gennaio 04, 2013

La questione sionista ed il Vicino Oriente. – Documentazione tratta dal quotidiano torinese “La Stampa”: Cronache dell’anno 1936.

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Mentre valgono le considerazioni generali già fatte per le precedenti fonti documentarie, e cioè: Vedi Elenco Numerico, pare qui opportuno rilevare ogni volta la casualità e imparzialità con la quale le diverse fonti si aggiungono le une alle altre, animati da una pretesa di completezza, che sappiamo difficile da raggiungere. Il quotidiano “La Stampa”, fondato nel 1867, rende disponibile il suo archivio storico dal 1867 al 2006. Valgono i criteri generali enunciati in precedenza e adattati ogni volta alla specificità della nuova fonte. Assumendo come anno di partenza il 1921 seguiamo un metodo sincronico, raccordandolo con quello diacronico basato su alcuni anni di riferimento.

LA QUESTIONE SIONISTA
E IL VICINO ORIENTE
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tratta dall’archivio storico de “La Stampa”


1936
1935   ↔ 1937
Anno inizio spoglio: 1921.
La Stampa: 1882 - 1883 - 1884 - 1885 - 1886 - 1887 - 1888- 1889 - 1890 - 1891- 1892 - 1893 - 1894 - 1895 - 1896 - 1897 - 1898 - 1899 - 1900 - 1901 - 1902 - 1903 - 1904 - 1905 - 1906 - 1907 - 1908 - 1909 - 1910 - 1911 - 1912 - 1913 - 1914 - 1915 - 1916 -1917 - 1918 - 1919 - 1920 - 1921 - 1922 - 1923 - 1924 - 1925 - 1926 - 1927 - 1928 - 1929 - 1930 - 1931 - 1932 - 1933 - 1934 - 1935 - 1936 - 1937 - 1938 - 1939 - 1940 - 1941 - 1942 - 1943 - 1944 - 1945 - 1946 - 1947 - 1948 - 1949 - 1950 - 1951 - 1952 - 1953 - 1954 - 1955 - 1956 - 1957 - 1958 - 1959 - 1960 - 1961 - 1962 - 1963 - 1964 - 1965 - 1966 - 1967 - 1968 - 1969 - 1970 - 1971 - 1972 - 1973 - 1974 - 1975 - 1976 - 1977 - 1978 - 1979 - 1980 - 1981 - 1982 - 1983 - 1984 - 1985 - 1986 - 1987 - 1988 - 1989 - 1990 - 1991 - 1992 - 1993 - 1994 - 1995 - 1996 - 1997 - 1998 - 1999 - 2000 - 2001 - 2002 - 2003 - 2004 - 2005 - 2006.


Indice Analitico: a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z. –  Eventi del 1936. – Altre fonti giornalistiche, periodiche o archivistiche del 1936.




Cap. 1

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Gli inglesi in Palestina

La Stampa,
sabato, p. 5
9 maggio 1936

Titoli: Gli inglesi in Palestina. La propaganda britannica fra gli arabi e gli ebrei. Una stazione radio a Gerusalemme. Dalle università ai servizi stampa.
Didascalia della foto: Scene dello sciopero in Palestina. Casse di uova rovesciate per terra dagli arabi per impedire che vengano portate per la rivendita alle botteghe degli ebrei. Un soldato inglese scrive i nomi dei colpevoli.

Gerusalemme, maggio. – A Ramallah, grossa borgata che si trova a una quindicina di chilometri a settentrione di Gerusalemme, sulla provinciale che porta in Samaria e in Galilea, è stata inaugurata una Stazione Radio Trasmittente. Il fatto di cronaca, che, a prima vista, poteva sembrare dovesse essere relegato tra i soliti avvenimenti di ordinaria amministrazione interna  ha, invece, assunto il simbolo di un provvedimento governativo con larghe ripercussioni anche sul terreno della politica estera.

Premesse e promesse

È vero che nel suo discorso ufficiale di aperura del nuovo servizio palestinese l’Alto Commissario Britannico, sir Arthur Wauchope, ha tenuto a sottolineare il carattere puramente educativo e ricreativo. Ma, senza voler metere in dubbio la buona fede del rappresentante della Potenza Mandataria, tutti si son chiesti subito come mai sarebbe stato possibile garantire al funzionamento della Centrale Radiofonica di Ramallah una completa immunità contro le infiltrazioni delle lotte e delle passioni politiche. 

Giacché è tanto facile, anche nella semplice trasmissione della più neutra notizia di cronaca, scicolare sul piano inclinato dei pregiudizi di razza, di casta o di religione. E spesso basta un’impercettibile «speaker» perché l’effetto di una radiodiffusione di commenti formalmente obiettivi a riguardo di una situazione discussa venga notevolmente modificato sulla massa degli invisibili uditori.

Partendo da questi presupposti di carattere generale, anche se non vi accenna del tutto in maniera esplicita, e prendendo precisamente lo spunto dall’inaugurazione della Stazione Trasmittente di Ramallah, il Falastin di Giaffa si fa interprete, in un lungo articolo editoriale, delle intenzioni che gli Arabi di Terra Santa attribuiscono alla Gran Bretagna nell’introduzione del nuovo servizio palestinese.

La prima parte di queste supposizioni, riassunte in moneta spicciola, tenderebbe a far credere che con l’impianto marconiano d Ramallah si vuol controbilanciare tra i popoli del vicino Oriente l’attività della Stazione di Bari. Crediamo opportuno sunteggiare queste considerazioni del Falastin benché — sia detto per transenna — si basino in non piccola parte, almeno per quanto riguarda l’Italia, su dati di fatto tutt’altro che pacifici.

 L’immigrazione israelita

Dice, adunque, in parole povere, a questo riguardo, il citato quotidiano giaffiota: L’Inghilterra segue con particolare interesse l’aumento degli ebrei in Palestina, ma teme che la loro immigrazione dalla Polonia e dalla Germania abbia ad esercitare in Terrasanta un’influenza che finisca per soverchiare quella britannica.

Davanti a queste constatazioni parecchi uomini politici di Londra sono d’avviso che convenga intensificare la propaganda britannica in Palestina servendosi appunto della nuova stazione trasmittente di Ramallah. Essi, però, ritengono che l’opera del Governo non debba limitarsi soltanto alle radiodiffusioni ma allargarsi in maniera di assicurarsi una specie di monopolio dell’influenza sulla popolazione del paese.

A tale scopo essi suggeriscono la fondazione di una cattedra all’Università Ebraica sul Monte Scopus per la volgarizzazione della cultura inglese, contando, per questa realizzazione, sul lealismo degli Israeliti biitannici verso l’Impero.

Inoltre essi caldeggiano la creazione di un Ateneo Inglese in Palestina, che sia intonato completamente alla mentalità degli analoghi Istituti Superiori d’Albione e che sia riservato esclusivamente agli Arabi del paese, i quali verrebbero in tal modo sottratti alla necessità di recarsi a completare i loro studi universitari a Beirut, a Damasco od al Cairo, dove la loro cultura viene imbevuta di principii americani o francesi.

Infine essi propongono che venga introdotto presso il Governo di Gerusalemme un Servizio Stampa coi criteri più moderni, incaricato di trasmettere quotidianamente ai giornali arabi ed ebrei le notizie che esso riceverà dall’estero mezzo di una propria Agenzia Telegrafica. In tal modo, mentre si recherebbe alla stampa locale il vantaggio economico di svincolarla almeno in parte dalla dipendenza di Agenzie straniere, si otterrebbe anche l’utile tutt’altro che secondario di aiutarla a prospettare ai suoi lettori la situazione politica internazionale sotto l’angolo di visuale del «Foreign Office » di Londra.

