOGRAFIA.

Già stato federale indipendente, dal 13 marzo 1938 parte integrante del Reich germanico. È situata sul versante esterno delle Alpi orientali, a cavaliere fra l’altopiano bavarese e il bassopiano ungherese, con partecipazione delle pendici sud-orientali delle selve di Boemia e di Moravia. È tutta interna, senza sbocchi al mare.

Il paese attuale si estende per 2° 39' in latitudine (km. 265) e 7° 36' in longitudine (km. 550). Ha la forma di una clava. La parte espansa è l'orientale. Nella parte più ristretta si determinano le distanze minime (km. 45) fra gli opposti confini, quasi paralleli, dell’Austria con la Baviera e l’Alto Adige (Italia). I confini politici del nuovo Reich tedesco che interessano la regione austriaca sono prevalentemente convenzionali, ad eccezione di quelli con l’Italia.

Il territorio è montuoso, ma non quanto lo svizzero. Da una massima altitudine di quasi 3.800 metri negli Alti Tauri (Gross Glockner 3.798) si cala a poco meno di 115 intorno allo specchio del lago di Neusiedl. Le masse orografiche più cospicue sono a O., in corrispondenza del confine politico fra il Tirolo e Alto Adige, e di quello amministrativo fra Salisburgo e Carinzia.

La popolazione attuale dell’Austria è di circa 6.800.000 abitanti. Nei giusti limiti del territorio odierno era di 4.500.000 abitanti nel 1869 e di 6.660.000 alla vigilia della guerra mondiale. Corrispondendo la superficie al 0,84 % dell'Europa e la popolazione all'1,3 %, ne consegue che la
media densità (quasi 82 per kmq.) è alquanto superiore all’europea (51), ma inferiore a quella dei tre stati interni confinanti (Ungheria 96, Svizzera 101, Protettorato boemo-moravo 108): se si escludesse la popolazione del capoluogo la densità perderebbe una ventina di punti. La popolazione accentrata nelle città con più di 100.000 abitanti (Graz 155.000, Linz 110.000) e nel capoluogo (1.880.000 abitanti) rappresenta un terzo abbondante dello stato. Predominano,
quindi, i centri con popolazione bassa: il 50 %
degli Austriaci risiede in centri con non più di 2000 abitanti.
In quanto ai sessi prevale il femminile (975 maschi
su IOoo femmine). La nuzialità media ha un comportamento
analogo a quello dell'Italia (6,7 %0 abitanti); ma la
natalità è relativamente assai bassa (I3,2; Italia 2313).
Essendo analoghi gl'indici di mortalità, fra il 13 e il
14 %0, ne consegue che l'aumento naturale è scarso o
nullo in Austria, mentre in Italia sta sulla quota del
IO %0. Scarsa è l'emigrazione. Fu raggiunto un massimo
di 15.550 emigranti nel 1923, gradatamente diminuiti a
2170 nel 1934, in maggioranza diretti in America.
Circa il 97,5 % della popolazione è tedesca per razza e
. lingua; seguono: 0,1% di Cechi e Slovacchi, 0,7 di Croati,
0,5 di Sloveni,ot3 di Magiari. Il 90,4 % della popolazione
professa la religione cattolica romana, i protestanti rappresentano
il 413 %, gli ebrei erano il 2,8 % (prima della
est~nsione delle leggi razziste); l' 1,6 % si dichiarano
atei: aggiungendo gli Austriaci nel quadro religioso del
mondo germanico risulta del 38 % l'indice dei cattolici.
L'ordinamento della gerarchia cattolica fa capo agli arcivescovi
di Vienna e Salisburgo: dal primo dipendono i
vescovi di Gurk e Seckau, dal secondo quelli di Linz e
St. P6lten. Nell'anteguerra il Vorarlberg dipendeva esclusivamente
dal vescovo di Bressanone, ora fa capo ad un
vescovo residente a Innsbruck.
L'Austria si proclamò repubblica indipendente il 12 novembre
1918, poco dopo la vittoria italiana di Vittorio
Veneto. Il nuovo stato fu riconosciuto dal trattato di
Saint-Germain-en-Laye (IO settembre 19I9). La costituzione,
approvata il IO ottobre 1920, modificata nel .I922
e nel 1925, fu radicalmente rinnovata il IO maggio 1934 .
Il 13 marzo 1938 l'Austria fu incorporata nel Reich
con duplice decreto, austriaco e germanico; il IO aprile
successivo tutta la popolazione del nuovo Reich ha dato
la sua approvazione plebiscitaria. La frontiera doganale

fu lasciata provvisoriamente sussistere. L'Austria si trova
attualmente in un regime di transizione, ed è ancora
prematuro tracciare le linee del nuovo ordinamento in
elaborazione. Fra i primi provvedimenti del Fiihrer del
marzo I938 sono da ricordare la nomina d'un ministro per
i problemi costituzionali e d'uno Statthalter per l'Austria,.
L'ubicazione delle risorse economiche, in funzione
delle condizioni naturali e delle utilizzazioni umane, pone
in chiara evidenza come prima dell'Anschluss ci si trovasse
di fronte a situazioni inorganiche in quanto l'Austria
rappresentava ancora una parte d'un complesso politicoeconomico
nel quale contingenze varie, in prevalenza storiche,
avevano indotto un equilibrio dovuto a transazioni
e compromessi sul terreno della non facile politica interna
d'uno stato costituzionalmente duplice, in realtà quadruplice.
Alle terre austriache spettava la funzione di utilizzare
i beni del suolo forestale e agrario e del sottosuolo
minerario, con la complementarietà dell'allevamento del
bestiame e della manipolazione di alcune materie gregge.
L'ubicazione della capitale in queste terre introduceva
una funzione commerciale spiccatissima per nutrire, vestire,
alloggiare, istruire, curare e far divertire una popolazione
civile di oltre 2 milioni di abitanti, fra cui un esercito di .
burocrati ed una ultrasecolare aristocrazia vivente negli
splendori di una corte fra le più tradizionaliste d'Europa,
oltre i comandi ed i servizi di un esercito giustamente
considerato fra i più potenti per dotazioni d'armi e magazzinaggi.
La localizzazione delle industrie nei vecchi territori
austro-ungarici (Austria, Boemia, Galizia) aveva
rispettato un sufficiente carattere di naturalità, a seconda
della esistenza in Iaea di materie gregge, di mano d'opera,
di maggiori richieste interne. Così la Boemia ospitava la
più larga gamma di industrie, i paesi dell'Austria avevano
accolto un certo numero d'industrie pesanti, la Galizia,
prevalentemente agricola, contava una specializzazione
tipica per i suoi popoli, e nessuna risentiva i danni di queste
relative concentrazioni. Effettivamente l'attuale Austria
novera il 40'% della popolazione come occupata nell'agricoltura;
ma se si prescinde dal capoluogo e si segue la
fisionomia statistica dei singoli Lànder si deduce' che la
popolazione agricola rappresenta il 50 % nella Bassa
Austria e nel Salisburghese, il 53 nel Tirolo, il 56 nella
Stiria, il 58 nell'Alta Austria, il 60 in Carinzia ed il 73 %
nel Burgenland. La maggior copia di terreni sterili per
natura (rocce, ghiacciai, fiumi, laghi, ecc.), o per destinazione
(centri abitati, case rurali, strade, aie, campi di
aviazione, ecc.) è nell'Austria occidentale (Vorarlberg,
Tirolo, Salisburghese); i boschi e foreste predominano
nella parte mediana (Carinzia, Stiria, Bassa ed Alta
Austria); i prati e pascoli nella parte occidentale e mediana
(Vorarlberg, Tirolo, Salisburgo, Carinzia); i seminativi
nelle poche terre occidentali, nelle molte terre orientali di
bassopiano e in parecchie di fondovalle (Vorarlberg, Alta
e Bassa Austria, Stiria, Burgenland). Fra i cereali coltivati
prevalgono la segale ed il frumento sull'avena, l'orzo
e il mais; ma l'Austria deve importar frumento dall' Ungheria.
Abbondanti sono i raccolti di patate. Notevole è
la coltura e produzione della barbabietola da zucchero per
scopi industriali. La vite può offrire un milione di ettolitri
di vino; il lino e il tabacco non sono sufficienti a coprire
le richieste interne. L'allevamento del bestiame trae
vantaggio dai pascoli alpini e subalpini, oltre che dai
cascami di alcune indu~trie. Si attribuiscono all'Austria
circa 2.35°.000 bovini, 2.825.000 suini, 365.000 ovini e
260.000 caprini con 6 milioni e mezzo d'animali di bassa
corte, non così numerosi da soddisfare il ,consumo se nel
triennio I933-35 l'importazione di bovini e suini oscillò fra
6>3 % e 8,I % del valore totale delle importazioni con una
spesa media annua di oltre 84 milioni di scellini. La fisionomia
industriale trae i principali caratteri dalle materie
nazionali, sia forestali sia minerarie. Il valOre del legname
da ~ostruzione, della cellulosa, della carta, del mobilio e
altn articoli di legname esportati ha oscillato fra 175 e I91
milioni di scellini, rappresentando nello stesso triennio dal
2I>3 al 22,6 % delle esportazioni. Anche i prodotti della
metallurgia e della meccanica concorrono all'esportazione

I più frequenti addensamenti industriali stanno nel:
l'Austria orientale. Vienna ospita dal 49 al 50 % di
addetti alle industrie. La Bassa Austria raggiunge il 33 %
La Stiria e il Salisburghese stanno intorno al 25 %:
Nel piccolo, ma relativamente popolato Vorarlberg, c'è
un'alta percentuale (circa 50 %) per lè industrie accen.
trate in Bregenz e nella valle del Reno (tessili, enologiche
forestali, alberghiere). Le industrie-chiave sono, come s'è
accennato, le metallurgico-meccaniche e quelle del gruppo
legname-pasta-carta. Ottimi i minerali di furro della
Stiria e della Carinzia; scarsissimo, però, il carbone fossifè
(antra,cite) della Bassa Austria, copiose e discrete le ligniti
della Carinzia, Stiria e Bassa Austria. Tranne i combustibili
fossili solidi (circa 3.500.000 tonnellate annue) che,
non subiscono sensibili variazioni nei quantitativi di escavà .
zione, gli altri min"erali (piombo e zinco in Carinzia, ramI} .
e bauxite nel Salisburghese, grafite in Stiria e BasSa
Austria) dopo una pesante andatura hanno cominciato
a segnare sensibili diminuzioni. Sostenuta ·è la produzione
di magnesite della Stiria, una delle maggiori del mondò;
La . possib.ilità di .utilizzar~ le forz~ i~ric~e per.1a genè;
razione di energia elettnca ha dlstnbUlto le mdustri
anche in remote valli e lungi dalle tradizionali miniere7
di combustibili fossili, grazie ai 2 miliardi di kW~ installati.
Sostenute sono le produzioni della pasta di ,
legno e delle cartiere, con una posizione migliore della :' ,
Svizzera e del Protettorato. Discreta è la situazione ddr.
l'industria tessile, però alquanto inferiore alla svizzera:
e notevolment~ .alla . ~o~~o-:morav~. Anc~e l~ I?roduziollè,,,
delle fibre tess1l1 artlllclah dà buoru quant1ta~lvI, però nQ~ "
oltrepassa il 33 % della boemo-morava. Altre industri!:,
come quella della gomma, sono molto protette. Fra le,
più caratteristiche industrie nobili stanno le rinomate'
. fabbriche di pianoforti. La capitale resta un emporio di" •
industrie, comprese tutte quelle dell'abbigliamento &.e.~
voluttuarie. In essa sono da tempo rinomatissime le:
, industrie poligrafiche e fotomeccaniche. Per consegue~ '
il commercio ha la sua sede naturale a Vienna (con 30 %.'
di occupati), quindi nel Salisburghese e Tirolo (con I5%) "
da ultimo nel Vorarlberg (II % di cittadini occupati ne'
commerci). La rete stradale ordinaria, è relativamen~ r
molto densa. Le ferrovie (km. 6800) hanno una funzione
analoga alle svizzere e fungono da piattaforma subalpÌnaI
per gli scambi fra paesi sia renani e danubiani, sia bava·'
resi e padani:, circa il IO % è già elettrificato. Grazie a que-",
sti servizi e alla posizione geografica, l'Austria può noverare
circa 2 milioni di turisti all'anno (25 % degli ospitanti).;
La bilancia commerciale , austriaca è passiva: dai da '. .
statistici anteriori all' Ansehluss risulta che contro uiJa; , Y
importazione media annua di un miliardo e 200 miliq , ,
di scellini (I932-I935) sta un'esportazione di poco inf ' ,
riore ai 900 milioni: si richiesero animali viventi', e"
generi alimentari (30 %), combustibili fossili solidi c;;~
liquidi, materie gregge diverse per industrie tessili ed
anche prodotti, fabbricati; si esportarono, soprattutt '"
articoli manifatturati (69 %), materie gregge o se ,.
lavorate (27 %). Primo fornitore del mercato austriaco ~ '
il gern;anico (17 %), secondo il cecoslovacco (13 f.'.
terzo l ungherese (II %), quarto lo iugoslavo (8'·%)~,
Seguivano, nell'ordine: Romania, Polonia, S. U. di Anit!"
rica e Italia (f~a 4>3 e 4,8 %). Primo cliente dell'Austria :
era la GermaOla (15,5 %), secondo l'Italia (12,2), tetz;O
l'Ungheria (10,8); la Cecoslovacchia, la Iugoslavia,- ~
Romania avevano discrete compartecipazioni per gli ine~
tabili scambi che una lunga convivenza aveva stabilito
ed i bastardi confini di Versailles non potevano sviare. La,
nostra bilancia con l'Austria è passiva: vendiamo)Ìso, 'pa:
tate, ortaggi, agrumi, frutta, canapa, vino, fiori, filatj di '
raion, bestiame vivo, pelli crude di agnelli e capretti, marmi,
zolfo, bottoni di corozo; compriamo soprattutto lègnO
comune (il 30 % del nostro fabbisogno) e pasta di legtJ?
(~tro 30 % delle rispettive nostre richieste), pOnenqo l if.
mercato austriaco immediatamente accanto a qi1çl1~
iugoslavo e allo svedese per. i rifornimenti di legn~f!1~ e, ~
pasta. Da notare che abbiamo quasi la escluslvlta n. '
rifornir l'Austria di patate, limoni, pesche, fiori fresclri~:

