dicembre 25, 2012

La questione sionista e il Vicino Oriente. – Documentazione tratta da “l’Unità”: Cronache dell’anno 1946.

Homepage della Questione sionista
L’archivio storico dell’Unità è composto dalle scansioni delle copie cartacee originali stampate dal 1924 al 2008. Le edizioni pubblicate dal 2008 in poi, già in formato digitale, sono pure gratuitamente e integralmente disponibili, a titolo gratuito la settimana successiva alla data di pubblicazione. È l’archivio completo di tutte le pagine del giornale, dalla fondazione al 2008, integralmente e gratuitamente a disposizione di tutti. Un'impresa di straordinario contenuto tecnologico che permette di accedere ai fatti di oltre 80 anni di storia attraverso ricerche per parole, date, classificazioni, suggerimenti. L’archivio storico comprende il periodo che va dalla data di fondazione del 12 febbraio 1924 fino al 2008; si tratta di oltre 500 mila pagine di giornale provenienti dalle scansioni delle copie cartacee originali e fruibili tramite il motore di ricerca. Siffatti articolo sono integrati nella nostra ricerca sulla «Questione sionista e il Vicino Oriente». Costituiscono una fonte prezioso per lo studio del rapporto fra il sionismo e la sinistra italiana nonché per il rapporti fra antifascismo e sionismo.

LA QUESTIONE SIONISTA
E IL VICINO ORIENTE

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del quotidiano “l’Unità”


 1946
1945 ↔ 1947

Anno di inizio spoglio: 1967
L’Unità: 1924 - 1925 - 1926 - 1927 - 1928 - 1929 - 1930 - 1931 - 1932 - 1933 - 1934 - 1935 - 1936 - 1937 - 1938 - 1939 - 1940 - 1941 - 1942 - 1943 - 1944 - 1945 - 1946 - 1947 - 1948 - 1949 - 1950 - 1951 - 1952 - 1953 - 1954 - 1955 - 1956 - 1957 - 1958 - 1959 - 1960 - 1961 - 1962 - 1963 - 1964 - 1965 - 1966 - 1967 - 1968 - 1969 - 1970 - 1971 - 1972 - 1973 - 1974 - 1975 - 1976 - 1977 - 1978 - 1979 - 1980 - 1981 - 1982 - 1983 - 1984 - 1985 - 1986 - 1987 - 1988 - 1989 - 1990 - 1991 - 1992 - 1993 - 1994 - 1995 - 1996 - 1997 - 1998 - 1999 - 2000 - 2001 - 2002 - 2003 - 2004 - 2005 - 2006 - 2007 - 2008 - 2009 - 2010 -2011 - 2012 - 2013.

Sommario: Anno 1946 de “l’Unità” → 1. Tre aerodromi inglesi attaccati in Palestina. –

Cap. 1

  Top ↑ 27.2.1946 ↓  c. 2 →  plus

Tre aerodromi inglesi attaccati in Palestina 
l’Unità,
27 febbraio 1946
Mercoledì, p. 1

Titoli: Tre aerodromi inglesi attaccati in Palestina. Venti apparecchi distrutti al suolo durante colpi di mano simultanei. Cinquemila arresti nella zona di Lydda.

GERUSALEMME, 26. (A.P.) – Elementi terroristi ebrei, forniti di bombe ad alto potenziale esplosivo, hanno distrutto venti apparecchi da bombardamento della RAF e ne hanno danneggiati altri due nel corso di drammatici attacchi contro tre aerodromi della Palestina. Secondo un comunicato ufficiale a Qva-tuna sono stati distrutti 11 bombardieri Halifax, a Petahtiqua sette Spitefire; 2 Anson distrutti, più due danneggiati si registrano a Lydda.

Presso il campo di aviazione di Qva-tina, dove gli apparecchi del tipo Halifax vennero fatti esplodere e bruciare dalle fiamme, è stato rinvenuto ucciso un ebreo. A Lydda, poco dopo le 22 era mancata improvvisamente la luce in tutto il campo della RAF e gli attacchi si svolsero verso le 23, quando i terroristi mescolatisi alla folla che usciva dal cinema del campo, poterono lanciare alcune bombe a mano contro gli aerei decentrati sul terreno.

A partire da questa sera è stato imposto il coprifuoco dal tramonto all’alba su tutte le strade della Palestina ad eccezione del settore meridionale (arabo). Le forze di polizia hanno effettuato nella giornata di oggi una retata di cinquemila ebrei nella sola zona di Lydda. Con ordinanza odierna è stata proibita la circolazione di veicoli di ogni genere in Palestina dall‘alba al tramonto.

Altre operazioni di rastrellamento e contro le organizzazioni per le immigrazioni clandestine nel paese partecipano forti contingenti di truppe britanniche munite di artiglierie da campagna.

dicembre 24, 2012

La questione sionista e il Vicino Oriente. – Documentazione tratta da “l’Unità”: Cronache dell’anno 1947.

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1946 ↔ 1948

Anno di inizio spoglio: 1967
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Sommario: Anno 1947 de “l’Unità” → 1. Il popolo ebraico è nuovamente insorto: in Palestina si combatte su un fronte di 150 chilometri. – 2. Dodici morti e 72 feriti a Haifa. – 3. L’Anglo-Iranian Co. ha tenuto le elezioni in Persia. – 4. La conferenza per la Palestina. – 5. Tel Aviv è stata occupata da una divisione aviotrasportata. –  6. Feroce caccia all’uomo degli inglesi a Tel Aviv. – 7. I cavalli di Frisia appaiono in Palestina. –  8. La Gran Bretagna contro il popolo ebraico: la Palestina sarà messa a ferro e fuoco dagli inglesi? – 9. La spartizione della Palestina decisa dalla Gran Bretagna. – 10. La Palestina sarà trasformata in una gigantesca Belsen. – 11. L’Agenzia ebraica è “dominata da New York”. –  12. Battaglia sulla Palestina tra Inghilterra e S. U. – 13. I pozzi di Haifa preda delle fiamme. – 14. La legge marziale in Palestina. –  15. Guerra in Palestina. – 16. Guerra ad oltranza in Palestina. – 17. Estrema tensione in Palestina. Cinquanta vittime in 5 giorni di disordini. – 18. Qualcuno soffia sul fuoco. La Lega araba decisa a proclamare la guerra santa. – 19. Palestina: chi attizza il fuoco. Scoperta una strana storia di franchi tiratori “indipendenti”. –

Indice Analitico: a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z. –  Eventi del 1947. – Altre fonti giornalistiche, periodiche o archivistiche del 1947.




Cap. 1

  Top ↑ 4.1.1947 ↓  c. 2 →  plus

Il popolo ebraico è nuovamente insorto
In Palestina si combatte su un fronte di 150 chilometri  
l’Unità,
4 gennaio 1947
Sabato, p. 1

Gerusalemme, 3 gennaio. – Il corrispondente della Reuter da Gerusalemme comunica che si è aperto un fronte di battaglia di 150 chilometri da Haifa alla Palestina centrale. Di ora in ora le notizie che giungono dalla Palestina divengono sempre più gravi.

La città di Tel Aviv è stata teatro la scorsa notte di una furiosa battaglia fra le organizzazioni armate della resistenza ebraica e le forze della polizia britannica. I locali della mensa ufficiali dell’esercito inglese, la dogana, e tutti i quartieri ebraici sono stati teatro di furiose lotte con bombe a mano e armi automatiche. La luce elettrica veniva tolta ed i poliziotti erano costretti a brancolare nel buio, cadendo spesso in imboscate. Gli armati ebrei spostavano poi l’attacco contro il comando militare britannico e contro la sede della polizia. I combattimenti sono proseguiti fino alle prime luci dell’alba ed anche durante la giornata la città appariva deserta, mentre ogni tanto crepitava il fuoco di armi automatiche.

Dal crepuscolo di ieri le azioni antibritanniche sono continuate con un ritmo crescente un po’ dappertutto in Palestina. Anche a Gerusalemme, che è rimasta tagliata fuori da Tel Aviv, alcune bombe sono state lanciate contro la sede della polizia. Un parco automezzi britannici è stato attaccato nei pressi di Tiberiade.

Oltre a queste azioni si registrano una incursione contro un accampamento britannico a Rirayat Halm da parte di mitraglieri ebrei montati su un autocarro; uccisione di un ufficiale e di tre militari britannici che si trovavano a bordo di un’auto fatta saltare con una mina presso Kurdani; incendio di un edificio a Tel Aviv; attacco di un campo militare britannico a Hadera dove uno dei poliziotti arabo di guardia è stato gravemente ferito.


Cap. 2

  Top ↑ 14.1.1947 ↓  c. 2 →  plus

Dodici morti e 72 feriti a Haifa
l’Unità,
14 gennaio 1947
Martedì, p. 1
Titoli: Grave attentato in Palestina. Dodici morti e 72 feriti a Haifa. La sede della Polizia e la Posta Centrale fatti saltare dalla banda Stern.

GERUSALEMME, 13. –  Un nuovo episodio della lotta condotta senza quartiere dagli ebrei palestinesi contro la Gran Bretagna ha avuto luogo ieri sera ad Haifa,  dove i due grandi edifici che ospitavano la sede centrale della polizia e la posta centrale,  sono saltati in aria causando la morte, secondo notizie non ufficiali, di 12 persone e il ferimento di altre 72.

Poco dopo il tramonto, un autocarro ricolmo di esplosivo si è avvicinato al palazzo della polizia, adiacente a quello della posta. I due uomini che lo conducevano discendevano precipitosamente e nello spazio di pochi secondi una formidabile esplosione che ha scosso come un terremoto l’intera città faceva crollare i due edifici tra nuvole di macerie e di polvere.

In un «comunicato», diramato da Tel Aviv, la banda Stern si è riconosciuta responsabile dell’esplosione. Si apprende intanto che grossi rinforzi di truppa inglesi saranno nei prossimi giorni trasferiti in Terrasanta. Tra l’altro, secondo quanto riferisce da Gerusalemme il Daily Telegraph, giunqerà in settimana in Palestina la Terza Divisione britannica attualmente di stanza in Egitto.



Cap. 3

  Top ↑ 19.1.1947 ↓  c. 2 →  plus

L’Anglo-Iranian Co. ha tenuto le elezioni in Persia
l’Unità,
19 gennaio 1947
Domenica, p.3

Dal giorno 12 gennaio, e per tutta la settimana, Ghatal Sultaneh ha tenuto le elezioni in Persia. […] Le truppe del governo centrale non avevano ancora finito di scaricare i loro fucili contro le popolazioni dell’Azerbaigian che la stampa di Teheran, di Londra e di Washington dava la notizia di un importante accordo concluso fra la grande società britannica, la Anglo Iranian Co. (che da sola rappresenta più della metà della rendita del governo di Teheran) e le due società americane Standard Oil of New Jersey Socony Vacuum. In base a questo accordo, l’Anglo-Iranian Co., di cui il governo britannico possiede la maggior parte delle azioni, «accetta di vendere importanti quantità di petrolio grezzo alle due società americane per un periodo di venti anni». Queste ultime d’altra parte si impegnano alla costruzione di un oleodotto della lunghezza approssimativa di 1.600 chilometri che dovrà unire i campi petroliferi sfruttati dall’Anglo Iranian sul Golfo Persico al Mediterraneo attraverso la Palestina. La spesa minima prevista per questo oleodotto è prevista in un ammontare di 30 milioni di lire sterline.

