maggio 27, 2010

Le grandi organizzazioni internazionali: 26. OCI: Organizzazione della Conferenza Islamica.

Vers. 1.0/13.2.10/
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• «Istituita nel 1971 per promuovere la solidarietà e la cooperazione tra i paesi islamici, l’OCI si propone tra l’altro la protezione dei Luoghi Santi dell’Islam e la promozione della causa palestinese. Ne fanno parte 56 stati sovrani [su 183 nel mondo] dell’Africa, dell’Asia e dell’Europa (Albania), nonché l’Autorità Nazionale Palestinese; la Nigeria ha abbondonato l’organizzazione nel 1991, ma il suo allontanamento non è stato riconosciuto dall’OIC. Hanno lo status di osservatori la Bosnia Erzegovina, la Federazione Russa, la Repubblica Centrafricana, la Repubblica turca di Cipro del Nord, la Thailandia e alcune organizzazioni come l’ONU e la Lega Araba» (Calendario, 2010)

• Sede: è a Gidda (Arabia Saudita)

• Segretario generale: Ekmeledin Ihsanoglu (Turchia)

• Sito ufficiale: www.oic-oci.org;

• Stati membri: Albania, Afghanistan, Azerbaigian, Bahrein, Bangladesh, Bénin, Brunei, Burkina Faso, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Indonesia, Iran, Mali, Mauritania, Pakistan, Uganda, Uzbekistan, Yemen.


Sommario: 1. Iran e Arabia Saudita in una riunione dell’OCI. –

1. Iran e Arabia Saudita in una riunione dell’OCI. – La notizia odierna di stampa odierna che ci induce ad anticipare la scheda sull’OCI p data da una riunione dell’OCI, al cui interno sembra essersi prodotto un avvicinamento fra l’Arabia Saudita e l’Iran. Lo stato saudita, di certo non più vicino agli standard istituzionali dell’Occidente pià di quanto non venga riconosciuto, è però fortemente dipendente dagli USA. Non occorre essere grandi analisti o grandi statisti per comprendere come il mondo arabo abbia tutto l’interesse a perseguire una sua indipendenza ed unità. Le risorse petrolifere di cui dispongono e che è l’unica ragione di tanto interesse verso di loro non sono inesauribili. Se non sapranno spendere le attuali ricchezze derivanti dal petrolio per prepararsi all’epoca post-petrolifera che è a venire, sembrerebbe, nell’arco di pochi decenni, avranno dato prova di grande cecità politica che per lo storico di domani potrà spiegarsi solo con la corruzione dei ceti dirigenti, premurosi del loro privato interesse e incuranti degli interessi e del destini dei loro figli e nipoti oltre che dei loro popoli. Anche l’esercizio del potere ha una sua oggettività che non tollera una politica che tende al suicidio. La testata sionista, di cui al link, vede come una grave iattura ogni ipotesi di avvicinamento fra Iran ed Arabia Saudita, ma è forse più un timore da parte dei più acerrimi nemici del mondo arabo che non una concreta eventualità.

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maggio 26, 2010

Stati del mondo: 157. Sierra Leone

B. 156: Serbia ↔ 158: Singapore
• Confini: a N e a E con la Guinea e a SE con la Liberia; a S e a W si affaccia all’Oceano Atlantico.
• Il territorio ha una superficie di 71.740 kmq e una popolazione di 4.976.871 abitanti censiti nel 2004 e di 5.550.000stimati nel 2008 con una densità di 72 ab./kmq. La capitale Freetown conta 826.000 abitanti nel 2007.
• A una costa frastagliata segue una pianura alle cui spalle s’innalza l’altopiano culminante nei Monti Loma (1948 m). Il clima è tropicale con temperature elevate e piogge copiose.
• Membro di: CEDEAO, Commonwealth, OCI, ONU, UA, WTO, Associato UE.
- Statistics Sierra Leone.

Vers. 1.0/15.4.10
Sommario: Parte Prima: Strutture.  1. Attualità geopolitica. - 2. I principali parametri. - 3. Note storiche. -  4. Popolazione. - 5. Ordinamento dello Stato e forme di governo. - 6. Partiti e movimenti politici. - 7. Religione. -  8. Divisione amministrativa. – 9. Diritto. – 10. Costituzione vigente. - 11. Giustizia. – 12. Sanità. -  13. Difesa. - 14. Economia. - 15. Agricoltura. Flora. Fauna. - 16. Allevamento e pesca. -  17. Industria. - 18. Risorse minerarie. - 19. Commercio. - 20. Turismo. - 21. Strade e comunicazioni. - 22. Lingua. - 23. Letteratura. - 24. Arte. - 25. Filosofia. - 26. Istruzione. - 27. Geografia. - 28. Cartografia. - 29. Video You Tube. - 30. Guerre e conflitti. – Parte Seconda: Eventi e dinamica politica.  i.  – - Parte Terza: Letteratura. a.  /// – 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. –

1. Parametri principali. – In base alla costituzione del 1991, il potere esecutivo spetta al Presidente della Repubblica, eletto a suffragio diretto; il potere legislativo è esercitato da un’Assemblea nazionale di 124 membri, di cui 112 eletti direttamente, e 12 capi locali.

2. Note storiche. – Già colonia e protettorato britannico, il paese è indipendente dal 27 aprile 1961 nell’ambito del Commonwealth; il 19 aprile 1971 è stata proclamata la Repubblica.

3. Economia. –

4. Difesa. – «Il governo formato dal Congresso del popolo (APC) ha mantenuto salda la guida del paese fino al 1992, quando con un colpo di stato è salito al potere Valentine Strasser e si è sviluppata la guerriglia del Fronte unito rivoluzionario (RUF). La guerra civile si è conclusa solo nel 2001, con l’intervento delle forze di pace dell’ONU, rimaste nel paese fino al 2005» (Calendario, 2010).

5. Giustizia. –

6. Popolazione. –

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Stati del mondo: 100. Liberia

B. 99: Libano ↔ 101: Libia

• Confini: a N con la Guinea, a E la Costa d’Avorio, a W con la Sierra Leone e si affaccia a S all’Oceano Atlantico.
• Il territorio ha una superficie di 111.369 kmq e una popolazione di 2.101.628 abitanti censiti nel 1984 e di 3.489.072 stimati nel 2008 con una densità di 31 ab./kmq. La capitale Monrovia conta 1.010.970 abitanti nel 2008.
• Il territorio è caratterizzato da una cimosa pianeggiante costiera, particolarmente estesa verso NW e accompagnata da molte lagune. Questa risale verso l’interno fino a 1752 m nei Monti Nimba, al confine con la Guinea e la Costa d’Avorio, con una serie di tavolati incisi da numerosi fiumi. Il clima è di tipo equatoriale, caldo-umido.
• Membro di: CEDEAO, ONU, UA, Associato UE.
- Central Bank of Liberia.

Vers. 1.0/15.4.10
Sommario: 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. –

1. Parametri principali. –
2. Note storiche. –

3. Economia. –

4. Difesa. –
5. Giustizia. –
6. Popolazione. –

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maggio 23, 2010

Stati del mondo: 76. Guinea

B. 75: Guatemala ↔ 77: Guinea-Bissau
• Confini: a N con il Senegal, a NE con il Mali, a SE con la Costa d’Avorio, a S con la Liberia e la Sierra Leone, a NW con la Guinea-Bissau; si affaccia a W all’Oceano Atlantico.
• Il territorio ha una superficie di 245.836 kmq e una popolazione di 7.156.406 abitanti censiti nel 1996 e di 8.851.000 stimati nel 2008 con una densità di 35 ab./kmq. La capitale Conacry conta 1.494.000 abitanti nel 2007. Con l’agglomerato urbano sono 1.851.800 nel 2004.
• Se si eccettua la fascia costiera con un litorale molto frastagliato, il territorio è per lo più montuoso e collinare. Il clima è generalmente caldo e umido. Lungo la costa si estende la foresta pluviale, che verso l’interno cede gradatamente il passo alla savana, eccetto lungo i fiumi maggiori che sono bordati dalla foresta a galleria.
• Membro di: CEDEAO (sospesa il 12 gennaio 2009), OCI, ONU, UA, WTO, Associato UE.
- Direction Nationale de la Statistique.