Le finalità di questo complesso di propaganda britannica in Palestina, che il «Falastin» di Giaffa attribuisce alla Potenza Mandataria, sono così trasparenti anche nelle loro più piccole ramificazioni, che non si sente proprio il bisogno di lumeggiarle ancor di più con l’inutile aggiunta di annotazioni di dettaglio.



Cap. 2

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L’agitazione in Palestina in una fase acuta

La Stampa,
sabato, p. 5
9 maggio 1936



 Titoli: L’agitazione in Palestina in una fase acuta. Il conflitto tra gli arabi e la potenza mandataria raggiungerà il culmine nella settimana entrante.

Alessandria (Egitto), 8 notte. – Si ha da Gerusalemme che dopo le deliberazioni del Comitato centrale arabo d’agitazione la lotta appare ad armi corte tra gli arabi di Palestina e la Potenza mandataria, senza l’interposta persona degli ebrei.

Sapete già le decisioni del congresso la cui atmosfera è stata dominata da uno spirito nazionalista come non è mai accaduto in Palestina da quando v’è il regime di mandato. La seduta è durata tre ore con la partecipazione di 150 delegati di tutta la Palestina. Il Gran Muftì di Gerusalemme, Husseini,  ha aperto i lavori con gravi parole. Dopo un saluto ai caduti, egli ha incitato il popolo al sacrificio, alla resistenza e all’unione come una catena inseparabile per la lotta fino all’estremo allo scopo di conseguire i sacri diritti degli arabi.

Centro della discussione è stata la proposta di disobbedienza civile e, come sapete, i congressisti all’unanimità hanno deliberato che dal 10 maggio gli arabi di Palestina non pagheranno tasse ed imposte, se il governo mandatario non avrà modificato radicalmente la sua politica vietando l’immigrazione ebrea, tale essendo la volontà del popolo arabo. Si tratta di un vero e proprio ultimatum lanciato al governo intimantegli in parole povere il ritiro della dichiarazione Balfour, vale a dire la soppressione della magna charta della Palestina attuale. La situazione è gravissima, tanto più che l’Alto Commissario a sua volta si mostra deciso ad usare la massima energia.

Tutta la Palestina si prepara alla nuova svolta storica tra una settimana, mentre nelle strade agenti e soldati sono curvi a raccogliere i chiodi gettati dagli scioperanti per arrestare il traffico con risultati mirabolanti.

L’improvviso ritorno dell’alto commissario britannico di Palestina da Elarish a Gerusalemme denota la gravità della situazione. L’Alto Commissario prenderà visione del lungo telegramma giunto stamane da Londra in cui gli si impartiscono istruzioni su quale dovrà essere l’atteggiamento del governo palestinese di fronte agli avvenimenti interni. Un decreto emanato stamani commina condanne severe a chi incita a non pagare le tasse ed a colui che non le paga.

Ieri sera e stamani Gerusalemme e vari altri centri della Palestina sono stati continuamente percorsi da autoblinde molte delle quali sono state costrette ad arrestarsi per l’afflosciamento dei pneumatici forati dai chiodi disseminati per le strade.

Stamani una grande manifestazione ha avuto luogo a Tulkeram con lo scoppio di varie bombe. Le comunicazioni telefoniche tra Gerusalemme, Giaffa ed altri centri sono interrotte. Il comitato centrale di agitazione ha nominato un comitato segreto pronto ad insediarsi in caso di arresto dei membri del comitato centrale. Si osserva però che l’arresto del Gran Muftì o di altri capi provocherebbe un’immediata sanguinosa insurrezione.

A. L.



Cap. 3

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Rinforzi militari inviati dal governo di Londra

La Stampa,
sabato, p. 5
9 maggio 1936

Londra, 8 notte.

In seguito alla richiesta dell’Alto Commissario per la Palestina è stato provveduto all’invio di rinforzi in quel territorio.




L’Inghilterra in Palestina tra due fuochi

La Stampa,
martedì, p. 5
19 maggio 1936

Titoli: L’Inghilterra in Palestina tra due fuochi. Mentre l’elenco delle vittime aumenta, gli arabi esigono la fine dell’immigrazione e gli ebrei accusano la Potenza mandataria d’incapacità.

Gerusalemme, 18 notte. – La situazione è tesa all’estremo. Continuano a verificarsi azioni individuali terroristiche come quella di sabato sera a Gerusalemme all’uscita di un cinema, che ha avuto per epilogo tre ebrei morti e due feriti. Stamane alle nove in via Etiopi, in pieno centro di Gerusalemme, l’austriaco Carlo Breipinger è stato assassinato a rivoltellate da un arabo. A mezzogiorno in località Rehavia presso Gerusalemme un individuo, passando entro un tassì ha scaricato varie rivoltellate contro un negozio di un barbiere ebreo, fortunatamente senza fare vittime. Come si vede, si tratta di azioni di alcuni individui che tengono la città sotto un incubo di terrore in quanto si sa che dietro di loro stanno decine di migliaia di fanatici nazionalisti pronti ad intervenire. La polizia cerca di tutto per evitare scontri e si ritira nei casi gravi; frattanto gli sparatori riescono a fuggire nè si riesce ad arrestarli, ciò che invita all’audacia i loro emuli.

I funerali dell’austriaco assassinato sono stati sfruttati dalla popolazione araba per inscenare una grande manifestazione patriottica. Molti mussulmani si sono infatti uniti ai fedeli cattolici per accompagnare il morto al cimitero. Enorme è stato lo spiegamento di forze di polizia e di truppa che hanno ordinato la dispersione dell’assembramento caricando la folla con i bastoni. Malgrado i reclami della folla perché il feretro venisse portato alla chiesa parrocchiale dei Francescani per le solite cerimone funebri, la bara inquadrata dai soldati, venne recata direttamente al Camposanto e si permise che fosse seguita solo da duecento persone.

Gli assalti e gli incendi alle proprietà terriere ebree continuano nel resto della Palestina. I focolai più gravi permangono sempre Caifa e Tulkeram. Ecco l’ultima succienta lista. La piantagione ebrea nei dintorni di Hedera è stata distrutta ed i campi incendiati; in Emek Efer è stata danneggiata la strada Manihis Hedera, rotte tutte le comunicazioni telefoniche e telegrafiche di Kerkue e Heder; due bombe sono scoppiate a Tulkeram davanti all’ufficio di polizia; altre tre bombe sono scoppiate nei dintorni della città ed una è stata trovata presso il campo inglese; gli sparatori battono la campagna e si esercitano con lancio di sassi contro i treni; Caifa accusa molti incidenti tra cui aggressioni e la distruzione dei convogli di verdura diretti dalla campagna verso Tel Aviv.