[…] Quest’accordo tra le società inglesi e americane, non è un fatto che rimane isolato alla Persia: esso implica delle conseguenze molteplici sul piano strategico e politico dei problemi del Medio Oriente. Anzitutto l’accordo costituisce un legame ancora più stretto che per il passato tra la Gran Bretagna e gli Stati Uniti: in particolare, esso rappresenta un aumento considerevole degli interessi americani nel vicin Oriente. Fino a ieri gli Stati Uniti si erano limitati a partecipare ai benefici dello sfruttamento dei petroli dell’Iraq e della Persia, lasciando agli inglesi tutto il carico e la responsabilità di condurre presso i governi feudali di quei paesi la politica che loro sembrasse necessaria per la protezione degli interessi comuni. Oggi il peso della responsabilità della direzione politica degli affari angloamericani si sposta verso questi ultimi. Gli Stati Uniti, assumendosi il peso della costruzione di un oleodotto di 1.600 chilometri di lunghezza attorno al quale verranno a convergere tutti i loro interessi petroliferi Medio Oriente, da quelli dell’Iraq a quelli della Arabia Saudita, non potranno vedere che sotto un altro punto di vista certi problemi orientali che prima della guerra li interessavano solo da un punto di vista commerciale. È soprattutto il problema della Palestina che subirà le prime modificazioni proprio in considerazione del fatto che l’oleodotto sboccherà ad Haifa.

[…] La cosa che più interessata [?] al governo britannico raggiungere con la firma di questo accordo, era la collaborazione degli Stati Uniti alla politica inglese nel Medio Oriente ed anzitutto a quella verso la Palestina e l’Egitto: se l’oleodotto anglo-americano sboccherà ad Haifa nel Mediterraneo occorreranno delle corazzate per «proteggere» il petrolio e nessuno dei due alleati potrà perciò più volere l’indipendenza di quei paesi. Gli americani in particolare dovranno smettere di fare «i protettori» degli ebrei nella questione della immigrazione di questi in Palestina, se non vorranno perdere l’alleanza con quei capi arabi che hanno concesso che l’oleodotto attraversi i loro territori.

Gli affari e la politica dei trust che si ripercuotono a distanza sull’accordo anglo-americano per il petrolio persiano non fa soltanto salire le azioni della Anglo-Iranian Company a Londra, ma provoca anche «l’offensiva» del generale Barker in Palestina e le fucilazioni dei democratici dell’Azerbaigian nelle vie di Tabruz.

GABRIELE DE ROSA


Cap. 4

  Top ↑ 28.1.1947 ↓  c. 2 →  plus

La conferenza per la Palestina
l’Unità,
28 gennaio 1947
Martedì, p. 2

Londra, 27. - Ha avuto inizio oggi la conferenza per la Palestina. Vi partecipano, oltre ai rappresentanti del governo britannico, i delegati arabi e una missione sionista ebraica. Il capo arabo, Jamal Husseini, nel suo discorso, ha esplicitamente respinto ogni aspirazione degli ebrei circa la creazione di una entità statale in Terrasanta.


Cap. 5

  Top ↑ 29.1.1947 ↓  c. 2 →  plus

Tel Aviv è stata occupata da una divisione aviotrasportata

l’Unità, ed. Nazionale
29 gennaio 1947
Mercoledì, p. 1

Titoli: L’offensiva inglese in Palestina. Tel Aviv è stata occupata da una divisione aviotrasportata. “Col sangue e col fuoco Giuda è caduto: col sangue e col fuoco si risolleverà”, annunciano i terroristi ebrei.

GERUSALEMME, 28. All’alba di questa mattina la città ebraica di Tel Aviv è stata occupata in forze dalla sesta divisione aviotrasportata inglese. Le autorità militari hanno imposto il coprifuoco per tempo indeterminato. Le perquisizioni delle abitazioni per ricercare il giudice Ralph Windham, rapito ieri dai terroristi ebrei mentre si trovava nel suo ufficio al tribunale continuano sistematicamente.
Il maggiore […] Collins dell’esercito britannico, che era stato rapito da terroristi ebrei due giorni fa, è stato rimesso stasera in libertà. L’annuncio è stato dato da un portavoce della Agenzia Ebraica in seguito a comunicazione ricevuta direttamente dalla sede clandestina dell’Irgun. Una radio clandestina ebraica avvertiva però contemporaneamente che tale «clemenza» non era il risultato delle minacce militari formulate dalle autorità inglesi bensì la immediata conseguenza del raggiungimento degli scopi cui miravano i terroristi: la sospensione della condanna a morte del terrorista Dov Gruner, condannato a morte dalle autorità britanniche. «Col sangue e col fuoco Giuda è caduto; col sangue e col fuoco si risolleverà», ha ammonito ancora l’emittente clandestina.

Si apprende intanto da Londra che parlando oggi ai Comuni a proposito del rapimento del maggiore Collins e del giudice Wandham da parte di terroristi ebrei, il Ministro delle Colonie Arthur Creech Jones ha affermato che «la piega recentemente presa dagli avvenimenti può condurre alla decisione da parte britannica di porre la Palestina sotto un completo controllo militare, con tutto ciò che questo comporta».


Cap. 6

  Top ↑ 29.1.1947 ↓  c. 2 →  plus

Feroce caccia all’uomo degli inglesi a Tel Aviv 

l’Unità, ed. Piemontese
29 gennaio 1947
Mercoledì, p.1


Titoli: Gravissima situazione in Palestina. Feroce caccia all’uomo degli inglesi a Tel Aviv.

Gerusalemme, 28 gennaio. – Nelle ultime ventiquattro ore, in seguito al rapimento del maggiore Collins e di un magistrato britannico da parte dell’Irgun, la situazione si è improvvisamente aggravata in tutta la Palestina. Le truppe britanniche hanno occupato militarmente la città di Tel Aviv, mentre forti reparti di polizia hanno iniziato una vera e propria caccia all’uomo nel tentativo di scoprire gli autori dall’audace rapimento effettuato ieri. Innumerevoli case sono state perquisite, senza però ottenere alcun risultato.

Malgrado la Irgun abbia annunciato il rilascio del maggiore Collins, non è stato tolto il rigido coprifuoco e le truppe inglesi, in pieno assetto di guerra e con un imponente spiegamento di forze, continuano le loro operazioni. L’alto commissario per la Palestina Cunningham ha comunicato che, a meno che non venga rilasciato anche il giudice rapito ieri, alcune zone verranno tenute sotto un permanente controllo militare.

Tutti i cittadini britannici residenti a Tel Aviv hanno abbandonato oggi la città in seguito ad un invito di recarsi in cerca di un rifugio sicuro, rivolto loro dalla radio governativa palestinese. Circa 100 funzionari britannici e le loro famiglie si sono trasferite nella vicina colonia agricola di Sarona, che è fortemente presidiata da reparti britannici.

All’ultima ora si apprende che anche il giudice è stato rilasciato da Irgun Zwei Leumi.



Cap. 7

  Top ↑ 2.2.1947 ↓  c. 2 →  plus

I cavalli di frisia appaiono in Palestina
l’Unità,
2 febbraio 1947
Domenica, p.1


Titoli: “Carta bianca" contro gli ebrei. I cavalli di frisia appaiono in Palestina. Mentre donne e bambini iniziano l’evacuazione della Terrasanta, Churchill chiede aiuto agli S. U.

GERUSALEMME, 1. – Migliaia di civili britannici dell’amministrazione inglese in Palestina sono affluiti nella giornata di ieri e di oggi nei centri di raccolta di Sarafand e Haifa in vista dell’imminente rimpatrio deciso dalle autorità di Londra 24 ore prima della prevedibile proclamazione della legge marziale.

L’Alto comminano per la Palestina Sir Alan Cunningham ha riunito nel pomeriggio di oggi nel suo ufficio i più alti funzionari della amministrazione palestinese per concertare un piano di azione in vista di imminenti operazioni di polizia su vasta scala contro la resistenza nazionalistica ebraica.

Arresti in vista

Ferrvono ovunque i preparativi militari: truppe inglesi hanno steso frettolosamente siepi di filo spinato attorno agli edifici di maggiore importanza della Palestina nonché alle installazioni militari ed ai punti strategici del paese. Gerusalemme è percorsa da sbarramenti di reticolati secondo una pianta apparentemente capricciosa preparata tre mesi fa in vista di una situazione di emergenza.

Tutti i campi di concentramento e le prigioni della Terrasanta sono stati attrezzati in vista di un imminente afflusso di prigionieri ed internati a seguito degli arresti che si prevedono verranno effettuati in massa nelle prossime 48 ore.

La decisione del governo britannico di far evacuare dalla Palestina i civili ha suscitato un forte allarme nella popolazione locale: tale provvedimento infatti viene interpretato come l’inizio di una vasta offensiva armata contro il terrorismo ebraico e fa ritenere che le autorità militari britanniche abbiano avuto carta bianca nelle future operazioni tendenti a domare le associazioni clandestine.

Stanley chiede una «politica risoluta»

Tali supposizioni hanno ricevuto conferma dal dibattito tenutosi ieri alla Camera dei Comuni nel corso del quale Oliver Stanley, ex ministro delle Colonie nel gabinetto Churhill, ha chiesto una politica energica e risoluta che chiuda l’era delle umiliazioni in Palestina.

Dal canto suo W. Churchill, dopo aver dichiarato che l’Inghilterra «non può assolutamente sopportare la responsabilità di evitare la guerra civile in Palestina tra arabi ed ebrei», ha affermato che o tale responsabilità dovrà essere sostenuta dall’ONU oppure il Governo inglese dovrà chiedere agli Stati Uniti di unirsi alla Gran Bretagna, a parità di condizioni, nello svolgimento di una politica comune palestinese e con una comune partecipazione negli spargimenti di sangue, negli odii, nei disordini e nei fastidi.

Come è noto, la tesi esposta dal leader conservatore è stata già in gran parte attuata dal governo britannico, il quale ha controinteressato attraverso trattative petrolifere nell’Iran e nell’Irak, il governo degli Stati Uniti alla sua politica nel Medio Oriente, onde ricevere un appoggio sostanziale in Palestina, nel cui territorio dovrà sboccare il grande oleodotto che porterà il petrolio americano dall’Iran al Mediterraneo.

Gli arabi approvano

I primi commenti raccolti negli ambienti americani sul discorso pronunciato da Churchill sono tuttavia decisamente sfavorevoli. Molti membri del Congresso americano hanno dichiarato che gli Stati Uniti non possono accollarsi impegni tanto gravi come quelli derivanti dall’amministrazione della Palestina e che la soluzione migliore sarebbe quella di trasferire alle Nazioni Unite il mandato britannico sulla Palestina.

Le notizie riguardanti le decisioni britanniche in merito alla Terra Santa sono state accolte con particolare favore negli ambienti arabi. Il dr. Fadil Jamali, Ministro degli Esteri dell’Irak, ha dichiarato che nelle misure prese dalle autorità militari britanniche egli scorge «il primo passo verso il ristabilimento dell’ordine in Palestina, condizione di ogni soluzione della questione palestinese».

A Londra è stato dichiarato ufficialmente che le disposizioni prese dalle autorità militari inglesi [?] l’evacuazione dei civili (e l’inizio di una nuova offensiva entiebraica) non ha nulla a che vedere con la recente conferenza anglo-araba.


Cap. 8

  Top c. 1 ↑ 4.2.1947 ↓  c. 3 →  plus

La Gran Bretagna contro il popolo ebraico
La Palestina sarà messa a ferro e fuoco dagli inglesi? 

l’Unità, ed. piemontese
4 febbraio 1947
Martedì, p. 1

Gerusalemme, 3 febbraio. – Da alta fonte governativa britannica si apprende che la esecuzione capitale del terrorista ebraico Dov Gruner, attesa per la giornata di domani, non avrà luogo «ancora per alcune settimane».

Nonostante tale notizia, nessun sintomo di distensione è stato notato nel paese. Da molte parti si ritiene che la legge marziale debba essere proclamata in Terra Santa non appena portato a termine l’evacuazione delle donne e dei bambini britannici inizi in questi giorni. In tal modo diventerebbe più facile alle forze armate britanniche prendere le misure atte a reprimere le rappresaglie dei gruppi di resistenti ebrei, che è facile prevedere, faranno seguito all’esecuzione di Gruner. Il giovane, nonostante la tragica sorte che lo attende, sembra tuttora determinato a non interporre appello.