mandorle, zolfo', bottoni, marmi. Nelle vendite di zolfo
all'Austria da qualche anno interviene il. mercato nord
· americano a disturbare que~le italiane.
Il complesso delle condizioni economiche è conse-
· guenza della mutilazione dovuta alla perdita della guerra.
Il disagio, risentito maggiormente nei primi anni, si
è andato poi gradualmente attenuando, e non v' è dub/
bio che la recente annessione alla Germania sarà uno
stimolo p.otente alla ripresa dell'economia austriaca.
Non molti sono gl' Italiani in Austria (circa 20.000). La
rappresentanza..consolare è affidata al consolato generale di
Vienna ed ai consolati di Innsbruck, Klagenfurt e Graz;
la commerciale alla Camera di commercio di Vienna.
BIBL.: Oltre agli Annuari della S. d. N., dell'Istituto internazionale d'agricoltura
(Roma), dell'Istituto per gli studi di politica internazionale (Milano),
si consultino: Statistisches Handbuch far den Bundesstaat Oesterreich, Vienna
(fino al 1937) le Gui!!e Baedeker; B. Auerbach, Les races et Zes nationaZités en
.Autriche-Hongrie, Parigi 1917; Anonimo. L'Europa etnico-linguistica, Novara
I 1917; Società delle nazioni, La situation économique de Z'Autriche, Ginevra 1925;.
E. de Martonne, Europe cenrraZe; 2' palte, Parigi 1931; R. Bartsch, Das neue
Desterr. Recht, Vienna 1933; B. Mirkine-Guetzévich et A. Tibal,L'Aurriche, Parigi
1933; O. Ender, Die neue asterr. Verjassung mie dem Texte de Koncordats, Vienna
' 1934; J. Basdevant La condition internat. de Z'Autriche, Parigi 1935; L. Kunschak,
· Oesterreich 1918-34, Vienna 1935; F. Winkler, Di. Di-ktaeur in Oesterreich, Zurigo
• 1935; G. Froelich, Die • Verjassung 1934 . des Bundesstaates Oesterreich, Baden
... 1936; A. Giannini, Traltati ed accordi per l'Europa danubiana e balcanica, Roma
1936; ]. Ancel, Manuel géographique de politique européenne: I, L'Europe centrale,
Parigi 1936. L. F. De Magistris
2. STORIA E PROBLEMI POLITICI. - La denominazione
Austria (Ostarrichi, Oesterreich, dominio orientale) appare
· per la prima volta verso la fine del sec. X (996), e serve
a designare una delle marche di confine del Sacro romano
--:-impero, la Marca orientale. È appunto quest'epoca che
' si suole assumere come punto di partenza per la storia
dell'Austria come entità politica differenziata.
Nei secoli precedenti le regioni designate con questo nome
avevano seguito le vicende dell'Europa centro-orientale: una
colonizzazione celtica (secolo VI-Va. Cr.) e, con l'inizio dell'era
, volgare, la dominazione romana, che aveva fissato al Danubio
illimes, il confine fortificato dell' impero. Al declinare dell' im-
· pero, nei secoli V e VI si moltiplicano le invasioni barbariche,
con l'accavallarsi di stirpi germaniche, slave, uralo-altaiche.
Finché con il secolo VIII la colonizzazione germanica prevalse:
· e venne rafforzata dalla politica di Carlo Magno, con l'erezione
· delle marche di confine. Nel 976 la Marca orientale, che
-doveva ricevere poco dopo il nome di Austria, venne assegnata
dall' imperatore Ottone II alla famiglia dei Babenberg, una
stirpe feudale che si ritiene di origine franco ne.
L'Austria appare così nella storia come un territorio di con-
· fine dell' impero, avanguardia e protezione del germanesimo sul
Danubio. I Babenberg, che ne furono i reggi tori dal 976 al 1246,
ne estesero il territorio verso le Alpi e l'Adriatico. Nella prima
metà del secolo XIII l'ultimo dei Babenberg cadde combattendo
contro gli Ungheresi (1246) e il feudo dei Babenberg, dopo
essere passato per breve tempo nelle mani di Ottocaro re di
Boemia, venne assegnato dall' imperatore Rodolfo d'Asburgo
alla propria famiglia.
S'inizia cosi una nuova fase della storia austriaca: l'antica
funzione di terra di confine vien ,meno, l'Austria è attratta
nell'ambito delle forze in gioco nel bacino danubiano. Nei
· secoli ' XIV e XV essa diviene la base della potenza degli
.Asburgo, che si consolida con la conquista della Carinzia
(1335) e del Tirolo (1364), cui segue (nonostante la divisione
della dinastia in due rami, durata dal 1365 al 1457) l'acquisto
dell'lstria (1374), di Trieste (1382) e del Vorarlberg (1363-1473).
Nel frattempo l'Austria gareggiava con le grandi formazioni
statali confinanti, la Boemia e l'Ungheria, per il predominio sul
bacino danubiano. I tentativi di radunare in urta sola monarchia
le tre terre si ripetono da diverse parti e con diversa
fortuna. Nel 12981' imperatore Alberto d'Asburgo aveva riunito
la corona boema all'austriaca: ma alla sua morte la Boemia era
passata alla casa di Lussemburgo (1308). Tramontati i Lussemburgo,
Alberto II d'Asburgo si impadronisce della Boemia
e dell'Ungheria (1437): ma prima che il secolo volga alla fine,
Mattia Corvirio, impadronitosi dell'Ungheria, prende la direzione
della lotta per il predominio danubiano. Con la scomparsa
di Mattia Corvino risale l'astro asburgico sull'orizzonte. Massimiliano
d'Asburgo, assunta nel 1493 la corona imperiale, con
quella stessa politica matrimoniale che doveva gettar le basi
della potenza europea della dinastia, le assicura anche il
predominio nell'Europa orientale. I nipoti di Massimiliano,
:Ferdinando e Maria, vengono uniti in matrimonio con i figli
di Vladislao di Ungheria e Boemia, Anna e Luigi (1515). Morto
Vladislao, caduto suo figlio Luigi combattendo contro i Turchi
(1526), l'eredità passava a Ferdinando, già designato a succedete
al fratello Carlo V nell' impero e nei domini austriaci.

Il 1526 è la data di nascita della monarchia danubiana, con
la riunione nelle mani degli Asburgo delle corone austriaca,
boema e ungherese. Così si fissa definitivamente la missione
danubiana dell'Austria, divenuta l'elemento direttivo fra i
popoli dell'Europa orien~le. Con Carlo V (1519) gli Asburgo
estendono .la loro sfera d1 1Ofluen;:a daP!l media Europa all'Europa
med1terranea, attraverso 1 ered1ta spagnola. Ma i due
?mbiti d'azione !esta.no. divisi: all'abdicazione di Carlo V (1556)
ti tronco asburg1co S1 d1rama 10 un ramo spagnolo e in un ramo
austriaco. Quest'ultimo, detentore delle terre danubiane e
dell' impero, viene a formare una grande compagine medioeuropea,
. di cui l'Austria è il perno, nella sua duplice qualità di
terra germanica e di terra danubiana.
Da una parte, dunque, una funzione germanica dell' Austria:
essere la base dell'autorità imperiale nel mondo tedesco, dove
il ral!0:zarsi dei diversi p:incip~ti .svil~ppa.1o spirito particolanstIco.
Contrasto politIco CU1 S1 Ul11sce 11 contrasto religioso
suscitato dalla Riforma: nel grande dissidio, che
riempie un secolo, gli Asburgo, difensori della tradizione imperiale,
divengono anche i campioni della tradizione cattolica.
La prima cura degli Asburgo è quella di combattere la ribellione
religiosa nelle terre che formano il nucleo della loro
potenza, le terre austro-danubiane. Con l'imperatore lVÌattia
(1612-19) il conflitto entrò nella fase decisiva: nel 1618 i
protestanti iniziarono la ribellione a Praga. La vittoria imperiale
della Montagna Bianca (1620) decise del prevalere del
cattolicismo nelle terre austriache, e rinsaldò il predominio
dell' Austria tedesca contro le velleità di ribellione della Boemia.
L'Austria divenne la guida del movimento della Controriforma
in Germania, e della politica di restaurazione dell'autorità
imperiale: però si trovò di fronte non solo la resistenza dei
principi germanici, ma anche la rivalità della Francia e della
Svezia (guerra dei Trent'anni, 1618-48). La 'lotta si chiuse
con la pace di Westfalia (1648) che sand il fallimento delle
ambizioni asburgiche. Né la restaurazione cattolica né l'imperiale
erano completamente riuscite: la Germania rimaneva
divisa in due campi, protestante nel nord, cattolico nel sud:
e per quanto su quest'ultimo l'influenza austriaca si facesse
maggiormente sentire, l'autorità imperiale sui principi tedeschi
era ridotta a poco più di una vuota formula.
Un certo allentamento, quindi, dei legami politici e spirituali
che legavano l'Austria al mondo germanico: di conseguenza,
un accentuarsi della nota danubiana nella politica austriaca.
Consolidata la preponderanza austriaca in Boemia, rimaneva
da consolidare l'altra parte dell'eredità assunta nel 1526, l'Ungheria.
I diritti asburgici alla corona ungherese non erano
stati riconosciuti che da una: parte del paese: per resistere agli
Asburgo, i ribelli si appoggiavano alla potenza turca che andava
dilagando dai Balcani. Si inizia cosi il duello fra l'Austria e la
Turchia per il predominio nell'Europa orientale. Come in
Germania la politica asburgica si appoggiava ad una grande
bandiera ideale, la difesa dell' idea cattolica e imperiale, così
sul Danubio si presenta come il campione della civiltà europea
e cristiana contro la minaccia del mondo mussulmano. Ma,
pur adempiendo a questa missione, gli Asburgo non avevano
che una meta: la potenza dinastica.
Le vicende del duello austro-turco riempiono due secol(.
Da quando, nel 1529, i Turchi sono apparsi per la prima volta
dinnanzi a Vienna, è un continuo oscillare delle due forze in
contrasto intorno alla pianura ungherese. Nel luglio 1683
una grande vittoria imperiale contro i Turchi che avevano
ancora una volta stretto d'assedio Vienna, segnò il definitivo
rovesciarsi delle sorti: l'intera Ungheria fu conquistata e la
dieta ungherese a Presburgo riconobbe solennemente la
sovranità asburgica (1687). L'offensiva imperiale dilagò dall'Ungheria
sui Balcani, affermandosi vittoriosamente sotto la
guida del principe Eugenio di Savoia. Questo geniale condottiero,
venerato in Austria come un eroe nazionale, si può considerare
come il secondo fondatore della monarchia danubiana,
per aver definitivamente schiacciato il pericolo turco, ed esteso
il dominio asburgico sugli Slavi del sud (pace di Carlowitz,
1699; pace di Passarowitz, 1718). .
Dopo due secoli di lotta, la pace di Belgrado (1739) conclude
il duello austro-turco: la monarchia asburgica raggiunge
i confini orientali che conserverà sino all'occupazione della
Bosnia-Erzegovina nel 1878.
I secoli XVI e XVII hanno segnato nella storia austriaca
degli orientamenti decisivi. È fallito il tentativo di affermare
indiscussa l'autorità imperiale e la religione cattolica
nel mondo germanico; ma si è saldamente affermata la
preponderanza austriaca in Boemia e in Ungheria: e
dall' Ungheria la monarchia danubiana accenna ad un
Drang nach Osten (spinta verso l'Oriente) premendo sui
popoli slavi dei Balcani. Il secolo XVIII riporta la politica