L’autorità britannica di Gerusalemme si trova tra due fuochi; da una parte la minaccia sempre più grave degli arabi, dall’altra le violente proteste degli ebrei contro l’insufficienza della Potenza mandataria a difendere le loro vite e i loro beni. L’Alto Commissario ha intavolato conversazioni con molti capi arabi accettando parzialmente le loro richieste e condizioni come la limitazione dell’immigrazione israelita, ma i capi arabi respingono ogni soluzione parziale e, imbaldanziti dal successo dello sciopero e della disobbedienza civile e consci delle difficoltà del governo, chiedono l’attuazione completa del loro programma mirante all’immediato divieto dell’immigrazione ebrea, vale a dire al ritiro da parte dell’Inghilterra della Magna Charta della costituzione della Palestina moderna; in parole povere, gli inglesi dovrebbero rimangiarsi la dichiarazione Balfour. D’altro canto gli attacchi degli israeliti alla Potenza mandataria si fanno sempre più violenti. Durante la sepoltura dei tre ebrei uccisi sabato sera, il presidente del Consiglio nazionale ebreo di Palestina, signor Benzwi, ha pronunciato un discorso in cui dopo aver criticato aspramente l’atteggiamento del governo, ha detto che alle responsabilità di esso vanno addossati i diciotto morti ebrei di Caifa e i cinque di Gerusalemme durante lattuale agitazione araba. Un altro oratore, Wachitz, rappresentante dei sionisti revisionisti, ha mosso attacchi all’Alto Commissario per le sue conversazioni con gli arabi responsabili di questi assassinii. Tali concetti sono stati riaffermati nei discorsi del Rabbino di Berlino e di Katzuelso del Consiglio nazionale ebreo. Una delegazione ebrea ha avuto un colloquio di un’ora e mezza con l’Alto Commissario e lo ha accusato di eccessiva tolleranza verso gli arabi.
P. A.



Una messa a punto del Console italiano

La Stampa,
martedì, p. 5
19 maggio 1936


Roma, 18 notte.
Alcuni giornali ebraici della Palestina hanno riportato una pubblicazione tendenziosa fatta dall’organo socialista londinese Daily Herald, secondo cui agenti italiani sarebbero responsabili degli attuali disordini in Palestina. Il R. Consolato Generale a Gerusalemme al riguardo ha diramato alla stampa il giorno 14 il seguente comunicato:
«Alcuni giornali ebraici palestinesi del 13 corrente hanno riportato una notizia da fonte giornalistica estera, notoriamente antifascista, secondo la quale gli agenti dell’Italia sarebbero responsabili dei disordini in Palestina.
«Il R. Console Generale d’Italia per la Palestina e la Transgiordania, che è l’unico agente dell’Italia nei detti paesi, ritiene superfluo occuparsi ancora di tale stolta insinuazione, che è stata nettamente respinta dal Capo del Governo italiano. Egli deve però deplorare che uno dei sopradetti giornali ebraici della Palestina non si sia peritato di presentare per suo conto la notizia stessa in modo suscettibile di ingannare e sobillare l’opinione pubblica».
Già da parecchio tempo, prima in sordina poi più apertamente la stampa inglese a proposito degli avvenimenti in Palestina affacciava ma delle insinuazioni sulla presunta attività sobillatrice di agenti italiani. L’assurdità delle voci faceva ritenere che esse si sarebbero smorzate di per sè, ma poiché è evidente la malafede di insistervi, è venuta secca, precisa, senza equivoci la smentita del nostro Console generale a Gerusalemme.

È inutile specificare da qual parte sia stata suggerita e montata la tendenziosa manovra; siamo nel campo specifico di attività di quell’organizzazione che da molti decenni si è specializzata nel provocare rivolte e repressioni, assassini e stragi, nell’interesse esclusivo dei supremi clan dirigenti l’imperialismo britannico.
Tutta la vita del vicino mondo arabo da Lawrence ad oggi ha il marchio dell’Intelligence Service; anche in quell’angolo la sua parola d’ordine è stata quella di dividere per comandare. Sotto la maschera del mandato si gettarono arabi contro ebrei e viceversa, in modo che alla fine tutti si sottomettessero al controllo assoluto dell‘autorità britannica; ma simili calcoli non sempre riescono secondo le intenzioni. Vi sono delle situazioni, ci sono dei momenti in cui le previsioni dei laboratori dell’Intelligence Service vengono rovesciati dalla violenza degli eventi scatenati e non più contenibili. È la solita favola che si ripete. Tale è il caso degli avvenimenti odierni in Palestina, dove il sangue scorre copioso Né si preannuncia all’orizzonte alcun lembo di sereno; questa è l’inevitabile conseguenza di una errata impostazione delle basi del cosiddetto Mandato palestinese, aggravata dall’incapacità di presiedere con giustizia all’applicazione della funzione mandataria.
Gli inglesi debbono recitare il mea culpa per quanto succede nella martoriata Terra Santa; non c’è bisogno di ricorrere alle oscure influenze di agenti italiani. Roma agisce alla luce del sole; quando ci sono conti da regolare – come avvenne per lo scomparso impero di Tafari – parte la migliore giovinezza che, col sacrificio del sangue, li regola definitivamente.


Il Governo di Balwin impensierito della situazione

La Stampa,
martedì, p. 5
19 maggio 1936

 Titoli: Il Governo di Balwin impensierito della situazione. Una commissione reale d’inchiesta.

Londra, 18 notte. – La critica situazione in Palestina è stata fatta oggetto nella seduta odierna alla Camera dei Comuni di alcune interrogazioni alle quali ha risposto il Ministro delle Colonie Thomas. Egli ha dichiarato che l’Alto Commissario britannico per la Palestina ha fatto conoscere nella forma più chiara possibile ai dirigenti del movimento arabo quale sia l’atteggiamento del governo di Londra:
«Desidero approfittare di questa occasione — ha continuato il Ministro — per dire che il Governo ha dedicato tutta la sua attenzione allo stato di cose risultante dai recenti disordini e dalla continuazione del fermento. 
Thomas ha quindi sottolineato che la prima necessità è quella di un ritorno a condizioni di vita nor- mali. Il governo ha deciso che quando ciò sarà avvenuto anziché far venire a Londra una commissione araba come era in progetto, sarà nominata una commissione reale «la quale senza mettere in questione i termini del mandato, compirà un’inchiesta sulle cause del fermento in Palestina ed esaminerà le lagnanze tanto degli arabi quanto degli ebrei».
La situazione, come concordemente rivelano le corrispondenze dei giornali da Gerusalemme si è notevolmente aggravata nelle ultime 24 ore, tanto da dare l’impressione che mai il malcontento del popolo arabo ha raggiunto prima d’ora l’attuale profondità. Il solo bilancio dei recenti disordini induce a pensare che la situazione creata dalla immigrazione degli ebrei in Palestina è considerata dagli arabi come una questione di vita o di morte. Ventisette ebrei sono stati uccisi dal 19 aprile ad oggi mentre le vittime arabe sono otto. Finora in ogni modo gli ebrei non sono ricorsi ad atti di rappresaglia, ma si notano già sintomi in disperazione tra la popolazione dei quartieri israeliti di Gerusalemme e delle città costiere e a Telaviv dove si stanno organizzando reparti armati i quali potrebbero passare all’azione da un momento all’altro, mentre il governo dichiara che le minaccie arabe e lo sciopero generale, il quale dura già da 27 giorni, non riusciranno a scuoterlo dalla sua decisione di imporre a qualsiasi costo il rispetto della legge e annunzia che le immigrazioni di ebrei continueranno secondo il programma, la stampa ebraica sostiene che l’amministrazione britannica del mandato non assolve pienamente il suo compito di guisa che l’Alto Commissario si trova ora fra due fuochi.
In una riunione di ebrei tenuta dinanzi all’ospedale Hodassan di Gerusalemme un oratore à dichiarato ieri che «il Governo è responsabile del sangue versato e che gli ebrei dovranno in avvenire ricorrere all’autodifesa». D’altro canto in un comizio di scioperanti arabi il capo del movimento Hassan El Dagiani ha dichiarato che «la politica britannica è insopportabile». Egli ha aggiunto che «la voce della nazione araba non potrà essere fatta tacere e che lo sciopero continuerà contro qualsiasi misura fosse adottata dal Governo in futuro».
Il movimento di sciopero diventa intanto sempre più vasto e minaccioso. Gli scioperanti sono del resto perfettamente organizzati e la loro centrale distribuisce ogni giorno 17 mila pani a quelli che hanno abbandonato il lavoro. Alla folla che attendeva la distribuzione dei pani un oratore ha oggi detto da una tribuna improvvisa: « Quando gli ebrei se ne saranno andati combatteremo gli inglesi fino alla morte».

gennaio 02, 2013

La questione sionista ed il Vicino Oriente. – Documentazione tratta dal quotidiano torinese “La Stampa”: Cronache dell’anno 1937.

