gennaio 31, 2011

Stati del mondo: 106. Malawi

16: Barbados ↔ 18: Belize
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• Confini: a N con la Tanzania, a E, a S e a SW con il Mozambico, a W con la Zambia.
• Il territorio ha una superficie di 118.484 kmq e una popolazione di 13.077.160 abitanti censiti nel 2008 e di 15.263.400 stimati nel 2009 con una densità di 129 ab./kmq. La capitale Lilongwe conta 1674.448 abitanti nel 2008.
• Il territorio comprende gran parte del lago Malawi (Niassa); il fiume Shire collega il lago con lo Zambesi. Il clima è di tipo tropicale.
• Membro di: Commonwealth, ONU, UA, SADC e WTO, associato UE.
National Statistical Office.

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1. Parametri principali. – «La stabilità politica favorisce l’insediamento di imprese straniere, impegnate soprattutto nel settore minerario». È una Repubblica. Presidente e Capo del Governo è Bingu Mutharika (DPP) dal 24 maggio 2004. È stato riconfermato il 19 maggio 2009. In base alla Costituzione provvisoria del 18 maggio 1994, il Presidente della Repubblica, che è anche capo del governo, è eletto a suffragio diretto ogni cinque anni, come l‘assemblea nazionale, formata da 193 deputati.

2. Note storiche. – Già protettorato britannico del Niassa, il Malawi è diventato indipendente il 6 luglio 1964 e dal 6 luglio 1966 è una Repubblica nell‘ambito del Commonwealth. Il paese è stato soggetto al lungo regime autoritario di Hastings Kamuzu Banda fino al referendum del 14 giugno 1993, che ha introdotto il multipartitismo.

3. Economia. – Il principale prodotto per la sussistenza è il mais. I maggiori prodotti di piantagione sono il tabacco , il tè, lo zucchero, il cotone. La pesca nelle acque interne è fondamentale per l’alimentazione locale. L’attività estrattiva riguarda piccole quantità di carbone, bauxite, pietre preziose. Vi si trova anche l’uranio. Il centro industriale principale è Blantyre. Sono presenti fabbriche chimiche, tessili, del cemento, della tabacco, della birra. Altri comparti sono quello dello zucchero, della carta e del legno.

4. Popolazione. – I gruppi etnici sono quelli dei Chewa (32,6%), dei Lomwe (17,6%), Yao (13,5%), Ngoni (11,5%), Tumbuka (8,8%), Nyanja (5,8%), Sena (3,6%), Tonga (2,1%), Ngonde (1%), Lambya (0,5%), Senga (0,2%), Nyakyusa (0,1%), altri (2,7%). Si parla chichewa e inglese (ufficiali), nonché le altre lingue locali. La religione è costituita per l’82,6% da cristiani, per il 13% da musulmani. I non religiosi o gli atei costituiscono il 2,5%. La crescita annua della popolazione è del 2,8%. La mortalità infantile del 6 per mille.

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gennaio 30, 2011

Le grandi organizzazioni internazionali: 1.4. FMI: Fondo Monetario Internazionale.

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• «Istituito insieme alla Banca Mondiale dalla Conferenza di Bretton Woods nel 1944, ha sede a Washington. Promuove la cooperazione internazionale nei settori monetario e della stabilizzazione valutaria, segue la congiuntura economica e finanziaria dei 187 paesi membri, concede prestiti, offre assistenza tecnica alle amministrazioni nazionali e alle banche centrali» (C.A.DeA, 2011)

• Sede: è a Washington (USA)

• Direttore generale: Dominique Strauss-Kahn (Francia)

• Sito ufficiale: International Monetary Fund;

• Stati membri: tutti o quasi.

Sommario: 1. La natura privata delle Banche centrali e della loro emanazione come FMI. – 2. I Bollettini d’Informazione Pubblica del FMI. - 3. Un encomio del FMI alla Libia di Geddafi. –

1. La natura privata delle Banche centrali e della loro emanazione come FMI. – A ciò che sta succendo nel Nordafrica non sarebbero estranei gli interessi bancari, segnatamente dei Rotschild. Le banche islamiche avrebbero rosicchiato fette consistente di mercato ai Rotschild. Infatti, per la legge islamica, la “famigerata” sharia, esse infatti non riscuotono interessi sulle somme prestate. Tutto ciò ed altro lo si legge cliccando sul link del titolo, che è qui segnalato per le sue connessioni con il Fondo Monetario Internazionale, letto con lenti diverse da quelle dei manuali di economia.

Torna al Sommario. –

2. I Bollettini di Pubblica Informazione del FMI. - «I Bollettini di Pubblica Informazione (PIN) fanno parte degli sforzi del FMI per promuovere la trasparenza dei punti di vista e delle analisi dello sviluppo e delle politiche economiche del fondo. Con il consenso del paese (o dei paesi) coinvolti, i bollettini sono pubblicati dopo una discussione del Consiglio d'Amministrazione sulle consultazioni riguardo l'Articolo IV con gli stati membri, sulla loro sorveglianza dello sviluppo a livello regionale, sul monitoraggio successivo e le successive valutazioni dei paesi membri con gli accordi di programma a lungo termine. I bollettini sono inoltre redatti dopo discussioni del Consiglio d'Amministrazione su materie di interesse generale, a meno che non sia stato diversamente deciso in casi particolari dal Consiglio stesso.» (Fonte).

3. Un encomio del FMI alla Libia di Geddafi. - La crescita complessiva dell’economia libica è valutata al 10%. Il FMI si era complimentato per la buona performance della Libia e per il progresso nel rafforzamento del ruolo del settore privato nel sostenere la crescita non dovuta al petrolio.

Stati del mondo: 105. Madagascar

16: Barbados ↔ 18: Belize
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• Confini: Isola dell’Oceano Indiano, al largo della costa sudorientale dell’Africa, dalla quale è separata dal Canale del Mozambico.
• Il territorio ha una superficie di 587.295 kmq e una popolazione di 12.238.914 abitanti censiti nel 1993 e di 19.625.000 stimati nel 2009 con una densità di 33 ab./kmq. La capitale Antananarivo = Tananarive conta 1.697.000 abitanti nel 2007 e con l’aggregato urbano 2.598.000 nel 2000.
• L’isola del Madagascar è formata da un altopiano centrale con una serie di vulcani spenti, alcuni dei quali occupati dai laghi. Numerosi sono i fiumi. Il clima è caldo-umido modificato dall’altitudine.
• Membro di: Commonwealth, ONU, UA e WTO, associato UE.
Institut National de la Statistique.