austriaca al centro della politica europea, attraverso le crisi
dinastiche che riempiono la la. metà del secolo (guerre
di successione spagnola, polacca, austriaca, 1700-1748).
L'estinzione del ramo spagnolo degli Asburgo determina
una divisione dell'eredità fra gli Asburgo d'Aus.tria
e i Borboni. L'Austria ottiene i Paesi Bassi, e si afferma
stabilmente in Italia, acquistando la Lombardia (e per
breve tempo il regno di Napoli), e assicurando alla propria
dinastia il granducato di Toscana (trattati di Rastatt
e Utrecht, 1713-14; pace di Vienna, 1738). Così l'Austria
diviene l'erede della Spagna nella egemonia sulla penisola
italiana: ai tradizionali ambiti d'azione della politica austriaca,
la Germania e il Danubio, un terzo se ne aggiunge,
l'Italia. Ma una grave minaccia incombe sulla dinastia,.
Anche gli Asburgo d'Austria vanno estinguendosi. L'imperatore
Carlo VI (1705-40) non ha altro erede che una
figlia, Maria Teresa. Per assicurarle l'eredità emana la
cosiddetta Prammatica Sanzione, atto in cui stabilisce l' indivisibilità
dei suoi domini e la successione in linea femminile
(1713). Ma alla sua morte, Maria Teresa deve sostenere
una lunga guerra di successione (1740-48) per ottenere
il riconoscimento dei suoi diritti ed insediare il marito
Francesco di Lorena sul trono imperiale (pace di Aquisgrana,
1748).È costretta però a cedere una delle più fiorenti
provincie dei suoi stati a Federico II di Prussia: né valse il
tentativo di rivincita compiuto alcuni anni dopo, radunando
contro Federico una coalizione delle potenze europee
(guerra dei Sette anni, 1756-63)' Sorge così quellcr rivalità
austro-prussiana che avrà una influenza decisiva sulle sorti
della media Europa. Di fronte alla già indebolita influenza
asburgica in Germania si afferma nel mondo tedesco uno
stato che minaccia di contendere all'Austria il primato.
Il secolo XVIII segna anche un periodo di importanza
fondamentale nello sviluppo interno dell'Austria. La
tendenza riformatrice caratteristica del secolo si manifesta
in Austria con particolare intensità, per opera di
Maria Teresa (1740-80) e di suo figlio Giuseppe II (1180-
1790), che occupano un posto di primo piano fra i grandi
sovrani riformatori dell'epoca. .
Maria Teresa diede un impulso decisivo alla evoluzione dello
stato dallo stadio feudale allo stadio assolutistico, già in corso
da secoli. Con la riforma degli organi centrali consolidò la
autorità dello stato; con la riforma dell'amministrazione provvide
a una più equa distribuzione delle impoSte, attenuando
i privilegi delle classi privilegiate e alleviando gli aggravi delle
classi inferiori. Scopo principale delle riforme, assicurare
maggiori cespiti alle finanze statali, per sostenere i grandi sforzi
richiesti dalla politica estera. A questo scopo di potenza si
ispirava anche la politica economica, tendente a mettere in
valore le risorse del territorio, e a tutelarle col protezioniSmo
doganale. Maria Teresa seppe assicurarSi una schiera di collaboratori
di primo ordine, come il cancelliere principe di Kau- -
nitz, uno dei più grandi uomini di stato della storia austriaca,
il conte di Haugwitz, iSpiratore delle riforme finanziarie, ecc.
Nell'Austria di Maria TereSa, con la sua impronta supernazionale,
con i suoi confini che racchiudono popoli Tedeschi e
Magiari, Slavi e Latini, sopravvivono gli ultimi bagliori della
tradizione universalistica dell'imperoJ e gli ultimi bagliori
della cultura latina dell'Umanesimo e del Rinascimento.
Sotto l'influsso italiano sono l'architettura e la pittura, la poesia
e la musica: italiani i poeti di corte, come Apostolo Zeno e
Pietro Metastasio, italiano lo stato maggiore dell'arte e della·
cultura, italiano il teatro: palazzi chiese ville e monasteri
ispirati ai modelli italiani o da italiani costruiti, imprimono
all' Austria un' impronta artistica caratteristica.
Ma già durante il regno dell' imperatrice l'atmosfera si muta:
la cultura clas5ica declina sotto il dilagare della nuova cultura
illuministica. L'Italia, che era stata, a Vienna, l'Italia delle
corti umanistiche, perde terreno: la Francia degli enciclopedisti,
dominatrice spirituale del secolo, ispira la nuova classe
dirigente austriaca. Un'evoluzione che raggiunse il punto
saliente con il regno di Giuseppe Il: con Giuseppe Il la nuova
Austria illuminista sostituiSce la vecchia Austria della tradizione
imperiale. Giuseppe Il vuoi riformare lo stato in base
ai principi generali suggeriti dalla filosofia illuministica, trasformare
l'Austria in uno stato illuministico modello: una
comunità rigidamente organizzata, tenuta insieme da una salda
unità amministrativa, una compatta -burocrazia, un eSercito
efficiente e moderno; una implacabile centralizzazione, perseguita
con rigidità dottrinaria, senza tener conto delle esigeI).Ze

s~oriche ed etnich.e dei diversi popoli. Una cen.traHzza_ '
Zlone che cerca. di , assorbire nello stato anche l'attività del
clero, ponendo sotto il controllo statale non solo l'organizza_o
~i?ne ecclesiastica, ma an.che la. stes~ attività. spirituale e
l tn~egna~ento della dottrtna. È l,l COSiddetto gIUseppinismo
o glusepplsmo (v.), tendenza che e un aspetto non solo della
lotta fra lo Stato e la Chiesa, ma anche di quella fra illuminismo
e reli~ione. Il . crite.rio unit.ario ~pinse. ~iuseppe II ad
uno sforzo di germamzzaZlOne del SUOI dOffilm, che provocò
una vivissima reazione: tanto che il suo successore, Leopoldo II
(I79e>:-92), fu costre~to a l~q~idare le psizioni ~iù estreme,
complen~o un~ I?ar~la!e rev~lOne delle nforme glUS~ppine.
In ta11 COndIZIOni 1 AustrIa affronta la grande crISi eUropea
suscitata dalla rivoluzione francese. Sotto l'imperatore
Francesco (1792-1835) dovette affrontare una lunga serie
di guerre, e subire i colpi dell' imperialismo napoleonico.
Prostrata militarmente e finanziariamente perdette i territori
italiani e la supremazia in Germania. Quasi a sancire
questo stato di cose, Francesco unificò col nome di impero
d'Austria le terre rimastegli (1804) deponendo la corona
del Sacro romano impero (1806). Tuttavia, pur attraverso
le fluttuazioni e gli accomodamenti (come il matrimonio
della figlia dell' imperatore con il vittorioso Napoleone)
l'Austria era stata uno dei principali nuclei di resistenz~
contro l'egemonia francese e le dottrine rivoluzionarie.
Sicché quando, caduto Napoleone, si radunò a Vienna il
congresso delle grandi potenze per il riordinamento europeo,
l'Austria poté avervi una funzione direttiva, grazie al
genio politico del suo cancelliere, principe di Metternich.
L'impero d'Austria usciva dalla restaurazione sensibilmente
trasformato. Rafforzato in Italia, dove ai domini
anteriori alla rivoluzione si aggiungeva la Venezia, rinunciava
ai Paesi Bassi e a importanti possedimenti in Germania.
Il Sacro romano impero non veniva più ricostituito:
lo sostituiva una confederazione germanica, che legava piuttosto
sommariamente i vari stati tedeschi, e in cui l'Austria·
si er~ assicurata una posiz~o~e di predominio (Bandesakt,
18. glUgno 1815). La pOSIZIone europea della monarchiaera
fortissima: col Danubio, l'Italia e' la Germania tutta
l'Europa centrale era sotto il suo diretto o indiretto predominio:
essa costituiva inoltre il nerbo della Santa
Alleanza conclusa con la Prussia e la Russia per la conservazione
dell'ordine costituito. Pure, con il nuovo clima
politico predominante in Europa dopo la crisi napoleonica,
la potenza austriaca era gravemente minata. Metternich
aveva restaurato la posizione europea dell'Austria
in antitesi con le correnti politiche che si andavano con
maggior vigore affermando, il principio di nazionalità -e
il principio della sovranità popolare. Si rimproverò a
Metternich questa politica come reazionaria e antistorica: ma
era lo stesso impero austriaco che di fronte alle nuove
correnti nazionali e popolari si manifèstava, nella sua consistenza
puramente dinastica, in antitesi con l'evoluzione
che si andava compiendo. I fermenti di ribellione
scoppiarono 'nel 1848 in una grande crisi rivoluzionaria.
Il 13 marzo !'insurrezione di Vienna costringeva la corte a
congedare il Metternich. La dieta ungherese votava una costituzione
democratica e la separazione dell'amministrazione,
salvo che per la politica estera e l'esercito. In Italia, le cinque
giornate di Milano (18-22 marzo) davano il segnale dell' insurreaione
della Lombardia e della Venezia e dell' intervento
piemonteSe. Ma nell'estate la reazione coinincia a farsi sentire.
Il 12 giugno l'insurrezione scoppiata a Praga viene domata
dal governatore militare, principe di Windischgditz. In Italia
il maresciallo Radetzki rioccupa la Lombardia e impone al
Piemonte un armistizio. In ottobre Windischgratz, allo scoppio
di nuovi moti a Vienna, marcia sulla città e la occupa.
Viene costituito un ministero reazionario presieduto dal principe
di Schwarzenberg: e l'imperatore Ferdinando, debole di
corpo e di spirito, è spinto ad abdiCare in favore del nipote
Francesco Giuseppe. Nel 1849 sono liquidate la rivoluzione italiana
e l'ungherese: mentre in agosto viene conclusa la pace col
Piemonte, e domata, con L'aiuto delle aJ;mi russe, l'Ungher!a.
Segui una riorganizzazione interna in senso reazionarIO,
conclusasi nel 1855 mediante il concordato con la Santa Sedè!
che diStruggeva gli ultimi resti del giuseppinismo. Furono coSi
eliminati i residui dell'ondata rivoluzionaria. L'Austria proseguiva
contro corrente, stringendo le redini dell'assolutismo
di fronte alle tendenze nazionali e liberali, e continuando ' a
trovarsi in una situazione che si faceva sempre più paradossale

