gennaio 02, 2013

La questione sionista ed il Vicino Oriente. – Documentazione tratta dal quotidiano torinese “La Stampa”: Cronache dell’anno 1939.

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Mentre valgono le considerazioni generali già fatte per le precedenti fonti documentarie, e cioè: Vedi Elenco Numerico, pare qui opportuno rilevare ogni volta la casualità e imparzialità con la quale le diverse fonti si aggiungono le une alle altre, animati da una pretesa di completezza, che sappiamo difficile da raggiungere. Il quotidiano “La Stampa”, fondato nel 1867, rende disponibile il suo archivio storico dal 1867 al 2006. Valgono i criteri generali enunciati in precedenza e adattati ogni volta alla specificità della nuova fonte. Assumendo come anno di partenza il 1921 seguiamo un metodo sincronico, raccordandolo con quello diacronico basato su alcuni anni di riferimento.

LA QUESTIONE SIONISTA
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tratta dall’archivio storico de “La Stampa”


1939
1938   ↔ 1940
Anno inizio spoglio: 1921.
La Stampa: 1882 - 1883 - 1884 - 1885 - 1886 - 1887 - 1888- 1889 - 1890 - 1891- 1892 - 1893 - 1894 - 1895 - 1896 - 1897 - 1898 - 1899 - 1900 - 1901 - 1902 - 1903 - 1904 - 1905 - 1906 - 1907 - 1908 - 1909 - 1910 - 1911 - 1912 - 1913 - 1914 - 1915 - 1916 -1917 - 1918 - 1919 - 1920 - 1921 - 1922 - 1923 - 1924 - 1925 - 1926 - 1927 - 1928 - 1929 - 1930 - 1931 - 1932 - 1933 - 1934 - 1935 - 1936 - 1937 - 1938 - 1939 - 1940 - 1941 - 1942 - 1943 - 1944 - 1945 - 1946 - 1947 - 1948 - 1949 - 1950 - 1951 - 1952 - 1953 - 1954 - 1955 - 1956 - 1957 - 1958 - 1959 - 1960 - 1961 - 1962 - 1963 - 1964 - 1965 - 1966 - 1967 - 1968 - 1969 - 1970 - 1971 - 1972 - 1973 - 1974 - 1975 - 1976 - 1977 - 1978 - 1979 - 1980 - 1981 - 1982 - 1983 - 1984 - 1985 - 1986 - 1987 - 1988 - 1989 - 1990 - 1991 - 1992 - 1993 - 1994 - 1995 - 1996 - 1997 - 1998 - 1999 - 2000 - 2001 - 2002 - 2003 - 2004 - 2005 - 2006.

Sommario: 1. La conferenza per la Palestina. – 2. Le impressioni al Cairo. –

Indice Analitico: a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z. –  Eventi del 1939. – Altre fonti giornalistiche, periodiche o archivistiche del 1939.


Cap. 1

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La conferenza per la Palestina

La Stampa,
mercoledì, p.8
8 febbraio 1939

Titoli: La conferenza per la Palestina. Gli errori di Versailles e gli spropositi di Ginevra verranno corretti? Sintomatica assenza della Siria.

Londra, 7 febbraio. – La conferenza per la Palestina a qualche tempo fa era preannunciata come conferenza della tavola rotonda; il che non è affatto una reminiscenza in onore degli antichi cavalieri di Artù, ma vuol dire semplicemente, in termine diplomatico, una riunione di gente di qualità e di valori diversi, anzi — per continuare ad essere diplomatici — diametralmente opposti, ma tutti su uno stesso piano e tutti, per tradurre le parole adoperate oggi da Chamberlain, con piena facoltà di esporre e di chiedere quello che desiderano.

Oggi si è inaugurata la conferenza; ma di tavola rotonda non si parla più. Fortuna ha voluto che il Re abbia graziosamente messo a disposizione delle delegazioni l’antico palazzo di San Giacomo, palazzo provvisto naturalmente di parecchi portoni d’ingresso, tutti assai rispettabili, senza che né l’uno né l’altro abbia l’aria di porta di servizio. I semiti, si sa, sono permalosi: e gli arabi hanno deciso di non incontrarsi cogli ebrei e gli ebrei, saputo questo, hanno reso noto che neanche essi volevano aver a che fare cogli arabi. Cosi gli arabi sono entrati stamane alle 10,30 a palazzo di San Giacomo per l’ingresso della foresteria; tre ministri del Re d’Inghilterra, Chamberlain, Halifax e MacDonald e il sottosegretario agli esteri Eutler li hanno accolti nella sala della regina Anna. Un’ora e mezza dopo sono arrivati i sionisti, entrando dalla porta detta degli ambasciatori e gli stessi ministri li hanno accolti nella sala dei banchetti.