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Mentre valgono le considerazioni generali già fatte per le precedenti fonti documentarie, e cioè: Vedi Elenco Numerico, pare qui opportuno rilevare ogni volta la casualità e imparzialità con la quale le diverse fonti si aggiungono le une alle altre, animati da una pretesa di completezza, che sappiamo difficile da raggiungere. Il quotidiano “La Stampa”, fondato nel 1867, rende disponibile il suo archivio storico dal 1867 al 2006. Valgono i criteri generali enunciati in precedenza e adattati ogni volta alla specificità della nuova fonte. Assumendo come anno di partenza il 1921 seguiamo un metodo sincronico, raccordandolo con quello diacronico basato su alcuni anni di riferimento.

LA QUESTIONE SIONISTA
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1937
1936   ↔ 1938
Anno inizio spoglio: 1921.
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Sommario: 1. Lo smembramento della Palestina. – 2. La fuga del Gran Muftì dalla Palestina in Siria. – 3. Il focolaio di Damasco. – 4. I mussulmani libici solidali con gli arabi della Palestina: un messaggio al Duce. –

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Cap. 1

Top c. 1 ↑ 29-30.6.1937 ↓ c.  3   ⤇ plus

Lo smembramento della Palestina

Stampa Sera,
Seconda Edizion,
martedì-mercoledi, p.1
29-30 giugno 1937

 Titoli: Lo smembramento della Palestina. Quali sarebbero i confini. Località strategica tenuta dalla Gran Bretagna. Un “corridoio” neutro.

Gerusalemme, martedì matt. – Tanto nel circoli arabi quanto in quelli ebraici si osserva uno stato di preoccupazione e un certo nervosismo in seguito al fatto che la reale Commissione britannica per la Palestina formulerebbe, nella relazione che sarà pubblicata lunedì prossimo, la proposta di dividere il territorio della Terra Santa. La Commissione, nella convinzione che sia impossibile giungere a un’intesa fra le due razze, propone — a quanto viene riferito — che quella parte della Palestina dove è maggiore l’attività della colonizzazione sionista venga costituita in «Focolare nazionale degli ebrei». La zona di colonizzazione ebraica comprenderebbe il territorio dalla frontiera della Siria fino a Gaza, inclusa la Galilea, il distretto di Emek Jezreel e la piana di Sharon, oltre alle due città di Tel Aviv e di Haifa che sono in continuo sviluppo.

La capitale ebraica.

La capitale di questo territorio di colonizzazione ebraica dovrebbe essere la città nuova di Gerusalemme. La Gran Bretagna conserverebbe il mandato su Gerusalemme vecchia e su Betlem, mentre il resto della Palestina verrebbe ceduto alla Transgiordania, lasciando però un corridoio neutro che, passando per Gerusalemme, metterebbe in diretta comunicazione lo Stato arabo della Transgiordania con la città araba di Giaffa.

Nello stesso tempo questo «corridoio neutrale» servirebbe di comunicazione fra la città nuova di Gerusalemme e gli Istituti ebraici che sono dentro la città vecchia. Un altro importante problema è quello che si riferisce al territorio fra Gaza e il porto di Akaba sul golfo omonimo, che ha per gli inglesi grande importanza strategica. Si ritiene perciò, specialmente nei circoli ebraici della Palestina, che ai primi di luglio la Gran Bretagna annunzierà che la zona fra Gaza e Akaba rimarrà sotto mandato inglese e i sionisti potranno avere il permesso di colonizzare la zona stessa.

Per quanto riguarda gli arabi si crede che i gruppi i quali fanno capo al Gran Muftì di Gerusalemme si opporranno energicamente alla spartizione, mentre i maomettani che sono polarizzati intorno all’Emiro Abdullah e a Ragheb bey Nashishiba, ex-sindaco di Gerusalemme, sono propensi ad accettare il progetto almeno in linea di massima.

Dominion inglese

Nemmeno l’atteggiamento degli ebrei pare unanime ed è da prevedere che al Congresso sionista convocato a Zurigo per il 3 agosto e al Consiglio degli enti ebraici, che si riunirà pure a Zurigo immediatamente dopo il Congresso, si manifesteranno delle aspre divergenze con la possibilità che il progetto di divisione venga respinto se, come è probabile, i tecnici della colonizzazione sionista in Palestina riterranno insufficiente la zona territoriale proposta per il focolare nazionale al piano di immigrazione di milioni di ebrei.

Comunque il progetto verrebbe accettato con riluttanza come la meno favorevole soluzione del problema sionista. Dal punto di vista politico il nuovo Stato — a quanto si apprende — costituirebbe un dominion britannico oppure, con maggiore autonomia, diverrebbe un alleato della Gran Bretagna come sono attualmente l’Irak e l’Egitto.



Cap. 2

Top c. 1 ↑ 17.10.1937 ↓ c.  3   ⤇ plus

La fuga del Gran Muftì dalla Palestina in Siria

La Stampa,
Ultime Notizie,
domenica, p. 6
17 ottobre 1937

Titoli: L’Oriente inquieto. La fuga del Gran Muftì dalla Palestina in Siria. La fucileria continua a Gerusalemme.

Gerusalemme, 16 notte. – Le conversazioni ed i commenti odierni in Palestina sono concentrati sopra l’avventura rocambolesca del Grati Muftì di Gerusaemme. Ieri la sua insolita assenza alle abituali cerimonie del venerdì nella moschea di Omar ha causato enorme stupore tra la folla dei fedeli e subito incerte voci di una sua possibile evasione prendevano una crescente consistenza benché mancasse ogni sorta di conferma anche solo indiretta da parte delle autorità. Oggi però è comunemente ammesso, benché non vi facciano alcun riferimento né i comunicati dell’Ufficio stampa del Governo né i giornali del Paese che egli abbia lasciato la Palestina nella notte di giovedì in perfetto incognito e probabilmente vestito da dama musulmana allo scopo di allontanare i sospetti delle numerose pattuglie di polizia appostate in permanenza attorno al recinto della moschea e ad ogni porta dei quartieri vecchi di Gerusalemme.

Come sia riuscito a varcare la frontiera permane un mistero. Si assicura tuttavia esser egli giunto senza incidenti a Beirut e poi essersi recato direttamente a Damasco donde si propone di lanciare una campagna di propaganda mondiale contro la politica anglo-sionista in Palestina.

L’avvenimento è senza dubbio non solo sensazionale, ma anche gravido di conseguenze dato il prestigio che il Gran Muftì di Gerusalemme gode ancora nonostante la sua deposizione, sia agli occhi della massa dei correligionari di Terrasanta, sia di fronte all’intero mondo arabo-islamico.

Eccetto le fucilerie notturne e un incendio appiccato ai fabbricati presso l’aerodromo di Lidda, la situazione non segnala nulla di particolare. Il coprifuoco a Gerusalemme continua. Anche lo spiegamento di forze armate permane ovunque immutato.