La crisi del 1848. aveva avuto le sue ripercussioni.anche in
Germania. Il prevalere delle correnti liberali e nazionali aveva
condotto.all'elezione di u.na ~ssemblea costit?ente, che. avrebpe
doVuto rifo!mare.la costitu~~one federale, r~du.cend~ 11 potere
dei prinCiPi e stringendo piU strettamente 1 vmcoh che legavano
gli stati tedeschi. La direzione de~la vit~ nazio~ale g~rmanica
doveva essere affidata alla PrUSSia an2:iché ~ll Austna:
nel marzo 1849 veniva offerta la corona imperiale germanica
al re di Prussia, Federico Guglielmo IV. Per non stringere
alleanza con le nuove tendenze, Federico Guglielmo rifiutò
la cor0!1a offert~~li ~ un p~rlamento ri~oluzionario. Ma
cOntinuo una politica diretta a riformare l'ordrnamento federale
in IIiodo da accrescervi l'influenza prussiana . a spese dell' austri::
ca. Schwarzenberg gli oppose una politica diretta a correggere
la costituzione federale in favore di Vienna: vagheggiava un
grande stato della media Europa sotto l' egemonia austriaca.
NeSsuna delle due tendenze riuscì a prevalere,' e si ritornò
all'ordinamento federale stabilito nel 1815 (convenzione di
Olmiit:z: e conferema di Dresda, novembre-dicembre 1851).
La restaurazione dell'ordine antico sembrava aver cancellato
le conseguenze del 1848. Ma era un trionfo apparente.
Italia e Ungheria uscivano dalla prova raffor~ate nei loro senti- .
menti di indipendema: in Germania, nonostante l'apparente
conciliazione, entrava in una fase acuta la rivalità austro-prussiana.
L'edificio costruito sulle rovine della rivoluzione del
-1848 era minacciato da ogni parte: e doveva· subire ben presto
formidabili scosse .che ne provocarono il crollo. La prima fu
la crisi orientale scoppiata nel 1853, e sboccata nella guerra di
Crimea (1854 -55). Questa era stata provocata dai tentativi
di espansione della Russia ai danni della Turchia, al cui socCorso
eran mosse Francia e Inghilterra. L'Austria, ostile alla
politica russa nei Balcani, era legata alla Russia dal debito contratto
nel 1849 con l'intervento russo per la restaurazione in
Ungheria: mantenne quindi la neutralità. Ciò significava la
scomparSa degli ultimi resti dell' antica solidarietà della Santa
Allean:z:a: si alienavano irrimediabilmente le simpatie della
. Russia dall'Austria e si scopriva quella rivalità austro-russa nei
Balcani che doveva svilupparsi in seguito. La Russia si avvicinò
a Napoleone III, facilitandogli l'attuazione dei suoi piaru italiani.
. Segui la guerra per l'indipendenza italiana . del 185g.
L'Austria perdette uno dei pilastri della sua potenza,
l'egemonia italiana. Le ripercussioni non tardarono a
farsi sentire anche in Germania. La neutralità della Confederazione
germanica, ispirata dalla Prussia, aveva arre~
to un colpo mortale all' ,idea federale, dimostratasi
impotente di fronte alla rivalità austro-prussiana, che
scoppi~ in guerra aperta nel 1866. La Prussia vittoriosa
impone lo sciò~limento della Confederazione, e l'esclusione
dell'Austr1a dalle faccende tedesche; mentre l'Italia,
çon la. cessione della ,Venezia, completa l'allontanamento
dell'Austria dalla p~nisola. .' :
I legami che da seçoli avevano legato l'Austria al mondo
tedesco venivano per lungo tempo spezzati: 'cacciata dal~
l'Italia e dalla Germania, l'Austria era ridotta nell'ambito
danubiano. Ma, privo del punto d'appoggio germanico,
il nucleo austriaco non bastava più a dominare le
forze contrastanti sul Danubio. L'impero fu çostretto ad
appoggiarsi, oltre che sull'elemento austriaco, sull'ele~
ento che si era manifestato cOQ maggior forza nell'amb.
ltO della monarchia: l'Ungheria. Al principi9 unitario
SI sostituì il principio dualistico, all'impero d'Austria
la monarchia austro-ungarica (1867)" La compagine
danubiana fu divisa in due parti, l'austriaca (Cisleitania)
e l'ungherese (Transleitania). Due stati distinti, ciascuno
C?n proprio parlamento e governo, uniti,' oltre . che dal
vtncolo dinastico, da organi comuni per gli affari comuni
(politica estera, esercito, e finanze per le spese comuni).
. L'elemento austriaco, dop·o aver esercitato una funzione
dtrettiva su tutto l'impero, doveva abbandonare buona
parte della sua sfera d'influenta ai Magiari: e anche
nell.'ambito ristretto che gli era rimasto la sua egemonia
vact1lava sotto la- pressione delle nazionalità non tedesche;
. Federalismo e centralism.o sono le opposte soluzioni politiche
entro cui si dibatte la Cisleitania sino al disfacimento
dell' impero. Prevalse dapprima ' la soluzione centralistica: la
~gge elettorale del 1873 assicurò il predominio dei T~deschi.
o~hi anni dopo, il ministero Taaffe (1879-93) .inaugùrò una
pohtica in senso federalista: ma i suoi sforzi vennero ostacolati
dal crescente nazionalismo cèco in Boemia. f~l1ito l'esperime~
to Taaffe, la situazione si fa ancor ' più confusa. Con le
eieZIOni del 1897 la prevalema dei Tedeschi nel parlamento è

ridotta a un'esigua maggioranza: per un decennio il parlamento
non poté funzionare e i gabinetti dovettero procedere
a forza di decreti-legge. Nel 1906 una riforma elettorale che
stabiliva il suffragio universale ridusse i Tedeschi in minoranza:
si dovette procedere per mezzo di governi di funzionari,
finché nella primavera del 1914 venne sospesa ogni
riunione parlamentare.
Mentre in Cisleitania si combattevano Cèchi e Tedeschi,
in Transleitania si faceva sempre più grave la questione
degli Slavi del sud, Croati Serbi e Sloveni. Il gruppo sudslavo
della monarchia era stato notevolmente aumentato
con l'occupazione (1878) e la successiva annessione (lg08)
della Bosnia-Erzegovma. Le nuove terre ottennero una
amministrazione autonoma, e vennero considerate da
alcuni come il nucleo di un terzo organismo politico, che
aggiungendosi all'austriaco e all'un~herese trasformasse
la monarchia da dualistica in trialistlca. Ma questo piano
urtava contro. l'opposizione dell' Ungheria, per la quale
avrebbe significato un~ perdita di potere e di prestigio:
d'altra parte ne ostacolava l'attuazione l'attrazione esercitata
sugli Slavi del sud dalla Serbia indipendente.
La Serbia era stata dapprima attratta nell'orbita della politica
asburgica per opera della dinastia degli Obrenovié (1881).
Ma l'assassinio del re Alessandro e della regina Draga (1903) e
la sosti,tuzione degli Obrenovié con i Karageorgevié aveva
mutato la situazione. Belgrado inaugurò una politica tendente
a far della Serbia il centro dell'agitazione degli Slavi del sud:
e la sua forza di attrazione fu resa ancor maggiore dopo 1'esito
vittorioso delle guerre balcaniche con la Turchia e la Bulgaria
(1912-13). Dietro alla Serbia si profilava l'ombra della politica
balcanica .della R~ia. Il Drang nach Osten .della monarchia
asburgica urtava contro la tendenza russa ad assumere la protezione
delle aspira:z:ioni nazionali dei popoli slavi. Un certo equilibrio
si era andato instaurando grazie all'attività mediatrice
della Germania dopo il 1870. Bismarck, desideroso di consolidare
la posizione germanica sul continente, si era posto in
mezzo fra l'Austria e la Russia, realizzando la cosi detta « intesa
dei tre imperatori» (1872). Anche gli attriti suscitati dalla
crisi bosniaca furono superati dall' attività di • onesto sensale»
dd Bismarck nel congresso di Berlino (1878). Tuttavia Austria e
Germania sentirono il bisogno di vincolarsi con un trattato
segreto di reciproca assistenza nel caso di attacco russo (1879).
Perduta l'occasione di una rivincita del 1866 offerta
dalla guerra franco-prussiana, l'Austria aveva iniziato
una stretta collaborazione internazionale con la Germania,
che agì come elemento moderatore nel . contrasto
austro-russo finché durò la buona intesa fra la Germania e
la Russia: ma che non fece che inasprirlo quando, con la
caduta di Bismarck (18go), la Germania abbandonò l'alleanza
russa, sostenendo la politica austriaca nei Balcani.
L'Europa andava dividendosi in due campi: mentre la
Russia stringeva nuovi legami con la Francia, si consolidava
l'alleanza austro-tedesca, che diede i suoi frutti
nell' incondizionato appoggio tedesco all'annessione della
Bosnia-Erzegovina, compiuta dall' Austria nonostante
l'opposizione russa (lg08).
Un terzo elemento s'era frattanto unito al blocco degli
Imperi centrali: l'Italia. Il nuovo regno italiano, staccatosi
dalla Francia dopo la caduta di. Napoleone III, osteggiato
dalla rivalità francese nel Mediterraneo, si era orientato
verso le potenze medioeurop~e. Il 20 maggio 1882
l'Italia si univa all'alleanza austro-germanica, dietro
garanzia dell'appoggio delle potenze alleate in caso di
attacco francese. Nacque così la Triplice Alleanza (v.), che,
rinnovata per cinque anni nel 1887, per dodici neI 18g1
nel Ig02 e nel Ig12, doveva durare sino alla guerra mondiale.
Per l'Italia, essa doveva servire a coprirsi le
spalle nella media Europa contro la rivalità francese nel
Mediterraneo; per la ' monarchia danubiana doveva servire
ad attenuare la: pressione italiana sui territori irredenti
dell' impero, e a rimuovere l'ostacolo italiano alla
politica di espansione nei Balcani. Ma appunto contro
questi scog~i doveva naufragare la Tripllce.
Amitutto non' diede i frutti sperati nella questione dell' irredentismo;
Non solo l'Austria negò ogni soddisfazione ai popoli
italiani dell' impero, ma, spinta dalle necessità della politica
interna, li sacrificò alle esigenze degli Slavi. Ciò fini col creare,
nonostante l'alleanza, un abisso incolmabile fra i due stati.
Mentre in Italia l'opinione pubblica si schierava in favore degli

irredenti oppressi, in Austria il maresciallo Conrad, capo di
Stato maggiore, pensava ad una guerra preventiva contro
l'inviso alleato. Rinnovando il trattato nel 1887, l'Italia aveva
ottenu~o l'aggiunta di una clausola in cui si stabiliva che, nel
caso dl 'perturbaI!lento dello statu quo nella penisola balcanica,
nessuna occupaZlOne temporanea o permanente doveva aver
luogo senza previo accordo fra i contraenti, ' basato sul principio
di un corp.penso. Con ciò l'Italia tendeva a salvaguardarsi
da una minacciosa estensione della potenza austriaca, e ad assicurarsi
compensi che la bilanciassero sulle coste adriatiche e
nei territori irredenti. La clausola del 1887 trovò una integrazione
negli accordi stipulati fra l'Austria e l'Italia nel 1909,
dopo l'annessione della Bosnia, in cui ciascuno dei due governi
si impegnava a non accordarsi con una terza potenza circa gli
affari balcanici senza che l'altro vi partecipasse. ,
Le guerre balcaniche avevano portato ad un estremo
stato di tensione la questione slava, peggiorando i rapporti
dell'Austria con la Serbia e la Russia. L'arciduca Francesco
Ferdinando, erede del trono austriaco, era guardato
con sospetto dai nazionalisti serbi, che temevano il realizzarsi
dei suoi piani di attrarre tutti gli Slavi del sud nella
sfera di influenza della monarchia con una soluzione federalistica
o trialistica. Il 28 giugno 1914 l'arciduca cadeva
vittima di un attentato. L'Austria chiese soddisfazione a
Belgrado, decisa a schiacciare la Serbia per troncar dalle
radici il nazionalismo iugoslavo. Belgrado, sicura dell'appoggio
russo, pur facendo concessioni, respinse le intimazioni
austriache. Vienna, sicura dell'appoggio germanico,
ricorse alle armi. Scoppiava così il conflitto europeo,
dinanzi al quale si manifestò in tutta la sua gravità il
fondamentale dissenso che separava la politica italiana
dall'austriaca. L ' Italia, tenuta all'oscuro dei progetti
austriaci, era stata messa dinanzi al fatto compiuto, con
evidente violazione del trattato della Triplice: dichiarò
quindi la sua neutralità (2 agosto 1914).
L'azione austriaca costituiva una violazione del trattato
d'alleanza perché era stata decisa senza consultare l'alleato, e
perché implicava una occupazione di territorio balcaniço sem:a
che fossero stati stabiliti i compensi. Di fronte alla neutralità
italiana, il governo austriaco, spinto da insistenti pression i '
germaniche, si rassegnò a patteggiare i compensi: ma non
essendo disposto a venire incontro che in minima misura alle
richieste italiane, le trattative fallirono. L'Italia, in cui si manifestava
un travolgente movimento dell'opinione pubblica
contro gli Imperi centrali, si orientò verso l'Intesa, la cui
alleanza le riprometteva, con il realizzarsi delle aspirazioni
nazionali sulle terre irredente, il predominio sull' Adriatico, e la
partecipazione all'eventuale smembramento dell' impero turco
(Patto di Londra, 26 aprile 1915). Il 4 maggio 1915 l'Italia
notificava a Vienna che si considerava sciolta dagli impegni
della Triplice: -il 24 maggio dichiarava la guerra.
Grazie all'appoggio delle armi tedesche, e all' intervento della
Turchia e della Bulgaria al suo fianco, l' Austria-Ungheria riportò
nei primi anni di guerra importanti successi contro la Serbia e
la Romania, e riuscì a contenere l'urto russo sui Carpazi, mentre
l'esercito italiano immobilizzava una considerevole parte delle
sue forze con una serie di vittoriose offensive sull' !sonzo (v.).
Nell' interno, le nazionalità si agitavano: il presidente del consiglio
Stiirgkh cadeva vittima di un attentato socialista (21 ottobre
1916). Il 21 novembre 1916 moriva il vecchio Francesco
Giuseppe; il suo successore Carlo I iniziò trattative segrete
con l'Intesa per una pace separata, ma senza successo.
Nel 1917 la paralisi e.1a defezione russa dal campo dell'Intesa
prorogarono la catastrofe, permettendo il successo della
offensiva contro l'Italia organizzata con grandi forze nell'ottobre.
Ma la seconda offensiva scatenata sul Piave (v.) nel giugno
1918, finita in uno scacco disastroso, segnò il principio della
fine. N:ell'ottobre 1918 la situazione militare si fece disperata.
Alla notizia della capitolazione della Bulgaria (29 settembre)
cui seguì quella della Turchia (30 ottobre), l'imperatore Carlo
si decise ad emanare un proclama che prometteva una costituzione
federale, concedendo vaste autonomie ai diversi
popoli. Ma l'offensiva italiana iniziata il 23 ottobre sul Piave
(battaglia di Vittorio Veneto, v.) e l'armistizio concluso il3 novembre
distrussero, con l'esercito austriaco, anche l'ultima
speranza di salvezza dell' impero.
La , sconfitta provocò la definitiva dissoluzione. Il
28 ottobre 1918 la Cecoslovacchia si proclamava indipendente:
il 29 gli Slavi , del sud ne seguivano l'esempio.
L'II novembre l'imperatore dovette rinunciare all'esercizio
del potere sovrano: l'Austria proclamò la repubblica,
seguita, il 16 novembre, dalI' Ungheria.