Nel frattempo il giudice supremo dell’alta corte britannica, Sir William Fitzengerald, ha respinto la richiesta del difensore di Gruner, il quale aveva fatto istanza per l’emanazione di un decreto [?], simile all’«Habeas Corpus».

Secondo notizie non confermate si apprende inoltre che l’alto commissario britannico sia per lanciare un ultimatum alla agenzia ebraica, in base al quale essa dovrebbe cessare le sue attività estremiste oppure disciogliersi, senza di che l’esercito applicherebbe la legge marziale.

Una disposizione che conferma le drastiche decisioni della Gran Bretagna, e che non può che lasciare perplesso tutto il mondo è stata poi adottata nei confronti dei corrispondenti stranieri in Palestina. È stato infatti ordinato a tutti i giornalisti, compresi quelli inglesi, di lasciare la Palestina. Evidentemente Cunningham vuole avere mani libere e Bevin non vuole avere persone che possano causargli critiche. Separata dal mondo, la Palestina può diventare un inferno senza che nessuno se ne accorga. E gli inglesi evidentemente si sono posti su questa strada.


Cap. 9

  Top c. 1 ↑ 5.2.1947 ↓  c. 3 →  plus

La spartizione della Palestina decisa dalla Gran Bretagna

l’Unità,
5 febbraio 1947
Mercoledì, p. 1

Titoli: La politica coloniale di Bevin. La spartizione della Palestina decisa dalla Gran Bretagna.

LONDRA. 4. – Fonte governativa bene informata ha reso noto, secondo quanto scrive l’A. P. che il governo britannico ha deciso oggi un nuovo progetto in base al quale la Palestina viene divisa in due distinti territori, uno arabo ed uno ebreo, entrambi sotto il controllo della Gran Bretagna, potenza mandataria.

Nel caso che il progetto britannico venisse respinto dall’Agenzia ebraica le forze armate inglesi in Palestina inizierebbero l’offensiva generale contro gli israeliti. Il governo britannico, apprende la Reuer,  verrà convocato domani o posdomani per ascoltare la proposta di Bevin sulla questione palestinese. Tale decisione verrà quindi comunicata ai rappresentanti arabi alla Conferenza di Londra sulla Palestina.

Intanto è stato reso oggi noto il testo della lettera-ultimatum inviata dal governo britannico della Palestina all’Agenzia ebraica: l’ultimatum invita l’Agenzia ebraica a schierarsi a fianco delle forze militari britanniche contro le organizzazioni clandestine ebraiche che conducono la lotta terroristica contro gli inglesi.

Il terrorista Groner, che doveva essere impiccato una settimana fa, ancora oggi si è rifiutato di firmare la domanda di grazia. L’esecuzione della sua condanna a morte dovrebbe aver luogo pertanto il 13 febbraio prossimo.

Cap. 10

  Top c. 1 ↑ 7.2.1947 ↓  c. 3 →  plus

La Palestina sarà trasformata in una gigantesca Belsen

l’Unità, ed. piemontese
7 febbraio 1947
Venerdì, p. 1

Gerusalemme, 6 febbraio. – Dopo che l’Agenzia ebraica ha respinto l’ultimatum del comando britannico e dopo il rifiuto della comunità ebraica palestinese di collaborare con le autorità britanniche per la «repressione del terrorismo» è ormai tramontata ogni possibilità di poter evitare l’applicazione della legge marziale. L’ultimatum inglese scade lunedì.

Dato l’atteggiamento sia dell’agenzia ebraica sia del Vaad Leumi (consiglio nazionale ebraico) si ritiene che per quella data non si avrà alcun mutamento nella situazione. Pertanto la promulgazione della legge marziale in Palestina, qualora non intervenga ciò che le stesse previsioni più ottimistiche definiscono come un miracolo, è prevista per lunedì sera. Le autorità inglesi hanno preso tutte le disposizioni necessarie.

Fonti molto attendibili hanno rifornito oggi che il governo che il governo britannico si ripromette di annunciare martedì prossimo la sua decisione d’istituire in Palestina la «Terra d’Israele» e cioè un territorio destinato agli ebrei, assegnando le zone rimanenti del paese agli arabi. Le fonti stesse hanno precisato che la spartizione avrò rigorosa esecuzione.

Per la stessa giornata di martedì – stando alle dichiarazioni delle fonti medesime – è prevista l’impiccagione di Gruener, il quale, si può dire, stia vivendo minuto per minuto in seguito alla proroga a tempo indeterminato concessa dalle autorità militari britanniche all’esecuzione della sentenza di morte.

La spartizione della Palestina in due zone, ebrea e araba, sarà accompagnata – a quanto si apprende – da una netta presa di posizione antiebraica delle autorità britanniche, le quali proclameranno la legge marziale e il coprifuoco e probabilmente anche lo scioglimento delle organizzazioni ebraiche.

Frattanto, in una sua trasmissione in lingua inglese, diffusa successivamente in francese,  in italiano ed in russo, il comando segreto dell’Irgun Zwai Leumi ha reso noto a tutti i popoli amanti della libertà che la resistenza ebraica non disarmerà davanti alla violenza.

Cap. 11

  Top c. 1 ↑ 26.2.1947 ↓  c. 3 →  plus

L’Agenzia ebraica è “dominata da New York”

l’Unità, ed. piemontese
26 febbraio 1947
Mercoledì, p. 1

 Titoli: La Palestina divide gli Anglo-sassoni. Attacchi di Bevin a Truman. Le dichiarazioni ai Comuni. L’Agenzia ebraica è “dominata da New York”, dice Bevin.

LONDRA, 25. – Il ministro degli esteri inglesi ha apertamente attribuito il fallimento dei negoziati tra arabi ed ebrei, per risolvere il problema della Palestina, all’atteggiamento della Comunità ebraica degli Stati Uniti ed a manovre a sfondo elettoralistico in quel paese.

Bevin, prendendo la parola oggi ai Comuni, ha detto, senza giri di parole, che la famosa dichiarazione di Truman in favore dell’immediata ammissione di centomila ebrei europei in Palestina è scaturita da «rivalità elettorali» interne degli Stati Uniti che l’allora Segretario di Stato Byrnes fu sollecitato ad intervenire perché tale dichiarazione non fosse pubblicata, ma rispose che, in caso di mancata pubblicazione di tale dichiarazione, il Governatore Dewey di New York (conorrente elettorale di Truman) avrebbe diramato «un comunicato di concorrenza»; che la Agenzia ebraica, «considerevolmente dominata da New York», si è rifiutata di partecipare alle conversazioni londinesi, causando così il loro fallimento. […]


Cap. 12

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Battaglia sulla Palestina tra Inghilterra e S. U.

l’Unità
27 febbraio 1947
Giovedì, p. 1

Titoli: Battaglia sulla Palestina tra Inghilterra e S. U. “Stupido”, grida Sol Bloom a Bevin. Le dichiarazioni del Ministro inglese hanno fatto negli S. U. l’effetto di una bomba. La Casa Bianca tace. Una “sciagurata menzogna…

WASHINGTON, 26. – Le dichiarazioni fatte ieri dal Ministro degli Esteri inglese Bevin sulla questione palestinese e sulle responsabilità di Truman per il fallimento delle trattative con gli ebrei hanno prodotto in America l’effetto di una bomba.

Il deputato Sol Bloom, già Presidente della Commissione parlamentare per gli affari esteri, appena conosciuto il testo delle dichiarazioni di Bevin, è esploso in un triplice «Stupido, stupido, stupido», all’indirizzo del Ministro britannico.

I giornali sono usciti con insoliti titolo alti quattro centimetri, diffondendo la sensazione che una grossa battaglia diplomatica sia in atto tra Londra e Washington. Nei circoli ufficiali della capitale americana si mantiene però un silenzioso riserbo sulle dichiarazioni che attribuiscono a Truman tutte le responsabilità per il fallimento dei negoziati tra inglesi ed ebrei.

Anche la Casa Bianca si mantiene per il momento estranea alla rumorosa reazione dell’opinione pubblica ed altrettanto ha fatto Dewey, il governatore di New York, le cui intenzioni, favorevoli all’immigrazione ebraica, manifestate durante la campagna elettorale, avrebbero condotto Truman ad anticipare le sue dichiarazioni.

Un deputato democratico di New York, Celler, ha dichiarato che le asserzioni di sono «una sciagurata menzogna», «Bevin – ha osservato Celler – ha in verità soltanto bisogno di trovare delle scuse per la sua miserabile condotta e per la continuazione della nefasta politica inaugurata nel 1939 con il libro Bianco di MacDonald, che batté sulla faccia degli ebrei perseguitati le porte della Palestina».

Anche la stampa palestinese ebraica si scaglia violentemente contro Bevin. «Il Presidente Truman – afferma il Palestine Post – ha ora il diritto di chiedere alla Gran Bretagna quale politica sarà seguita nei riguardi della Terra Santa».


Cap. 13

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I pozzi di Haifa preda delle fiamme

l’Unità
2 marzo 1947
Domenica, p. 1

 Titoli: Il terrore in Palestina. I pozzi di Haifa preda delle fiamme. Il Circolo ufficiali di Gerusalemme salta in aria. Imminente offensiva britannica.

GERUSALEMME, 1. –  È giunta notizia che i depositi di petrolio di Haifa  sono in preda alle fiamme
e pare che le esplosioni abbiano prodotti alcuni morti e feriti. Ad Haifa è stato proclamato il coprifuoco.

Questo grave incidente è posto in relazione all’atto terroristico avvenuto nel pomeriggio di oggi a Gerusalemme.

Come è noto alle ore 13,13 di questo pomeriggio una violenta esplosione si è verificata noi circolo Goldschmidt per ufficiali britannici ad opera di terroristi ebrei.

Secondo i primi accertamenti,  16 ufficiali sono morti nell’attentato ed altri 17 sono feriti.

La Reuter apprende da fonte degna di fede che è imminente l’inizio della «cooperazione hippo» ossia dell’attuazione del piano preparato dal Maresciallo Montgomery per l’offensiva contro il terrorismo in Palestina.




Cap. 14

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La legge marziale in Palestina

l’Unità, ed. Nazionale
4 marzo 1947
Martedì, p. 1

Titoli: La legge marziale in Palestina. Una bambina e un reduce uccisi nelle vie di Gerusalemme.

GERUSALEMME, 3. — Le prime vittime della legge marziale , proclamata ieri in Palestina,  sono una bambina di 4 anni ed un ciclista ebreo, colpiti i dal fuoco delle truppe britanniche. La versione ufficiale inglese rende noto che l’uccisione della piccola ebrea, Ketty Schalon, è dovuta ad una fatale circostanza. Il padre della bambina infatti, durante il coprifuoco, stava per lasciare la sua abitazione. Contro di lui, da parte delle pattuglie inglesi, sarebbero stati sparati alcuni colpi di arma da fuoco, che avrebbero colpito invece il balcone della casa ferendo la madre della Ketty ad una gamba. Il rimbalzo di una pallottola colpiva, successivamente la bambina alla nuca.

L’altro morto è un ex-combattente, ebreo, di 30 anni, che circolava in bicicletta su una strada principale di Tel Aviv due ore dopo l’inizio del coprifuoco. Il quartiere ebraico gerosolimitano di Mea Shearim e le sue  vicinanze sono stati oggetto ieri stesso di un rastrellamento intensivo, metro per metro, effettuato dai fanti della nona brigata britannica.