L’amministrazione dei beni delle opere pie della comunità islamica di Palestina è stata oggi sottoposta alle dirette dipendenze del Governo che incaricherà una speciale commissione di tre membri di sua libera scelta. Il provvedimento è analogo alla tutela esercitata da vari anni dalla potenza mandataria riguardo alla gestione finanziaria del Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme. 
P. Alessandri


Cap. 3

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Il focolaio di Damasco

La Stampa,
Ultime Notizie,
domenica, p. 6
17 ottobre 1937

Londra, 16 notte. – Si ha stasera conferma della voce che ieri veniva smentita dalle autorità britanniche di Palestina a proposito della fuga del Gran Muftì dalla moschea di Omar dove si era rifugiato quando il governo del territorio di mandato prese le note misure contro il movimento nazionalista arabo.

Travestito da beduino, il capo religioso dei musulmani di Gerusalemme ha raggiunto la costa e si è imbarcato su una motolancia che lo ha portato verso il nord. Egli intendeva sbarcare il Siria, ma per errore ha preso terra sulla costa del Libano dove le autorità francesi lo hanno costretto a prendere alloggio in un albergo sorvegliato dalla polizia e poi a procedere immediatamente per Damasco. In questa città egli ha trovato altri capi del movimento arabo scappati dalla Palestina nel corso delle ultime settimane e si è messo immediatamente in contatto con loro. L’alto commissario francese, secondo quanto riferiscono le agenzie, ha chiesto al governo della Siria di impedire al Gran Muftì di svolgere a Damasco un’attività ostile al governo britannico di Palestina.

Dal mandato britannico si apprende inoltre che anche la giornata odierna è stata caratterizzata da atti terroristici. Gli edifici dell’aeroporto di Lydda appena costruiti sono stati distrutti dalle fiamme e le autorità sono certe che si tratta di un atto di sabotaggio. Le linee telegrafiche e telefoniche fra Gerusalemme e Caifa sono state poi tagliate in varii punti per l’ennesima volta. La polizia ha operato nelle ultime dodici ore nelle varie città della Palestina altri centocinquanta arresti di capi arabi e agitatori nazionalisti.


Cap. 4

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I mussulmani libici solidali
con gli Arabi della Palestina
Un messaggio al Duce.

La Stampa,
Ultime Notizie,
domenica, p.6
17 ottobre 1937

Tripoli, 16 notte. – Tutti i notabili mussulmani della Libia hanno inviato al Duce un messaggio nel quale è riaffermata la loro solidarietà con gli arabi della Palestina, dopo gli avvenimenti colà verificatisi in questi ultimi giorni, in conseguenza delle misure prese dalla Potenza mandataria.

(Stefani)

La questione sionista ed il Vicino Oriente. – Documentazione tratta dal quotidiano torinese “La Stampa”: Cronache dell’anno 1938.

Homepage Q. S.
Mentre valgono le considerazioni generali già fatte per le precedenti fonti documentarie, e cioè: Vedi Elenco Numerico, pare qui opportuno rilevare ogni volta la casualità e imparzialità con la quale le diverse fonti si aggiungono le une alle altre, animati da una pretesa di completezza, che sappiamo difficile da raggiungere. Il quotidiano “La Stampa”, fondato nel 1867, rende disponibile il suo archivio storico dal 1867 al 2006. Valgono i criteri generali enunciati in precedenza e adattati ogni volta alla specificità della nuova fonte. Assumendo come anno di partenza il 1921 seguiamo un metodo sincronico, raccordandolo con quello diacronico basato su alcuni anni di riferimento.

LA QUESTIONE SIONISTA
E IL VICINO ORIENTE
Home
tratta dall’archivio storico de “La Stampa”


1938
1937   ↔ 1939
Anno inizio spoglio: 1921.
La Stampa: 1882 - 1883 - 1884 - 1885 - 1886 - 1887 - 1888- 1889 - 1890 - 1891- 1892 - 1893 - 1894 - 1895 - 1896 - 1897 - 1898 - 1899 - 1900 - 1901 - 1902 - 1903 - 1904 - 1905 - 1906 - 1907 - 1908 - 1909 - 1910 - 1911 - 1912 - 1913 - 1914 - 1915 - 1916 -1917 - 1918 - 1919 - 1920 - 1921 - 1922 - 1923 - 1924 - 1925 - 1926 - 1927 - 1928 - 1929 - 1930 - 1931 - 1932 - 1933 - 1934 - 1935 - 1936 - 1937 - 1938 - 1939 - 1940 - 1941 - 1942 - 1943 - 1944 - 1945 - 1946 - 1947 - 1948 - 1949 - 1950 - 1951 - 1952 - 1953 - 1954 - 1955 - 1956 - 1957 - 1958 - 1959 - 1960 - 1961 - 1962 - 1963 - 1964 - 1965 - 1966 - 1967 - 1968 - 1969 - 1970 - 1971 - 1972 - 1973 - 1974 - 1975 - 1976 - 1977 - 1978 - 1979 - 1980 - 1981 - 1982 - 1983 - 1984 - 1985 - 1986 - 1987 - 1988 - 1989 - 1990 - 1991 - 1992 - 1993 - 1994 - 1995 - 1996 - 1997 - 1998 - 1999 - 2000 - 2001 - 2002 - 2003 - 2004 - 2005 - 2006.

Sommario: 1. L’occhio di Mosca punta sulla Palestina? – 2. L’Irak al fianco della Palestina. – 3. Un “ultimatum” ai giudei. –  4. La rivolta dilaga in Palestina. – 5. Anche la Costarica vuole evitare l’invadenza ebraica. – 6. Oggi i Ministri britannici devono decidere sulla Palestina. –

Indice Analitico: a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z. –  Eventi del 1938. – Altre fonti giornalistiche, periodiche o archivistiche del 1938.




Cap. 1

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L’occhio di Mosca punta sulla Palestina?
La Stampa.
giovedì, p. 5
4 agosto 1938 

Titoli: L’occhio di Mosca punta sulla Palestina? - Si scorge la mano dei rossi nel terrorismo israelita: bisogna finirla con gli ebrei in casa nostra, dicono gli arabi.

Cairo, 3 agosto.  – Le attuali giornate nere di Palestina provocano profonda emozione nel mondo arabo che, a giusta ragione, giudica non mai la situazione in Terrasanta esser giunta ad un grado di gravità quale quello d’oggi. Correnti di reazione s’incrociano da Bagdad al Cairo, da Damasco a Teheran. Le notizie che qui giungono dai paesi del vicino e medio Oriente ci danno un’idea allarmante degli stati d’animo dei vari popoli solidali coi correligionari di Palestina.

Una sintesi di queste impressioni per bocca di arabi può così venir espressa: «La mano di Mosca lavora tra gli ebrei di Palestina». «Siamo di fronte ai tipici esempi di nichilismo bolscevico». «Le donne ebree portano le bombe e uccidono i bimbi arabi». «È necessario che tutti gli arabi la facciano finita cogli ebrei in casa propria». «Gli egiziani si agitano e fanno centro della reazione a favore degli arabi palestinesi». «È necessario che l’asse Bagdad-La Mecca entri in funzione». «La Francia con Alessandretta ha creato una seconda Palestina a danno degli arabi». «I siriani faranno fronte unico con i palestinesi contro francesi e inglesi ad un tempo». «L’amicizia anglo-francese è deleteria agli interessi dei popoli arabi». Ecco quanto si ode negli ambienti musulmani; ecco quanto si legge negli organi arabi maggiori e minori non controllati dalla finanza ebraica. 