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Sommario: 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Giustizia. – 5. Popolazione. –

1. Parametri principali. – Esiste un Presidente dell’Alta Autorità di Transizione in carica dal 17 marzo 2009 ed impersonato da Andry Rajoelina. Il Parlamento è bicamerale; il presidente della repubblica è eletto a suffragio universale con mandato di cinque anni. Egli nomina il primo ministro. La crescita economica ha subito gli effetti combinati della crisi economica globale e della difficile situazione politica del paese. Su una popolazione di 12 milioni di abitanti il Madagascar ha 124.127 insegnanti, 5.027.636 studenti, 16.395 laureati nel 2008. Gli analfabeti costituiscono ancora il 29,3% della popolazione. La spesa pubblica per l’istruzione assorbe il 2,9% del PIL, la spesa pubblica per la sanità assorbe il 2,7% del PIL.

2. Note storiche. – Già colonia francese, il Madagascar è diventato indipendente il 26 giugno 1960. Il 30 dicembre 1975, con un colpo di stato, il potere è stato assunto da Didier Ratsiraka, che ha trasformato il paese in una republica democratica a orientamento socialista. La crisi del regime è iniziata nel 1991 con grandi manifestazioni di piazza. Il 19 agosto 1992 è stata approvata con referendum una nuova Costituzione. Nel 1993 le elezioni presidenziali e legislative sono state vinte dal CFV (Comitato delle Forze Vive), ma nel 1996 il presidente Allbert Zafy è stato destituito e l’ex presidente Ratsiraka (1976-1993) ha vinto le elezioni. Alle presidenziali del 2001 Ratsiraka non ha riconosciuto la vittoria di M. Ravalomanana; dopo alcuni mesi di scontri il 7 luglio 2002 Ratsiraka è fuggito. Ravalomanana, riconfermato alle elezioni del 2006, è stato costretto a dimettersi il 7 marzo 2009. Ad Andry Rajoelina, sindaco della capitale, è stata affidata dai militari la presidenza di un’Autorità di transizione che dovrà dare un assetto istituzionale al paese.

3. Economia. – Le colture prevalenti sono il riso e la manioca e sono destinate all’alimentazione locale. Nelle piantagioni si coltivano il caffè, tipico dei versanti collinari rivolti verso l’Oceano Indiano, la canna da zucchero, il cotone, il pepe, il tabacco e il cacao. Importanti sono inoltre la vaniglia, i chiodi di garofano e altre essenze come la citronella, il geranio, la cannella, il basilico, lo ylang-ylang. Altri prodotti da esportazione sono la copra e le fibre di sisal e di kenaf. È praticata la viticoltura. Le foreste forniscono ebano, palissandro, mogano. Sono frequenti i cicloni che recano danni alle colture. Importante è l’allevamento bovino. La pesca ha rilevanza locale, ma è in espansione la pesca industriale (gamberi) dedicata all’esportazione grazie a un accordo con la UE. Il sottosuolo custodisce numerosi minerali come il nickel. il cobalto, la grafite, la cromite, l’uranotorianite, la mica. Si estraggono oro e pietre preziose. Le principali industrie sono quelle alimentari. Il paese importa materie prime, combustibili, macchinari e attrezzature industriali. Esporta prodotti del settore primario e minerali.

4. Giustizia. – È in vigore la pena di morte.

5. Popolazione. – I malgasci costituiscono il 95,9% della popolazione. Sono lingue ufficiali il francese, l’inglese e il malagasy. La religione vede in prevalenza al 52% gli animisti e le credenze tradizionali, seguono i cattolici al 21,3 %, i protestanti al 19,7 % e i musulami al 7%.

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Stati del mondo: 96. Lesotho

16: Barbados ↔ 18: Belize
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• Confini: Enclave del Sudafrica, estesa su un altopiano che si eleva verso il margine orientale.
• Il territorio ha una superficie di 30.355 kmq e una popolazione di 1.876.633 abitanti censiti nel 2006 e di 2.066.900 stimati nel 2009 con una densità di 68 ab./kmq. La capitale Maseru conta 212.000 abitanti nel 2007 e con l’aggregato urbano 271.000 sempre nel 2001.
• Il clima è lo stesso di quello del Sudafrica.
• Membro di: Commonwealth, ONU, SACU, SADC, UA e WTO, associato UE.
Lesotho Bureau of Statistic.

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Sommario: 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Giustizia. – 5. Popolazione. –

1. Parametri principali. – È una monarchia costituzionale con sovrano Letsie III dal 7 febbraio 1996 e Pakalitha Mosisili Primo Ministro dal 29 maggio 1998. Monarchia costituzionale nell’ambito del Commonweath, il paese ha un Senato non elettivo di 33 membri e un’Assemblea legislativa di 120 membri eletti a suffragio universale con mandato di 5 anni; il leader del partito di maggioranza è nominato dal Primo ministro.

2. Note storiche. – Già protettorato britannico (1868) con nome di Basutoland, il Lesotho è indipendente dal 4 ottobre 1966. Governato in modo autoritario da Leabua Jonathan (1966-86) e poi retto da un regime militare, il Lesotho ha tenuto elezioni nel 1993, vinte dal Basotho Congress Parthy (BCP). Nel 1994, il re Letsie III ha sciolto il Parlamento, ma è stato costretto un mese dopo a restaurarlo a causa delle proteste popolari e delle pressioni internazionali. Dal 1998 le elezioni sono state vinte dall’LCD (Lesotho Congress for Democracy).

3. Economia. – La maggior risorsaè l’acqua: il grande bacino artificiale di Muela sul fiume Orange assicura al paese l’autosufficienza energetica e fornisce acqua al Sudafrica, L’agricoltura è a livello di sussistenza; diffusa la astorizia. Le industrie principali sono quelle della lavorazione dei prodotti agricoli e dell’abbigliamento. Sono importanti le esportazioni (lana mohair e diamanti) e le rimesse degli emigrati impiegati nell’industria mineraria sudafricana.

4. Giustizia. – È in vigore la pena di morte.

5. Popolazione. – È molto forte la disparità sociale. Gruppi etnici: Sotho 80%, Zulu 14%, altri 6%. Lingua inglese. Cattolici per il 39,3%, protestanti per il 14%, anglicani per il 5,6%, altri cristiani 11,2%m e animisti o di credenze tradizionali il 29,9 %.

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Stati del mondo: 93. Kiribati

16: Barbados ↔ 18: Belize
a b c d e f g h i k l m n o p r s t u v y z


• Confini: Arcipelago dell’Oceano Pacifico, a cavallo dell’Equatore, formato dalle isole Gilbert, dall’isola Ocean (Banaba), dalle isole della Fenice e dalle Line Island (Sporadi Equatoriali) con Kiritimari o Christmas (388 kmq, 2537 ab.), il più grande atollo del Pacifico.
• Il territorio ha una superficie di 811 kmq e una popolazione di 92.533 abitanti censiti nel 2005 e di 99.000 stimati nel 2009 con una densità di 122 ab./kmq. La capitale Bairiki (su Tarawa) conta 2.766 abitanti nel 2005 e con l’aggregato urbano 40.311, sempre nel 2005.
• Il clima è equatoriale.
• Membro di: Commonwealth, ONU e PC, associato UE.