L’approvvigionamento delle 15 mila famiglie ebree bloccate dal coprifuoco è diventato difficilissimo, ma assai più grave è la mancanza, o quanto meno la deficienza di acqua che è dovuta in gran parte, al fatto che le truppe britanniche nel corsoo delle  loro perquisizioni hanno bucato i serbatoi posti sulle terrazze delle case.

Secondo le rivelazioni  delle autorità militari, i rastrellamenti finora eseguiti hanno portato alla scoperta di «considerevoli quantitativi» di armi e di munizioni, specialmente a Tel Aviv. In questa città, non meno di 350 mila ebrei sono da ieri completamente tagliati fuori dal resto del mondo per effetto della applicazione della legge marziale,

Il generali inglese Davis, interrogato dai giornalisti, ha dichiarato che la durata dell’applicazione della legge marziale è subordinata all’esito delle operazioni in corso delle truppe britanniche. Si apprende intanto da New York che il segretario generale dell’ONU, Trygye Lie, sta esaminando un progetto in base a cui le Nazioni Unite verrebbero invitate a nominare una commissione speciale incaricata di studiare il problema palestinese e di presentare le proprie raccomandazioni nella sessione di settembre dell’Assemblea Generale.


Cap. 15

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Guerra in Palestina

l’Unità, ed. Piemontese
4 marzo 1947
Martedì, p. 1

Titoli: Lacrime e sangue in Terrasanta. Guerra in Palestina. Alla «caccia all’ebreo» l’Irgun risponde intensificando la lotta contro le truppe inglesi.

New York, 3 marzo. – Il segretario generale dell’U.N.O. Trygye Lie sta elaborando un progetto secondo il quale la questione palestinese verrebbe esaminata dal massimo consesso delle nazioni per direttissima, in modo da evitare ogni perdita di tempo ed interferenze esterne, nominando una speciale commissione incaricata di studiare il problema palestinese.

Pare che questi provvedimenti vengano presi in conseguenza delle raccomandazioni dell’Unione Sovietica, intese ad evitare un prolungarsi della spaventosa situazione nella quale sta dibattendosi la popolazione ebraica e quella araba in Terrasanta in conseguenza delle durissime misure prese dalle truppe d’occupazione britanniche.

Infatti in tutta la Palestina nelle ultime 48 ore la situazione è ancora andata aggravandosi. Dopo la proclamazione della legge marziale e del coprifuoco in tutto il territorio, si è aperta una vera e propria lotta senza quartiere fra l’indifesa popolazione ebraica e le truppe britanniche d’occupazione.

Una bambina di quattro anni è stata uccisa a fucilate di fronte agli occhi del padre mentre questi usciva di casa a Gerusalemme. Pure a Gerusa- […] cessazione del coprifuoco, un civile ebreo è stato ucciso da alcuni soldati britannici di guardia all’Hotel Postes. L’ucciso era un reduce dell’esercito britannico.

Il rifornimento della città in stato d’assedio avviene in modo assai precario, tanto che le popolazioni sono già minacciate dalla fame se i viveri continueranno a scarseggiare. Particolarmente duro è il coprifuoco imposto a Tel Aviv, la città ebraica della Palestina, dove le truppe della prima divisione britannica pattugliano incessantemente le strade. Anche il quartiere operaio di Gerusalemme è particolarmente sorvegliato.

Ma le organizzazioni ebraiche non subiscono passivamente i soprusi britannici. La «Irgun Zwai Leumi», dopo una serie di attentati che hanno causato gravi perdite agli inglesi, ha diramato un comunicato in cui afferma che «questo non è che l’inizio della guerra».

La «Irgun Zwai Leumi», infatti, ha compiuto un riuscito attentato contro il club degli ufficiali britannici a Gerusalemme, in cui almeno 20 soldati inglesi sono rimasti sepolti sotto le macerie. Ad Haifa cinque esplosioni si sono verificate nella serata di ieri; i depositi di petro- […].




Cap. 16

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Guerra ad oltranza in Palestina

l’Unità, ed. Piemontese
7 marzo 1947
Venerdì, p. 1
Gerusalemme, 6 marzo. – La terribile situazione palestinese incomincia a far sentire il suo peso su tutta la popolazione civile, costretta a vivere nelle città come in campi assediati. Le continue incursioni della polizia britannica sempre maggiormente innervosita per l’inafferrabilità dei capi delle organizzazioni di resistenza ebraiche, rendono ancora più difficile la vita nei quartieri ebraici di Tel Aviv e Gerusalemme.

Le truppe inglesi continuano ad adottare sistemi estremamente drastici nella loro caccia all’uomo per scoprire le fila del movimento ebraico. Oggi sono entrati in scena i cani poliziotti per seguire le traccie di alcuni ebrei rimasti feriti nell’attacco ad un fortilizio britannico sulla strada fra Haifa e Tel Aviv.

Mentre il Quartier generale britannico proclama di aver catturato 25 capi dell’organizzazione di resistenza ebraica e di averli inviati per aereo nelle carceri di Nairobi, la Irgun Zwei Leumi continua nella sua opera di sabotaggio. L’edificio dell’esattoria delle imposte di Haifa è saltato in aria con un enorme fragore, autocarri militari britannici sono stati attaccati ed incendiati.





Cap. 17

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Estrema tensione in Palestina.
Cinquanta vittime in 5 giorni di disordini

l’Unità, ed. piemontese
5 dicembre 1947
Venerdì, p. 1

Gerusalemme, 4 dicembre. - Da notizie non ancora ufficiali sembra che da domenica mattina a mezzogiorno di oggi le vittime dei disordini in Palestina siano 25 ebrei e 14 arabi. Questa mattina un arabo e un ebreo sono stati uccisi nella zona di Tel Aviv-Giaffa ed un ebreo è rimasto ferito da colpi di arma da fuoco nella città vecchia di Gerusalemme.

Si apprende frattanto da Bagdad e dal Cairo che violente manifestazioni antiamericane ed antibritanniche sono state inscenate da gruppi di studenti.

La situazione in Palestina e in tutto il mondo arabo continua a rimanere tesa anche a causa dell’opera propagandistica di agenti provocatori dell’Intelligence Service.


Cap. 18

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Qualcuno soffia sul fuoco.
La Lega araba decisa
a proclamare la guerra santa

l’Unità, ed. piemontese
9 dicembre 1947
Martedì, p. 1
Gerusalemme, 8 dicembre.

La Lega Araba, il massimo organismo della feudalità araba,  e che rappresenta gli interessi dei piccoli monarchi, dei “ras” e dei grossi proprietari terrieri in tutto il mondo arabo, pare sia decisa a dichiarare la «guerra santa» contro gli ebrei in Palestina, allo scopo di impedire la spartizione della Terra Santa che costituirebbe un duro colpo per loro e per gli interessi dell’Inghilterra, la potenza che, dalla fine della guerra, ha sempre ispirato la politica cosiddetta «araba».

Al Cairo oggi i primi ministri di sette stati arabi hanno tenuto consiglio di guerra per preparare i piani dettagliati per la “Jehad”, la guerra santa, e per studiare l’opportunità di un’azione degli eserciti regolari al fianco delle armate irregolari. Trampolino delle operazioni dovrebbe essere la Siria, dove sono stati già ammassati notevoli contingenti di volontari. Naturalmente si deciderà di rinviare l’azione armata fino a quando gli inglesi non avranno lasciata la Palestina.

È chiaro che dietro alle quinte agisce qualche “longa manus” dell’Intelligence Service.

Le proposte dell’UNO per la spartizione della Palestina, sono state infatti come è noto accolte con grande gioia dagli ebrei palestinesi [?] sono sobillati da agenti provocatori stranieri che soffiano sul fuoco.

Oggi ad esempio è stato assassinato un alto ufficiale della Hagana a poca distanza da Tel Aviv ed a brevissima distanza da un posto di blocco britannico. Alcuni arabi, ben nascosti, hanno fatto fuoco su di lui facendo uso di armi automatiche. In altre località sono state sparate raffiche di mitra automatiche o lanciate bombe a mano contro autobus carichi di ebrei. Si sono lamentati 2 morti e 4 feriti.

Frattanto pare accertato che il 15 maggio la Gran Bretagna intenderebbe rinunciare al proprio mandato sulla Palestina, mentre le prime evacuazioni avrebbero inizio fra 15 giorni.



Cap. 19

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Palestina: chi attizza il fuoco.
Scoperta una strana storia
di franchi tiratori “indipendenti” 

l’Unità, ed. piemontese
25 dicembre 1947
Giovedì, p. 4
(Nostro servizio particolare)

Gerusalemme, 24 dicembre.

Dopo quasi due settimane di dimostrazioni e di violenze, la tensione in Palestina accenna, ma forse solo apparentemente, a diminuire, mentre in tutto il mondo arabo la situazione continua a rimanere la stessa. Le cabile arabe sono in fermento dall’Iran alla Transgiordania e nelle grandi città dell’Egitto e della Siria.

Un comunicato minaccioso.

I capi dei Governi arabi, la Lega araba, il Concilio degli Ulema (i “saggi dell’Islam”) non lasciano passare giorno senza buttare nuovo olio sul fuoco, dopo aver proclamato la Jihad, la guerra santa, ieri, terminate le sedute “segrete” al Cairo, la lega araba ha diramato un comunicato nel quale afferma che è stato «raggiunto un accordo completo per impedire con tutti i mezzi la spartizione della Palestina» e che è stato nominato un «comandante in capo delle operazioni per liberare la Palestina». Il comunicato è estremamente minaccioso nel suo contenuto ed è redatto con un tono agitatorio tale da lasciare perplessi. È evidente che la Lega araba sta cercando con tutti i mezzi di suscitare un’ondata nazionalistica e razzista mentre si incominciano a raccogliere prove che non esita a ricorrere ad altri mezzi per trascinare le masse arabe ad usare le armi ed a provocare la guerra civile in Palestina.

Oggi, fra Giaffa e Tel Aviv è stata scoperta l’esistenza di gruppi provocatori, i quali, agendo all’insaputa delle comunità arabe ed ebraiche, hanno causato i sanguinosi scontri dei giorni scorsi. I capi della Hagana e delle organizzazioni militari arabe, giunti ad un accordo, si sono accorti che gruppi di franchi tiratori hanno rotto la tregua d’armi, contravvenendo agli ordini impartiti da entrambi le organizzazioni. Era evidente che si trattava di elementi provocatori, e gli stessi arabi si sono offerti per rastrellare la zona. Alcuni di questi “franchi tiratori” presi prigionieri hanno ammesso di non essere cittadini palestinesi.

È prevedibile che questo primo accordo e la clamorosa scoperta fatta, segneranno l’inizio di altri tentativi del genere, intesi a riportare la pace in Terrasanta e che, se questi agenti provocatori potranno essere eliminati, vi saranno molte probabilità che non si ripetano gli incidenti dei giorni scorsi.

Pur tuttavia non si può essere ottimisti circa la situazione palestinese. L’accordo raggiunto alle Nazioni Unite è un compromesso che presenta delle gravissime deficienze, sebbene sia la sola soluzione che si potesse prospettare per la tenace resistenza da parte britannica, statunitense e francese alle proposte dell’Unione sovietica per la costituzione di uno Stato unitario arabo-ebraico, previa la completa evacuazione delle truppe britanniche.

L’appoggio, seppure tardivo, dato dalla delegazione araba a questo progetto (la proposta araba venne respinta dal delegato americano perché “presentata troppo tardi”) dimostra la bontà della tesi presentata da Gromiko, che avrebbe risolto in modo definitivo la questione palestinese. Pur tuttavia la soluzione adottata rappresenta per i popoli della Palestina un notevole passo in avanti, mentre costituisce un grave scacco per la Gran Bretagna.