Cosa vuole la Russia?

Vediamo più da vicino il significato di tali espressioni. 

Che il Komintern non sia estraneo all’ultima fase di spaventoso terrorismo palestinese, è ormai accertato. Le inchieste e le conclusioni della polizia inglese, che vengono tenute segrete, hanno dovuto constatarlo secondo le indiscrezioni venute a nostra conoscenza. Del resto l’attuale forma di terrorismo ne è la comprova migliore. Come i giornali islamici vanno avvertendo, l’arabo palestinese, il beduino di Transgiordania e la banda siriana combattono e agiscono all’aperto e con coraggio, in forme assolutamente opposte a quelle che invece, attraverso l’anonimo attentato dinamitardo, sono proprie ai sistemi del terrorismo d’origine giudaico-slava. La polizia palestinese ha accertato che le bombe, che tanta strage han seminato tra le donne e i bimbi arabi sui quieti mercati di Caifa, Giaffa e Gerusalemme, erano state deposte da donne, anzi giovanette israelite, sulle quali non s’esercitava la perquisizione e dalle quali — perché donne — gli arabi cavallereschi non erano portati a guardarsi. Non solo, la polizia ha accertato anche che gli ebrei talvolta si sono serviti, per il trasporto e la collocazione degli ordigni infernali, persino di arabi miseri e affamati che, per un pugno di danari, non avevano esitato a compiere il lavoro, forse ignari delle orribili conseguenze. E questi arabi, assai rari del resto, compiuto il misfatto per conto di altri contro i propri fratelli, non parlano né parleranno per non venire fatti a pezzi. La maggior parte degli ebrei di Palestina, pur non disapprovando, è estranea, per la verità, a tali delitti che fanno capo ad elementi ebraici estremisti in stretto contatto con Mosca. Che vuole la Russia con questa azione terroristica in Palestina? Vuole accendere il fuoco della reazione araba, vuole creare una situazione perturbatrice del vicino Oriente e del Mediterraneo orientale, vuole, insomma, fare della Palestina una seconda Spagna, oggi che vede la partita perduta nella penisola iberica? Queste le domande che si rivolgono in tono affermativo, non pochi arabi assai preoccupati della nuova piega degli avvenimenti. Ed aggiungono: Mosca vede nella Palestina una splendida piattaforma per far rinascere la discordia tra Roma e Londra, e con Mosca sono naturalmente gli antifascisti inglesi, francesi e americani capeggiati da ebrei sionisti. È da augurarsi che la polizia palestinese intensifichi l’azione di sorveglianza anticomunista che già esercita con grande vigilanza alla frontiera siriana e ai porti di sbarco.

Segni sintomatici

Le reazioni arabe hanno portato questa volta anche a movimenti antiisraelitici. Sintomi preoccupanti sono stati notati al Cairo e ad Alessandria, che pur sono centri dove gli ebrei han sempre fatto da padroni, e specialmente a Beirut. Non parliamo di Damasco, centro schiettamente arabo. Inoltre al Cairo, a favore della Palestina, si sono avute manifestazioni che, sino all’anno scorso, son mancate tra gli egiziani anche nei momenti di maggior difficoltà dei confratelli lottanti. Eccole: si tratta di due congressi pro Palestina. Uno è il congresso panislamico (quindi con la partecipazione di rappresentanti anche indiani malesi e cinesi) indetto per questo autunno dal sen. Alluba pascià, nota figura di patriotta egiziano acerrimo avversario degli inglesi. L’altro congresso, panarabo, è stato indetto per le feste del piccolo Bairam, che avvengono alla fine di novembre, da Nahas pascià il quale, evidentemente per crearsi una nuova popolarità e vendicarsi nello stesso tempo degli inglesi «che lo hanno tradito», mira a diventare apostolo del movimento egiziano e panarabo pro Palestina. E le masse, che non vanno a vedere i motivi e i retroscena delle manovre, una volta in movimento non si fermano. Nahas pascià, che è fuori del governo, ha indetto un congresso naturalmente di rappresentanti dei popoli arabi, non di rappresentanti dei governi. Perciò il congresso si troverà più libero a decidere, senza pastoie di convenienze politiche e di obblighi di governo. E se si presenteranno «uomini di stato pur in forma privata, nessuno si opporrà al loro ingresso, anzi tanto meglio.

I due congressi, oltreché della Palestina, si occuperanno d’un altro avvenimento che ha duramente colpito il cuore degli arabi: la questione del Sangiaccato. I Siriani, anzi tutti gli arabi, non possono perdonare alla Francia il tradimento. Essa ha rifiutato la mediazione dell’Irak pur di mettersi d’accordo ad ogni costo con la Turchia che detiene, agli Stretti, le chiavi della porta d’unione franco-russa. E per mettersi d’accordo, la Francia ha dovuto venir meno ai propri doveri di potenza mandataria, ha sacrificato i siriani a favore dei turchi. Ed ora c’è di più. A Parigi non si vuole ratificare il trattato franco-siriano, opera rinunciataria di Blum e compagni, che deve dare l’indipendenza alla Siria. Non lo si vuole ratificare se prima il parlamento siriano non approvi, a suo turno, gli accordi della Francia con la Turchia per Alessandretta. Ma Damasco non vuole, non può sottoscrivere, con sentimento parricida, al disfattismo e alla rinuncia francesi. D’altra parte cosa doveva fare la Francia ? Resistere alla Turchia? Ma neanche per sogno. Non avrebbe potuto far fronte militarmente ad un colpo di mano delle truppe turche. Bisogna parlare con questi francesi d’Oriente per avere impressioni chiare in proposito.

L’Inghilterra dell’I.S.

Inoltre c’era l’Inghilterra non diplomatica, non ufficiale, ma l’Inghilterra dell’Intelligence, per esprimerci così, che soffiava sotto ai turchi contro i francesi. Si dice che l’Inghilterra, impegnata in Palestina e altrove contro il mondo arabo, abbia interesse a vedere pure la Francia parallelamente impegnata contro gli arabi, per averla in ogni caso al fianco. Ora quale miglior occasione della spina di Alessandretta, una nuova Palestina? E infatti proprio in tal senso gli arabi di Siria considerane la questione del Sangiaccato. Francia e Inghilterra vengono poste sul medesimo piano. «La loro amicizia — scriveva il Mokattam — è contro gli interessi, contro le ragioni di vita dei popoli arabi, perciò va spezzata». E s’invocano l’unione degli arabi, l’intervento dei Re, la messa in azione dell’asse Bagdad-La Mecca. La situazione appare dominata dalla figura di Ibn Saud, il sovrano che sa attendere a lungo, con mirabile senso di tempestività, ma che quando scatta non ritorna più sui suoi passi. È certo che, per libertà d’azione, l’Egitto — il paese leader nel mondo arabo — si trova in posizione di netta inferiorità sull’Arabia saudiana. L’Egitto è legato all’alleanza con l’Inghilterra alla quale sarebbe tenuto anche se, per ipotesi, scoppiasse una guerra tra i paesi arabi e l’Impero britannico. 