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1. Parametri principali. – Presidente e capo del governo Anote Tong (BTK)m dal 10 luglio 2003. Il presidente, che è anche capo del governo, è eletto a suffragio diretto tra i deputati dell’assemblea legislativa (46 mmbri). Al governo si sono alternati il BTK (Partito della verità) e l’MTM (partito democristiano)

2. Note storiche. – Già protettorato britannico, è una repubblica indipendente dal 1979.

3. Economia. – Dopo l’esaurimento dei ricchi giacimenti di fosfati nel 1979, l’ecomomia dell’isola si basa sugli aiuti internazionali (soprattutto giapponesi) e sui proventi della concessione di licenze di pesca. La coltura principale è la palam di cocco. In evidenza la pesca e la produzione ed esportazione di alghe marine. Di rilievo l’apporto del turismo.

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gennaio 29, 2011

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Documenti diplomatici dell’anno 1920: 2a) Processi verbali francesi alla Confererenza di San Remo


PAGINA IN COSTRUZIONE

Diamo inizio con questo post ad un altro genere di fonti, alle quali già pensavamo da tempo. Si tratta delle fonti diplomatiche, ossia della documentazione ufficiale ed ufficiosa dei governi e delle loro rappresentanze diplomatiche, dispinibili in genere dopo un certo numero di anni necessari per toglierne la secretazione. Essi si trovano negli archivi dei ministeri e in quanto materia di studio vengono pubblicati in apposite raccolte a stampa. Noi cercheremo qui di individuare i singoli atti di interesse per la nostra ricerca, specificando di volta in volta se si tratta di documenti editi a stampa o se attinti direttamente dagli archivi ovvero inediti. Un’attenzione particolare verrà posta alla corretta citazione archivistica o bibliografica. Se possibile verrà data qualche delucidazione sulla collocazione archivistica ovvero su quanto illumini sulla natura stessa del documento. Cercheremo di adattare e uniformare alle modalità di questo blog un materiale informativo con caratteristiche del tutto diverse dalla pubblicazione periodiche della precedente serie di documentazione.

La Conferenza di Sanremo si tenne dal 19 al 26 aprile 1920 alla villa Devachan. Tutti gli organi di stampa dell’epoca e tutti i libri di storia che trattano questo periodo ne fanno riferimento. Le potenze vincitrici della Prima guerra mondiale si riunivano all’interno di un organo di fatto che è chiamato negli atti diplomatici “Consiglio supremo” in date e luoghi diverse, trattando tutta la problematica scaturita dalla guerra. La questione dei mandati e la sorte della Palestina, in particolare, vennero discussi a Sanremo il 24 aprile 1920. Ogni delegazione aveva un suo segretario che redigeva i processi verbali. Quello che segue è il processo verbale francese, che attingiamo direttamente dalla rete, da Google Libri, che rende parzialmente disponibile pagine di una raccolta in più volumi dei “Documents Diplomatique Français: Procès-verbaux français des réunions du Conseil Suprême, 1920-1921” e che mi riservo di consultare direttamente sul cartaceo, quando possibile. Il volume è fortunamente posseduto dalla biblioteca della mia Facoltà.

Note du secrétaire prise au cours de la réunion
tenue le 24 avril 1920 à 16 heures, à la villa devachan.



Étaient présent:

Pour la France: M. millerand, M. Berthelot; secrètariat: M. Kammerer.
Pour la Grande-Bretagne: M. Lloyd George, lord Curzon; secrétariat: sir Maurice Hankey, liutenent-colonel Storr.
Pour l’Italie: M. Nitti, M. Scailoja; secrétariat: M. Trombetti, M. zaanchi.
Pour les Étas-Unis d’Amerique: l’Hon. R. H. Johnson; secrétariat: M. Harrison, M. Anderson;
Pour le Japon: M. Matsui; secrétariat: M. Saito, M. Sawada. Interprète: M. Camerlinck.

Étaient ègalement présent pendant la discussion des questions qui les intéressaient: M. Galli, M. Nogara. M. Vansittart.

1) Frontières turques (Armènie)
[…]

2) Questions des mandats

M. NITTI. – Sur la question des mandats nous avons deux projets présentés, un par la délégation britannique (A) et l’autre par la délégation franòaise (B)1

Lord CURZON. – La questions des mandats devrait étre discutée principalement entre la France et l’Angleterre. Nous sommes tous d’accord, crois-je, pour affirmer qu’il n’est pas possible à l’heure actuelle d’introduire dans le traité avec la Turquie une formule définitive pour les mandats en ce qui concerne la Syrie, la Palestine et la Mésopotamie, étant donné que nous devons remettre sous peu les conditions de paix aux Turcs. D’autre part, la situation a changé depuis six mois et l’établissement d’une formule exacte exigerait une discussion assez prolongée.

Le gouvernement britannique par l’entremise de M. Balfour a pubblié une déclaration formelle faisant des promesses aux Juifs en ce qui concerne l’établissement de l’État futur de Palestine.




La questione sionista ed il Vicino Oriente – Documentazione miscellanea tratta da periodici dell’anno 1918.

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Mentre valgono le considerazioni generali già fatte per le precedenti fonti documentarie finora raccolte, e cioè: 1°) «Oriente Moderno»; 2°) «Le peuple juif»; 3°) «Jüdische Rundschau»; 4°) «Le temps»; 5°) «L’Osservatore Romano»; 6°) «La Documentation Catholique»; 7°) «La Rassegna Italiana»; 8°) «La Correspondance d’Orient»; 9°) «Le Matin»; 10°) «Le Figaro»; 11°) «Journal des débats politiques et litéraires»; 12°) «Journal de Genève»; 13°) «Gazetta de Lausanne»; 14°) «Le Nouveau Quotidien»; 15°) «La Vita Italiana»; 16°) «La Stampa»; 17°) «Il Resto del Carlino»; 18°) «El Sol»; 19°): «El Siglo futuro»; 20°) «Alrededor del Mundo»; 21°) «New York Tribune»; 22°) «Evening Public Ledger»; 23°) «The Sidney Morning Herald»; 24°) «Luxemburger Wort»; 25°) «Escher Tageblatt»; 26°) «The Evening Post»; 27°) «The Ashburton Guardian»; 28°) «La Civiltà Cattolica» pare qui opportuno rilevare ogni volta la casualità e imparzialità con la quale le diverse fonti si aggiungono le une alle altre, animati da una pretesa di completezza, che sappiamo difficile da raggiungere, ma che non ci stancheremo dal perseguire. Peraltro, la casualità nel reperimento delle fonti non è priva di conseguenze in quanto può portare ad escludere una ripetizione ultronea di notizie già date ed ormai largamente note.

Il criterio con cui viene redatta una Miscellanea del 1918 è del tutto esteriore. Abbiamo calcolato che con meno di tre articoli di una stessa testata per uno stesso anno non ha senso una serie. Invece, possono essere raccolti in uno stesso “papiro” articoli sul tema che appaiono nelle sedi più disparatate, che ordineremo per quanto possibile secondo un criterio cronologico. Non ci soffermiamo su criteri empirici di ordinamento che parleranno da soli una volta applicati.