Opposizione alla “guerra santa”

Con la decisione dell’UNO finisce il regime coloniale inglese, mentre i privilegi delle alte caste arabe vengono messi in pericolo dall’indipendenza concessa al popolo. I circoli arabi reazionari della Palestina e di tutto il Medio Oriente sono quindi preoccupati da questa situazione che può minacciare i regimi feudali degli Stati confinanti. Non vi è dubbio che dall’Egitto all’Iran i partiti reazionari, le cricche monarchiche e le alte gerarchie ecclesiastiche mussulmane baseranno la loro futura politica sull’unità degli arabi nella lotta contro il sionismo, onde distrarre la loro attenzione da quella contro il feudalesimo e l’imperialismo straniero che protegge i loro interessi. Ma è dubbio invece se su tale terreno saranno seguiti dalle masse arabe. A questo proposito proprio in Egitto si è registrata una prima defezione: quella del partito wafdista che ha rifiutato il suo appoggio alla “guerra santa”.

Su questo terreno quindi le caste reazionarie arabe guardano alla Gran Bretagna come alla loro naturale alleata, tanto più che si è diffusa in tutto il Medio Oriente la convinzione che il Foreign Office non si è ancora rassegnato alla perdita delle basi palestinesi e che, speculando sul sangue che si sparge in Terrasanta, speri di poter impedire l’esecuzione del piano dell’UNO.

Lo sforzo dei veri democratici in Palestina è quindi teso oggi, come per il passato, ad impedire un fatale cozzo razziale ed a promuovere l’unità arabo-ebraica che è l’unica vera difesa dei popoli palestinesi contro gli appetiti degli imperialismi coloniali. Le decisioni dell’UNO, per quanto imperfette, devono quindi essere rese di possibile attuazione anche se il compito è reso più arduo dalle gravi difficoltà economiche che presenta la spartizione della Palestina, poiché i due Stati non saranno economicamente autosufficienti, il che provocherà un abbassamento generale del tenore di vita, almeno fino a quando non giungeranno ad uno stretto accordo economico.

Insomma, è stato compiuto un grande passo in avanti, sebbene si sia ancora lontani dalla meta per la quale le masse arabe ed ebraiche avevano lottato. Se il compromesso per la Palestina non potrà essere attuato, gli unici ad averne un vantaggio saranno gli imperialisti che non attendono altro che essere nuovamente arbitri della situazione.

JOHN MEADE


dicembre 22, 2012

La questione sionista e il Vicino Oriente. – Documentazione tratta da “l’Unità”: Cronache dell’anno 1948.

Homepage della Questione sionista
L’archivio storico dell’Unità è composto dalle scansioni delle copie cartacee originali stampate dal 1924 al 2008. Le edizioni pubblicate dal 2008 in poi, già in formato digitale, sono pure gratuitamente e integralmente disponibili, a titolo gratuito la settimana successiva alla data di pubblicazione. È l’archivio completo di tutte le pagine del giornale, dalla fondazione al 2008, integralmente e gratuitamente a disposizione di tutti. Un'impresa di straordinario contenuto tecnologico che permette di accedere ai fatti di oltre 80 anni di storia attraverso ricerche per parole, date, classificazioni, suggerimenti. L’archivio storico comprende il periodo che va dalla data di fondazione del 12 febbraio 1924 fino al 2008; si tratta di oltre 500 mila pagine di giornale provenienti dalle scansioni delle copie cartacee originali e fruibili tramite il motore di ricerca. Siffatti articoli sono integrati nella nostra ricerca sulla «Questione sionista e il Vicino Oriente». Costituiscono una fonte preziosa per lo studio del rapporto fra il sionismo e la sinistra italiana nonché per il rapporti fra antifascismo e sionismo.

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Sommario: Anno 1948 de “l’Unità” → 1. Sangue in Palestina: Bevin e Truman responsabili degli eccidi. – 2. 51 morti estratti finora dalle macerie di Gerusalemme. – 3. Tragedia della Palestina. – 4. Gli arabi organizzano l’invasione della Palestina. – 5. I banchieri del petrolio dirigono la politica americana in Palestina. –  6. Il col. inglese Glubb dirige gli arabi invasori. – 7. Sotto accusa la Gran Bretagna. – 8. Alla mezzanotte di oggi l’Egitto invaderà la Palestina. – 9. Pioggia di bombe su Gerusalemme. – 10. 4375 chiama Al Maza. – 11. La responsabilità degli inglesi. – 12. Gli Stati Uniti vogliono il Medio Oriente. – 13. Per il riconoscimento dello Stato ebraico. – 14. La mozione per la pace in Palestina respinta dai satelliti degli anglo-americani. –
Indice Analitico: a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z. –  Eventi del 1948. – Altre fonti giornalistiche, periodiche o archivistiche del 1948.


Cap. 1

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Sangue in Palestina: 
Bevin e Truman responsabili degli eccidi.
l’Unità,
24 febbraio 1948
Martedì, p. 1 e 4
NEW YORK, [?] febbraio. — Gli Stati Uniti avrebbero il potere di far cessare l’ondata di morte che si è rovesciata sulla Terra Santa. Giorno per giorno, quando leggo le notizie di spargimenti di sangue in Palestina, ripenso alla mia visita laggiù meno di tre mesi fa. Io ho visto i magnifici sforzi dei colonizzatori ebrei per costruire le loro fiorenti comunità che costituirebbero un modello per l’intero Medio Oriente. Io ho visto nei  villaggi la prova che arabi ed ebrei possono vivere assieme in pieno accordo, sempre che l’odio e la discordia non vengano incitati dal di fuori. Io ho visto la ricchezza potenziale di questa antica terra, come essa mi è stata drammaticamente presentata dagli ebrei col loro lavoro quotidiano. E mi era nata la speranza che la nazione di Giudea, con l’aiuto dei fondi della Banca Mondiale si sarebbe associata alla vicina Transgiordania per lavorare allo sviluppo della valle del Giordano, per il duraturo vantaggio sia degli arabi che degli ebrei.

Quando, il 29 novembre 1947, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite decise che l’unico modo pratico ed equo per por fine alle continue lotte in Palestina era quello di dividerla nei due Stati, Arabo ed Ebraico, quelli di noi che hanno qualche fiducia nella praticità delle organizzazioni internazionali tirarono un sospiro di sollievo.

Guerra non dichiarata.

Ma da quel 29 novembre 1947 il governo britannico – senza incontrare la minima opposizione da parte americana — ha fatto tutto quanto era in suo potere per ostacolare la realizzazione del piano di spartizione della Palestina.

Esso ha combattuto una guerra non dichiarata ma effettiva contro gli ebrei, col confiscare le loro armi mentre essi erano esposti agli attacchi arabi. Ha permesso che truppe arabe, comandate dall’ex Mufti di Gerusalemme dal suo «esilio» in Egitto, assediassero la Città Vecchia di Gerusalemme, che istituissero blocchi sulle strade della Palestina e che assalissero i convoglio di rifornimenti degli ebrei.

Il governo britannico ha dichiarato bruscamente alle Nazioni Unite di entrare in Palestina prima del 1° maggio — e cioè due settimane prima dello scadere del mandato britannico e della cessione dei poteri civili.  Esso ha dichiarato alle Nazioni Unite che non avrebbe legalizzate le attuali forze difensive degli ebrei o permesso la formazione di un esercito ebraico, malgrado la Commissione delle Nazioni Unite avesse raccomandato che un tale esercito venisse organizzato.

Quando io lessi il discorso di Bevin sui suoi amici arabi — i signorotti feudali del Medio Oriente – e nella stessa pagina vidi un altro resoconto di spargimenti di sangue, mi ritornò alla mente la gente perseguitata che io avevo vista costruirsi una nuova vita in Palestina e mi sentii rabbrividire all’idea che proprio quest’uomo osasse parlare — come ha fatto così spesso — in nome della «civiltà occidentale».

La Gran Bretagna e gli Stati Arabi stanno combattendo una guerra civile contro le Nazioni Unite. E la vinceranno, a meno che gli Stati Uniti non si decidano a parlare fermamente ed immediatamente, e diano coraggio alle Nazioni Unite.


Interessi feudali

Quando si trattò di fornire armi alla Grecia e alla Turchia, gli Stati Uniti non esitarono ad agire unilateralmente. Naturalmente, invece, quando si era trattato di sostenere con le armi il legittimo governo spagnolo del 1936 gli Stati Uniti si erano rifiutati di agire. Dovrà dunque la storia ricordare che gli Stati Uniti agiscono per sostenere interessi feudali e scontati?

Quasi due anni fa, in occasione della Giornata dell’Esercito del 1946, il Presidente  Truman dichiarò che «nessuna nazione grande o piccola ha nel vicino o nel Medio Oriente interessi che non possano essere conciliati con quelli degli altri Stati attraverso le Nazioni Unite. Le Nazioni Unite hanno il diritto di insistere perché la sovranità e l’integrità dei paesi del Vicino e del Medio Oriente non vengano minacciate mediante coercizioni o penetrazioni».

Nondimeno, Truman ignorò le Nazioni Unite nel caso degli aiuti alla Grecia, e continua tranquillamente ad ignorarle. Le azioni e le  inazioni del governo americano lo rendono, cosi, altrettanto responsabile di quello britannico per il continuato spargimento di sangue in Terra Santa.

Il governo americano sta distruggendo tutte le capacità di stabilire una pace duratura che sono a disposizione delle Nazioni Unite.

Dal momento che hanno portato il voto decisivo per la spartizione della Palestina,  gli Stati Uniti hanno oggi il dovere di far pesare tutta la propria forza in favore di questa decisione. Noi dobbiamo far sapere immediatamente agli inglesi che gli Stati Uniti non daranno loro più un soldo fino a quando essi non avranno adempiuto ai loro doveri nei riguardi della Palestina. Noi dobbiamo insistere perché inglesi smettano di fornire armi agli arabi in tutto il Medio Oriente. Io sarei felice di vedere che le Nazioni Unite agissero per fermare la fornitura di armi a qualsiasi nazione in tutte le parti del mondo; ma sopratutto io condanno un sistema che impedisce di rifornire gli Ebrei, mentre incoraggia i rifornimenti agli Arabi.

Gli Arabi ed i loro campi petroliferi non debbono essere lo scopo di una guerra — fredda o calda che sia — degli anglo-americani contro la Russia. Qualsiasi azione diretta a sabotare la decisione delle Nazioni Unite per uno Stato Ebraico,  per tenersi amici i popoli musulmani con i loro svariati re, emiri ed effendi, è un vero oltraggio.

Io ho letto e sentito una quantità di propaganda — senza alcun dubbio ispirata dagli inglesi — secondo la quale gli ebrei di Palestina sarebbero comunisti; o secondo la quale la maggior parte degli immigranti di questi ultimi tempi sarebbero comunisti. Ho ragioni per essere convinto che questa è un’altra delle solite false  minacce rosse, fabbricate su misura nella speranza di giustificare con essa, l’assassinio. Il tentativo di usare della vernice rossa per coprire il quadro della Palestina d’oggi, è un atto criminale.

La situazione in Palestina è un riflesso di una politica estera — la politica estera degli Stati Uniti — la cui essenza è negativa. Gli elementi di pace esistono in Palestina come esistono in tutto il resto del mondo. Vi sono popoli, grandi masse di popoli, Arabi ed Ebrei, che hanno bisogni comuni, che sono destinati a vivere in buona vicinanza e che possono essere aiutati a costruire una vita nuova, utile e prospera se soltanto noi siamo pronti a pensare su basi positive e ad agire in conseguenza e senza ritardi.
(segue)

Henry Wallace


Cap. 2

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51 morti estratti finora dalle macerie di Gerusalemme
l’Unità,
24 febbraio 1948
Martedì, p. 4

Titoli: Un mostruoso atto di provocazione. 51 morti estratti finora dalle macerie di Gerusalemme. Arabi ed ebrei dichiarano di non conoscere gli autori dell’attentato. Caccia agli inglese. Denuncia dell’Agenzia Ebraica.