Necessaria co?se~uenza. della dissoluzi~:>ne dell' impero
e~a ~tata 1a costItUZIone dI uno stato naZIonale delle proVInCIe
tedesche dell'antica monarchia, in corrispondenza
della costituzione degli stati nazionali slavi e ungherese
Il 21 ottobre 1918 i deputati tedeschi del parlamento si
proclamarono ~sse?lblea nazionale provvisoria, e decretarono
la costItUZIone dello stato dell' Austria tedesca
(Deutschosterreich). L 'Assemblea nazionale provvisoria
avre~be ~ol';1t~ evitare la ~rocla.maz~one della repubblica;
?U l SOCI~ltStl, cn la mIn~Ccla. dI scatenare la piazza,
Imposero tI ~amblamento dI regIme (II novembre). La
nt~ov~ A':lstrt~ avr.e~be dovuto comprendere, in base al
CrtterlO dI nazlOnalttà, non solo le vere e proprie provincie
austri~che ('prolo, ~or~rlberg, Salisburgo, Alta e Bassa
Austrta, ?tlrl~ , e CarInZIa) ma. anc~e le regioni boeme e
unghereSI abItate da TedeschI. CIÒ si verificò solo nei
riguardi dell'Ungheria, c~n il plebiscito del Burgenland:
non per la Cecoslovacchta, che affermò la sua autorità
su. ~utte le .ter~e boeme. Le votazioni plebiscitarie in
St1l1a e Cartnzta furono favorevoli all'Austria contro le
aspirazioni iugoslave.
DOl?O quasi quattro secoli di comunità politica con la
Boemta e l'Ungheria, l'Austria veniva ad essere una entità
a':lto~oma ed isola!a •. Ne seguì un senso di profon4o
disortentamento. L eSIstenza del nuovo stato era minatcia~
a da for~i. correnti disgregatrici. Il processo di dissolUZlOne
dell Impero sembrava dovesse continuare nella
st.essa Austria tedesca, col trionfo del particolarismo delle
dIverse regioni, in cui si erano costituiti veri e propri
governi particolari, che esigevano il trasformarsi del vJP.colo
con Vienna in un semplice vincolo federale: Il pròcesso
di dissoluzione si affermava anche nella forza d'ai"
tr~ione e~ercitata su~'A~s~ria .dal ~ran~e bloccq germà'n!
co. Il trtonfo del prInCIpIO dI naZl0nahtà, la sensa~iol}e.
diffusa della mancanza di vitalità di uno stato ridotto
alla sola Austria, la convinzione di trovare nella fusiode
C?~ la Germania una ragion d'essere politica e una possP
blhtà di vita economica, costituivano un irresistibilè
iI,llpulso verso l'idea dell'annessione (Anschluss). L'annesi
Slone fu uno dei primi atti votati dall'Assemblea nazio!
naIe provvisoria (12 novembre 1918): nel febbraio 1919
la successiva Assemblea ' costituente ne trattava l'ese~!
cuz~o?e con il governo di Berlino. Ma la netta presa di
pOSIZIone. delle p~tenze dell' Intesa ~roncò ogn~ speranza:.p
trat~a~o dI p~ce dI ~an ge~mano (Satnt-:Ge:mam-en-Laye)
prOIbIva alI Austrta dI altenare la sua tndlpenden~a sent:i
ti consenso della Società delle nazioni (par. 88). '~
Il nuovo stato dell'Austria tedesca inizia coslla sua vita co;"
un atto di sfiducia verso la sua stessa possibilità di esistenzàì
L'Austria non era mai esistita come entità statale fine a Se
stessa. ~er se~oli, no~ er!l stata 7he 'una propaggine del mondO
g~rma?lco. SI ~ra pOI dlff~renzlata, da questo, per servire ~!I!
d~nast1a asburg1ca come punto ' d appoggio per la formazion~
d1 una grande monarchia danubiana. La sua vita si era identifi;
cata con quella della dinastia. Caduta la dinastia, non riusciVi
a troyar~ un uhi ~onsistam. ~ storia non suggeriva che dUf
soluzlOm: la SolUZIone germamca o la danubiana. La soluzioQe.
germanica sembrava l'unica attuabile, nella tumultuosa re~
zi.one del mondo danubiano al passa~o, _nell'ostilità e nelU_
diffidenza dei. nuovi stati contro l'antico popolo egemon(.
Sembrava OVVIO che, sciolta dalla sua missione danubianaj
l'Austria tornasse a gravitare verso il centro di gravità germanic.?
L:at~eggiamento .delle potenze risolveva il proble~
dell eSIstenza estertore del nuovo stato. Rimaneva d~
c?llaudare dall' interno la vitalità di questo stato, soprav~
VIssuto al crollo di un vasto impero, cui aveva fornito J
quadri, di cui aveva formato l'ossatura economica e 'poli-tica.
Particolare situazione, che contribuisce ad aggravaf~
le conseguenze della sconfitta, il collasso economico e .*
conseguente caos sociale 'e politico. Perché la nUQva ,
Austria si possa mantei:t~re in vita, bisogna che vin~
queste formidabili difficoltà, che trovi una possibilità d~
esistenza economica, che superi la crisi sociale che ~r
delinea. Si preparavano le elezioni per l'Assemblea costi.;'
tuente. Tre partiti dominavano la politica interna austriaca~
il partito socialista, cui la sconfitta e la Crisi social~
ed economièa avevano procurato una enorme forza di

attrazione, soprattutto nella immensa, disorientata, affa,.,~,
mata capital.e; il parti~o cri~ti~no-sociale, in cui gl~ element!
'·;;: conservaton erano bdanclatl dalla tendenza a nforme di
.~ 'carattere .'sociale: partito ' cattoli70, forte del1'appog~io
~j{ della Chlesa,èon un vasto seguIto nella- borghesIa élt.1ft
tadina e nelle masse rurali, capitanato da uno dei' maggiori
~>i.J uomini politici austriaci, monsignor Ignazio Seipel: il
'~: partito più schièttamente austriaco, fra l' internazionalismo 'f ~ei so~ialisti e il na~ion~li~mo te.desco dei l?ange,rmanisti;
$} lnfi.n~ 1 tedesco-naZlonah, 11 l?artlto del naZlO~allSmo ~eri'
mantco, che vedeva la soluZIone del problema ,austnaco
-:--:-' nello stringersi dell'Austria al grande blocco te'desco. ' Le
~. elezioni ebbero luogo nel febbraio 1919. I socialisti otten
·~i., nero la prevalenza, ma non tanto da potersi 'sostenere · al
governo da soli: dovettero ricorrere ad una coalizione coi
cristiano-sociali. Nell'ottobr.e 1920 la costituzione era
pronta: una costituzione democratica, basata sul suffragio
. ' universale e sul potere parlamentare: una costituzione
federale, che riconosceva l'affermatosi particolarismo
regionale. Ma la situazione non accennava a stabilizzarsi;
- Il paese continuava a sperare la salvezza dall'annessione
alla Germania. Il movimento per l'Anschluss si-diffondeva
dalla capitale nelle provincie: il Tirolo; il ' Salisburghese
organizzarono plebisciti pangermanistici: la Stiria si appre~
tava a seguirne l'esempio. L'intervento dell' Intesa arrestò
ti movimento, e ne annullò le conseguenze.
L'attrazione esercitata dall' idea tedesca aveva le sue
radici anche nella disperata situazione economica e ' finan- ,
ziaria del paese. La dissoluzione dell'Austria, 'evitata sul
terreno politico, minaccia di manifestarsi sul tèrrerio economico.
Nel 1922, la crisi dell'inflazione sembtaridurreagli
estremi il nuovo stato. La circolazione monetaria raggiunge

proporzioni fantastiche, il valore del denaro precipita paurosamente.
Le ricchezze si dissolvono, trascinando nella
rovina le classi dirigenti, la miseria e la disoccupazione si
moltiplicano, tutta la vita economica e sociale sembra decomporsi.
Deve intervenire l'Intesa, impressionata dal peri"
colo di una catastrofe che avrebbe segnato la fine dell' indipendenza
austriaca: i protocolli di Ginevra (ottobre 1922),
riaffermando come premessa il principio dell'indipendenza
dell 'Austria, stabilivano un prestito internazionale, sottoponendo
le finanze austriache al controllo della Lega delle
nazioni. Nel 1926 l'opera di ricostruzione poteva considerarsi
compiuta, e l'assistenza e il controllo ebbero termine.
Ma se così era stata evitata la catastrofe, non si era
risolto il problema nelle radici. Il malessere economico perdurava.
L 'Austria, regione prevalentemente industriale, che
aveva avuto come mercato l'impero, soffocava fra le barriere
doganali dei nuovi stati: e la legislazione demagogica dei
socialisti rendeva ancor più grave il disagio. Nel 1922, nel
1924, nel 1929, un seguito di crisi scuoteva l'attrezzatura industriale
e bancaria del paese. Una situazione che non poteva
trovare rimedio se non in una sistemazione generale del
problema austriaco. Bisognava creare all'Austria condizioni
di esistenza anche nel campo economico: o ricostruire il sistema
economico danubiano, infranto dalla caduta dell'impero,
o appoggiare l'Austria al sistema economico germanico:
economicamente come politicamente, l'Austria oscilla
fra i due poli della sua storia, la Germania e il Danubio.
In questi anni fra il 1920 e il 1930 una sensibile evoluzione
si va manifestando nella politica interna. Le nuove
elezioni del 1920 avevano dato un certa prevalenza in
parlamento ai cristiano-sociali. Ma il pericolo socialista
continuava ad incombere. Vienna, e con Vienna il peso