LA QUESTIONE SIONISTA
E IL VICINO ORIENTE
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Miscellanea di testi

1917 ↔ 1919

Raccolta miscellanea per singoli anni: 1882 1883 - 1884 - 1885 - 1886 - 1887 - 1888 - 1889 - 1890 - 1891 - 1892 - 1893 - 1894 - 1895 - 18996 - 1897 - 1898 - 1899 - 1900 - 1901 - 1902 - 1903 - 1904 - 1905 - 1906 - 1907 - 1908 - 1909 - 1910 - 1911 - 1912 - 1913 - 1914 - 1915 - 1916 - 1917 - 1918 - 1919 - 1920 - 1921 - 1922 - 1923 - 1924 - 1925 - 1926 - 1927 - 1928 - 1929 - 1930 - 1931 - 1932 - 1933 - 1934 - 1935 -1936 - 1937 - 1938 - 1939 - 1940.



Sommario: 1. Il sionismo e l’Intesa. –

Serie Periodici 1918 = a: Osservatore Romano; b; c; d; e; e; g; h; i; j; k; l; m; n; o; p; q; r; s; t; u; v; w; x; y; z: Miscellanea.





Cap 1z
Top supra 15-10-1918 ↓ infra → § 1z

Il sionismo e l’Intesa

da: Rassegna Italiana,
Anno I Serie I Fasc. VI
15 ottobre 1918, p. 568-72

Uno degli avvenimenti politici di maggiore importanza di questo anno è stata indubbiamente l’inclusione del programma sionista fra gli scopi dell’Intesa. La prima dichiarazione a questo riguardo data dal 2 novembre 1917 e si deve a Balfour a nome del governo britannico; la seguirono, nel corso del 1918, analoghe dichiarazioni di Pichon, per la Francia, e di Sonnino, per l’Italia.

Il testo della dichiarazione Balfour, contenuto in una lettera a Lord Rothschild, dice: «Il Governo di Sua Maestà vede con molto favore la istituzione in Palestina di una home nazionale per il popolo ebreo, e farà i maggiori sforzi per facilitare il raggiungimento di questo scopo, restando bene inteso che nulla sarà fatto che possa pregiudicare i diritti civili e religiosi di comunità non ebraiche esistenti in Palestina, o i diritti o lo stato politico goduti dagli Ebrei in qualsiasi altro paese».

La formula vaga usata dal Balfour nel promettere un home nationalfoyer lo chiama Pichon, e centro, Sonnino –, se lascia campo a maggiori specificazioni a venire e giustifica gli Ebrei sionisti nello svolgere un’opera politica diretta a ottenere assicurazioni più precise circa la forma, la natura e l’indipendenza del futuro stato ebraico, non deve tuttavia destare alcuna impressione d’incertezza a dubitarne da parte dell’Intesa. La indeterminatezza della formula non è infatti dovuta per nulla ai Governi alleati, ma ai sionisti stessi, dai cui documenti e voti è stata letteralmente tratta, e i quali, nella convinzione forse inconsapevole della irrealizzabilità del loro sogno nazionale: la ricostituzione del popolo d’Israele attorno a Sion, non avevano finora osato mai esprimerlo in termini precisi e concreti.

Oggi però, con l’inclusione del programma sionista fra gli scopi di guerra dell’Intesa, il movimento sionista ha fatto un passo immenso verso il conseguimento della propria meta; dal campo delle utopie ideali, alimentate solo dalla nostalgia di tradizioni gloriose del passato o dalla fede nel Dio d’Israele, esso è passato di colpo nel campo della politica più realistica e di maggiore attualità. Agli Ebrei viene offerto di raccogliersi nella sede storica della loro nazione, di radunarvi le sparse membra del loro popolo, e di ricomparire nella società delle nazioni come Stato a sè.

Il passo che hanno fatto Inghilterra, Francia e Italia, riconoscendo il diritto degli Ebrei a ricostituirsi in nazione, ha sollevato in molti scetticismo o diffidenze; diffidenze soprattutto, per le preoccupazioni di vedere gli Ebrei sparsi fra le varie nazioni europee polarizzarsi intorno alla nuova Patria, e distaccarsi dalle patrie di adozione, o intensificare, con l’autorità del nuovo Stato cui potranno appoggiarsi, la lotta che da anni sostengono, per esempio in Polonia, contro le correnti nazionali.

Ma siffatte preoccupazioni non sembrano veramente fondate. Negli Stati occidentali d’Europa, in Inghilterra e in Francia, che sono terre di libertà, in Italia soprattutto, dove gli Ebrei godono non solo giuridicamente, ma anche moralmente, di una piena parificazione con gli altri cittadini, e assurgono ai più alti gradi dell’esercito e della pubblica amministrazione, e non sono soggetto di alcuna avversione antisemita sicchè le loro famiglie non si trovano per recenti immigrazioni, ma per ereditaria cittadinanza, nessun Ebreo penserà ad allontanarsi per ricongiungersi al nuovo Stato di Sion. In Inghilterra, infatti, in Francia e in Italia, gli Ebrei rappresentano una sparuta minoranza, intellettualmente eletta, ed economicamente, in media, benestante, che non sente alcun impulso a cambiare ambiente, e che può seguire e aiutare il movimento sionista con quella medesima simpatia, con cui, dagli Stati Uniti, Italiani, Czechi, Serbi e Russi aiutano le rispettive patrie di origine senza perciò cessare di restar buoni cittadini americani.

Il movimento sionista invece è forte nell’Oriente Europeo, dove ha un sostrato economico e ha carattere proletario, in Russia, in Rumenia, in Galizia, in Polonia, dove gli Ebrei sono in condizioni morali e giuridiche di grande inferiorità, e costituiscono una forte percentuale della popolazione, e intervengono nelle lotte politiche, che si svolgono fra le diverse nazionalità di cui si compone l’Austria o la Russia, con programma e con atteggiamento di una nazionalità a sè. In questi paesi, la costituzione di uno Stato ebraico in Palestina, invece di fomentare maggiormente tali competizioni nazionali fra Ebrei e non Ebrei, dovrebbe, sperabilmente, attutirle, giacchè offfre alle minoranze israelitiche oppresse ed economicamente misere la possibilità di emigrare per rientrare da padrone sul sacro suolo dei Profeti.

E neppure è giustificato lo scetticismo con cui molti considerano la mossa dell’Intesa verso il Sionismo.

Anzitutto, dato il carattere democratico sempre più accentuato che la guerra ha er le potenze dell’Intesa, dati i principî di libertà e di nazionalità, al trionfo dei quali gli eserciti alleati si sono votati, dato il concetto ormai unanimamente adottato dal nostro gruppo di belligeranti che questa guerra debba condurre alla migliore sistemazione possibile di tutti i popoli del mondo, così da evitare per lungo volger d’anni cause e moventi di nuovi conflitti, è naturale che anche il problema nazionale ebraico sia stato preso in considerazione, e abbia trovato il suo posto nel programma di guerra dell’intesa.