GERUSALEMME, 23. Dalle ultime notizie sulla tremenda esplosione che ha distrutto l’Hotel Atlantic e ridotto a un cumulo di macerie un vasto tratto del centro d’affari ebraico di Gerusalemme, risulta che 51 ebrei sono morti e 132 sono rimasti feriti.

Questo spaventoso numero di vittime si è accresciuto durante la giornata in seguito ai conflitti verificatisi tra arabi, ebrei ed inglesi, cosicché il triste bilancio di questa «domenica nera» palestinese si chiude con un totale di 66 morti, tra cui 52 ebrei e 152 feriti.

Circa le responsabilità della mostruosa provocazione, a Gerusalemme si accusano esplicitamente gli
inglesi. Personalità arabe  hanno assicurato all’Agenzia ebraica che gli arabi non sono responsabili dell’attentato.

L’Irgun Zvai Leumi ne incolpa la polizia , e si è data alla caccia dei soldati inglesi nella  zona ammonendo che tutti gli inglesi in uniforme saranno fucilati. Dieci soldati inglesi ed un cappellano sono rimasti uccisi. A sua volta poi l’Haganah, a mezzo della sua agenzia di notizie - Palcor - dichiara che di ora in ora aumentano le prove che fanno risalire la colpa ai membri delle forze di sicurezza britannica.

L’Agenzia Ebraica per la Palestina ha presentato alle Nazioni Unite il suo primo atto ufficiale di accusa contro il governo britannico in Terra Santa attraverso un memoriale di 12.000 parole. Il documento che è stato consegnato al Consiglio di Sicurezza a e alla Commissione per la Palestina addossa l’intera responsabilità dei violenti disordini e del caos che hanno caratterizzato la situazione in Palestina in questi ultimi mesi alla Potenza mandataria. Il memoriale rileva fra l’altro che la violenza aggressiva degli arabi non è diretta contro le Nazioni Unite stesse. Il governo britannico - dice il memoriale – se non condanna, tollera la politica di aggressione araba.

Cap. 3

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Tragedia della Palestina
l’Unità, ed. piemontese
28 febbraio 1948
Sabato, p. 1
di
HENRY WALLACE

* L’articolo è già apparso nell’edizione nazionale del 24 febbraio 1948, ma fino a “ritardi”. Qui il testo prosegue. Si omette la parte già edita.
… Oltre ad usare della propria influenza per arrestare il sabotaggio inglese alle Nazioni Unite, gli Stati Uniti dovrebbero chiedere al Consiglio di Sicurezza di ordinare lo stabilimento di una forza armata difensiva ebraica, responsabile di fronte alla commissione delle Nazioni Unite per il mantenimento dell’ordine nello Stato ebraico fino a quando non sia stata creata una polizia internazionale. Noi dovremmo chiedere al Consiglio di Sicurezza di agire perché venga smessa la fornitura di armi agli Stati della Lega Araba che stanno facendo la guerra alle Nazioni Unite. Noi dovremmo chiedere al Consiglio di Sicurezza di richiedere dal governo britannico obbedienza immediata alla raccomandazione dell’assemblea generale di evacuare un porto della Palestina per permettere lo sbarco degli immigrati ebrei.

Perché gli Stati Uniti avrebbero il potere di far cessare l’ondata di morte che si è rovesciata sulla Terra Santa. Ed hanno il dovere di usarlo.



Cap. 4

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 Gli arabi organizzano l’invasione della Palestina 
l’Unità, ed. piemontese
21 aprile 1948
Mercoledì, p. 4


Bagdad, 20 aprile. – Il governo iraqueno ha deciso oggi di prestare agli arabi di Palestina un aiuto pratico, dopo aver ascoltato la relazione fatta dal generale Ismail Safwat, comandante in capo dell’esercito arabo di liberazione.

Ismail Safwat si è recato all’udienza concessagli dal Gabinetto iraqueno non appena sceso dall’aereo che da Amman, capitale della Transgiordania ove aveva avuto un colloquio con re Abdullah, lo aveva trasportato a Bagdad.

Un portavoce dell’Agenzia ebraica ha dichiarato oggi a Gerusalemme che il servizio informazioni ha notizie che gli arabi stanno predisponendo la invasione della Palestina a mezzo di forze armate regolari il 15 maggio, o immediatamente dopo.

Da Lake Success si apprende che la delegazione americana all”Assemblea generale delle Nazioni Unite ha presentato oggi, a puro titolo indicativo, un progetto di amministrazione fiduciaria della Palestina. La delegazione ha tenuto a sottolineare il fatto che non si tratta di una proposta formale ma semplicemente di una base di discussione.

Cap. 5

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 I banchieri del petrolio dirigono
la politica americana in Palestina

l’Unità, ed. piemontese
21 aprile 1948
Mercoledì, p. 4

Titoli: Loschi affari dietro Truman e Marshall. I banchieri del petrolio dirigono la politica americana in Palestina.

(Dal nostro corrispondente)

Washington, 20 aprile.
Il pubblico statunitense può sapere dai giornali e dalla radio solo ciò che piace al Dipartimento di Stato e, quindi, ai grandi gruppi capitalistici. Le notizie vengono così deformate e sovente non vengono neppure date. Questo è il caso della richiesta presentata qualche giorno fa al Congresso dal rappresentante repubblicano del Connecticut, Miller, perché fosse nominata una commissione per indagare sulla fondatezza o meno delle voci correnti sul conto di Loy Henderson, capo della Divisione per il Medio Oriente del Dipartimento di Stato, il quale è stato accusato di essersi fatto corrompere dalla Arabian-American Oil Company, conosciuta in tutto il mondo come Aramco.

È stato per primo Walter Winchell, noto commentatore della Radio, ad iniziare lo scandalo ricordando alcune dichiarazioni secondo le quali il Vice Presidente dell’Aramco, James Duce, avrebbe versato ingenti somme non solo ai rappresentanti arabi in America ma anche a Loy Henderson. Tutti sanno del resto, in America, che chi ha influito sulla cricca Henderson-Harriman-Forrestal per accantonare il piano di spartizione della Palestina è stato proprio il complesso dell’Aramco, che comprende quattro fra le più forti società petrolifere americane.

Esso infatti, messo in guardia dai capi arabi sulle dannose conseguenze che la realizzazione del piano di spartizione avrebbe potuto avere per le concessioni americane di petrolio nell’Arabia saudita e per la progettata costruzione del nuovo oleodotto con sbocco ad Haifa, si affrettava a presentare un rapporto confidenziale che il suo vice presidente James Duce consegnava nelle mani di Henerson. La cricca dei banchieri ministri entrava allora in funzione, e non senza efficacia.

Mentre Harriman e Forrestal riuscivano a convincere il Senatore repubblicano Vandenbery che gli interessi americani sui petroli americani del Medio Oriente erano più preziosi di qualsiasi deliberazione dell’ONU. Loy Henderson si affannava a dimostrare a Marshall il valore strategico e militare delle concessioni petrolifere dell’Aramco nel Medio Oriente. L’Ammiraglio Leahy, a sua volta, un’altro degli uomini che gravitano intorno al grande complesso petrolifero, metteva in atto tutta la sua influenza alla Casa Bianca, dove nella qualità di consigliere aveva già contribuito alla estromissione di Wallace e di Byrnas, e riusciva a convincere Truman della esattezza dell’argomento caro ad Henderson, e cioè che «la buona volontà di milioni di arabi ha più importanza del destino di poche migliaia di ebrei». Il che, in altre parole, significa che i dividendi del complesso petrolifero valgono il sangue che viene sparso in Palestina.

Da tutto questo è nato lo scandalo: molti si sono chiesti se la partecipazione di Henderson a questi intrighi, fomentati dagli interessi di alcuni banchieri, sia dettata dal suo stesso violento antisemitismo, dal suo odio contro le nazioni democratiche, dalle sue mire imperialistiche e dalla sua ambizione di dirigere la politica estera degli Stati Uniti, o non piuttosto da un congruo pacchetto di azioni regalatogli dall’Aramco. Ma questa curiosità legittima non verrà soddisfatta perché il Congresso non sembra disposto ad indagare sull’attività di Henderson.

Il 24 febbraio il rappresentante di New York al Congresso, Coller aveva chiesto che fosse fatta luce completa sulle attività della Divisione più filofascista del Dipartimento di Stato, quella del Medio Oriente, poiché esse potrebbero essere di natura tale da coinvolgere lo stesso Dipartimento, discreditandolo agli occhi di tutti. Egli aveva accusato tale Divisione di avere sovvertito le decisioni prese dall’ONU per la Palestina e di avere indotto il Dipartimento di Stato a fare di tutto perché le Società petrolifere del Medio Oriente non perdessero le loro fonti del Medio Oriente.

L’anno scorso il senatore Edwin Johnson aveva accusato il Dipartimento di essersi servito durante gli ultimi otto anni delle società petrolifere americane per riuscire ad ottenere sempre più vaste concessioni da sfruttare nel Medio Oriente. Il rappresentante Klein aveva dichiarato a sua volta al Congresso che era estremamente pericoloso lasciare la Divisione per il Medio Oriente nelle mani di Henderson «il cui concetto personale di politica estera, basato sull’imperialismo e sul feudalesimo, non è perfettamente consono alle tradizioni degli Stati Uniti».

Di tutti questi intrighi la stampa americana non ha però mai fatto parola ed essi resteranno nel solo ambito dei resoconti delle sedute del Congresso. Questo perché una sola quindicina è bastata per capovolgere la politica americana in Palestina, e persuadere Truman e Marshall che nulla importava di trasformare la Palestina in un campo di battaglia dove gli arabi armati dagli inglesi avrebbero avuto diritto di vita e di morte sugli ebrei, purché gli interessi americani venissero salvaguardati.

CESARE SALVINI

Cap. 6

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Il col. inglese Glubb dirige gli arabi invasori
l’Unità,
28 aprile 1948
Mercoledì, p. 1

Il col. inglese Glubb dirige gli arabi invasori. Il delegato polacco denunzia all’UNO la responsabilità britannica nella situazione palestinese. Basi aeree americane a Tripoli ed in Arabia. I combattimenti in Terrasanta.

(NOSTRO SERVIZIO PARTICOLARE)

Gerusalemme, 27 aprile. – La situazione in tutta la Palestina permane caotica e confusionaria. Le notizie si ammucchiano, il più delle volte contraddittorie fra di loro ed è difficile, in questa ridda di informazioni, avere una visione chiara dei singoli avvenimenti parziali. Ma non sono questi che oggi contano, dato che anche i combattimenti, veri e propri combattimenti, con impiego di artiglierie e di apparecchi, passano in seconda linea. Ciò che importa è lo svilupparsi graduale della situazione, che sta precipitando dalla guerriglia interna fra arabi ed ebrei ad un conflitto internazionale, che vede tutto il Medio Oriente muoversi contro gli ebrei palestinesi. Dietro alle nazioni arabe, dietro alle loro divisioni ed alle loro squadriglie aeree, dietro alle mire espansionistiche del re Abdullah sta l’imperialismo britannico. Il quale vuole difendere le sue posizioni e per questo si appoggia all’aiuto degli Stati Uniti.

Oramai gli inglesi hanno preso chiaramente posizione contro gli ebrei; oggi il commissario distrettuale britannico di Giaffa, Fuller, ha avvertito gli ebrei che se oggi continueranno ad attaccare la città araba, le truppe inglesi opporranno resistenza. Resistenza essi però non oppongono all’avanzata delle truppe della Legione araba, che hanno occupata Gerico dopo la dichiarazione di guerra al sionismo e che mirano ad impadronirsi di Gerusalemme, anche se i britannici si fanno premura di smentire queste notizie e di affermare che a Gerico si trovano solo alcune pattuglie arabe.