 Gli uni e gli altri, succesivamente e separatamente ben s’intende, hanno preso posto attorno alla tavola della conferenza, nella galleria dei quadri, una porta della quale si apre appunto sulla sala della regina Anna, un’altra nell’anticamera dei banchetti. La conferenza di Londra cioè diventava due conferenze: una anglo-araba, l’altra anglo-sionista. Ma all’ultimo momento, come se ciò non bastasse, le due conferenze sono diventate tre.

Gli arabi di Palestina, come è noto sono divisi in partiti; vari sono i programmi, i metodi, le tradizioni che concordano in un punto solo e principale: non vogliono saperne, né gli uni né gli altri, dei sionisti e sopra tutto del sionismo politico. Ma questo punto non basta a conciliare le rivalità di carattere feudale fra le due famiglie Husseini e Nashishibi alla prima delle quali appartiene il famoso Hamin noto a tutto il mondo come il Muftì di Gerusalemme, seppure in esilio e considerato il capo della rivolta tuttora in corso; intorno ai Nashishibi si accentra invece il partito arabo della difesa, detto dei moderati. La «moderazione» è fatta per distinguersi dagli Husseini. I rappresentanti di questi ultimi, giunti ieri a Londra, non sono arrivati stamane a palazzo San Giacomo e hanno fatto dire che non possono sedersi insieme coi rappresentanti degli avversari.

Naturalmente il governo britannico, il quale pare disposto a mostrare fino in fondo quella tale buona volontà che proprio in Palestina gli angeli del cielo ponevano come condizione della pace in terra, ha fatto una dichiarazione: non può prendere posizione né per l’uno né per l'altro partito, spera che si mettano d’accordo, si sobbarcherà a dar luogo a una terza conferenza nella quale i ministri di Sua Maestà, come già hanno deciso di fare coi seguaci del Muftì e coi sionisti, discuteranno cogli «arabi della difesa» il problema palestinese.

Domattina intanto c’è riunione di gabinetto britannico, domani pomeriggio Camera dei comuni; perciò la prima riunione anglo-sionista si terrà domani sera alle otto. Le riunioni anglo-arabe sono rinviate a quando una procedura definitiva sarà stata trovata sia coi fautori che con gli oppositori del Muftì. 

Si spera di raggiungerla in un paio di giorni. Il Palazzo del Re, l’intervento del Primo Ministro, di due ministri e di un sottosegretario e sopratutto la pazienza da questi dimostrata rivelano che il Governo britannico tiene molto ad evitare un fallimento della conferenza o delle conferenze, che dir si voglia. Il fatto è che il Governo intende perseguire anche in questo lato, della revisione dei trattati, il metodo di Chamberlain dei contatti personali; e vuol far vedere, come oggi ha detto agli arabi il Primo Ministro, che di fronte ad esso non vi sono problemi insolubili. Per il momento, date le incompatibilità elencate e data la situazione locale palestinese, dove il sangue continua a scorrere in maniera grave, la funzione dei ministri inglesi e soprattutto quella del ministro MacDonald, sarà di «collegamento».

Poi verranno le proposte e le controproposte; e la tesi britannica sarà la risultante. Allora si vedrà quanto il revisionismo e la cancellazione delle sperequazioni versagliste e ginevrine, di cui si vanta l’Inghilterra di Monaco e contro cui era l’Inghilterra di Eden, abbiano veramente permeato la nuova politica di Londra. In questo caso la conferenza attuale potrebbe acquistare veramente un valore storico. Gl’inglesi hanno un grande aiuto: quello degli Stati arabi, Egitto, Irak, Transgiordania, Yemen, autorevolmente rappresentati a Londra, che mostrano quali più vasti e non solo locali disegni si possono affrontare.

Manca, è vero, la Siria. Questa assenza è eloquente e dimostra come il revisionismo secondo giustizia abbia ancora un ostacolo da eliminare: Parigi. 
L. R.