«La distruzione della Giudea avvenuta diciannove secoli or sono», ha detto pochi giorni addietro il ministro Balfour, salutando l’American Zionist Medical Unit, che Nahum Sokolof gli presentò prima che partisse per la Palestina, «è uno dei grandi mali che le Potenze alleate tentano di riparare. Quella distruzione fu una tragedia nazionale. Privò gli Ebrei della possibilità di cui godono le altre nazioni, cioè di svolgere il loro genio nazionale e il loro specifico spirito in tuta l’estensione di cui sono capaci. Gli Ebrei occupano una posizione unica fra le nazioni contemporanee, poiché mancano di quell’elemento della nazionalità che pare essere indispensabile ad una completa vita nazionale. L’attuale momento storico è testimonio dell’ingresso sulla scena del mondo di grandi e importanti fattori nazionali, e io sono sicuro che, fra questi, l’idea sionistica, che tanto ha già fatto in Palestina, compirà una parte nobile e benefica».

(segue)

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Altri periodici del 1918. - Navigazione: Indice delle Fonti e Repertori: Cronologia - Analitico. - Forum: «Tribuna di “Civium Libertas”». - Societas: «Civium Libertas».

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Documentazione tratta da “L’Osservatore Romano”: a) Cronache dell’anno 1918.

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Mentre valgono le considerazioni generali già fatte per le precedenti fonti documentarie finora raccolte, e cioè: Vedi Elenco, pare qui opportuno rilevare ogni volta la casualità e imparzialità con la quale le diverse fonti si aggiungono le une alle altre, animati da una pretesa di completezza, che sappiamo difficile da raggiungere, ma che non ci stancheremo dal perseguire. Peraltro, la casualità nel reperimento delle fonti non è priva di conseguenze in quanto può portare ad escludere una ripetizione ultronea di notizie già date ed ormai largamente note. Fin dal sorgere della questione sionista l’«Osservatore Romano» segue con la sensibilità che le è propria i fatti nel loro divenire giorno dopo giorno, aiutandoci a capire oggi i veri nodi di una problematica, sempre più nascosta dietro l’ideologia e la propaganda. Se l’interesse religioso per i Luoghi Santi è quello prevalente nelle considerazioni della Santa Sede ed ispira la sua diplomazia e la sua geopolitica, non per questo manca la percezione di una grande ingiustizia consumata sulla pelle della popolazione indigena. Nell’accingerci allo spoglio di annate polverose di storia, in Biblioteche non sempre agevoli e attrezzate, siamo certi di trovare materiale prezioso che ci aiuterà a capire meglio il nostro presente. Il punto di vista cristiano e cattolico, ieri più di oggi, aiuta a comprendere meglio nel corso dei secoli la vicenda giudaica e sionista. Ma è soprattutto oggi che occorre avere una dimensione storica del problema, se non si vuol soggiacere ad una propaganda sempre più invadente e opprimente.


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tratta dal quotidiano “L’Osservatore Romano”

1882 1919 1920

Anno inizio spoglio: 1921.
L’Osservatore Romano: 1882 - 1883 - 1884 - 1885 - 1886 - 1887 - 1888 - 1889 - 1890 - 1891 - 1892 - 1893 - 1894 - 1895 - 18996 - 1897 - 1898 - 1899 - 1900 - 1901 - 1902 - 1903 - 1904 - 1905 - 1906 - 1907 - 1908 - 1909 - 1910 - 1911 - 1912 - 1913 - 1914 - 1915 - 1916 - 1917 - 1918 - 1919 - 1920 - 1921 - 1922 - 1923 - 1924 - 1925 - 1926 - 1927 - 1928 - 1929 - 1930 - 1931 - 1932 - 1933 - 1934 - 1935 - 1936 - 1937 - 1938 - 1939 - 1940 - 1941 - 1942 - 1943.




TopCap. 1a ↓ 2a → § 1a

Le operazioni militari in Palestina

da: L’Osservatore Romano,
Anno LVIII Nr. 2 (17.474)
Mercoledi, 2 gennaio 1918, p. 1

LONDRA, 31 (S). – Un comunicato ufficiale circa le operazioni dell’esercito britannico in Palestina dice:

Occupammo il 30 dicembre Beitin Bethel, due miglia a nord-est di Bireh el Balua e un miglio a nord di Bireh sulla strada di Nablus. Occupammo pure Birkhel Burj (circa un miglio ad ovest di El Balua); Jania e Ras Kerker, rispettivamente a sei e a sette miglia a nord-ovest di Bireh. Nel settore marittimo della linea una pattuglia raggiunse Kuleh, dodici miglia ad est di Giaffa e vi trovò un deposito di proiettili che distrusse.

Le ultime informazioni pervenute dimostrano che il nemico ha subito una grave disfatta nelle operazioni del 28 e del 29 corr. Par che il 27 il nemico, aiiutato dai tedeschi, abbia fatto un risoluto tentativo per riprendere Gerusalemme. I suoi attacchi furono spinti con vigore e continuarono durante ventisei ore dal mattino di quel giorno.

Il generale Allenby sferrò subito un contrattacco contro il fianco ovest dei turchi. Nell’attacco del 27 le truppe si avanzarono per due miglia e mezzo su terreno difficilissimo. Vedendo che i turchi si erano esauriti nella loro azione offensiva, effettuammo il 28 un’avanzata generale. Le nostre truppe sulla strada di Nablus, avanzando a nord, e le truppe alla loro sinistra, avanzando ad esti, respinsero il nemico dinnanzi a loro.

Fin dal mattino del 29 il generale Allenby era padrone della linea Burkah-Raspel Tahunieh, Ram Allah el Tireh, Wadi el Kelb. Così il risultato del tentativo turco di riprendere Gerusalemme è stato quello di farci guadagnare sette miglia di terreno a nord-ovest in modo che occupiamo ora quattro forti posizioni invece di una fra il nemico e Gerusalemme.

I turchi ebbero gravi perdite in morti e feriti. Soltanto i morti sono calcolati ad un migliaio. Finora abbiamo contato seicento prigionieri e venti mitragliatrici.

(segue)

gennaio 25, 2011

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Documentazione tratta da “La Civiltà Cattolica”: y) Cronache dell’anno 1921.