Riassumendo i vari e frammentari aspetti della attuale reazione araba alla tragedia palestinese — il terrorismo e la provocazione, ripetiamo, questa volta sono partiti dagli ebrei — vien fatto di domandare se ci troviamo di fronte a minacce immediate di complicazioni in questo settore orientale. Bisogna vedere sino a qual punto la Russia intende ed ha libertà e possibilità di spingere le cose. Non dimentichiamo che l’islamismo è un muro invalicabile per il soviettismo. Inoltre l’Inghilterra non lascerà affatto Mosca condurre il giuoco sino agli estremi. Ma a questo proposito riferiamo voci insistenti secondo le quali, in fin dei conti, all’Inghilterra non dispiacerebbe una situazione d’estrema gravità in Palestina che la obbligherebbe per forza maggiore davanti agli occhi del mondo, a dare immediata esecuzione al progetto di trispartizione. Ma, e gli arabi? Gli arabi di Siria, di Transgiordania, della Saudia non marcerebbero in tal caso su Gerusalemme? Questa è la convinzione d’ogni buon patriotta arabo. Però bisogna tener conto che al momento decisivo l’azione potrebbe non far seguito alle parole. 

Gli agenti politici britannici che con la potenza dell’oro, con le promesse e con altro sanno creare il torpore in interi popoli per l’avanti febbricitanti, stanno più vigili che mai, ora. Non mancano esempi probatori sì, ma gli esempi possono anche non ripetersi. Ad ogni buon conto Londra rinforza le sue truppe in Palestina inviandovi una nuova brigata dalla madrepatria. Il giorno cruciale appare ormai vicino.
Antonio Lovato

Cap. 2

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L’Irak al fianco della Palestina

Stampa Sera,
lunedì, p. 3
10 ottobre 1938

 Titoli: Terrasanta e Mussulmani. L’Irak al fianco della Palestina. Il progetto presentato a Londra e i suoi sviluppi. Nuove truppe inglesi in viaggio.

Londra, lunedi sera. – Si annuncia ufficialmente che, assai presto, saranno inviati in Palestina nuovi rinforzi militari composti di cinquemila uomini di truppa. I rinforzi comprenderanno quattro battaglioni di fanteria, una batteria di artiglieria e reparti di autoblinde. Con questi rinforzi il totale degli armati britannici in Palestina salirà a ventimila uomini compresi i reparti di aviazione.

Le proposte irakiane

Al totale bisogna aggiungere i seimila uomini del corpo di polizia, che già si trovano in Palestina, e le parecchie altre centinaia di agenti, che, quanto primo, saranno inviati dall’Inghilterra. Con tutte queste forze a sua disposizione, Sir Charles Tegert, comandante delle operazioni militari, spera di poter fiaccare la rivolta araba prima di Natale. Si crede che Sir Charles Tegert proclamerà anche la legge marziale in tutta la Palestina e prenderà altre misure speciali per affrettare il ristabilimento dell’ordine. 

Intanto si apprende che il cosiddetto «progetto irakiano di pace», che il Ministro degli Esteri dell’Irak ha presentato al Governo britannico, comprende i seguenti punti fondamentali: 

1) Cessazione completa della emigrazione ebraica in Palestina.
2) Creazione dello Stato indipendente della Palestina, da essere legato alla Gran Bretagna mediante trattato.
3) Trasferimento dei poteri di questo nuovo Stato da parte della Gran Bretagna al Governo nazionale palestinese in un termine specifico di tempo.
4) Garanzia dei diritti civili e politici a tutti gli abitanti dello Stato palestinese da parte della Gran Bretagna.
5) Salvaguardia degli interessi strategici dell’Impero britannico.

I perchè delle opposizioni

Questo progetto è fortemente avversato dagli elementi ebraici della Palestina, dell’Inghilterra e di altri Paesi per le seguenti considerazioni:

1) Il piano è identico a quello proposto dal Gran Muftì nell’anno 1937 alla Commissione reale britannica per la spartizione della Palestina e quindi più favorevole agli arabi che agli ebrei.

2) L’attuazione del progetto metterebbe gli ebrei della Palestina in condizione di minoranza permanente.

 3) Con l’applicazione del piano l’Inghilterra verrebbe meno alla promessa formale di riconoscere i diritti strategici degli ebrei sulla Palestina.

4) Un governo palestinese controllato dagli arabi avrebbe, a causa della vicinanza del Paese agli Stati fascisti, un indubbio carattere antiebraico e distruggerebbe le realizzazioni sociali fatte dagli ebrei.

II Governo inglese non si è ancora pronunciato in merito al progetto irakiano. Tuttavia, negli ambienti politici si ha la sensazione che il piano che contemplava la spartizione della Palestina sarà abbandonato e sostituito col principio della creazione di uno Stato unificato con la salvaguardia dei diritti di tutti i cittadini indistintamente. Il che equivarrebbe in un certo modo alla modifica del progetto irakiano. Il piano viene attualmente esaminato dall’Alto Commissario britannico per la Palestina, che ora si trova a Londra, dal Ministro delle Colonie e da altri funzionari. 

Il generale Gort, capo dello Stato Maggiore imperiale, sarà consultato in merito al progetto nel corso di questa settimana insieme ai rappresentanti degli arabi e degli ebrei.


Cap. 3

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Un “ultimatum” ai giudei

Stampa Sera,
lunedì, p. 3
10 ottobre 1938

 Damasco, lunedi mattina –  Il Comitato di Difesa palestinese ha inviato, stamattina, al Presidente della Federazione sionista Weizman un telegramma che costituisce un vero «ultimatum». Il messaggio dice fra l’altro:

 «Il vostro atteggiamento causerà a voi e agli ebrei di tutto l’Oriente la peggiore calamità che la storia ricordi. Gli arabi, quando anche dovessero essere completamente annientati non vi permetteranno mai né d’installarvi né di diventare una maggioranza nella Palestina araba. Costi quel che deve costare. Voi e la vostra Nazione sparsa pel mondo intero dovete salvare la vita alla parte che si trova in Palestina e negli altri Paesi arabi e orientali. Evitate di creare l’occasione che farebbe estendere le vostre disgrazie dall’occidente all’oriente. Contentatevi di conservare quelli fra i vostri che già si trovano in Palestina. Sarà già per voi una grande fortuna. Lasciate che gli arabi vi trattino nel loro Paese come Omar trattò gli abitanti della Palestina, poiché, se verrà una guerra, la Gran Bretagna potrà difendersi in Palestina, ma non negli altri Paesi arabi di tutto l’Oriente». 

Il telegramma, che è firmato da Nahbi El Azame, ha causato viva emozione negli ambienti giudei di Gerusalemme.  


Cap. 4

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La rivolta dilaga in Palestina

Stampa Sera, 2ª ed.
giovedì-venerdì, p. 1
13-14 ottobre 1938

Titoli: La rivolta dilaga in Palestina. L’autorità del governo britannico gravemente scossa. Le truppe inglesi hanno abbandonato Betlemme incalzate dagli insorti. Numerosi morti negli ultimi scontri.

Gerusalemme, giovedì sera. – La già critica situazione prodotta dalla rivolta araba nelle campagne della Palestina ha assunto una piega ancora più tragica nelle ultime ventiquattro ore. Questa mattina tutte le zone di campagna dell’interno erano sollevate, per tutta la notte scorsa le autorità militari britanniche hanno fatto preparativi per fermare, dove possibile, il dilagare del movimento. Su tutte le strade che si irradiano da Gerusalemme la notte scorsa si è avuto un intenso movimento di truppa inviato verso il centro abitato e le alture dell’interno, a bordo di autocarri.

È partito anche un considerevole numero di autoblinde. Lungo la linea di città, che forma come una mezzaluna intorno a Gerusalemme, e cioè l’Hebron, Betlem, Gerico e Naplusa si sono avuti scontri violentissimi fra insorti, la truppa e la polizia, per tutta la giornata di ieri. Dietro questa linea, in una larga zona a nord e a sud di Gerusalemme, l’autorità del Governo britannico è ormai inesistente.