Mentre un contingente di truppe iraquene, forte di 8.000 uomini è partito per la Transgiordania, il ministro della difesa egiziano, Mohammed Pascià, ha accordato il permesso agli ufficiali ed ai soldati dell’esercito regolare di arruolarsi come volontari nelle truppe della Lega araba. Altre informazioni affermano però che la partecipazione egiziana alla lotta palestinese avverrebbe con oltre diecimila soldati, i quali, pur mantenendo la qualifica di volontari, sarebbero rigidamente organizzati come forze dell’esercito regolare egiziano.

All’ultima ora poi, si apprende che un ministro egiziano ha dichiarato che unità dell’esercito egiziano, ammassate al confine palestinese con mezzi blindati ed equipaggiamento moderno potranno ricevere nella settimana corrente l’ordine di entrare in campo in Palestina. Da Washington giunge notizia che il Ministero dell’aeronautica ha comunicato che prossimamente due gruppi di forze aeree americane si installeranno nel Medio Oriente: queste due nuove stazioni saranno costituite a Dharan, in Arabia, ed a Tripoli.

Interessanti particolari si apprendono frattanto sulla Legione araba: questa è attualmente lo strumento di guerra più perfetto del Medio Oriente, e conta su una forza di di circa 20 mila uomini, divisi in due divisioni corazzate. Alle due divisioni, mantenute con la spesa annua di 2 milioni di sterline fornite da Londra, si possono aggiungere, come truppe di seconda che Glubb Pascià, attuale comandante dell’esercito transgiordano, provvede a tenere in piena efficienza.

Glubb Pascià è un ufficiale britannico che ha percorso tutti i gradi, fino a quello di colonnello che attualmente riveste nell’esercito inglese, senza avere mai indossato la divisa del suo paese. Egli infatti ha trascorso tutta la sua esistenza fra i beduini del deserto, organizzandoli militarmente al servizio degli interessi britannici, ed ha fatto una rapida carriera in Transgiordania, delle cui truppe ha ora il comando.

Sui combattimenti in corso, che si svolgono accanitamente a Giaffa, e S. Giovanni d’Acri e nelle vicinanze […] Aviv per citare solo […] principali, nessun comunicato è stato emanato dai comandi delle truppe sul campo. Si sa però che le perdite sono ingenti da ambo le parti. Secondo ultime notizie truppe della «Legione araba» combatterebbero a fianco di truppe iraquene all’interno di Giaffa.

L’Haganah ha intanto ordinato la mobilitazione generale della popolazione palestinese.

M. U.


Cap. 7

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Sotto accusa la Gran Bretagna
l’Unità,
28 aprile 1948
Mercoledì, p. 1

Lake Success, 27 aprile. – Nella riunione odierna del Consiglio di Sicurezza dell’ONU il delegato Latz-Sacky, in merito alla questione palestinese ed  all’azione della Transgiordania, ha osservato che la Legione araba è tuttora sotto il comando inglese ed è l’unico esercito al mondo direttamente finanziato da un bilancio di un Paese straniero. Sacky ha accusato la Gran Bretagna di aver fatto ogni sforzo per impedire l’attuazione del progetto di spartizione.

Da Londra si apprende che domani il ministro Bevin sarà interrogato ai Comuni sulla questione palestinese.

Radio Mosca, in una trasmissione odierna, ha affermato che Gran Bretagna e Stati Uniti antepongono i loro interessi per il petrolio in Medio Oriente alla soluzione dei problemi palestinesi, ed ha confermato che l’Unione Sovietica è favorevole al piano di spartizione.


Cap. 8

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Alla mezzanotte di oggi l’Egitto invaderà la Palestina
l’Unità,
14 maggio 1948
Venerdì, p. 4

Titoli: Allo scadere del Mandato britannico. Alla mezzanotte di oggi l’Egitto invaderà la Palestina. Le responsabilità degli imperialisti angloamericani. Aspri combattimenti sono già in corso fra le truppe arabe ed ebree. –

TEL AVIV, 13. –  Dopo nove ore di discussione in una seduta a porte chiuse del governo ebraico è stato deciso che domani venerdì 14 maggio alle ore 24 venga proclamata la costituzione del nuovo stato ebraico in Palestina, che prenderà il nome di «stato di Israele».

Le organizzazioni combattenti ebraiche hanno chiamato oggi sotto le armi tutti gli uomini e le donne già militarmente addestrati e compresi nelle età fra i 18 e i 35 anni. La mobilitazione è evidentemente stata adottata in considerazione dei provvedimenti militari presi dagli stati arabi confinanti.

Continua intanto l’evacuazione degli inglesi. Il generale Mac Milan, comandante britannico in Palestina, in un suo ordine del giorno in data di ieri, stabilisce i limiti della «zona di occupazione iniglese» entro la quale si vanno ammassando le truppe destinate ad essere sgombrate. Nel suo ordine del giorno il generale Mac Milan dichiara che le truppe inglesi ancora iti Palestina verranno ritirate a ritmo celere.

Alla vigilia della partenza delle truppe inglesi dalla Terrasanta il Foreign Office ha pubblicato una dichiarazione con la quale, si tenta di gettare sulle organizzazioni ebraiche la responsabilità della situazione creata nel paese dalle manovre dell’amministrazione britannica.

Gravissima è la situazione che le truppe inglesi lasciano e la responsabilità di essa ricade in realtà sulla politica di Bevin e del governo laburista britannico. Mentre si profila minacciosa l’invasione araba già scontri sanguinosi hanno avuto luogo ovunque. Alla mezzanotte e un minuto, hanno annunciato capi degli eserciti arabi che attendono alla frontiera palestinese, le truppe egiziane, siriane, irakene, libanesi, transgiordane e yemenite penetreranno nel paese per impegnare una sanguinosa guerra contro il sionismo. Questa è la situazione che gli imperialisti, partendo dalla Terrasanta, lasciano nel paese.

A Tel Aviv l’Haganah ha annunciato stasera a tarda ora che la colonia ebraica di Kfar Etzion, nei pressi di Hebron, a sud di Betlemme, è stata separata da un attacco arabo e che forze della legione araba sono pemetrate in Kfar Etzion stessa.

Preparandosi ad iniziare una guerra in piena regola, gii arabi hanno chiuso al traffico civile tutte le strade alle frontiere con l’Egitto, la Transgiordania, la Siria ed il Libano, e gli ebrei, da parte loro. hanno posto sbarramenti sulle strade arabe che sfociano nella zona dello stato ebraico.

Forze d’esplorazione della Irgun Zvai Leumi hanno occupato la notte scorsa in territorio arabo, otto villaggi, compreso Beisan.

Intanto,  all’O.N.U. la delegazione americana e quella inglese hanno preparato un nuovo piano, che prevede la cessazione delle attività della Commissione per la Palestina — ossia l’accantonamento «sine die» del piano di spartizione — e la nomina di un commissario da parte di un comitato internazionale. Candidato a tale carica è Harold Evans, membro della Società dei Quaccheri di Filadelfia. Al progetto si sono opposti tanto gli ebrei, quanto i delegati delle potenze che sostengono tuttora il progetto di spartizione, unica possibile soluzione della questione palestinese, la Polonia, il Guatemala e l’URSS. Il delegato sovietico ha sottolineato nel corso di un suo intervento come il progetto americano, mettendo in dubbio la legalità del nuovo governo ebraico, darà maggiore appiglio alle rivendicazioni arabe e condurrà pertanto alla guerra.

È stato poi proposto di porre Gerusalemme sotto amministrazione fiduciaria delle Nazioni Unite allo scadere del mandato. La proposta, approvata dalla sottocommissione dei Quindici, dovrà esserlo dalla commissione politica e dalla Assemblea Generale. Ress William, rappresentante di un ente religioso americano, ha accettato, con riserva, la nomina.


Cap. 9

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Pioggia di bombe su Gerusalemme
l’Unità,
27 maggio 1948
Giovedì, p. 1

Titoli: La risposta araba al “cessate il fuoco” dell’O.N.U. Pioggia di bombe su Gerusalemme. Gli ebrei, asserragliati nella città vecchia, resistono ancora. La Lega prepara l’attacco alla città nuova presidiata da centomila israeliti.

(NOSTRO SERVIZIO PARTICOLARE).

Gerusalemme, 26 maggio. – Il primo ministro siriano ha comunicato oggi a Damasco che gli arabi hanno respinto la richiesta dell’ONU per la cessazione del fuoco in Palestina. Egli ha dichiarato che la risposta degli Stati arabi al Consiglio di Sicurezza – spedita stamani – [?…]. Si rifiuta di fornire particolari, limitandosi a dire che l’appello dell’ONU è stato respinto.

Varie risposte arabe all’intimazione dell’ONU sono giunte oggi a Lake Success, e tutte concordano nel non cessare le ostilità a meno che il Consiglio di Sicurezza non imponga agli ebrei determinate condizioni, che, in pratica, corrispondono ad una resa incondizionata. In sostanza si tratterebbe dell’annullamento dello Stato d’Israele con tutte le conseguenze.

Gli Stati della Lega Araba – si apprende all’ultima ora da Lake Success – non hanno né accettato né respinto l’ordine del Consiglio di Sicurezza per la cessazione del fuoco. La loro risposta, informa il Consiglio, è che essi sono disposti a nominare una commissione che collabori con la commissione dell’ONU per la tregua in Palestina e discuta con essa i termini per la tregua stessa. Questi termini sono, come è noto, tali che non permettono neppure l’inizio dei negoziati. La risposta araba all’intimazione dell’ONU è quindi negativa, ed è evidente che la Lega prima di tentare dei negoziati, sia pure su quelle basi, vuole assicurarsi delle vittorie militari, che possano influire sulla diplomazia ebraica.

L’annuncio della risposta araba, benché questa fosse attesa, ha nondimeno provocato stupore. Nello stesso momento in cui scadeva il termine supplementare concesso dall’ONU, Abdullah si è fatto intervistare per dichiarare che le sue truppe condurranno fino in fondo l’azione militare. Gli ambienti politici e militari sono ora in attesa delle deliberazioni che prenderà il Consiglio di Sicurezza. La situazione è senz’altro grave: sei nazioni – sulle sette che hanno iniziato l’invasione – appartengono alla Organizzazione delle Nazioni Unite. Si tratta quindi di un problema che supera lo stesso conflitto palestinese, per assumere proporzioni ben più vaste.

Durante la giornata la lotta è intanto continuata incessante in Gerusalemme e sugli altri fronti. Nella città santa le sorti della battaglia sembrano volgere  a favore degli ebrei, i quali hanno inflitto gravissime perdite agli avversari, particolarmente nella zona di Latrun [?], dove i combattimenti hanno assunto un carattere di eccezionale asprezza. Immutate sono rimaste le posizioni nel quartiere di Jarrah e nella città vecchia, dove la lotta tende a stabilizzarsi e a interrarsi.

Gerusalemme è stata sottoposta ad un bombardamento indiscriminato da parte di apparecchi arabi che hanno sganciato bombe esplosive ed incendiarie. Gli arabi si preparano intanto ad attaccare la città nuova, dove 100 mila israeliti sia pure in difficili condizioni si preparano alla estrema difesa.

M. U.
Cap. 10

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4375 chiama Al Maza
l’Unità,
27 maggio 1948
Giovedì, p. 1

(DAL NOSTRO INVIATO SPECIALE).
Tel Aviv, 26 maggio. – La prova più drammatica che gli ufficiali britannici stanno dirigendo ogni fase della [?] araba in Israele è fornita dai bombardamenti terroristici su questa città. Le incursioni sono continuate ieri, sino a poche ore prima cessate il fuoco, che del resto nessuno si aspetta che venga rispettato. Ed era possibile ieri ascoltare sulle onde corte i piloti egiziani che parlavano con le loro basi mentre erano sul cielo della capitale di Israele.