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Mentre valgono le considerazioni generali già fatte per le precedenti fonti documentarie, e cioè: 1°) «Oriente Moderno»; 2°) «Le peuple juif»; 3°) «Jüdische Rundschau»; 4°) «Le temps»; 5°) «L’Osservatore Romano»; 6°) «La Documentation Catholique»; 7°) «La Rassegna Italiana»; 8°) «La Correspondance d’Orient»; 9°) «Le Matin»; 10°) «Le Figaro»; 11°) «Journal des débats politiques et litéraires»; 12°) «Journal de Genève»; 13°) «Gazetta de Lausanne»; 14°) «Le Nouveau Quotidien»; 15°) «La Vita Italiana»; 16°) «La Stampa»; 17°) «Il Resto del Carlino»; 18°) «El Sol»; 19°): «El Siglo futuro»; 20°) «Alrededor del Mundo»; 21°) «New York Tribune»; 22°) «Evening Public Ledger»; 23°) «The Sidney Morning Herald»; 24°) «Luxemburger Wort»; 25°) «Escher Tageblatt»; 26°) «The Evening Post»; 27°) «The Ashburton Guardian»; e ora: 28°) «La Civiltà Cattolica» pare qui opportuno rilevare ogni volta la casualità e imparzialità con la quale le diverse fonti si aggiungono le une alle altre, animati da una pretesa di completezza, che sappiamo difficile da raggiungere, ma che non ci stancheremo dal perseguire. Peraltro, la causalità nel reperimento delle fonti non è priva di conseguenze in quanto può portare ad escludere una ripetizione ultronea di notizie già date ed ormai largamente note.

La Civiltà Cattolica credo possa essere indicata come la più importante rivista della dottrina cattolica e direi soprattutto della teologia politica cattolica. Ogni sua riga va studiata con attenzione per poter comprendere gli orientamenti ufficiali della Chiesa cattolica. Naturalmente, questi orientamenti possono mutare negli anni, ma sarà proprio il mutamento di questi orientamenti oggetto del nostro studio e della nostre considerazioni critiche. Rimanendo sempre nel tema della nostra ricerca su “La questione sionista e il Vicino Oriente” ci allargheremo tuttavia alla lettura di argomenti secondari, magari solo indirettamente connessi alle linee guida della ricerca. Così, ad esempio, la questione ebraica appare per qualche tempo connessa alla questione sionista e al bolscevismo. Per questi motivi non trascureremo eventuali accenni alla materia, salvo poi riconsiderare il tutto nelle nostre interpretazioni critiche riservate alla lettura orizzontale degli stessi testi, prima offerti in lettura verticale, senza nessuna mediazione o intervento critico. Offriamo in questo modo a tutti, amici e nemici, la nostra ricerca di base. La “Civiltà Cattolica” inizia le sue pubblicazioni nel 1850 ininterrottamente fino ad oggi. Esistono volumi di Indici analitici, ai quali attingiamo per le nostre ricerche, iniziando però lo spoglio dall’anno 1921, procedendo a macchia d’olio prima e dopo di questo anno di riferimento generale.

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tratta “La Civiltà Cattolica”

1920 ↔ 1922

La Civiltà Cattolica: 1882 - 1883 - 1884 - 1885 - 1886 - 1887 - 1888 - 1889 - 1890 - 1891 - 1892 - 1893 - 1894 - 1895 - 1896 - 1897 - 1898 - 1899 - 1900 - 1901 - 1902 - 1903 - 1904 - 1914 - 1905 - 1906 - 1907 - 1908 - 1909 - 1910 - 1911 - 1912 - 1913 - 1914 - 1915 - 1916 - 1917 - 1918 - 1919 - 1920 - 1921.



Sommario: 1. La situazione politica in Austria. –

Serie Periodici 1921 = a: Oriente Moderno; b: Le peuple juif; c: Jüdische Rundschau; d: Le Temps; e: L’Osservatore Romano; f: La Documentation Catholique; g: La Rassegna Italiana; h: La Correspondance d’Orient; i: Le Figaro; j: Journal des débats; k: Journal de Genève; l: Gazette de Lausanne; m: La Vita Italiana; n: La Stampa; o: El Sol; p: El Siglo futuro; q: Alrededor del Mundo; r: New York Tribune; s: Evening Public Ledger; t: The Sidney Morning Herald; u: Luxemburger Wort; v: Escher Tageblatt; w: The Evening Post; x: The Ashburton Guardian; y: La Civiltà Cattolica; z: Miscellanea.


TopCap. 1y ↓ 2y → § 1y

La situazione politica in Austria
La Civiltà Cattolica,
Anno 72° - 1921 - Vol. I. - quad. 1697

26 febbraio 1921, p. 472-76

AUSTRIA* (Nostra Corrispondenza). – 1. Condizioni miserevoli dell’Austria sotto il giogo degli ebrei stranieri. – 2. Nefasta opera del governo ebreo-socialista. – 3. Le recenti elezioni politiche e trinfo dei cristiano-sociali. – 5. Intorno all’unione con la Germania. – 6. Il nuovo Ministero e la lotta contro le violenze e mene socialiste e giudaiche.

1. Tutti sanno come la “pace di St. Germain” non abbia chiusa la grande guerra con un effettivo affratellamento dei popoli, i quali si trovano ancora tra le più gravi difficoltà, ma più in particolare soffre la povera Austria, dissanguata e impoverita all’estremo. Il ribasso enorme della valuta e l’invasione, durante la guerra, di un nugolo di ebrei polacchi hanno dissipato tutte le ricchezze dell’Austria. Dopo aver messi al sicuro in paesi stranieri i loro milioni, gli ebrei cambiarono le banche in istituti finanziari esteri, e così furono costretti i cristiani impiegati e borghesi di vendere tutto ciò che avevano di prezioso per poter vivere; mentre i molti parassiti delle “missioni estere” gravano sul magro bilancio della nazione, ed i così detti “pescecani”, in maggioranza (circa il 90 per cento) ebrei, gavazzano tra le delizie nei più splendidi alberghi.

La colpa di tali miserie cade in gran parte sopra i socialisti, i quali, dopo lo sfacelo, impadronitisi del governo, formarono una Volkswehr, specie di milizia nazionale asservita agli ebrei capitalisti. Sprecato quel poco di denaro pubblico che rimaneva nelle casse dello Stato, con il loro protezionismo e la corruzione, rovinarono interamente il credito dell’Austria. Scopo del loro governo era quello di spingere le cose a tali estremi da dar luogo alla rivoluzione comunista. Come in Russia ed in Ungheria, nelle sfere governative e nei consigli dei soldati e degli operai dominavano in grande maggioranza gli ebrei, pricipalmente il dott. Deutsch ebreo ministro dell’esercito. Così Bela Kun potè fuggire dall’Ungheria, e trovarsi tra amici in Austria.

(segue)

* Nota. – La Direzione del periodico, nel pubblicare le relazioni dei suoi corrispondenti esteri, come si affida alla serietà delle loro informazioni e rispetta la conveniente libertà de’ loro apprezzamenti, così lascia loro la responsabilità delle notizie e delle opinioni comunicate. – La quale dichiarazione ci teniamo ora tanto più obbligati a rinnovare, per le crescenti incertezze dei tempi e la vivezza delle passioni nazionali.


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gennaio 24, 2011

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Documentazione tratta da “The Ashburton Guardian”: x) Cronache dell’anno 1921.