Vers. 1.0/5.11.10
Sommario: Parte Prima: Strutture.  1. Attualità geopolitica. - 2. I principali parametri. - 3. Note storiche. -  4. Popolazione. - 5. Ordinamento dello Stato e forme di governo. - 6. Partiti e movimenti politici. - 7. Religione. -  8. Divisione amministrativa. – 9. Diritto. – 10. Costituzione vigente. - 11. Giustizia. – 12. Sanità. -  13. Difesa. - 14. Economia. - 15. Agricoltura. Flora. Fauna. - 16. Allevamento e pesca. -  17. Industria. - 18. Risorse minerarie. - 19. Commercio. - 20. Turismo. - 21. Strade e comunicazioni. - 22. Lingua. - 23. Letteratura. - 24. Arte. - 25. Filosofia. - 26. Istruzione. - 27. Geografia. - 28. Cartografia. - 29. Video You Tube. - 30. Guerre e conflitti. – Parte Seconda: Eventi e dinamica politica.  i.  – - Parte Terza: Letteratura. a.  /// – 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. –

1. Parametri principali. – In base alla costituzione del 23 dicembre 1991, sospesa dalla fine del 2008, il Presidente della Repubblica, eletto a suffragio diretto per 7 anni, è capo del potere esecutivo. Il potere legislativo spetta all’Assemblea Nazionale, formata da 114 membri eletti con mandato di 4 anni.

2. Note storiche. – Già colonia francese, la Guinea è diventata indipendente il 2 ottobre 1958 ed è stata guidata per lungo tempo dal regime a partito unico del presidente Ahmed Sekou Touré. Dopo la sua morte (1984), il potere è stato assunto dal col. Lansana Conté, alla testa di un regime militare. Le elezioni presidenziali (19 dicembre 1993) e legislative (11 giugno 1995), vinte dal partito di regime PUP (che raccoglie l’etnia sussu), sono state contestate dai partiti di opposizione.

3. Economia. – Fra le colture commerciali prevalgono arachidi, caffè, cacao, cotone. Circa la metà della superficie utile è destinata a colture di sussistenza, tra cui mais, manioca, sorgo, miglio. L’allevamento (soprattutto bovino) è praticato sulle pendici del Fouta Djalon. Grandi riserve di bauxite sono localizzate nelle isole Los (di fronte a Conacry), presso Fria e nell’interno. Altri giacimenti importanti sono quelli di ferro, di diamanti e di oro. L’energia elettrica è fornita in parte dagli impianti idricicostruiti sui fiumi Samou, Konkouré e Bafing. L’apparato industriale comprende un impianto per la produzione di allumina e alcune fabbriche per la lavorazione del tabacco e del cemento, del tè, delle arachidi, della canna da zucchero, del cotone.

4. Difesa. – «La morte del presidente Lanzana Conté (22 dicembre 2008) è stata immediatamente seguita da un colpo di stato militare guidato da Moussa Dadis Camara, che ha sospeso la Costituzione, arrestato molti membri della precedente amministrazione e promesso nuove elezioni entro il 2009» (Calendario, 2010).

5. Giustizia. – Non è in vigore la pena di morte.

6. Popolazione. – La speranza di vità è tra le più basse del mondo. Elevatissimo è il tasso di mortalità infantile. Si stima che circa 2 milioni di guineani risiedano all’estero, in gran parte in Costa d’Avorio e Senegal.

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maggio 20, 2010

Stati del mondo: 77. Guinea Bissau

B. 76: Guinea ↔ 78: Guinea Equatoriale
• Confini: a N con il Senegal, a S e a SE con la Guinea e si affaccia a W all’Oceano Atlantico.
• Il territorio ha una superficie di 36.125 kmq e una popolazione di 983.367 abitanti censiti nel 1991 e di 1.424.000 stimati nel 2008 con una densità di 39 ab./kmq. La capitale Bissau conta 330.000 abitanti nel 2007. Con l’agglomerato urbano sono 367.000 nel 2007.
• Il territorio è totalmente pianeggiante e percorso da numerosi fiumi (Cacheu, Gebu, Corubal). Il clima è di tipo tropicale.
• Membro di: CEDEAO, OCI, ONU, UA, WTO, Associato UE.
- Ins. Nac. de Estatística e Censos.

Vers. 1.0/15.4.10
Sommario: Parte Prima: Strutture.  1. Attualità geopolitica. - 2. I principali parametri. - 3. Note storiche. -  4. Popolazione. - 5. Ordinamento dello Stato e forme di governo. - 6. Partiti e movimenti politici. - 7. Religione. -  8. Divisione amministrativa. – 9. Diritto. – 10. Costituzione vigente. - 11. Giustizia. – 12. Sanità. -  13. Difesa. - 14. Economia. - 15. Agricoltura. Flora. Fauna. - 16. Allevamento e pesca. -  17. Industria. - 18. Risorse minerarie. - 19. Commercio. - 20. Turismo. - 21. Strade e comunicazioni. - 22. Lingua. - 23. Letteratura. - 24. Arte. - 25. Filosofia. - 26. Istruzione. - 27. Geografia. - 28. Cartografia. - 29. Video You Tube. - 30. Guerre e conflitti. – Parte Seconda: Eventi e dinamica politica.  i.  – - Parte Terza: Letteratura. a.  /// – 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. –

1. Parametri principali. – Secondo la costituzione del 16 maggio 1984, il Presidente della Repubblica, eletto a suffragio diretto per 5 anni, è titolare del potere esecutivo; l’Assemblea Nazionale è composta da 100 membri eletti a suffragio universale con mandato di 4 anni.

2. Note storiche. – Ex colonia della Guinea Portoghese, la Guinea-Bissau ha proclamato l’indipendenza il 24 novembre 1973, dopo dieci anni di lotta di liberazione condotta dal PAIGC.

3. Economia. – Le attività agricole non assicurano l’autosufficienza alimentare e il paese sopravvive grazie agli aiuti internazionali. Sono presenti riserve di gas naturale, bauxite e fosfati, ancora non sfruttate. In sviluppo il settore della pesca. Il franco CFA è legato all’euro da un tasso di cambio fisso.

4. Difesa. – Il 2 marzo 2009 il presidente Vieira è stato ucciso, probabilmente come rappresaglia per l’assassinio del capo di stato maggiore dell’esercito, suo rivale. Alle elezioni presidenziali anticipate del 28 giugno e del 26 luglio 2009 è stato eletto Malam Bacai Sanhá, già presidente nel 1999-2000.

5. Giustizia. – Non è in vigore la pena di morte.

6. Popolazione. – Gruppi etnici: Balante (30%), Fulbe (20%), Manjaco (14%), Malinke (13%), Papeis (7%), altri (16%). Lingua ufficiale è il portoghese. Si parlano dialetti sudanesi e il creolo-portoghese. La religione è costituita da musulmani per il 45,8%, da animisti e da credenze tradizionali per il 39,5 %. I cristiani sono il 14,7%.

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maggio 18, 2010

Stati del mondo: 110. Mali

B. 109: Maldive ↔ 111: Malta
Gli Stati del Mondo.
• Confina a N con l’Algeria, a E con il Niger, a S con il Burkina Faso, la Costa d’Avorio e la Guinea, a W con il Senegal e la Mauritania.
• Il territorio ha una superficie di 1.248.574 kmq e una popolazione di 13.517.176 abitanti censiti nel 2009 e di 13.323.104 stimati nel 2010 con una densità di 11 ab./kmq. La capitale Bamako conta 1.297.281 abitanti nel 2006. Con l’agglomerato urbano sono 1.494.000 nel 2007.
• Il territorio è formato da un altopiano che nella parte sudoccidentale si eleva fino a 900 m. Comprende l’alto bacino del Senegal e parte dell’alto e medio bacino del Niger; la parte settentrionale si estende sui massicci del Sahara centrale. Il clima è in prevalenza steppico-desertico.
• Membro di: CEDEAO, OCI, ONU, UA, WTO, Associato UE.
- Direction National de la Statistique et de l’Informatique.
- Utenti internet: 27 ogni 1000 nel 2012, di cui  DSL 0,2 ogni 1000 nel 2010.

Vers. 1.1/14.1.2012

1. Parametri principali. – In base alla costituzione del 1992, il Presidente è eletto a suffragio diretto con mandato di 5 anni, così come l”Assemblea nazionale (147 membri). Nel marzo 2012 si è avuto un colpo di stato militare. La Francia è coinvolta direttamente negli affari interni del Mali fin dagli anni ’90.

2. Note storiche. – «Già colonia francese con il nome di Sudan francese, il paese divenne indipendente il 20 giugno 1960 unito al Senegal nella Federazione del Mali. Dopo il collasso dell’Unione, il Mali si proclamò indipendente il 22 novembre 1960. Il paese è stato soggetto al regime “socialista” di M. Keita (1960-68) e quindi alla dittatura militare di M. Traoré (1968-91); dal 1992 si è avviato un processo di democratizzazione» (Calendario, 2010).