Nel campo di onde corte fra i 5 metri e i 26, sta la prova incontrovertibile che queste incursioni sono dirette da ufficiali britannici. Io stesso ho ascoltato più volte. Questo è quanto si sente. «Qui il pilota numero 4375 che chiama Al Maza. Qui il pilota numero 4375 che chiama Al Maza. Siamo ora sopra il centro della città. Voliamo a 4 mila metri. Stop. La base risponde. Va bene, 4375. Riceviamo. Va bene, 4375. Riceviamo. Stop.»

Il pilota che è evidentemente egiziano, parla a mala a pena l’inglese e chiede istruzioni. La risposta arriva in un inglese correttissimo di persona colta, con puro accento di Oxford, e dirige il pilota nel lancio delle bombe, indicando gli obiettivi e dando ordini per il ritorno.

Il curioso è che questi piloti non devono essere stati adeguatamente istruiti prima di essere lanciati in volo, se così spesso essi devono ricorrere a queste lunghe discussioni, mentre sono sul cielo della città, per chiedere che cosa devono fare.

Il controllo britannico nelle operazioni aeree non è confermato solo dalle radio degli aeroporti egiziani.  Stamattina ho udito un iracheno aviatore chiamare. Qui arma aerea irachena 146. Voglio atterrare ad Amman. La risposta non fu possibile captarla, ma il fatto che il pilota parlasse inglese indica abbastanza chiaramente che non stava indirizzandosi a un arabo.

È stato così provato che non solo sono inglesi i quadri della Legione araba e dell’Esercito siriano, ma anche quelli che dirigono le forze aeree d’invasione. In molti settori del fronte gli ebrei hanno udito dare comunicazioni e istruzioni ai carri armati siriani e arabi, e alle unità avanzate attraverso la radio in inglese.

In una parte del fronte settentrionale che io stesso ho visitato un ufficiale tedesco dirigendo i carri armati avanzanti dava ordini in un pessimo inglese, la sola lingua che egli e gli uomini dei carri avessero in comune. Nei momenti di eccitamento però egli senza accorgersene gridava in tedesco.

Derek Kartoun

Cap. 11

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La responsabilità degli inglesi
l’Unità,
27 maggio 1948
Giovedì, p. 1

(DAL NOSTRO CORRISPONDENTE)

Londra, 26 maggio. – Gli stati arabi non obbediscono all’appello dell’ONU per la cessazione del fuoco. Imbeccato ieri dalle dichiarazioni di Bevin che accusava gli ebrei di non aver rispettato il precedente cessate il fuoco, il re Abdullah ha risposto che in simile maniera non si può prestar fiducia alla banda sionista, perché questa non dà affidamento di rispettare gli accordi. Così gli stati arabi si sono creduti di dare una risposta all’appello dell’ONU.

L’Arabia Saudita per suo conto ha chiesto come condizione per cessare i combattimenti che si ponga un termine alla politica del sionismo. Una seconda condizione chiesta all’ONU è la garanzia che il numero degli emigranti ebrei e delle forze armate d’Israele non venga aumentato. Il governo britannico non è esente da responsabilità nell’aver dato agli arabi la possibilità di porre queste condizioni. L’altro giorno il governo laborista appoggiava le richieste arabe del rinvio del “cessate il fuoco” di 18 ore.

Ieri poi il portavoce del Foreign Office a Londra confermava che l’ambasciatore britannico a Parigi aveva chiesto al governo francese di «non prendere alcuna iniziativa per quanto riguardava la Palestina fino a che gli arabi non avessero risposto all’appello dell’ONU». Questa ammissione esplicita conferma la voce che il governo laborista aveva fatto pressioni al Quai d’Orsai affinché questo non riconoscesse lo stato d’Israele, prima che un simile passo fosse fatto anche dai governi del Benelux. Mentre così da una parte s’impediva ogni aiuto diplomatico allo stato d’Israele, dall’altro il governo laborista appoggiava le richieste arabe d’un rinvio di 48 ore, allo scopo – secondo i circoli diplomatici londinesi – di dar tempo alle forze arabe di conquistare Gerusalemme e di rafforzare così la loro posizione militare e politica prima che si inizino i negoziati per la pace.

Intanto Bevin, di nuovo oggi interrogato ai Comuni, doveva ammettere che 37 ufficiali britannici sono al servizio della legione araba.
Corrado Salviati

Cap. 12

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Gli S. U. vogliono il Medio Oriente
l’Unità,
27 maggio 1948
Giovedì, p. 1

(DAL NOSTRO CORRISPONDENTE)

Mosca, 26 maggio. – Analizzando la posizione degli Stati Uniti nei confronti del problema palestinese, Zukov scrive sulla Pravda: «La discussione del problema palestinese in seno agli organi delle Nazioni Unite costituisce una catena di manovre immorali. La diplomazia americana usa come pedine i sentimenti del popolo ebraico e arabo avendo per mira obiettivi egoistici. Da una parte i monopoli e i militaristi americani vogliono cattivarsi il favore degli arabi allo scopo di estendere e di consolidare il loro controllo sul Medio Oriente, dall’altra parte i circoli dirigenti americani non possono, specialmente nell’anno delle elezioni presidenziali, non riconoscere il fatto che il voto di milioni di cittadini americani ebrei, rappresenta un considerevole fattore per il destino degli Stati Uniti. Proprio per questi contrastanti elementi di fatto, Washington svolge un immorale doppio gioco nei confronti del problema palestinese promettendo il suo appoggio prima ai nazionalisti arabi a spese della popolazione ebraica, poi ai nazionalisti ebrei a spese della popolazione araba. Il Governo degli Stati Uniti non vuole permettere l’esistenza di uno Stato sovrano, indipendente in Palestina, in quanto non sarebbe facile per i monopoli americani mantenere la loro influenza su quel territorio. Pertanto essi insistono affinché sotto la guida delle Nazioni Unite sia stabilito in Palestina un regime di dittatura che farebbe ritornare il Paese all’epoca in cui esso costituiva parte dell’Impero Ottomano.

«I fatti hanno tuttavia dimostrato che i dirigenti della politica americana hanno sbagliato i loro calcoli avendo sopravalutato le loro possibilità in seno all’Organizzazione delle Nazioni Unite e sottovalutato le forze dell’opinione pubblica mondiale».

Concludendo Zukov scrive: «Gli interessi della pace e della sicurezza esigono che le Nazioni Unite adottino decisioni per porre termine alle ostilità in Palestina. Ciononstante i dibattiti svoltisi negli ultimi giorni in seno al Consiglio di Sicurezza hanno dimostrato una volta ancora che i raprresentanti americano e britannico non vogliono adottare quelle decisioni che, rapidamente applicate, potrebbero eliminare il conflitto. La vergognosa condotta dei rappresentanti americani in seno al Consiglio di Sicurezza, i quali prima propongono una mozione che riconosce come in Palestina vi sia stata una violazione della pace, e poi non lottano per la sua adozione, denuncia agli occhi del mondo il fallimento della politica americana sul problema palestinese».

P. R.


Cap. 13

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Per il riconoscimento dello Stato ebraico
l’Unità,
27 maggio 1948
Giovedì, p. 1


Roma, 26 maggio. - La segreteria del PCI comunica:

Il 24 e il 25 maggio si è riunita in Roma la Direzione del Partito Comunista.

È stato approvato un piano di lavori del Partito sui fondamenti della linea tracciata dalla recente riunione del comitato centrale.

PER IL RICONOSCIMENTO DELLO STATO EBRAICO

La Direzione del Partito attira l’attenzione di tutti i cittadini, amanti della pace, sulla tragedia della popolazione della Palestina, gettata nell’abisso di una nuova guerra di sterminio per la criminale politica degli Stati imperialisti che perseguono brutalmente in quella regione i loro interessi.

Nel momento in cui l’Unione Sovietica svolge efficacemente davanti a tutto il mondo la sua azione intelligente e tenace per una distensione dei rapporti internazionali e per la difesa della pace, gli avvenimenti della Palestina smascherano e denunciano la sanguinosa ipocrisia dei governi inglese e americano, responsabili diretti della guerra da essi consapevolmente provocata e alimentata.

Sono stati invitati i gruppi parlamentari del Partito a denunciare alla Camera dei deputati e al Senato la miserevole condotta del governo italiano il quale sollecito di non urtare i suoi padroni angloamericani ha sinora rifiutato il riconoscimento dello stato ebraico.

Il partito comunista chiederà che questo riconoscimento abbia luogo al più presto come manifestazione di giustizia internazionale e segno di solidarietà con un popolo che eroicamente sta difendendo la propria esistenza minacciata ieri dagli hitleriani e oggi dai corifei delle «democrazie occidentali».


Cap. 14

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La mozione per la pace in Palestina
respinta dai satelliti degli anglo-americani
l’Unità,
30  maggio 1948
Domenica, p. 1

Titoli: La proposta sovietica al Consiglio di Sicurezza. La mozione per la pace respinta dai satelliti degli anglo-americani. Truppe arabe a 25 km da Tel Aviv. Gerusalemme bombardata con proiettili incendiari.

LAKE SUCCESS, 29. – La mozione sovietica relativa all‘adozione di misure coercitive per porre fine alla guerra in Palestina è stata respinta questa sera al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, con sei astensioni e cinque favorevoli. La maggioranza necessaria era di voti 7. Hanno votato a favore l’URSS, Stati Uniti, Ucraina, Polonia e Francia. Si sono astenuti Belgio, Argentina, Canada, Cina, Siria e Gran Bretagna.

La mozione è stata quindi respinta con il voto della Gran Bretagna, dei satelliti della Gran Bretagna e di quelli degli Stati Uniti. Negli ambienti dell’ONU si dichiarava stasera che se gli Stati Uniti avessero voluto far approvare la mozione in questione non avrebbero avuto da fare altro che dare una indicazione in questo senso ai loro satelliti.

Prima della votazione, il delegato sovietico Gromiko aveva dichiarato che la proposta avanzata dall’URSS era la sola capace di normalizzare la situazione in Palestina, mentre la proposta britannica di rinviare di quattro settimane l’applicazione delle sanzioni avrebbe servito soltanto «ad intensificare lo spargimento di sangue in Palestina, sangue di cui l’Inghilterra è in larga misura responsabile».

Il rappresentante sovietico ha denunciato, quindi, che «il motivo ispiratore della mozione britannica è di dare tempo agli arabi di distruggere il nuovo stato d’Israele. Gli inglesi ovviamente contano di complicare la situazione in modo tale da rendere estremamente difficile allo stato ebraico di reggersi».

Da Mosca si apprende che in un editoriale pubblicato oggi la Pravda scrive:

«Fin dal primo momento in cui nella primavera dell’anno scorso, venne sollevata la questione in seno all’Organizzazione delle Nazioni Unite del destino dei popoli abitanti la Palestina, l’Unione Sovietica ha assunto un atteggiamento del tutto esplicito, insistendo sull’assicurazione e sulla protezione degli interessi sia degli arabi che degli ebrei.

Non avendo gli arabi e gli ebrei raggiunto un accordo sulla creazione di uno Stato arabo-ebraico e non essendo stato trovato il mezzo di raggiungere un accordo tra di essi, l’Unione Sovietica votò in favore della spartizione della Palestina per assicurare in tal modo il diritto nazionale all’indipendenza non soltanto per gli arabi ma anche per la popolazione ebraica in quel territorio. Per tale motivo l’Unione Sovietica si è sentita obbligata a riconoscere il giovane Stato di Israele proclamato in conformità con la decisione dell’ONU.

L’Unione Sovietica ha difeso e difende l’indipendenza degli Stati arabi e del popolo arabo, ma deve essere assolutamente chiaro che conducendo la guerra contro il giovane Stato ebraico, gli arabi, lungi dal combattere per i propri interessi nazionali o per la propria indipendenza, combattono oggi contro il diritto degli ebrei di stabilire il proprio Stato indipendente.