L’inizio della gravissima situazione attuale è offerto dal fatto che il Governo ha fatto abbondonare le stazioni di polizia, l’ufficio postale e il tribunale di Betlemme. Sono state apprestate barricate nelle località della Tomba di Rachele, che è uno degli accessi di Betlemme. Intanto le truppe inglesi, che erano tenute pronte per ogni evenienza, sono state ritirate nette adiacenze della Chiesa della Natività.

Sembra che gli insorti arabi abbiano istituito il loro tribunale in un oliveto presso il campo detto dei Pastori, nei dintorni di Betlemme. A Caifa un gruppo di ribelli è penetrato nella casa del muktar nel quartiere arabo di Al Yahud, e ha ucciso un notabile e due suoi ospiti. A Genin un funzionario arabo è stato ucciso in piena strada. In seguito a questi attentati, è stato ordinato il coprifuoco. In altre località del Paese sono stati uccisi tre arabi ed è stato gravemente ferito un poliziotto.

Sulla strada Gerusalemme-Hebron è stato sospeso tutto il traffico. Si crede che questa misura sia stata adottata per assicurare lo sviluppo delle operazioni militari. Il noto avvocato arabo Sydky Dajany, portavoce dei nazionalisti palestinesi, è stato rinvenuto ucciso da un colpo d’arma da fuoco in una località a sud di questa città. L’assassinio di Dajany, il quale era stato rapito da Gerusalemme, ha prodotto vivissima impressione tanto nei circoli arabi quanto in quelli ebraici. Ulteriori notizie informano che il Dajany è stato ucciso a fucilate a cinque miglia da Gerusalemme, mentre procedeva a bordo della propria automobile da Giaffa verso Gerusalemme, dopo aver accompagnato la famiglia partita per l’Egitto. Il Dajany era uno fra i più noti avvocati nazionalisti ed aveva difeso più volte degli arabi giudicati dai Tribunali militari. Era anche conosciuto come un partigiano del Gran Muftì.


Cap. 5

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Anche la Costarica vuole evitare l’invadenza ebraica

Stampa Sera, 2ª ed.
giovedì-venerdì, p. 1
13-14 ottobre 1938

S. José di Costarica, giovedì mattina. – Il Ministero degli Esteri ha dato istruzioni alla Legazione di Costarica a Parigi perché non vengano più accettate per l’avvenire le richieste di immigrazione presentate da ebrei che intendono stanziarsi nella Repubblica centro-americana.


Cap. 6

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Oggi i Ministri britannici devono decidere sulla Palestina

Stampa Sera, 2ª ed.
mercoledì-giovedì, p. 1
19-20 ottobre 1938

Titoli: Le parole di Londra e le fucilate degli arabi. Oggi i Ministri britannici devono decidere sulla Palestina. A Gerusalemme infuria la battaglia.
Didascalie delle foto contenute nella pagina: a) La città vecchia di Gerusalemme. Gli insorti arabi si sono asserragliati nella città vecchia di Gerusalemme, ove contendono il terreno alle truppe inglesi con un incessante fuoco di fucileria. La foto ci mostra una delle porte della città vecchia. b) Sacchetti a terra a Betlemme. Le truppe inglesi, incalzate dagli insorti, hanno, com’è noto, dovuto evacuare Betlemme. La foto ci mostra l’ultima ridotta prima della partenza. È il cortile della Basilica della Natività, sbarrato dai sacchetti a terra.


Londra, mercoledì sera. – Le notizie che giungono dal vicino Oriente non sono certamente tali da potersi definire incoraggianti. La Terra Santa, con tutti i suoi interessi di primissimo ordine per la Gran Bretagna, continua a dare preoccupazioni che, mentre tengono in allarme le sfere ufficiali, si estendono — attraverso i giornali che recano colonne di notiziario e di commenti — al pubblico grosso.

I quattro punti

In prima linea, fra i problemi che sono trattati nel corso della riunione odierna dei Ministri, i giornali di stamane pongono quello della Palestina la cui situazione è venuta aggravandosi progressivamente, e che — dicono i giornali stessi — esige una soluzione immediata.

Sebbene il rapporto della Commissione Woodhead non debba essere pubblicato prima della settimana prossima, il Ministro delle Colonie, Malcolm MacDonald, che ne è già in possesso, ne comunicò le conclusioni ai colleghi.

Si conferma l’impressione che ogni idea di spartizione del territorio sotto mandato debba essere abbandonata come poco equa e quasi impraticabile. Sarebbero invece prese in considerazione delle restrizioni dell’immigrazione, tanto araba che giudaica.

 Il Daily Mail afferma di essere in grado di sapere che MacDonald chiederà ai colleghi: 1) Di approvare le misure già prese; 2) Una azione energica tendente al ristabilimento dell’ordine in tutta la Palestina; 3) Misure draconiane per far cessare la propaganda antibritannica diretta dall’estero; 4) Apertura di negoziati preliminari in vista della costituzione di uno  Stato unito sotto il controllo britannico, nel quale arabi e giudei dovrebbero vivere in armonia.

L’atteggiamento della stampa londinese nei confronti del problema palestinese continua ad essere discorde. Il Daily Express si pronuncia addirittura a favore dell’abbandono del Mandato da parte della Gran Bretagna, mentre il laburista Daily Herald attacca violentemente il Governo al quale rimprovera la persistente politica dilatoria.

Ed ecco, ora, la cronaca riassuntiva degli avvenimenti di Palestina quale si rileva dalle notizie qui giunte.

Numerosi sono gli incidenti che si sono verificati durante la notte. Nella vecchia città di Gerusalemme parecchi colpi di arma da fuoco sono stati sparati in più località, con un bilancio complessivo di IX morti ed una trentina di feriti.

 Nelle ultime ore della serata è pure avvenuta una furiosa sparatoria tra gli insorti ed i guardiani di un convoglio di 12 autocarri trasportanti derrate alimentari e munizioni. Quando gli aggressori sono stati respinti dal nutrito fuoco delle guardie sono stati raccolti sul teatro della sparatoria i cadaveri di 4 ribelli, mentre 2 operai della guardia del convoglio rimanevano feriti. Due automobili blindate militari sono state chiamate per scortare il convoglio.

Attacco a fondo

L’Agenzia Reuter a sua volta apprende da Gerusalemme:

Secondo le dichiarazioni ufficiali fatte questa mattina al corrispondente della Reuter, le truppe britanniche in mattinata entreranno nella vecchia città di Gerusalemme al fine di epurare la località da tutti gli elementi ribelli.

Stamani le autorità britanniche hanno pubblicato un appello annunciante che misure militari saranno intraprese contro i ribelli arabi che si nascondono nella città vecchia. La popolazione degli altri quartieri è invitata a restare nelle case. La città sembra, infatti, morta: le vie sono deserte, i negozi e le scuole sono chiusi, la circolazione è paralizzata.

Un aeroplano governativo questa mattina ha sorvolato tutte le strade della vecchia città attualmente in stato di insurrezione ed ha lanciato migliaia di manifestini che invitano gli abitanti a tapparsi nelle loro case in previsione di queste operazioni.

L’Alto Commissario ha limitato momentaneamente l’applicazione delle misure eccezionali, al fine di concentrare tutte le truppe disponibili attorno alla vecchia città. Il comandante generale delle truppe in Palestina ha nominato comandante del distretto di Gerusalemme il maggior generale Nugert O’ Connor.