3. Economia. – «Per attenuare la dipendenza dall’andamento dei prezzi di cotone e oro, il paese sta cercando di applicare riforme strutturali per diversificare e modernizzare l’economia e attirare capitali stranieri. Le attività agricole occupano gran parte della forza lavoro, impegnata in colture di sussistenza: miglio, sorgo, mais, riso, patata. La principale coltura di piantagione è il cotone, destinato ai mercati esteri. Importante per l’alimentazione è la pesca nelle acque interne. Di rilievo le risorse forestali, da cui si ricavano legname e gomma arabica per l’esportazione. Sono presenti discreti giacimenti di oro, ma anche fosfati, diamanti, ferro, manganese, sale».

4. Difesa. – Dati non disponibili, ma trattasi di situazione affine a quella di molti stati africani.

5. Giustizia. – Nel 2002 la pena di morte è stata sospesa.

6. Popolazione. – La crescita annua è stata del 2,7% negli anni 2000-2009 e del 27‰ nel 2009. Gruppi etnici: Bambara (30,6%), Sénufo (24%), Fulbe (9,6%), Soninke (7,4%), Tuareg (6,9%), Malinke (6,6%), Songhai (6,3%), Dogon (4,3%), altri (17,8%). La lingua ufficiale è il francese. Si parla arabo, mande e lingue camitiche. La religione è per il 90% musulmana.

7. L’intrusione della Francia nel Mali. – L’articolo fornisce informazioni attuali su una nuova avventura coloniale della Francia, che non sembra riuscire a liberarsi dei suoi vizi.

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maggio 17, 2010

La spartizione della Palestina in un progetto dell’anno 1937.

a b c d e f g h i/ Vers. 1.0-17.5.10
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Sentendo di spartizione della Palestina siamo abituati a pensare all’anno 1948, quando un simile evento si verificò con il timbro dell’ONU. È forse stata questa la più discutibile di tutte le decisioni formalmente attribuite all’ONU che andava a rimpiazzare la Società delle Nazioni. Tratto dall’Annuario di Politica Internazionale del 1937 riportiamo questo interessante documento che sarà da noi assunto come base per ulteriori approfondimenti in un’ottica diacronica. Ci concediamo qualche commento via via che procediamo nell’editing del testo. Intanto è tipicamente inglese l’uso del termine “disordini” per indicare uno dei maggiori disastri del secolo XX, i cui effetti si proiettano fino a noi e che oltre ad essere stato una probabile causa della prima e della seconda guerra mondiale sono ancora oggi il più grave pericolo per la pace mondiale.

Annuario di Politica Internazionale
A. 1937 - Cap. XLIV

PROGETTO DI SPARTIZIONE DELLA PALESTINA
(7 luglio 1937)

Inchiesta della Commissione Peel. – I disordini che nell’aprile 1936 scoppiarono in Palestina (1) assunsero un particolare aspetto di gravità, rispetto a quelli che periodicamente si erano succeduti dall’inizio del mandato britannico.

Il 18 maggio 1936 il segretario di Stato per le colonie Ormsby-Gore annunziò alla Camera dei Comuni la decisione del Governo britannico di inviare in Palestina una Commissione con l’incarico di «accertare le cause determinanti dei disordini scoppiati in Palestina alla metà di aprile; di fare una inchiesta sul modo in cui il mandato sulla Palestina è applicato, in relazione agli obblighi della Potenza mandataria, sia verso gli arabi che verso gli ebrei; e di accertate se, in base a una giusta interpretazione dei termini del mandato, gli arabi o gli ebrei abbiano legittimi motivi di proteste contro il modo in cui il mandato è stato, o tuttora viene, applicato; e, qualora la Commissione si convinca che alcune di tali lagnanze, siano, ben fondate, di far proposte per eliminarle e per impedire che si ripetano».

La Commissione, nominata il 7 agosto, risultò composta da lord Peel, presidente, sjr Horace Rumbold, vice-presidente, sir Laurie Hammond, sir Morris Carter, sir Harold Morris il prof. Reginald Coupland. Essa avrebbe dovuto recarsi in Palestina appena ristabilito l’ordine. Dovette così aspettare fino all’ottobre, quando il Comitato arabo della Palestina ricevette un appello dai Sovrani dell’Irak, dell’Arabia Saudiana, della TransgiordaIiia e dello Yemen perchè fosse posta fine allo sciopero. «Noi siamo» profondamente addolorati - diceva l’appello – del presente stato di cose in Palestina. Per questa ragione ci siamo accordati, per esortarvi a raggiungere la pacificazione ed a risparmiare altri spargimenti di sangue. Ciò facendo, noi confidiamo nelle buone intenzioni della nostra amica , Gran Bretagna, la quale ha dichiarato che agirà con giustizia. Voi dovete essere fiduciosi che continueranno i nostri sforzi nell’assistervi». Aderendo a questo appello, il 12 ottobre il Comitato arabo invitò la popolazione a cessare lo sciopero.

Il 6 ottobre la Commissione tenne una seduta preliminare a Londra. Il 5 novembre partì per Gerusalemme, dove giunse il giorno 11 successivo. Il giorno stesso della partenza della Commissione, il Governo britannico decise di ridurre l’immigrazione ebraica per il primo semestre del 1937 a 1850 persone. Ciò irritò la popolazione araba palestinese che aveva sperato nella sospensione totale da parte di Londra di permessi di immigrazione. Il 6 novembre il Comitato arabo annunziò che, poichè la decisione inglese del giorno prima «costituiva un’offesa ai sentimenti arabi e conculcava una volta di più i loro diritti», esso non avrebbe collaborato corn la Commissione. Questa decisione fu deplorata da lord Peel nella seduta inaugurale dei lavori, il 12 novembre: «Sarebbe una gran disgrazia se noi fossimo obbligati a concludere e a decidere senza i loro consigli e il loro aiuto». Tuttavia, per tutto il novembre e per tutto il dicembre, il Comitato arabo rimase fermo nella sua decisione.

Dal 12 al 15 novembre la Commissione visitò i principali centri della Palestina; indi ebbero inizio le deposizioni dei vari funzionari britannici – come l’Alto Commissario, il comandante delle forze britanniche in Palestina, l’ispettore generale della polizia palestinese, il procuratore generale della Palestina – e delle personalità più importanti del Sionismo. Il capo dei sionisti, dott. Weizmann, espose la tesi storica e morale del Sionismo e sostenne che la limitazione dell’immigrazione ebraica in Palestina doveva essere subordinata solamente alla capacità, di assorbimento del paese. Come era naturale, gli esponenti del Sionismo si lamentarono che la Potenza mandataria non avesse adempiuto nei confronti degli ebrei tutti gli impegni assunti. Per esempio, essa avrebbe dovuto impedire qualsiasi immigrazione araba, ed invece nel solo biennio 1934-35 erano entrati in Palestina da 20 a 25.000 arabi, dei quali circa 8.000 erano rimasti. Fu manifestato anche il desiderio, più volte in seguito riaffermato, che la Palestina entrasse a far parte della Comunità di nazioni dell’Impero britannico.

Finalmente, il 12 gennaio 1937, il Comitato arabo decise di presentarsi davanti alla Commissione. Esso insistette nel rivendicare la completa indipendenza della Palestina. Il Muftì Amin el-Huseini così precisò le richieste degli arabi: 1) immediato abbandono della «sede nazionale» ebraica; 2) fine immediata e completa dell’immigrazione ebraica; 3) immediato e completo divieto di vendere terre agli ebrei; 4) fine del mandato; trattato anglo-palestinese; instaurazione di un Governo nazionale indipendente, elettivo e costituzionale. Fu inoltre respinta la proposta della Commissione per una conferenza tra rappresentanti britannici, arabi ed ebrei: gli arabi – si disse – non avrebbero mai discusso coi sionisti.

La Commissione, dopo aver udito 60 testimonianze in 30 sedute pubbliche e 53 testimonianze in 40 sedute private, il 30 gennaio 1937 rientrò a Londra.