preponderante nel paese, era nelle mani . della socialdemocrazia.
Onde un'alleanza dei partiti dell'ordine, una
coalizione dei cristiano-sociali coi tedesco-nazionali.
Compito, la lotta contro la minaccia sovversiva, che
andava prendendo proporzioni preoccupanti: nel 1927 a
Vienna si erano avuti episodi sanguinosi, come l'assalto
e l'incendio del Palazzo di giustizia. Queste agitazioni di
piazza, appoggiate da organizzazioni armate sovversive,
provocarono una reazione in vasti strati della popolazione,
e diedero origine, sull'esempio fascista, a formazioni
combattentistiche, decise ad opporsi all'ondata
sovversiva. Sorse così la Heimwehr (difesa patriottica); essa
non ha un programma definito, è genericamente per la
difesa dell'ordine e dell'autorità; sono squadre d'azione
che combattono per l'idea religiosa e nazionale contro il
marxismo, e si affiancano all'azione parlamentare del par- .
tito cristiano-sociale. Mutamento dell'atmosfera politica
che doveva trovare la sua sanzione nella riforma costituzionale
votata il 7 dicembre 1929. La costituzione del 1920
subiva una revisione tendente a rafforzare l'autorità dello
stato, e ad ovviare agli inconvenienti dell' eccessivo
parlamentarismo e dell'eccessivo particolarismo regionale.
Ma nemmeno la riforma significò uno stabilizzarsi
della situazione politica. Risultato di un accomodamento
parlamentare, che aveva costretto a modificare e ad attenuare
il primitivo disegno, essa era lontana dall'accontentare
i partiti dell'ordine. Contro il gabinetto Schober,
che l'aveva attuata, e che si atteggiava a gabinetto di
conciliazione, a carattere burocratico, tendenzialmente
superiore ai partiti, l'opposizione delle Heimwehren si
acuisce sino a progettare un colpo di stato, una « marcia
su Vienna)l. L'azione parlamentare dei cristiano-sociali
condusse Schober alle dimissioni; lo sostituì un gabinetto
di collaborazione fra cristiano-sociali e H eimwehren. Ma
nemmeno questo esperimento riusciva ad affermarsi.
Nel dicembre 1930 si ritornava ad una soluzione di
conciliazione, basata sulla collaborazione fra cristianosociali
e tedesco-nazionali, in cui Schober otteneva un .
posto preminente, con il vicecancellierato e il dicastero
degli esteri. Soluzione che si mantenne fino all' inizio del
1932, nonostante l'opposizione delle Heimwehren, giunta
nel settembre 1931 sino ad un tentativo di putsch.
Il primo governo Schober e le sUè~essive combinazioni
rappresentano un periodo di transizione nella politica
interna. Rilevante, invece, l'attività di Schober di fronte
ai grandi problemi vitali dell'Austria, la sua sistemazione
economica e la sua posizione internazionale. Durante il suo
cancellierato egli riusciva a liquidare gli strascichi finanziari
della sconfitta, ottenendo che venissero estinti tutti gli
obblighi finanziari derivanti dal trattato di San Germano
(L'Aia, gennaio 1930). , Un anno dopo, divenuto ministro
degli esteri, concludeva un accordo con Berlino che prevedeva
una unione doganale fra l'Austria e la Germania
(19 marzo 1931). Per quanto presentato come un patto di
portata puramente economica, la sua portata politica nqn
sfuggì alle potenze dell' Intesa. Divenuta l'Austria il posto
avanzato dell'espansione economica tedesca, non avrebbero
tardato le conseguenze politiche nell'Austria stessa e nel bacino
danubiano. Portato dinnanzi alla Società delle nazioni,
il patto di unione doganale fu seppellito sotto il suo veto.
Ma cominciò a farsi strada fra le potenze la convjnzione
che per impedire la continua gravitazione dell'Austria
verso l'orbita germanica non bastava un atteggiamento
puramente negativo; che bisognava darle una possibilità
di vita autonoma, che bisognava inserire questo paese,
incapace di sostenersi da solo, in un sistema politico ed
E:conomico che non fosse quello germanico. Allora soltanto
l'Anschluss sarebbe stato impedito, e non da un
veto esteriore, ma da un impedimento organico. Il sistema
politico ed economico in cui l'Austria doveva venire
inserita non poteva essere che quello indicato dalla storia:
il sistema danubiano. La Francia avrebbe voluto inserire
l'Austria e l'Ungheria nel sistema della Piccola Intesa:
,quasi una ricostruzione, sotto forma di confederazione
,danubiana, dell'antico impero. Soluzione piuttosto artificiosa:
come conciliare l'Austria e l'Ungheria ,con i paesi

che se ne eran divisa l~eredità. e da cui li separava l'abisso
delle. riven?icaz~o~i nazionali? ç;om.e spingere i due antichi
paesI dommantl In una combinazIOne che avrebbe fatto
di loro i satelliti economici e colitici dei loro antichi sud.
diti danubiani? Quel che voleva la Francia, assorbendo
Vienna e Budapest nel sistema della Piccola Intesa, era
la formazione di un agglomerato di stati che si movesse
nell'orbita della politica di Parigi, costituendo una perenne
minaccia nei fianchi della Germania e dell' Italia. A parare
la manovra francese, l'Italia favorì un ravvicinamento fra
l'Austria e l'Ungheria, assicurando loro la sua assistenza
ai fini economici e politici.
Frattanto, appare sulia scena un protagonista che si era
fino allora tenuto nell'ombra: la Germania. La Germania
del dopoguerra, pur andando incontro agli sforzi austriaci
per l'Anschluss, non vi aveva preso una parte molto attiva:
l'iniziativa era soprattutto austriaca. Ma le cose prendono
altra piega con l'avvE;,nto al potere del nazionalsocialismo
(30 gennaio 1933). E una Germania nuova che sorge,
decisa a liberarsi della posizione di inferiorità in cUi
, l' ha messa la sconfitta. decisa a riprendere una politica
internazionale attiva, animata da un fervente nazionalisril.ò.
1..'avvento del nazional-socialismo muta la politiça
tedesca da passiva ad attiva. Ed ha profonde ripercussioilÌ
sulla politica interna dell'Austria. Nel nazionalsocialf·
smo si presenta al popolo austriaco .. disorientato e oscijl.
lante, un mito rivoluzionario pieno di forza d'attrazioné.
All'aspirazione più volte manifestatasi della fusione còl
mondo germanico, si unisce ora la suggestione di una doto
trina politica che accontenta il diffuso bisogno di rinn~va
mento, di rivoluzione sociale e colitica, senza rinnegare
col marxismo la fede nel principio nazionale, anzi esattandolo.
Man mano che il nazionalsocialismo si afferma
in Germania, cresce la sua forza in Austria. Le elezio~
del 1930 avevano segnato la sua prima importante affe~
mazione. Poi la corrente dilaga, penetra nei movimenp
affini, nel partito tedesco-naziol).ale, cui la univa il comuqe
programma pangermanista, ma da cui la divideva l'ideJ·
logia politica (i tedesco-nazionali avevano una impo!ltÌ.
zione prevalentemente liberale); nelle H eimwehren, cJì
la univano i comuni fini antimarxisti, ma da cui la div,·
devano le tendenze conserVatrici e cattoliche. Crisi nd
. partito tedesco-nazionale, che termina con la fusione
(maggio 1933). Crisi nelle Heimwehren, da cui si stal.'
cano interi gruppi (ottobre 1931). Ma il gruppo centr~~;
• sotto la guida,del principe di Starhenberg, rimane fed~!f
all'antico programma, e ritorna ad avvicinarsi all'unicI>
partito rimasto immune dall' influenza nazista, i cristianOj
sociali. ,All' inizio del 1932 la nuova situazione politica,!i
concreta cosi in tre grandi gruppi: il nazista (con i tedes~'
nazionali e le Heimwehren dissidenti); il marxista; e quell.ò'
formato dai cristiano-sociali e -dalle Heimwehren del pr~
cipe di Starhenberg. Il periodo di transizione svoh~
sotto l'egida di Schober è chiuso: con il dissolversi èki'
tedesco-nazionali nel gruppo nazista, i partiti di governQ... .
sono i cristiano..;.,sociali e le Heimwehren. Nel genna~o"
1932 assume il cancellierato Engelbert Dollfuss, div.~f.
nuto dopo la morte di Seipel il capo del partito cristiano-
sociale. Il nuovo governo è in una posizione difficile;.
stretto com' è in una morsa fra l'opposizione marxis
la nazista. Di fronte a questa opposizione rivoluzionaria,
riesce sempre più difficile il mantenersi sul terreno leg{
litario e parlamentare. Dollfuss, per tenere a fren
,contrasto sempre più ardente fra i partiti, è spinto '!l'
governare a forza di ordinanze e di decreti legge. P~,
stringendosi sempre più la morsa dell'opposizione, con
la crescente aggressività dei nazisti dopo l'avvent , al.
potere del partito in Germania, con la minaccia di un
colpo di mano socialista, sospende a tempo indetermurato
i lavori parlamentari (4 marzo 1933). ' ,
Il 4 marzo 1933 segna la fine del governo parlamen!ar~
in Austria: anche in Austria le forme parlamentarIJ"S~
eran,Q rivelate inadatte a dominare le grandi corre_~t1
rivoluzionarie suscitate dalla grande guerra. Il n,uoyo
governo autoritario si trovava dinnanzi ad un comp~t9 ,
irto di, diffic,oltà: superare le resistenze della mentaI~9

riSOlvere, all estero e ~ll Inte~no, tI pro~lema ~ell'esl'
Ste0Z3 dello stato austnaco. DI fronte all' ldeologta pangerthanista,
Dollfuss cercò di mobilitare tutte le forze
-éhe operavano in favore di un'Austria autonoma e indi
· ndente: ed il 13 maggio 1933 fondò il Fronte patriot-
· ~o (Vaterllind;çche Front) che doveva servire come punto
d!appoggio alla politica governativa. Erano in prima linea
i cristiano-sociali e le Heimwehren; e con loro elementi
eterogenei, tent~ti insieme dal desiderio di salvaguardar
l'Austria da un assorbimento ge.rmanico: i legittimisti,
'p. es., che, dopò ess~re. stati soml1:lersi dalla tempesta
e1. dopoguerra, commClavano a rlguadagnar terreno;
quella parte della borghesia semita, forte di numero
.: e ai influenza specialmente a Vienna, che non militava
l1èr.campo social-democratico; vasti strati della burocra:
~ia. Un tentativo di se cessione dei gruppi che, pur con-(
tiyidendo gli ideali di ordine e di indipendenza del Fronte
, ne. temevano le tende~e antiparlament!1ri. ~
' 'autpr~tarle, spmsero Dollfuss a strIngere sempre dI · plU
· d~gami fra ~~istiano-sociali e Heimwehren •. Ma ognu~o
o' /;:l due partItI tendeva a mantener la proprta. autonomIa
· ell' interno del fronte patripttico. Le Heimwehren va~hegiavano
una riforma costituzionale sul modello fasclSta,i
.istiano-sociali propendevano ad una forma di corporati-.
1tismo cristiano. Poiché, con il mutamento avvenuto nella
r ~litica austriaca, una riforma della costituzione si impo-
• .va. Bisognava dare un contenuto e una struttura al nuovo
· to !1utoritar~o: b~s?~nava co~tra\,porr~ prpri i~eali ~
~òprt concettI pOlttlCl a quellt del partltt flvoluZIonari.
·1° maggio 1934 veniva ~manata la nuova costituzione
. entrava in vita il nuovo stato corporativo cristiano.
:·11 1934 fu l'anno critico per il nuovo regime, che dovette
stener l'urto delle due grandi correnti rivoluzionarie,
· socialdemocrazia e il nazismo. Le prime · avvisaglie
-elIo scontro con la socialdemocrazia si erano avute nel
.~ ,~ · ~z~ 1933 ~O~l l~ scioglimento delle. sl,uadre d'azione
.,. ~oclallSte.. L' IstlWZlone del Fronte patnottlco, la crescente
· in,fluenza delle H.eimwehren, avevano poi creato un'atmoer
·ffera Carica di elettricità. Ai primi annunci della proget-
· _ .tata riforma della costituzione, i socialisti si preparavano
· ~ r~~ire. Ai primi di febbrai? del.1934 le i~~g~ni della
. POltZ13 portano alla scoperta dI armI ed esplOSIVI: il 12 feb:'"
1ipraio, a Linz, avvengono i primi scontri coi sovversivi:
· la rivolta dila~a nelle pr?vinci~, in .Stiri~, ~n. Carinzia, ed
" ·~rompe. con VIolenza a Vlenna, tI CUI munICIpIo e governo
" ~~gionale (Vienna formava un ~overno a sé nello stato
~: federale) erano nelle mani dei SOCIalisti. Per quàttro giorni,
"l 4al p al 15 febbraio, si sviluppa un conflitto che prende
", .le · proporzioni di una guerra civile. La partita decisiva
' si gioca a Vienna, dove i rossi dispongono -di una vera e
_... . propria cintura fortificata negli enormi caSamenti popo_.
lari costruiti dal municipio marxista. Le forze dell'ordine
· riescono ad avere il sopravvento: il partito socialis~ vien
I disciolto, i capi si rifugiano in Cecoslovacchia. .
· , . l.a vittoria era dovuta alla fedeltà della' polizia e · delr+!'
esercito, che la propaganda socialista non era riesdta ad
:Inquinare, all'energico atteggiamento delle Heimwehren,
. e alla neutralità dell'altro grande partito rivoluzionario, il
naz~onalsocialista. Tuttavia, la tensione del governo· col
!)~lSmo non era minore di quella col socialismo: sin dal
gIugno 1933 Dollfuss aveva sciolto il partito riazional-
, s?cialista austriaco. La prima preoccupazione dei nazisti,
rlSolto il conflitto di febbraio, fu quella di approfittare'
d~lla. scossa subita dal governo, e di far succedere imme~
tatamente la propria offensiva all'offertsiva socialista,
In ~odo da scardinare le già indebolite posizioni gover~
atlVe. Si cercò di render ancor più tesa l'atmosfera di
tncertezza, di precarietà, di pericolo, di ·dare ancora una
volta. ·la prova dell' impossibilità di esistenza dello stato
aust~iaco, di · fron!e alle s\,eranze .. di consolidam.ento·
S~scltate dall'esperImento dI ' Dollfuss. A questo> scopo
!lI . era scatenata una campagna di· violenze, che -dopo il
febbraio .raggiunse il . parossismo. Energica reazione del.
governo; misure di polizia, severe leggi repressive. I
nazisti decisero di rispondere con . un colpo di mano:

far prigioniero il governo, annunciarne le dimissioni:
un'azione combinata nelle provincie doveva sopraffare le
resistenze dei governativi disorientati. Infatti il 25 luglio
un gruppo di nazisti si impadronisce della stazione
radio di Vienna, annunciando la caduta del governo;
un altro gruppo invade il palazzo della cancelleria, ma
non riesce a sorprendere che una parte dei ministri: e,
probabilmente in conseguenza dell'eccitazione e della
confusione del momento, uccide il cancelliere Dollfuss.
L'esistenza del nuovo regime era sospesa ad un filo:
mentre i superstiti ministri, guidati dal ministro dell'istruzione,
Kurt von Schuschnigg, organizzavano la
resistenza, scoppiavano i moti nelle provincie: e, pericolo
ancor maggiore, la legione dei fuorusciti austriaci adunata
alla frontiera germanica si preparava a varcare il confine.
La situazione era di una estrema gravità. L'Italia, soprattutto,
era preoccupata del caos che minacciava di scatenarsi
alle sue frontiere. MUSSOLINI prese rapide e risolutive
misure di sicurezza: alcune divisioni italiane furono
attestate ai confini del Brennero e della Carinzia. Era una
misura di precauzione, destinata ad impedire pericolose
complicazioni, senza per questo costituire un intervento
negli affari interni austriaci. Berlino a sua volta si mostrò
aliena da provvedimenti estremi, e si dichiarò neutrale: la
legione dei fuorusciti austriaci non varcò la frontiera. Il
governo austriaco, dopo aver subito paurose oscillazioni,
riusci a riprendere il sopravvento: il moto insurrezionale
dovette piegare e si andò lentamente spegnendo.
L'atteggiamento dell' Italia era stato fermo e preciso.
Quel che voleva, l'Italia, era che l'esperimento di Dollfuss
non venisse bruscamente troncato: esso costituiva l'estremo
tentativo di collaudare dall'interno l'indipendenza austriaca.
Bisognava che esso fosse condotto sino in fondo: se,
compiuto il suo ciclo, falliva, allora si sarebbe avuta veramente
la prova che nulla avrebbe potuto salvare la causa
dell'Austria. Ma, per esser persuasi di questo bìsognava
dare 31 governo austriaco la possibilità di giocare tutte le
sue carte: bisognava tentare l'ultima via di dare all'Austria
una possibilità ed una ragione di vita nel bacino danubiano.
Dollfuss si era reso ben conto che, a questi fini, era indi"
spensabile la collaborazione con l'Italia. Nell'estate 1933,
portati a buon punto gli accordi con l'Ungheria, Dollfuss
si era preoccupato di assicurarsi l'appoggio italiano (incontro
di Riccione, 19-20 agosto 19;33). I protocolli di
Roma del 17 marzo 1934 avevano sanCIto questo indirizzo,
stabilendo le direttive di una collaborazione economica e
politica fra l'Austria, l'Ungheria e l'Italia. :
.Bisognava che l'esperimento fosse condotto a termine:
ma Roma non aveva avuto per questo l'intenzione di dirigerne
le punte contro Berlino. Anzi, cercava da tempo di
agire çome elemento conciliatore e mediatore nella antitési
che separava la politica ufficiale austriaca dalla Germania.
Già nell'aprile 1933, MUSSOLINI. aveva convocato
a Roma gli eS'p0nenti dei due stati, DoUfuss da una parte,·
il vicecancelltere germanico von Papen e il presidente·
prussiano Goering dall'altra: e nello stesso senso aveva
agito nell'occasione del sùo incontro con Hitler a Venezia,
nel giugno del 1934:Roma operava come elemento equilibratore
nella politica europea: l'azione romana si faceva
se~t~re anche .sulle \,otenze occ~dentali .. Nel ,gennaio 1935, il
mlOistro degIt esten francese PIerre LavaI SI recava a Rom.a ·
per stabilire con MUSSOLINI le direttive di urta azione concorde
europea sul Danubio. 'Si progettava un accordo fra
l'Austria e gli stati confinanti (Italia e Ungheria, Cecoslovacchia
e Iugoslavia, Germania) aperto alla adesione degli
altri stati interessati ad una sistemazione danubiana (Fran-·
cia, Polonia e Romania). Si cercava una soluzione che smus- .
sasse gli ango1i più acuti del pungente problema austriaco.
Ma tutto dipendeva dal corso che avrebbero preso gli·
avvenimenti interni ed internazionali. Come si riprendeva
il governo austriaco dalle scosse subite nel luglio 1934? Il
cancelliere Schuschnigg, che aveva assunto la successione ·
di Dollfuss, uomo intelligente, éolto, ma rigido e freddo,
non possedeva il dono della comunicatività con ·le masse:
i >suoi discorsi avevano l'eloquenza un po' artificiosa del
giurista, mai la potenza e la commozione del tribuno.

Mancava alla sua personalità, come il calore, così la duttilità
del politico. Dollfuss aveva cercato di tenere stretti
intorno a sé i rappresentanti delle diver~e correnti: il
suo, regime si impostava sulla collabora~ione con le ,Heirnwehren.
Schuschnigg invece volle perseguire la subordina~
ione di tutte le correnti alla dire~ione che in lui si personificava.
La collabora~ione con le Heimwehren fu resa
presto impossibile. Schuschnigg costrinse le Heimwehren
a piegarsi: nel maggio 1936, il principe di Starhenberg
usciva dal gabinetto e lasciava la dire~ione del Fronte
patriottico: nell'ottobre le Heimwehren venivano sciolte.
Scompariva così dalla scena politica austriaca un movimento
che aveva potentemente contribuito a salvare il
regime di Dollfuss: ultimo atto di Starhenberg, in occasione
dell'accordo austro-germanico dell'II luglio, era stato l'auspicare
la solidarietà dei movimenti nazionali europei contro
il bolscevismo « contro il cui pericolo l'affermarsi dell' idea
fascista nel mondo costituisce l'unico baluardo efficace ».
Contemporaneamente il governo Schuschnigg si preoccupava
di dare una consiste~ ideale allo stato austriaco,
che bilanciasse la for~ di attra~ione dell' idea pangernianistica.
Questa consiste~ ideale, l'Austria non poteva
trovarla che nella sua trad~ione e nella sua storia, da cui
si cercò di trarre la coscie~ di una individualità austriaca,
nettamente differe~iata dalla tedesca. I ricordi del passato
austriaco vennero rianimati e tenuti vivi dina~i agli
occhi del popolo: ma ciò portava ad esaltare quella for~
storica con cui l'Austria si era identificata e confusa, la
dinastia asburgica. La ripresa ideale della trad~ione austriaca
segnava una ripresa politica dell' idea legittimistica.
La questione di una restaura~ione urtava però contro
l'unanime oppos~ione dell'Europa: ostile la Germania,
ostile la Piccola Intesa, legando le mani a certe velleità
francesi, dichiaratamente sfavorevole l'Italia. Opposizione
che condusse ad una chiarificazione da parte dd
governo 'austriaco: pur considerando l'inopportunità di
una restaura~ione per il momento, Schuschnig~ salutava
nell' idea asburgica la grande trad~ione in cul ,si incorporava
l'idea austriaca. Già nel luglio 1935, ad accentuare
questa fedeltà dell'Austria al suo passato, aveva revocato
la legge antiasburgica del 1919, che espelleva dal paese i
membri della dinastia e ne confiscava i beni.
Mentre l'idea austriaca andava così dissolvendosi nell'anacronistico
sogno dellegittimismo, si veniva delineando
una nuova situa~ione internazionale, gravida di consegue~
e per l'Austria. La collaborazione italiana con le
pote~e occidentali, culminata nell'aprile 1935 con il
convegno di Stresa, verso la fine di quell'anno veniva resa
impossibile dall'atteggiamento assunto dalla Francia e
dall' Inghilterra nella questione abissina. L'assurda politica
sa~ionista intesa a colpire, con la for~ d'espansione
dell' Italia, il regime, creava un profondo attrito con le
pote~e occidentali. Dall'altra parte la Germania, che
sentiva il pericolo dell'offensiva scatenata contro il Fascismo,
tendeva con decisione sempre maggiore a schierarsi
dalla parte di Roma. Situazione che acquistò ulteriore
impulso dallo scoppio della crisi spagnola nell'estate del
1936, che rese ancor più forte il distacco fra le grandi
nazioni a regime autoritario e quelle a regime parlamentare.
Appariva all'or~zonte l'asse Roma-Berlino: non tardarono
a farsi sentire le ripercussioni sul Danubio. Era
chiaro ormai che non era possibile ottenere una stabil~~zione
della situa~ione austriaca se~ la collaborazione
germanica. Voler escludere la Germania dalle questioni
danubiane voleva dire condannarsi ad 'un comfito puramente
negativo, impegnare le proprie forze ne tentativo
di arrestare un processo naturale di sviluppo. Meglio, per
l'Italia, seguire una politica di conciliazione fra le diverse
forze in contrasto: meglio facilitare un accordo, che cercasse
di salvaguardare l'indipendenza austriaca non contro
la Germania, ma con la Germania. Audace tentativo di
saldare il sistema italo-austro-ungherese dei protocolli
di Roma con i legittimi interessi tedeschi sul Danubio,
che avrebbe dovuto pacificare questo tormentato settore
della politica europea: se ne videro le consegue~e nel
patto di concilia~ione fra il Reich tedesco e il governo