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Mentre valgono le considerazioni generali già fatte per le precedenti fonti documentarie, e cioè: 1°) «Oriente Moderno»; 2°) «Le peuple juif»; 3°) «Jüdische Rundschau»; 4°) «Le temps»; 5°) «L’Osservatore Romano»; 6°) «La Documentation Catholique»; 7°) «La Rassegna Italiana»; 8°) «La Correspondance d’Orient»; 9°) «Le Matin»; 10°) «Le Figaro»; 11°) «Journal des débats politiques et litéraires»; 12°) «Journal de Genève»; 13°) «Gazetta de Lausanne»; 14°) «Le Nouveau Quotidien»; 15°) «La Vita Italiana»; 16°) «La Stampa»; 17°) «Il Resto del Carlino»; 18°) «El Sol»; 19°): «El Siglo futuro»; 20°) «Alrededor del Mundo»; 21°) «New York Tribune»; 22°) «Evening Public Ledger»; 23°) «The Sidney Morning Herald»; 24°) «Luxemburger Wort»; 25°) «Escher Tageblatt»; 26°) «The Evening Post»; e ora: 27°) «The Ashburton Guardian» pare qui opportuno rilevare ogni volta la casualità e imparzialità con la quale le diverse fonti si aggiungono le une alle altre, animati da una pretesa di completezza, che sappiamo difficile da raggiungere, ma che non ci stancheremo dal perseguire. Peraltro, la causalità nel reperimento delle fonti non è priva di conseguenze in quanto può portare ad escludere una ripetizione ultronea di notizie già date ed ormai largamente note.

«The Ashburton Guardian» è un giornale neozelandese fondato nel 1877 e disponibile in formato digitale fino al 31 dicembre 1921. È utile ricordare che la Nuova Zelanda insieme all’Australia fu coinvolta dall’Inghilterra nella prima e seconda guerra mondiale. Le vicende belliche e postbelliche del Medio Oriente non potevano perciò restare estranee ai cittadini neozelandesi. Ogni punto di vista è condizionato dal contesto e dal regime politico in cui si vive e non di rado può riservare per noi sorprese il giudizio di un lontano osservatore degli eventi a noi più vicini. I sistemi di digitalizzazione degli archivi sono alquanto diversi l’uno dall’altro. Il “Paperspast” neozelandese ci sembra eccellente. Riportiamo stralci del testo di presentazione del quotidiano “The Evening Post”:«The Evening Post was founded by Henry Blundell and began publication as a daily in Wellington on 8 February 1865. Blundell was born in Dublin in 1813 and worked for nearly 30 years at the Dublin Evening Mail… The only rivals to the Post were the tri-weekly Wellington Independent and the New Zealand Advertiser, and the weekly New Zealand Spectator, which was in poor health and closed in August 1865. There was therefore a strong opportunity for a daily paper in Wellington. The Post was a family business, with father Henry being manager and principal leader writer, and sons Henry junior, John and Louis, who joined the firm on completing his schooling in Dunedin, being typesetters, canvassers and reporters. The new paper aimed to record every event ‘within a mile of Martin’s fountain’ which lay at the corner of Featherston Street and Lambton Quay. By focussing on local issues, attention to detail and high-quality writing the Post soon established itself as the leading Wellington paper, a position it did not relinquish during its long career. Its editorial policy was politically neutral…». Dal motore di ricerca abbiamo già visto che sono numerosi gli articoli che danno notizie in relazione al termine “Palestine” per l’anno 1921, più che in altre testate neozelandesi. Molte di queste notizie appaiono già nelle precedenti fonti della nostra serie e saranno omesse, ove non abbiano un particolare rilievo. Il lettore può tuttavia accedere agevolmente all’Archivio originale.

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tratta dal quotidiano “The Ashburton Guaardian”

1920 ↔ ||

The Ashburton Guardian: 1882 - 1883 - 1884 - 1885 - 1886 - 1887 - 1888 - 1889 - 1890 - 1891 - 1892 - 1893 - 1894 - 1895 - 1896 - 1897 - 1898 - 1899 - 1900 - 1901 - 1902 - 1903 - 1904 - 1914 - 1905 - 1906 - 1907 - 1908 - 1909 - 1910 - 1911 - 1912 - 1913 - 1914 - 1915 - 1916 - 1917 - 1918 - 1919 - 1920 - 1921.
Paperspast: archivio digitale

Sommario: 1) 10-1-1921: Prospettive del sionismo in Palestina. – 2) 22-4-1921: Il ritorno degli ebrei: obiettivo Palestina. – 3) 4-11-1921: Cinque persone uccise in un conflitto fra ebrei ed arabi. –

Serie Periodici 1921 = a: Oriente Moderno; b: Le peuple juive; c: Jüdische Rundschau; d: Le Temps; e: L’Osservatore Romano; f: La Documentation Catholique; g: La Rassegna Italiana; h: La Correspondance d’Orient; i: Le Figaro; j: Journal des débats; k: Journal de Genève; l: Gazette de Lausanne; m: La Vita Italiana; n: La Stampa; o: El Sol; p: El Siglo futuro; q: Alrededor del Mundo; r: New York Tribune; s: Evening Public Ledger; t: The Sidney Morning Herald; u: Luxemburger Wort; v: Escher Tageblatt; w: The Evening Post; x: The Ashburton Guardian; y: La Civiltà Cattolica; z: Miscellanea.

Top supra ↑ 7-1-1921 ↓ infra → § 1w
Cap. 1/x

Future of Palestine
The Ashburton Guardian,
Vol. XLI, No. 9.413
Lunedi, 10 gennaio 1921, p. 4

FUTURE OF PALESTINE. - The spontaneous expressions of approval notably from Jews throughout the world, when it was announced that Great Britain had accepted the mandate for Palestine, were a striking tribute to the form of administration which has been associated with the name of the Empire. Practically coincident with the acceptance of the mandate it was authoritatively stated that with the inauguration of civil government in Palestine a new era of Eastern civilisation would commence, and the announcement of the British Government’s intention to reconstruct the country as a home for the Jewish people was received with great satisfaction. Recent cablegrams have given brief details of the progress of the work, and have also made known the condition of the Zionist Society’s appeal for funds to assist the colonisation of Jews in Palestine. Perhaps no story in history equals in human interest that of the Jewish people, who for centuries have been scattered in the four corners of the globe, but who are now to have a recognised home in the ancient land of Palestine.