Rapporto della Commissione (7 luglio). – Il 30 giugno il Governo britannico approvò il rapporto della Commissione, e ne ordinò la pubblicazione per il 7 luglio. La Commissione preparò un volume contenente i documenti forniti:
dal Governo di Palestina, un volume con i processi verbali delle deposizioni pubbliche
e i testi dei , discorsi pronunziati nella seduta inaugurale del 12 novembre,
'e un , volume col testo del rapporto.
Ilrappòrto è diviso in tre parti. ,
La prima parte, dal titolo (( Il problema », comprende 5 capitoli: Le basi storiche.
Da guerra e il mandato. La Palestina dal 1920 al 1936. I disordini del 1936.
La situazione presente. Attraverso i ' cinque capitoli è riassunta la storia degli ebrei
I nella Palestina, sono esaminati gli impegni presi dalla Gran Bretagna durante ' la '
guerra mondiale verso gli arabi ,e verso gli ebrei, 'e sono infine precisate le 'posizioni
rispettive degli arabi e degli ebrei. L'esame delle vicende del mandato palestinese
fa .ritenere alla Commissione che sussistono ancora tutti gli elementi, sia interni che
esterni, cOfltiari ad una soluzione pacifioa della questione. , ' ,
' La seconda parte, dal titolo (( L'applicazione ,del mandato », comprende un
esàme particolareggiato e approfondito del regime mandatario applicato nel periodo
1930-36 ed è diviso in 14 capitoli: Amministrazione.- Pubblica 'sicurezza.Questioni
'finanziarie e fiscali.- Terre.- Immigrazione.- Transgiordania.- ' Salute
~ubblica.- Lavori e servizi ' pubbl~ci.- I cristiani.. Legge sulla cittadinanza ed acqui

(1) Vedi Annuario di Politica Internazionale 1936, pag. 132. - Torna al testo.

Stati del mondo: 65. Gambia

B. 64: Gabon ↔ 66: Georgia

• Confina a N, a E e a S con il Senegal e si affaccia a W all’Oceano Atlantico.
• Il territorio ha una superficie di 11.295 kmq e una popolazione di 1.360.681 abitanti censiti nel 2003 e di 1.594.000 stimati nel 2008 con una densità di 131 ab./kmq. La capitale Banjul conta 35.061 abitanti nel 2003. Con l’agglomerato urbano sono 524.289 nel 2003.
• Il territorio, lungo il fiume Gambia, è prevalentemente pianeggiante, costituito da depositi alluvionali. Il clima è tropicale.
• Membro di: CEDEAO, Commonwealth, OCI, ONU, UA, WTO, Associato UE.
- Gambia Bureau of Statistics.

Vers. 1.0/15.4.10
Sommario: Parte Prima: Strutture.  1. Attualità geopolitica. - 2. I principali parametri. - 3. Note storiche. -  4. Popolazione. - 5. Ordinamento dello Stato e forme di governo. - 6. Partiti e movimenti politici. - 7. Religione. -  8. Divisione amministrativa. – 9. Diritto. – 10. Costituzione vigente. - 11. Giustizia. – 12. Sanità. -  13. Difesa. - 14. Economia. - 15. Agricoltura. Flora. Fauna. - 16. Allevamento e pesca. -  17. Industria. - 18. Risorse minerarie. - 19. Commercio. - 20. Turismo. - 21. Strade e comunicazioni. - 22. Lingua. - 23. Letteratura. - 24. Arte. - 25. Filosofia. - 26. Istruzione. - 27. Geografia. - 28. Cartografia. - 29. Video You Tube. - 30. Guerre e conflitti. – Parte Seconda: Eventi e dinamica politica.  i.  – - Parte Terza: Letteratura. a.  /// – 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. –

1. Parametri principali. – In base alla costituzione del 1997, il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale per 5 anni; l’Assemblea nazionale è formata da 48 membri eletti per 5 anni (più 5 nominati dal presidente).

2. Note storiche. – Già colonia britannica, monarchia indipendente dal 18 febbraio 1965 nell’ambito del Commonwealth, è diventata una repubblica nel 1970. Dal 1982 al 1989 è stata unita al Senegal nella confederazionr della Senegambia.

3. Economia. – L’agricoltura si basa sulla monocoltura dell’arachide. Colture di sussistenza sono il riso, il mais, la manioca, il miglio. Di rilievo le risorse forestali. L’industria è limitata alla lavorazione dei prodotti agricoli. Importanti le rimesse degli emigrati, gli aiuti internazionali e le riesportazioni, favorite dalle basse tariffe doganali. In crescita il turismo, proveniente in gran parte dai paesi europei.

4. Difesa. – Nel 1994 un colpo di stato militare ha portato al potere Y. Jammeh, che ha mantenuto la guida del paese, come leader dell’APRC, anche dopo il ripristino formale della democrazia nel 1996.

5. Giustizia. – Nessun dato disponibile.

6. Popolazione. – La crescita annua è stata del 3% nel quinquennio 2002-2007 con un incremento demografico del 26,9‰ nel 2007. Gruppi etnici: mandingo o Mandinka (34,1%), Fula (16,2%), Wolof (12,6%), Jola (9,2%), Serahuli (7,7%), altri (20,2%).

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Stati del mondo: 155. Senegal

B. 154: Seicelle ↔ 156: Serbia
• Confini: a N con la Mauritania, a E con il Mali, a S con la Guinea e la Guinea-Bissau, a W si affaccia all’Oceano Atlantico. Ingloba nel suo territorio il Gambia.
• Il territorio ha una superficie di 196.722 kmq e una popolazione di 9.956.202 abitanti censiti nel 2002 e di 11.660.000 stimati nel 2008 con una densità di 59 ab./kmq. La capitale Dakar conta 1.049.253 abitanti nel 2007. Con l’agglomerato urbano sono 2.243.400 nel 2007.
• A N il confine è segnato dal fiume Senegal, altri fiumi importanti sono il Casamance e il Gambia. Il clima è caldo, con una stagione secca e una umida.
• Membro di: CEDEAO, OCI, ONU, UA, WTO, Associato UE.
- Agence Nationale de la Statistique.

Sommario: Parte Prima: Strutture.  1. Attualità geopolitica. - 2. I principali parametri. - 3. Note storiche. -  4. Popolazione. - 5. Ordinamento dello Stato e forme di governo. - 6. Partiti e movimenti politici. - 7. Religione. -  8. Divisione amministrativa. – 9. Diritto. – 10. Costituzione vigente. - 11. Giustizia. – 12. Sanità. -  13. Difesa. - 14. Economia. - 15. Agricoltura. Flora. Fauna. - 16. Allevamento e pesca. -  17. Industria. - 18. Risorse minerarie. - 19. Commercio. - 20. Turismo. - 21. Strade e comunicazioni. - 22. Lingua. - 23. Letteratura. - 24. Arte. - 25. Filosofia. - 26. Istruzione. - 27. Geografia. - 28. Cartografia. - 29. Video You Tube. - 30. Guerre e conflitti. – Parte Seconda: Eventi e dinamica politica.  i.  – - Parte Terza: Letteratura. a.  /// – 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. –

1. Parametri principali. – In base alla costituzione del 2001, il Presidente è eletto a suffragio diretto con mandato di 5 anni. L’Assemblea nazionale è composta da 150 membri eletti per 5 anni; il Senato, reintrodotto nel 2007, ha 100 membri (35 eletti e 65 di nomina presidenziale).

2. Note storiche. – «Già colonia francese, è indipendente dall’11 novembre 1960; il “padre della patria”, lo scrittore Léopold S. Senghor, ne ha mantenuto la presidenza fino al 1980. Dal 1982 al 1989 il paese ha formato con il Gambia la confederazione del Senegambia. Dopo la lunga presidenza di A. Diouf (1981-2000), si è affermato il candidato dell’opposizione A. Wade con un programma di radicale rinnovamento delle istituzioni» (Calendario, 2010).

3. Economia. – Il settore agricolo si basa sulla coltura dell’arachide, di cui il paese è uno dei maggiori produttori mondiali. Notevoli anche le produzioni di canna da zucchero e di cotone. Il settore della pesca sta subendo un crisi per eccesso di sfruttamento. Altra rilevante risorsa sono i fosfati. L’industria principale è quella tessile. È in crescita il ruolo di numerose società cinesi interessate allo sfruttamento delle risorse del paese, specie di quelle petrolifere. Il paese si trova di fatto nell’area dell’euro perché il franco CEA è legato all’euro da un tasso di cambio fisso. In crescita il turismo.

4. Difesa. – Tra il 1983 e il 2004, nella regione di Casamance si è sviluppata la guerriglia separatista guidata dal MFDC.

5. Giustizia. – Il sistema giudiziario si basa sul diritto francese. La pena di morte è stata abolita nel 2004.

6. Popolazione. – La crescita annua è del 2,8% nel quinquennio 2002-2007 e con un incremento annuo del 27,5‰ nel 2007. Gruppi etnici: Wolof (42,7%), Serer (14,9%), Fulani (14,4%), Toucouleur (9,3%), Diola (5,3%), Mandingo o Mandinka (3,6%), Bambara (1,3%), altri (8,5%). La lingua ufficiale è il francese. La religione è musulmano sunnita per il 92 %.