austriaco, concluso l'II luglio 1936, che gettava le basi per
una normal~~a~ione ,dei rapporti fra i due stati.
Perché il tentativo potesse riuscire, occorreva però
che il governo Schuschnigg abbandonasse il corso fino
allora seguìto nella politica interna, rinunciasse alle SUe
velleità legittimiste, e ' consentisse a collaborare con le
correnti na~iste, invece di porle al bando della vita
politica. Nella coscie~ che questa fosse l'unica via
per salvare l' indipenden~a austriaca, MUSSOLINI aveva
agito' in questo senso su Schuschnigg nell' incontro di
Vene~ia (22-23 aprile 1937).
Schuschnigg invece mostrava l'evidente volontà di
scivolare fra le maglie dell'accordo. Aveva sì nominato
conformemente agli impegni assunti, ministro degli interni
un rappresentante della corrente moderata favorevole alla
Germania (Glaise-Horstenau): ma gli aveva sottratto la
dire~ione delle for~e di pol~ia ed ogni mansione riguardante
l'ordine interno, in modo da render la sua carica,
puramente nominale. Pur continuando a promettere che
avrebbe dato alle correnti na~iste la possibilità di partecipare
alla vita politica del paese, non passava mai all'applicazione
delle sue promesse: a~i non mancava, quando
sorgevano voci di delusione, di stringere i freni.
Se si volesse fare un quadro politico dell' Austria, dopo l'accordo
dell'II luglio, il bilancio non apparirebbe assai confortevole.
Bisogna anzitutto distinguere Vienna dalle provincie:
Vienna forma un quid unicum nella vita austriaca: sproporzionata
all'entità demografica del paese (1/3 circa dellii popa,lazione
dello ' stato) forma anche etnicamente una entità a 'sé.
Capitale di un impero· plurinazionale, punto di confluenza
delle più diverse stirpi, essa presenta larghi strati' di popolazione
slava e magiara, più o meno mescolati col fondamentale
strato germanico: si aggiunga la fortissima percentuale israelita
(calcolata sino al 20 %) che dominava nella borghesia professionista
e nel mondo finanziario e commerciale. A Vienna il
regime di Schuschnigg, con le sue premesse antigermaniche,
trovava cosi una base su ,cui agire: anche se, nella stessa Vienna,
la massa del. popolo si sottraeva ai suoi sforzi. Base che andava
sempre più assottigliandosi nelle provincie. A Graz, Lim,
Salisburgo, InnSbruck, le infiltrazioni eterogenee eran molto
minori: tanto più forte, quindi, l'attrazione del nazionalismo
germanico. Maggiore passività mostravano invece le campagne,
dove i nobili ed una parte del clero cercavano di orientare le
masse neL ,senso voluto dal governo. '
Guardando la situazione dal punto di vista social~, si può
ritenere che la massa operaia, dopo il colpo ricevuto dal marxismo
nel febbraio 1934, andasse' rivolgendo le sue speranze al
nazionalsOcialismp. La molto imperfetta legislaziorie sociale,
Iii piaga della disoccupazione, facevano si che si guardasse con
desiderio all'alto tenore di vita raggiunto dal proletariato
germanico, ed orientavano le ' masse verso il mito dell'annessione
come verso una terra promessa. Le stesse ragioni agi.fano sulla
piccola e media borghesia, su cui non agiva, d'altronde, il contrappeso
marxista, e chè, sentivano con ancora maggior forza
il richiamo del principio di nazionalità. Alla lor9 testa, il mondo
accademico, specie nella facoltà filosofica, orientato verso ,il
pangermanismo, e gli studenti, figli della media e della piccola
borghesia, che avevano trovato nel mito germanico la loro bandiera.
Le forze del regime di Schuschnigg erano attinte soprattutte
al mondo dell'alta borghesia del denaro, della nobiltà, e
dell'alta burocrazia: i nobili, attirati dalla speranza di una
restaurazione; la borghesia del denaro, in gran parte sernita, e
quindi ostile ad ogni avanzata germanica; la burocrazia com:
promessa col partito al potere. Si aggiungano alcuni elementi
cattolici, timorosi di certi atteggiamenti estremi del nazis~o
nel campo religioso: sebbene altri sperassero che l' im~ione d~1
compatto cattolicesimo austriaco nel Reich avrebbe esercitato
una benefica influenza. '
In sostanza, quindi, il regime di Schuschnigg si reggeva su
uno strato relativamente esiguo della popolazione: soltanto er~
lo strato che 'emergeva alla superficie, e che teneva nelle mani
le chiavi della vita politica ed economica del paese.
Le pote~e occidentali lavoravano nel frattemp'o per
ricondurre Schuschnigg nell'ambito della loro politi~a.
Non mancò qualche cenno di ravvicinamento a Parigi e
a Praga: ma la morsa italo-germanica impediva ogni t~ntativo
di evasione: nel novembre del 1937 Schuschrugg
proclamava solennemente nel convegno di Budapest la s~
fedeltà ai protocolli di Roma e all'accordo dell'II l~ghd:
Tuttavia, il confermato accordo dell'II luglio, a plÙ l
un anno dalla sua conclusione, minacciava di restare lettera

morta . . Appunto per discutere sulla sua applicazione,
Bitler invitò Schuschnigg ad un colloquio a Berchtesgaden
il 12 febbraio 1938• Parve, all' indomani, che ogni ostacolo
fosse rimosso ad una leale collaborazione fra l'Austria e la
Germania. Il governo austriaco annunciò una generale
arttnistia politica, e chiamò al . ministero degli inte~ni il
dottor Seyss-Inquart, esponente delle correnti naziste
. più combattive, rlcongiungendo al suo dicastero la direzione
delle forze dell'ordine. Però, al comando diretto
della polizia, Schuschnigg scelse un uomo di sua fiducia.
Numerosi cortei e dimostrazioni, formate in prevalenza
di operai e di piccoli borghesi, si formarono per le vie di
Vienna a salutare l'ordine nuovo, che sembrava ormai
assicurato. Il 20 febbraio il discorso di Hitler al Reichstag
venne a rinfocolare gli animi. Mentre la folla dimostrava
pér le ~ie, l'allarme dei. ceti di~igent~ si faceva sempre .p~ù
vivo: S1 temeva che gh avvenlIDent1, una volta meSS1 m
moto, andassero ben più in là dei confini previsti. Schuschnigg
cercò di correre ai ripari: il 24 febbraio, in un discorso
dinanzi al Parlamento, affermò la sua volontà di mantenersi
fedele alle antiche direttive.
Si intensificava frattanto l'attività diplomatica: le potenze
occidentali incoraggiavano il governo alla resistenza, il
Rèich si manteneva in un riserbo non scevro di minaccia.
L'Italia ammoniva alla cautela e al sangue freddo. Il
7 ma~zo, un inviat? di Schuschnigg c01ll:un.icava ~ MussoLINI
11 progetto d1 convocare unpleblSc1to: ·MUSSOLINI
rispondeva ammonendo: « È una bomba che vi scoppierà
fra le mani )). Ma Schuschnigg, che sentiva mancarsi il
terreno sotto i piedi, era deciso ad agire finché aveva in
m~no le leve del comando: e aveva preso le sue precauzioni
perché il plepiscito venisse incanalato nella d1rezione
da..lui voluta. Senza togliere apertamente di mezzo la segretezza
del voto, dispose le cose in modo che chi avrebbe
.dato voto negativo sarebbe stato facilmente individuato:
escluse dal voto, ponendo il limite di età di 24 anni, le
generazioni più giovani, sui cui sentimenti non vi era dubbio:
mise in opera tutte le risorse della tecnica elettorale.
.,11 9 marzo, in un discorso a Innsbruck, -i1 plebiscito fu
annunciato pubblicamente. Le ripercussioni non tardarono
a farsi sentire: le provincie furon le prime ad agitarsi: a
Graz scoppiarono sanguinosi tumulti. Tafferugli e cortei a
Vienna, dove la folla dei dimostranti nazisti cercava di soffoCare
con le acclamazioni a Hitler la propaganda elettorale
Mgli altoparlanti. Schuschnigg fece appello a tutte le sue
risorse: chiamò le classi più giovani sotto le armi, per poterIe
contenere entro la disciplina militare; richiamò in vita
le organizzazioni socialiste soppresse 'da Dollfuss nel 1934,
ricorrendo all'alleanza marxista contro il comune pericolo.
Incombeva sull' Austria la minaccia della guerra civile.
Tutti gli occhi eran rivolti a Berlino. La mattina seguente
all'annuncio del plebiscito, la mattina del IO marzo, la
stampa tedesca non ne aveva fatto parola; al pomeriggio
si scatenava una campagna, volta ad infirmare la legalità
del plebiscito, e a negarne.1a legittimità come libera espressione
della volontà del popolo austriaco. L'n marzo, alle
sei di sera, la radio annunciava che il plebiscito era stato
sospeso: poi, di ora in ora, dimissioni di Schuschnigg,
costituzione di un governo nazionalsocialista sotto la
presidenza di Seyss-Inquart, appello del nuovo governo
al Reich perché invii le sue truppe.
La Germania aveva raccolto il guanto. Quarantotto ore
d?po l'annuncio del plebiscito, era partita una diffida
di Berlino per Vienna: contemporaneamente, Hitler inviava
u~a lettera a MUSSOLINI, spiegando le ragioni della sua
aZione, e dando solenne assicurazione della santità delle
nuove frontiere. Il colpo d'ariete tedesco provocò il crollo
d~1!'edificio di Schuschnigg: insieme al governo, la classe
d~f1gente al potere scompariva come in un baratro improvViSamente
apertosi, mentre una folla di popolo si riversava
acclamando nelle vie di Vienna. Non era soltanto una
rivoluzione politica, era anche una rivoluzione sociale:
era il trionfo delle classi minori, che si sottraevano al
dominio di una minoranza plutocratica e aristocratica.
Non tenendo conto degli ammonimenti di MUSSOLINI,
SChuschnigg aveva contato sull'appoggio delle potenze

occidentali, che alla prova dei fatti si limitarono ad una
timida ed assai platonica protesta, cercando invece di
provocare un intervento italiano. MUSSOLINI replicava,
in un grande discorso al Senato, che sarebbe stato ingiurioso
attribuirgli una simile insipienza politica. L'Italia
era disposta a salvare l'indipendenza austriaca finché vi
fosse il minimo elemento per credere che fosse realizzabile:
ma non intendeva certo agire contro la volontà del
popolo austriaco. Fin dall'n luglio 1936, l'Italia aveva
cercato di spingere Schuschnigg sulla via degli accordi con
la Germania. Schuschnigg aveva voluto resistere alla
corrente, ed era stato travolto.
Il 13 marzo 1938, esattamente 90 anni dal giorno in cui
con le dimissioni di Metternich si era iniziata la fase delle rivoluzioni
nazionali nella storia austriaca,·veniva proclamata
l'annessione dell'Austria al Reich tedesco: il IO aprile un
plebiscito pressoché unanime sanzionava il provvedimento.
V. ASBURGO; GERMANIA.
BIBL.: Per la bibliografia, v. l'ultima edizione della bibliografia generale germanica
del Dahlmann- Waltz, Quellenkunde der deatschen Geschichte, g' ed., Lipsia
1931 -32. Per le fonti, v. le Fontes Rerum Austriacarum edite dall' Accademia delle
scienze di Vienna. Di particolare importanza per la storia diplomatica del
secolo XIX è la recente raccolta di documenti, a cura di H. v. Srbik, Quellen z.
deutschen Politik Oesterreichs 1859-66 (Oldenburg-Berlin), iniziata nel 1934
e tuttora in corso. Per le ricerche archivistiche, v. i recenti inventari dell' Archivio
di Stato di Vienna (Invent. d. Wiener Haus- H.oI- and Staatsarchiv, voli. I - V,
Vienna 1931 -37) e spec. il voI. IV, l'inventario generale.
Perlastoria in generale, v. il brillante compendio di H. Kretschmayr, Geschichte
Oesterreichs, Vienna 1937, tratto dal corso di storia patria recentemente istituito
all'università di Vienna; e la sobria sintesi di H. Hantsch, Die Entwkklung Oester,
e{ch-UngarltJ e. Grossmacht, Friburgo 1933. Un'opera imponente e di grande valore
scientitìco, che abbraccia tutta la storia austriaca dal Sacro romano impero al
1866, è Deu~che Einheit di H. v. Srbik, di cui sono finora usciti due volumi, fino
al 1859 (Monaco.1935): quest'opera, che costituisce la maggiore realizzazione della
storiografia austriaca contemporanea, concepisce la storia ·austriaca inquadrata
nella storia di tutto il popolo tedesco (gesamtdeutsche Geschichtsauffassung).
Per i periodi pia importanti, v. G. Juritsch, Geschichte der Babenberger, Innsbruck
1894; O. Redlich, Rudoll v. Habsburg, Innsbruck 1903; A. Giudely,
Geschichted. dreissigjahrigen Krieges, 4 voli., Praga 186g-80; C. Sas, Geschichte d.
Machtverlalls d. Ttlrkei, a' ed., Vienna 1913; F. Val.ecchi, L'assolutismo illuminato
in ,Austria e in Lombardia, 2 voli., Bologna 1931-34; H. v. Srbik, Metternich,
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1908- la; id., Der Kampl am die Vorherrschalt in Deutschland, 5' ed., 2 voli.,
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Das Dreibundsyst.m 1879-1916, Berlino 1925; F. Salata, L' Italia e la Triplice
secondo i nuovi documenti austro-germanici, Roma 1923; R. Charmau:, Oesterreichs
Illusere u. innere Geschichte 189~1914, Lipsia 1918; A. v. Czedik, Zar GescJtichte
d. k. k. ilsterr. Ministerien 1861 - 1916, 4 voli., Teschen 1917-20 .
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