New Zealanders will wish well to the effort to establish Palestine under Jewish auspices by the emigration thither of the oppressed Jews of other lands, not only because their soldier sons helped to free the land of the Turkish yoke, but also because they are lovers of freedom. The Jews have maintained a very distinct existence as a race and a sect. Their record as a nation was historically brief, but early Christendom is associated with it, and the story of the Jews dates back to remote antiquity. The idea of a national home for the Jews is not new. It was in A.D. 134 that the Emperor Hadrian took Jerusalem and drove the Jews out of their country, but it was the Mongol and Tartar invasions of the thirteenth and fourteenth centuries which laid Palestine waste with such thoroughness that it has never since recovered from the shock. Napoleon, who seems to have thought of most things, proposed to found a Jewish colony in Palestine when he was besieging Acre, but the suggestion was received coldly by the Jews at that time. The revival of Palestine as a Jewish land is said to date from the year 1840, when Moheinet Ali’s claims to Syria set the Powers by the ears. Lord Palmerston, who had saved the Sultan from his Egyptian vassal, compelled the Turks to protect the Jews from the Druses and the Syrians, and appointed a Consul in Jerusalem to watch over the interests of all Jews.

The first Anglican Bishop of Jerusalem, appointed in 1841, was a converted Jew. Sir Moses Montefiore and M. Cremieux drew the attention of their coreligionists to the prospects of settlement in Palestine. Disraeli, in his novels, “Alroy” and “Tancred”, refers to the Zionists’ proposal then afloat. The movement grew. In 1840 there were said to be no more than 15.000 Jews in all Palestine. By 1880 there were 15.000 Jews in Jerusalem alone. George Eliot, in “Daniel Deronda” (1876) urged that Palestine should be “a republic where the Jewish spirit manifests itself in a new order founded on the old”. A number of the Jews driven out of Russia by the “pogroms” in 1881 and 1882 settled in Palestine, and a great impetus was given to the movement by the generous help of Baron Edmund de Rothschild and Baron Horsen, the latter of whom left 10.000.000 for the work of the Jewish Colonisation Association. In spite of the unfriendly attitude of the Young Turks, the Jews in Palestine were prospering. They were said to number 125.000 and half of these lived in Jerusalem. The idea of reigning in Jerusalem inflamed the ex-Kaiser’s theatrical imagination prior to his great gamble for world dominion. His friendship with Abdul Hamid and the famous journey to the Holy Land were step towards the goal, which, it was hoped, the war would finally attain. The comparison between British and German methods with the Jews is particularly striking. Germany’s dream of the East was empire for herself, but Britain’s support for the Zionist movement shows that she has a greater and nobler purpose in view in holding out the hand of fellowship.

The reconstruction of Palestine has been enthusiastically taken up by the Zionist Society. This organisation hopes within the next 12 months or so to place some 30.000 settlers on the land in Palestine, and if these succeed some 60.000 will probably be sent in the succeeding 12 months. If Palestine is to be developed it will be through agriculture, and though the Jews are as a whole a more than usually gifted race and excel in many directions, it is in almost every field except the art of husbandry that they have shone. However, there is no doubt that by means of irrigation and labour Palestine may once more be made into a fruitful land. With care the difficulties in the way of a realisation of the hopes of the Zionist Society may be overcome. The financial difficulties should not be insuperable, and under British direction, the speedy development of the country may be looked for.

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Top supra ↑ 22-4-1921 ↓ infra → §
Cap 2x

Return of the Jews
The Ashburton Guardian,
Vol. XLI, No. 9.497
Venerdi, 22 aprile 1921, p. 6

RETURN OF THE JEWS. PALESTINE THE OBJECTIVE. GOOD CLASS OF “PIONEERS”. Representatives of all the Jewish migration Bureaus in Central Europe met recently on the border between Poland and Czecho-Slovakia, and adopted a programme to provide for the rush ot Jews to Palestine. A statement was issued which pointed out the fact that Jews from remote portions of the globe are now arriving in Palestine. The statement reads: —

The movement of Jews to Palestine is no new phenomenon. For centuries, in fact ever since the destruction of the Temple in 70 A.D., there have been individuals who felt the call, and on several occasions whole groups have taken die wanderer’s staff in hand and made the pilgrimage to Palestine. But it has been reserved for our own time to see the beginning of a national return, of the rebirth of a people after so many centuries of waiting and hoping.

The class of these pioneers is very good. They are almost exclusively young men and women — about 10 per cent are women — between the ages of 17 and 25. They are called by the Hebrew name “Chalutzim”, meaning “pioneers”. They have been preparing for their future life's work in various ways. Many have left their schools and colleges and gone to till the soil with their own hands in order to be prepared to do agricultural work in Palestine, for they are all intellectuals and idealists, and they have come to the conclusion that the only sound foundation on which to build up a new Jewish nation is the agricultural life.

Housing Problem.

Apart from these purely agricultural pioneers, there are others who are being trained as bricklayers, masons, tinsmiths, plumbers, and in all other branches of the building trades. The crying need of Palestine is for houses and shelter for all the new arrivals.

An addition to the knowledge of a handicraft, Hebrew speaking is an indispensable part of the curriculum. Between 70 and 80 per cent of all who leave for Palestine can speak Hebrew. I was myself in Palestine two months ago, and visited the settlements of some of the newly-arrived “Chalutzim”, and was greatly impressed with them — the men as well as the women.

Many came from well-to-do families and had not been accustomed to hard manual work. Yet they cheerfully cleared the stones from the soil in the boiling sun, and planted seedlings for the future fruits of Palestine and, well satisfied with their labours, sat down with me in the cool of the evening to a modest — very modest— meal prepared by the women, who take turns in cooking and agricultural work. These were the students, who have thrown aside everything in order to be among the builders of Zion. And when, after the meal, there came the spirited Hebrew marching and folk songs, it was delightful to see the devotion with which they sang, their love for their people and their land.

Many in Need of Funds.

There are hundreds of thousands like them yet in Central and Eastern Europe, and the great problem is to transfer them to Palestine. There are two main ' difficulties to overcome. The first is due to the condition of Palestine. The land has been desolate for so many years that it cannot be rendered fit for habitation without the expenditure of millions.

The prospects are excellent. We have the men, and the political conditions in Palestine since the arrival of Sir Herbert Samuel— who is now universally beloved by Jew and Arab alike — are most favourable. The enthusiasm of the Jews all over the world is growing, and I am confident that in a very few years we shall see a strong and thriving Jewish population in Palestine. The well-to-do will establish factories when once the foundations are laid.

Jews from the most remote corners of the globe are arriving in Palestine. Each has certain relations in the country he has left. What a splendid foundation for a world-wide commerce! But apart from commerce, Palestine is to be the educational centre for Jews, who will send their children to study.

Top supra ↑ 4-11-1921 ↓ infra → §
Cap 3

Five people killed

The Ashburton Guardian,
Vol. XLII, No. 9377
Venerdi, 4 novembre 1921, p. 5

FIVE PEOPLE KILLED. PALESTINE DISTURBANCE. CONFLICT BETWEEN JEWS AND ARABS. (Received November 4, 9 a.m.). London, November 3. Advices received in London report serious disturbances between the Arabs end Jews in Jerusalem, during wich a bomb was thrown. - Cairo, November 3. - Five persons were killed and 15 injured in a bomb outrage at Jerusalem. Details are lacking.

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