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Stati del mondo: 110. Marocco - Territori occupati dal Marocco: 1. Sahara Occidentale

Sinottica di «Geopolitica»
Home della «Questione sionista»
• Il territorio ha una superficie di 252.120 kmq e una popolazione di 417.054 abitanti censiti nel 2004 e di 497.000 stimati nel 2008 con una densità di 2 ab./kmq. Il capoluogo Laayoune conta 183.691 abitanti nel 2004. Presidente è Mohamed Abdelaziz. Si parla la lingua araba. La religione è musulmana sunnita.

• Membro di: UA.

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Sommario: Parte Prima: Strutture.  1. Attualità geopolitica. - 2. I principali parametri. - 3. Note storiche. -  4. Popolazione. - 5. Ordinamento dello Stato e forme di governo. - 6. Partiti e movimenti politici. - 7. Religione. -  8. Divisione amministrativa. – 9. Diritto. – 10. Costituzione vigente. - 11. Giustizia. – 12. Sanità. -  13. Difesa. - 14. Economia. - 15. Agricoltura. Flora. Fauna. - 16. Allevamento e pesca. -  17. Industria. - 18. Risorse minerarie. - 19. Commercio. - 20. Turismo. - 21. Strade e comunicazioni. - 22. Lingua. - 23. Letteratura. - 24. Arte. - 25. Filosofia. - 26. Istruzione. - 27. Geografia. - 28. Cartografia. - 29. Video You Tube. - 30. Guerre e conflitti. – Parte Seconda: Eventi e dinamica politica.  i.  – - Parte Terza: Letteratura. a.  /// – 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. –

1. Parametri principali. – Comprende i territori dell’Ex Sahara Spagnolo annessi dal Marocco nel 1976 e costituenti le province di Boujdour (100.120 kmq), Laayoune (39.360 kmq) e Es-Semara (61.760 kmq) e quelli annessi nel 1979 (ex Río de Oro, già amministrati dalla Mauritania col nome di Tiris El Gharbia) e costituenti la provincia di Oued-Eddahab (50.880 kmq, capoluogo Dakhla). La sovranità marocchina non ha avuto riconoscimento internazionale ed è stata contestata con le armi dal Polisario (Fronte popolare di liberazione del Saguiat el Hamra e del Río de Oro) che, col sostegno dell’Algeria, ha proclamato il 27 febbraio 1976 la Repubblica araba saharawi democratica (ammessa nell’OUA, attuale UA) nel 1982. I campi del Polisario si trovano nella regione di Tindouf, nel sud dell’Algeria.

2. Note storiche. – Dopo anni di scontri armati e un decennio circa di trattative il 16 novembre 1997 i rappresentanti del Marocco e del Polisario hanno firmato un primo accordo per l’autodeterminazione della regione. In vista di un futuro referendum è stato effettuato un censimento degli aventui diritto al voto: l’ONU ha rilevato nel 2000 poco più di 84.000 elettori. Il governo marocchino ha però sempre boicottato lo svolgimento di una consultazione popolare. Nel 2006 la missione dell’ONU nella regione (MINURSO) è stata prorogata per consentire l’esame di nuove proposte di pace.

maggio 15, 2010

Stati del mondo: 112. Marocco

B. 111: Malta ↔ 113: Marshall
Stati del Mondo.
• Confini: con l’Algeria a E e a SE, con il Sahara Occidentale a SW e si affaccia a NE al Mar Mediterraneo, a NW e W all’Oceano Atlantico.
• Il territorio ha una superficie di 458.730 kmq (esclusa la superficie del Sahara Occidentale) e una popolazione di 29.475.763 abitanti censiti nel 2004 (esclusa la popolazione del sahara Occidentale) e di 31.130.000 stimati nel 2008 con una densità di 68 ab./kmq. La capitale Rabat conta 623.457 abitanti nel 1994. Con l’agglomerato urbano: 1.705.000 nel 2007.
• Il territorio, morfologicamente assai vario, comprende una fascia costiera e i rilievi del Rif, del Medio Atlante, dell’Alto Atlante e dell’Anti Atlante, culminando nen monte Toubkal a 4165 m. A SE si estendono le estreme propaggini del tavolato sahariano. Il fiume principale è l’Oum-er-Rbia. Il clima è marittimo lungo la costa e continentale all’interno. Il paese rivendica i possedimenti sagnoli lungo la costa mediterranea: Ceuta, Melilla, Peñón de Vélez de la Gomera, le isole Chafarinas e l’isola Peñón de Alhucemas.
• Membro di: EBRD, Lega Araba, OCI, ONU, WTO.
- Haut-Commissariat au Plan.

Sommario: 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. –

1. Parametri principali. – Il paese è una zona di transito dei flussi di migranti provenienti dall’Africa occidentale e diretti in Europa. Secondo la costituzione del 1992, modificata nel 1996, il re nomina il Primo ministro e i responsabili dei principali dicasteri. Il Governo è censurabile sia dalla Camera dei rappresentanti (325 membri eletti a suffraagio diretto per 5 anni) sia dalla Camera dei consiglieri (270 membri per 3/5 eletti dagli organismi locali, per il resto dalle categorie professionali).

2. Note storiche. – «Protettorato francese dal 1912 (salvo alcuni territori occupati dalla Spagna), il paese è indipendente dal 28 marzo 1956. Dal 1975 occupa il Sahara Occidentale (ex Sahara Spsgnolo), dove si è sviluppato il movimento indipendendista del popolo saharawi (Fronte Polisario) con il quale sono stati intrapresi sterili negoziati. Il 6 marzo 2009 il governo ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con l’Iran, ufficialmente a causa delle dichiarazioni in cui il Bahrein era considerato una “provincia” iraniana» (Calendario, 2010). «Nel Marocco, il nostro “amico” Hassan II è sempre contornato dalla stessa oligarchia feudo-finanziaria. La metà del territorio marocchino è praticamente proprietà privata di una sola persona: Sua Maestà il Re. La pretesa libertà di stampa e d’opinione, così come il multipartitismo, sono “marcati” a vista dalla polizia del regime. La guerra contro il popolo Sahraui ha svuotato le casse dello Stato senza risolvere il conflitto. La gioventù è frustrata e delusa, «scalpita» per mancanza di sbocchi concreti all’interno della società e le sue rivolte sono sistematicamente represse nel sangue. L’economia agonizza. E questo nonostante le entrate in monete forti provenienti dall’emigrazione e dal turismo» (Mariantoni, 1991).

3. Economia. – Nel 2008 il paese si è ripreso dalla crisi causata dalla siccità del 2007 che aveva compromesso i raccolti. Per ridurre la spesa legata agli stipendi dei dipendenti pubblici il governo ha varato dal 2005 un piano di prepensionamenti. L’arativo è adibito per oltre la metà alla cerealicoltura: orzo, frumento, mais, riso. L’olivo è diffuso. Dalle foreste si ricavano essenze pregiate: sughero, quercia, tuia, cedro. Si allevano soprattutto ovini e caprini. Redditizia è la pesca. Il Marocco è ai primi posti nel mondo per la produzione di fosfati.

4. Difesa. – Il personale militare conta 195.800 addetti nel 2007. Le spese militari assorbono il 3,2% del PIL, sempre nel 2007.

5. Giustizia. – Il sistema giudiziario si basa sul diritto francese e sulla legge islamica (sharia). Il nuovo codice di famiglia del 2004 ha riconosciuto una serie di diritti personali e patrimoniali alle donne. La pena di morte è in vigore.

6. Popolazione. – La crescita annua è dell’1,1% nel quinquennio 2002-2007 e l’incremento annuo del 15,6‰ nen 2007. I gruppi etnici sono costituiti da arabi per il 65% e berberi per il 33%. La lingua ufficiale è l’arabo, ma si parlano dialetti berberi e il francese. La religione è costituita per il 99,8% da musulmani sunniti.

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Stati del mondo: 114. Mauritania

B. 113: Marshall ↔ 115: Maurizio
• Confini: a NE con l’Algeria, a E con il Mali, a S ancora con il Mali e il Senegal, a NW con il Sahara Occidentale; a W si affaccia all’Oceano Atlantico.
• Il territorio ha una superficie di 1.030.700 kmq e una popolazione di 2.508.159 abitanti censiti nel 2000 e di 3.161.000 stimati nel 2007 con una densità di 3 ab./kmq. La capitale Nouakchott conta 673.000 abitanti nel 2007.
• Il territorio è formato da un’ampia fascia costiera pianeggiante, che verso E si eleva un tavolato, solcato lungo il confine con il Sehegal dall’ominimo fiume. Il clima steppico-desertico si fa più umido nelle regioni meridionali.
• Membro di: CEDEAO, Lega Araba, OCI, ONU, UA, WTO, Associato UE.
- Office Nationale de la Statistique.

Vers. 1.0/15.4.10
Sommario: Parte Prima: Strutture.  1. Attualità geopolitica. - 2. I principali parametri. - 3. Note storiche. -  4. Popolazione. - 5. Ordinamento dello Stato e forme di governo. - 6. Partiti e movimenti politici. - 7. Religione. -  8. Divisione amministrativa. – 9. Diritto. – 10. Costituzione vigente. - 11. Giustizia. – 12. Sanità. -  13. Difesa. - 14. Economia. - 15. Agricoltura. Flora. Fauna. - 16. Allevamento e pesca. -  17. Industria. - 18. Risorse minerarie. - 19. Commercio. - 20. Turismo. - 21. Strade e comunicazioni. - 22. Lingua. - 23. Letteratura. - 24. Arte. - 25. Filosofia. - 26. Istruzione. - 27. Geografia. - 28. Cartografia. - 29. Video You Tube. - 30. Guerre e conflitti. – Parte Seconda: Eventi e dinamica politica.  i.  – - Parte Terza: Letteratura. a.  /// – 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. –

1. Parametri principali. – In base alla nuova costituzione approvata nel 2006, il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio diretto con mandato di 5 anni rinnovabile una sola volta. Il potere legislativo è diviso tra l’Assemblea nazionale (95 membri eletti a suffragio universale per 5 anni) e Senato (56 membri eletti a suffragio indiretto per 6 anni).

2. Note storiche. – «Già colonia francese, la Mauritania è divenuta indipendente il 28 novembre 1960. Nel 1976 il paese ha partecipato con il Marocco alla spartizione del Sahara Occidentale: ne è sorto un conflitto con il Fronte Polisario che si è concluso nel 1979 con l’abbandono dei territori occupati. Nel 1984 ha assunto il potere con un colpo di stato il col. Ahmed Taya, esautorato nel 2005 da una giunta militare che ha garantito la transizione alla democrazia, compiutasi con le elezioni presidenziali del 207. Il 6 agosto 2008 il presidente SidiOuld Cheik Abdallahi è stato deposto da un colpo di stato militare guidato dal generale Mohamed Ould Abdel Aziz. Questi, insediatosi a capo di una giunta militare, è stato eletto presidente alle elezioni del 18 luglio 2009» (Calendario, 2010). «La Mauritania è governata da una dittatura militare. Le lascio immaginare il «clima» nel quale vivono gli abitanti di questo paese ... tanto sul piano delle libertà civili che su quello della vita di tutti i giorni. L’economia è moribonda. La tratta degli schiavi è tutt’ora praticata nelle, regioni più interne del paese, nonostante l’interdizione ufficiale del governo. Senza contare la guerra che potrebbe scoppiare da un momento all’altro con il vicino Senegal» (Mariantoni, 1991)

3. Economia. – Le colture principali sono il sorgo, il riso. il mais, i datteri, ma non sono sufficienti a soddisfare il fabbisogno alimentare. Sono presenti giacimenti di ferro, rame e oro, ed inoltre sale, fosfati, ilmenite e gas butano. A Nouakchott sono in funzione una raffineria di petrolio e fabbriche per la lavorazione del pesche. Si producono inoltre zucchero e cemento.

4. Difesa. – Il colpo di stato del 2008 ha causato la sospensione degli aiuti del FMI e e della Banca Mondiale.

5. Giustizia. – Il sistema giudiziario si basa sulla legge islamica (sharia). È in vigore la pena di morte.

6. Popolazione. – La popolazione appartiene in gran parte a gruppi arabo-berberi con forti minoranze di neri sudanesi. Nonostante l’abolizione formale della schiavitù (1980) vi sono ancora migliaia di schiavi nelle campagne.

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maggio 11, 2010

Le grandi organizzazioni internazionali: 28. OCSE (OCDE, OECD): Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.

Quadro globale

La notizia odierna di stampa è l’ingresso nella OCSE, avvenuto all’unanimità, di Israele, contro cui si era pronunciata l’Autorità nazionale palestinese (Anp) che aveva fatta propria la compagna di boicottaggio delle organizzazioni di base e chiesto di fermare l’accesso di Tel Aviv responsabile di politiche «aggressive e razziste» contro i palestinesi. L’organizzazione conta 31 membri e dunque ora con Israele ne fa 32, ben lontani dai 189 stati membri dell’ONU. Andremo ad esaminare i riflessi geopolitici conseguenti all’ingresso di Israele, comprensibile data la presenza di USA, Canada, Australia. Essendo la maggior parte degli stati già aderenti alla UE, può darsi che questo ingresso in un momento geopolitico assai delicato sia un banco di prova per la proposta, avanzata dall’Italia, di ingresso di Israele nella UE.
• Stati membri: Australia, Canada, Corea del Sud, Giappone, Islanda, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Svizzera, Turchia, USA.
• Segretario generale: Angel Gurría (Messico).
• Sede: Parigi (Francia).
- Sito ufficiale.

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Sommario: 1. Parametri principali. –

1. Parametri principali. – «Nata il 30 novembre 1961. in sostituzione dell’Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica (OECE), l’OCSE si propone di favorire l’espansione economica dei paesi membri e lo sviluppo del commercio mondiale su basi multilaterali. Ne fanno parte i paesi della UE (tranne Bulgaria, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovenia). L’organo principale è il Consiglio, con sede a Parigi (Francia)» (Calendario 2010).

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maggio 10, 2010

Concetti geopolitici: 2. Alleanza. – Voce tratta dal Dizionario di politica

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Sommario: 1. Alleanza: voce tratta dal “Dizionario di politica” (1939). - 1.1 Le alleanze nel diritto societario moderno. - 1.2 Valutazione politica fascista delle alleanze. - 1.3 L’alleanza militare. –

1.
ALLEANZA

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L’alleanza è una società di due o più stati che determina una comunità ed una solidarietà di interessi ed una conseguente corrispondenza di obblighi. L’alleanza per esistere giuridicamente presuppone un trattato-contratto che stabilisca l’incontro delle volontà dei contraenti, e fissi le norme dell’azione d’alleanza. Le alleanze possono distinguersi in alleanze generali ed in alleanze limitate. Le alleanze generali stabiliscono la solidarietà totale di due o più stati; le alleanze limitate costituiscono una società limitata a dati scopi, a date circostanze e ad obblighi ristretti.

Le alleanze generali costituiscono una società totalitaria. Possono avere contenuto negativo o positivo, o i due contenuti insieme. Alla prima categoria appartengono le alleanze difensive. Alle alleanze con contenuto positivo appartengono quelle che hanno in obbietto il raggiungimento di dati interessi positivi ed in particolare date sistemazioni territoriali o politiche. Nella realtà storica è stato però sempre difficile distinguere le alleanze generali difensive da quelle offensive, sia per i sottintesi politici fra i contraenti, sia per la forza maggiore di situazioni create dai patti stessi di alleanza.

Tra le alleanze a scopi limitati sono principalmente le alleanze di guerra, ristrette al conseguimento della vittoria e quindi di determinati risultati.

Il punto centrale più delicato nei patti di alleanza è il casus foederis ed il suo accertamento nei casi concreti. Si può dire che il vincolo d'alleanza deve avere il giuoco più estensivo possibile perché così esige il principio della società e la solidarietà fissata dal patto generale di alleanza. Ma d’altra parte il casus foederis deve essere fatto decorrere dall’osservanza rigorosa di tutti gli obblighi contemplati reciprocamente nel patto: l’aver ancato da parte dell’Austria-Ungheria al rispetto di questa totalità di obblighi (compensi territoriali proporzionali) ha infatti giustificato il nostro rifiuto di considerarci obbligati dal casus foederis in occasione della grande guerra.

Altro punto discusso nel passato dai giuristi è la decadenza di un’alleanza oltre i casi legittimi di termine scaduto, di consenso bilaterale, e di denuncia. E si è sostenuta la legittimità della decadenza di un’alleanza nei casi di sopravveniente conflitto del vincolo d’alleanza col «diritto necessario» nei casi di «cambiamento nella situazione delle cose», ecc. Ma evidentemente si tratta in tal caso di concetti elasticissimi che si vogliono introdurre per mascherare le esigenze politiche richiedenti la non osservanza degli obblighi d’alleanza da parte di uno stato.

Le alleanze per esistere giuridicamente hanno bisogno di un patto formale scritto. Però si sono, nel passato, creati istituti di opportunità politicamente equivalenti alle alleanze, ma che non raggiungevano una forma giuridica completa: le intese, come l’Entente cordiale tra Francia, Inghilterra e Russia. L’intesa si differenzia dall’alleanza perché lascia libero lo stato di dare o non dare caso per caso la sua collaborazione. E fu introdotta perché più corrispondente alla mentalità dei Britannici.

1.1 Le alleanze nel diritto societario moderno. – Il diritto societario moderno, costituito dal patto della Società delle nazioni, vuol creare una solidarietà ed una collaborazione generale degli stati per la pace e contro la guerra. Questo concetto centrale di collaborazione contro la guerra esclude i concetti di alleanza giuridica e di blocco politico contro terzi; può ammettere soltanto alleanze nell’ordine societario. Quindi nel patto della Società delle nazioni non è considerata la protezione giuridica per il rispetto delle obbligazioni derivanti da patti di alleanza. Anzi con l’art. 18 è fatto obbligo di registrare tutti i trattati presso la Società delle nazioni e di pubblicarli, il che esclude i trattati segreti, forma che hanno invece assunta quasi sempre i trattati di alleanza, appunto per coprire il loro lato offensivo e aggressivo. E l’art. 20 dice: «I membri della Società riconoscono che il presente patto abroga tutte le obbligazioni o intese inter se incompatibili coi suoi termini e si impegnano solennemente a non stringerne simili nell’avvenire. Se prima del suo. ingresso nella Società un membro ha assunto obbligazioni incompatibili coi termini del patto, deve prendere misure immediate per disimpegnarsi da queste obblgazioni».

Però, poiché la società degli stati è sempre la stessa né può pensare di eliminare la guerra come mezzo supremo di soluzione dei contrasti di esistenza e sviluppo fra gli stati, oggi gli stati anche in periodo societario hanno dovuto trovare degli equivalenti alle antiche alleanze. L’equivalenza politica è la stessa; soltanto il formulario giuridico ed il condizionamento d’esecuzione del patto è incardinato sul patto societario in forme che costituiscono non tanto una volontà di adeguamento e di parallelismo quanto una mascheratura societaria dell’alleanza politico-militare vecchio stile. È merito dell’azione politica fascista avere per prima smascherato la vera natura di tali forme moderne di alleanza.

A questa classe appartengono infatti i numerosi patti di collaborazione e di intesa; i patti di mutua garanzia ed assistenza, tutti formulati e condizionati apparentemente sul patto societario, ma in fondo destinati ad avere le funzioni politiche delle antiche alleanze contro terzi. Così è dei patti che formavano la Piccola Intesa e l’Intesa Balcanica, così dei trattati di alleanza del 1921 fra Iugoslavia, Cecoslovacchia e Romania, così del trattato di alleanza franco-cecoslovacco del 25 gennaio 1924, del trattato di mutua garanzia franco-cecoslovacco del 16 ottobre 1925, dei trattati d’amicizia tra Francia e Romania del 10 giugno 1926 e tra Francia e Iugoslavia dell’11 novembre 1927.

La teoria fascista afferma che i più recenti trattati di mutua assistenza hanno equivalenza di alleanza di guerra. Così è per il trattato di mutua assistenza franco-russo firmato nel 1935 e per il trattato russo-cecoslovacco, per quanto sia prevista in questi trattati l’adesione di terzi stati. Tutti questi trattati includono l’obbligo immediato dell’assistenza militare in caso di aggressione (v. AGGRESSIONE) per quanto combinino questo obbligo con procedure societarie collaterali, mentre invece queste dovrebbero essere esclusive e pregiudiziali. Gli stessi patti regionali di sicurezza ricalcati sul patto societario si trasformerebbero per l’assenza di uno o più stati in patti di alleanza contro lo stato che non avesse voluto parteciparvi. Tutti questi pattti moderni di collaborazione, di intesa, di assistenza, sia pure costruiti su formule societarie, escludono dunque la possibiltà di una vera collaborazione di pace perché in realtà essi formano dei blocchi militari di opposizione ad altri stati.

Tra i tipi moderni di alleanze va messa l'alleanza successoria al mandato. Gli stati mandatarî concedono la cessazione del loro mandato A e riconoscono la piena piena indipendenza dello stato sotto mandato e la sua ammissione alla Lega delle nazioni sotto condizione sia di servitù militari (diritto di guarnigione, diritto di passaggio, obbligo di approvvigionamento delle truppe del mandatario in caso di guerra) sia di alleanza politica e militare.

Il trattato anglo-irakiano del 30 giugno 1930 stabilisce infatti l’alleanza fra i due stati, e contempla i reciproci obblighi di assistenza militare in caso di guerra, per quanto ridotti al minimo quelli dell’Irak. Il trattato anglo-egiziano rappresenta lo stesso tipo di alleanza. Così il trattato franco-siriano.

1.2 Valutazione politica fascista delle alleanze. – La concezione fascista nei riguardi delle alleanze internazionali è tipicamente realistica, come è realistico tutto il carattere della politica estera fascista. Se in un primo tempo l’Italia fascista si è rifiutata di aderire ad alleanze aventi carattere più offensivo che difensivo, in un secondo tempo, quando ha visto che l’ambiente politico internazionale era maturo per una tipica alleanza «evolutiva», tale cioè da creare un vero e proprio processo di chiarificazione e di miglioramento dell’ambiente internazionale (in quanto le potenze occidentali con il sistema delle cosiddette garanzie creavano barriere ostili e tendevano a formare una vera coalizione militare contro l’Italia e la Germania), ben volentieri ha aderito al concetto nuovo d’alleanza quale si era venuta forgiando in seguito alla collaborazione italo-tedesca. Il «patto d’acciaio» (v.), firmato a Berlino il 22 maggio 1939 tra l’Italia e la Germania, in cui i due governi dell’Asse hanno voluto fissare, anche dal punto di vista formale, i loro rapporti, presuppone questo mutato concetto di «alleanza» e realizza la costituzione di una nuova entità politica con cui l’Europa e il mondo realizzeranno il vero ordine che non può essere disgiunto dalla giustizia.

G. Amadori

1.3 L’allenza militare. – La funzione delle alleanze militari nella storia è importantissima, perché esse rendono possibili imprese collettive e perciò di vasta portata politica che altrimenti sarebbero vietate; allarga il teatro di azione dei singoli stati e ne accresce le possibilità strategiche; equilibria spesso le forze, anche in tempo di pace, in modo da rendere più difficile la sopraffazione di uno stato forte a danno di uno più debole. L’alleanza militare corrisponde perciò all’istinto di unione che è naturalmente sentito da popoli o da governi i quali abbiano, in un dato periodo storico, interessi almeno parzialmente coincidenti. In tal caso è logico che anche la loro preparazione militare sia diretta verso una meta unica e preveda una collaborazione delle rispettive forze armate in un senso determinato.

Teoricamente le alleanze militari dovrebbero essere «complementari», cioè tali da assicurare a ciascuno dei contraenti aiuti e appoggi in quel campo dove esso è meno forte; per esempio uno stato strettamente continentale dovrebbe cercare l’alleanza di uno stato potente sul mare e viceversa; un paese ricco di uomini ma povero di denari o di materie prime dovrebbe allearsi con chi possiede queste prerogative mentre è demograficamente debole; e così via. Ma nella pratica le ragioni politiche contingenti sopraffanno ogni altra considerazione; le coalizioni si formano così secondo leggi empiriche, tendendo a risolvere volta per volta i problemi più urgenti. Per questo motivo, oltre che per altri di natura più propriamente tecnica e politica, le alleanze non dànno spesso, alla prova dei fatti, quei risultati militari sicuri e rapidi che se ne potevano aspettare. Esse sono tuttavia insopprimibili nella storia dei popoli e i loro effetti si incidono profondamente nel destino degli stati.

Alleanze militari esisterono anche in tempi antichissimi; è noto che uno dei più interessanti documenti della storia egiziana elenca i nomi dei popoli mediterranei che, almeno mille anni prima dell’Era volgare, si unirono in coalizione navale e terrestre per assalire l’Egitto stesso. Le vicende delle grandi monarchie asiatiche del periodo preellenico sono caratterizzate da poderose coalizioni dirette volta per volta contro quel popolo che aveva acquistato una posizione dominante e tirannica; per esempio quella dei Medi e Persiani contro gli Assiri, che portò dopo ben note vicende all’egemonia persiana. La Grecia ebbe alleanze permanenti che univano anche con vincoli religiosi i piccoli stati ellenici a scopo di difesa contro i barbari; l’efficienza militare di tali coalizioni di tipo nazionale e religioso fu spesso grandissima e sproporzionata alla modesta consistenza demografica di quei popoli. Più netta la distinzione, fra le leghe militari che in un secondo tempo si formarono da una parte intorno ad Atene, dall’altra intorno a Sparta.

Roma fece sempre un’abile politica di alleanze; ed ebbe alleati fedelissimi attraverso i secoli anche perché applicò per la prima il principio di tener fede «sempre ed a qualunque costo» agli impegni presi con gli alleati: questa notoria lealtà fu un elemento decisivo nella storia delle guerre di espansione della repubblica. Si sa che al tempo delle guerre contro Taranto e Pirro, Roma fu alleata di Cartagine; più tardi invece contro quest’ultima ebbe alleati fedeli sia nelle popolazioni italiche sia tra le genti africane sottratte al giogo o alla minaccia punica. Non si potrebbe in alcun modo spiegare la costante fortuna militare di Roma senza tener conto di quell’abilissima politica di alleanze militari che il Senato con mirabile perspicacia seppe intessere e mantenere efficiente anche nei momenti più difficili. Queste alleanze naturalmente non erano da pari a pari; anche con gli stessi socii italici Roma affermò sempre la propria posizione di dominio morale e militare, fino a che essi non ebbero ottenuta, con la guerra sociale, pieno diritto di cittadinanza.

Il Medioevo, producendo in tutta Europa la frantumazione delle grandi unità politiche in un vero pulviscolo di stati, staterelli, signorie feudali e comuni autonomi, moltiplicò naturalmente le alleanze ma ne diminuì la portata. Celebri nella storia italiana le «leghe» di governi comunali, e fra tutte quella Lega lombarda che si rivelò più potente dell’imperatore e lo indusse a scendere a patti. Nelle lotte fra guelfi e ghibellini l’alleanza fra comuni dello stesso colore era di rigore; tali combinazioni erano però assai mutevoli e soggette all’andamento delle lotte interne comunali che portavano alla prevalenza di questa o quella fazione. Lo stesso papato come potenza politica fece un’attiva e continua politica di alleanze.

Il Rinascimento sviluppò questa tendenza alle combinazioni politiche che erano soprattutto di equilibrio; ma questo fu poi sconvolto dal comparire delle grandi monarchie, formatesi del resto anch’esse o con alleanze dinastiche o per forza di successioni e concentrazioni ereditarie.

Il genio politico degli Italiani abusò del sistema delle alleanze che si prestava a interessanti combinazioni intellettualistiche e al giuoco diplomatico, e per esse trascurò la seria preparazione militare; inoltre si commise, anche dai nostri più abili statisti, l’errore di includere nelle alleanze potentati stranieri; ne derivò notoriamente la lunga servitù italiana. Un esempio tipico di questo sistema si ebbe nella grande alleanza formatasi contro Venezia per istigazione del papa Giulio II e che prese il nome di lega di Cambrai; essa sanzionò il diritto dei Francesi d’intervenire nelle cose d’Italia e degli Spagnoli di contrastare quest’ingerenza; la penisola doveva divenire ben presto il campo di battaglia delle due grandi potenze miranti all’egemonia.

Alleanze apparentemente illogiche se si guarda agli interessi degli stati si ebbero al tempo delle guerre di religione e della guerra dei Trent’anni; il fanatismo poté per qualche tempo più della pura ragion di stato; ma questa finì tuttavia col prevalere. La crescente potenza francese che fece a lungo temere una vera egemonia provocò alleanze tendenti a ristabilire l’equilibrio europeo; così più tardi accadde, in senso inverso, col crescere della potenza austriaca. Ragioni di successione provocarono nel secolo XVIII il formarsi di grandi coalizioni tendenti a impedire un’eccessiva concentrazione di forza in mano di una sola dinastia; ecco le tre grandi guerre di successione di Spagna, di Polonia e d’Austria che furono dominate dalle vicende delle alleanze che via via si formavano. In quel groviglio d’interessi tutte le combinazioni si succedettero e si alternarono in modo sorprendente. Mentre la cosiddetta «Grande alleanza» (1701) riuniva quasi tutti gli stati europei contro la Francia, poco dopo troviamo questa ultima alleata con Inghilterra e Olanda (Triplice alleanza, 1718); mentre nel 1725, col trattato di Hannover, Inghilterra e Francia si univano alla Prussia, nella guerra dei Sette anni troviamo alleate l’Inghilterra e la Prussia contro Francia, Austria e Russia, e così via. Tipico è il caso del piccolo ducato di Savoia, poi regno di Sardegna, e del suo abile insinuarsi in tutte le contese europee passando dall’una all’altra coalizione con una spregiudicatezza che era largamente compensata dal serio contributo militare portato da quel bellicoso staterello ai suoi alleati.

Con la fine del sec. XVIII la politica delle alleanze di tipo dinastico cessa; la costituzione degli stati si fonda ormai sopra un complesso di ragioni storiche e spirituali che esorbitano dall’interesse delle monarchie; prevalgono i regimi rappresentativi, le passioni popolari e nazionali, le tendenze ai grandi raggruppamenti di razze entro complessi geografici sempre più vasti; così le guerre diventano più rare ma più ostinate e terribili; le democrazie impegnano l’intera nazione nei conflitti che per l’innanzi venivano sostenuti solo da piccoli eserciti di mestiere. Così anche il problema delle alleanze si sposta e la loro stessa natura deve armonizzarsi con la nuova realtà politica.

L’epopea rivoluzionaria francese provocò presto una coalizione di governi conservatori, che però si impegnarono solo blandamente contro la Francia ritenendo forse non inopportuno che questo paese fosse dilaniato da discordie intestine e che la dinastia capetingia sparisse travolta nel sangue. Più energico invece fu il contegno delle potenze quando l’avvento di Napoleone fece temere che l’egemonia francese, basata su elementi non più ideologici e demagogici, ma militari, si potesse di nuovo affermare. Si ebbe allora una vera alleanza universale delle vecchie monarchie, che dopo le illustri vicende del turbinoso periodo imperiale, sembra trionfare a Lipsia e a Waterloo. Non essendo qui il caso di esaminare le conseguenze di quelle lotte alla luce degli effetti sociali e politici, molti dei quali si rivelarono solo a lunga scadenza, basti dire che ancora una volta si rivelò la forza schiacciante delle alleanze militari quando esse portano all’isolamento di un avversario, anche se potente e sorretto dalle eccezionali qualità individuali di un condottiero o di un sovrano. Sei successive coalizioni, più volte vinte e abbattute dal genio del Bonaparte, finirono tuttavia col logorare talmente le energie della nazione francese, da cagionare la caduta del colosso. Errori politici e militari spiegano solo in parte il tramonto della potenza napoleonica: i suoi avversari ne commisero certo più di lui; ma la sproporzione delle forze era troppo grande. E destino del combattente isolato contro potenti coalizioni militari di «non poter» commettere errori, mentre quelle possono sempre trovare nella molteplicità delle loro risorse un compenso ai danni e alle sconfitte subite, purché le ragioni dell’alleanza siano così forti da superare contrasti di mentalità, di costumi ed anche di interessi minori esistenti fra collegati. La cosiddetta «Santa alleanza» che sorse col congresso di Vienna e venne perfezionata a Parigi e ad Aquisgrana (1818) non ebbe mai vera efficacia appunto perché stretta quando ormai i fini supremi della coalizione antifrancese erano stati raggiunti e superati.

Il secolo XIX vide parecchie alleanze militari degne di rilievo. Ricorderemo rapidamente l’alleanza franco-britannica per andare in aiuto della Turchia contro la Russia (1854) ; essa diede luogo alla guerra di Crimea, nel secondo periodo della quale anche il regno di Sardegna entrò nell’alleanza formando una caratteristica triplice, nella quale gli scopi nascosti di ciascun governo erano totalmente diversi, ma convergevano esteriormente nella necessità di un successo militare in Oriente, che infatti vi fu. Più che vera alleanza, quella del 1859 fra il Piemonte e Napoleone III fu un esempio curioso d’intervento di una grande potenza a favore di un piccolo stato contro un’altra grande potenza rivale. Vera alleanza fu quella italo-prussiana del1866 contro l’Austria; le sue conseguenze militari furono cospicue; l’esito della guerra che doveva presto portare all’egemonia militare prussiana sull’Europa, dipese in gran parte dalla diversione che l’Italia compié sul confine meridionale dell’impero asburgico, nonostante la poca saggezza e nessuna fortuna, con cui vennero da parte nostra condotte le operazioni.