Cap. 2

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Le impressioni al Cairo

La Stampa,
mercoledì, p. 8
8 febbraio 1939

Cairo, 7 febbraio. – L’attenzione egiziana è volta alla conferenza di Londra. I giornali si occupano con grandi titoli del progetto della federazione araba della Siria, Palestina e Transgiordania, cui si mostrano favorevoli gli ambienti inglesi e francesi. Il progetto di cui ora si parla in termini ufficiali è in massima conforme alle rivelazioni anticipate da La Stampa  nello scorso ottobre in una corrispondenza da Damasco, rivelazioni che allora avevano suscitato molto rumore negli ambienti orientali. Commentando, i giornali di Cairo mentre da un lato esprimono il compiacimento per l’unione della Siria alla Palestina, da un altro manifestano apprensione per un progetto che servirà ad ammettere un maggior numero di ebrei entro il nuovo Stato.

Il principe Mohamed Alì sul quale erano corse voci come candidato al trono di Gerusalemme, è rientrato al Cairo di ritorno dal pellegrinaggio alla Mecca, dove ha avuto colloqui con Ibn Saud il quale gli ha donato una spada d’oro massiccio appartenente agli antenati wahabiti.

gennaio 01, 2013

La questione sionista ed il Vicino Oriente. – Documentazione tratta dal quotidiano torinese “La Stampa”: Cronache dell’anno 1940.

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Sommario: 1. Gravità delle dimostrazioni antinglesi in Palestina. –

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Cap. 1

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Gravità delle dimostrazioni antinglesi in Palestina

La Stampa,
sabato, p. 6
9 marzo 1940

Titoli: Gravità delle dimostrazioni antinglesi in Palestina. Le provocazioni dei giudei.

Gerusalemme, 8 marzo. –  Si sono svolte a Tel Aviv, inscenate dall’elemento ebraico, manifestazioni dirette contro l’Inghilterra le quali hanno dato luogo a gravi incidenti avendo la folla attaccato le truppe e la polizia. Il bersaglio preferito dai manifestanti è stata la cavalleria australiana mentre urla ed insulti contro la Gran Bretagna, gli inglesi ed il Governo hanno accolto il Commissario distrettuale Crosbie la cui automobile è stata fatta segno a lancio di pietre.

Il 2 marzo nuovi incidenti si sono prodotti con accresciuta violenza. Migliaia di manifestanti, appartenenti tanto alla Confederazione operaia, organizzazione di sinistra, che al partito revisionista della destra, hanno formato un solo ed unico corteo presso la grande Sinagoga. Essendo state erette barricate la situazione si è presentata subito grave. Le truppe, chiamate in aiuto dalla polizia hanno impiegato circa un’ora per ristabilire la situazione. Si contano sei morti, di cui due inglesi e quattro ebrei, mentre duecento manifestanti e sessanta agenti di polizia sono stati ricoverati feriti all’ospedale. Sono stati operati circa duemila arresti. Le truppe hanno occupato Tel Aviv. I danni ammontano a 10.000 sterline. Severissime misure d’ordine sono state subito prese. Il coprifuoco immediatamente proclamato per cinque giorni è stato poi inasprito il 3 marzo, estendendosi anche alle donne il divieto di uscire. Sono stati inoltre sospesi fino a nuovo ordine i quotidiani Haretz, Davar e Hatzofe, che avevano pubblicato notizie sulle manifestazioni.

Attualmente regna una forte agitazione antibritannica, in ogni centro ebraico, specialmente a Tel Aviv, dove il furore popolare è diretto contro gli australiani la cui condotta ha già provocato l’intervento del sindaco presso le autorità militari.

Nel pomeriggio del 3 hanno avuto luogo a Gerusalemme manifestazioni simili a quelle di tel Aviv, facilmente sedate, però, con l’intervento della truppa. Gli incidenti fra ebrei e inglesi hanno provocato grande soddisfazione nell’elemento arabo i cui ambienti, tanto islamici che cristiani, si augurano che le manifestazioni antibritanniche possano seriamente ripercuotersi sui rapporti fra l’Inghilterra e il Sionismo.

È stato constatato con soddisfazione fra gli arabi che Radio-Bari è stata la prima a lanciare la notizia sugli incidenti. In sostanza, l’agitazione ebraica contro la recente ordinanza che vieta i trasferimenti di terra, è realmente forte, tanto più che essa impedisce questi trapassi, che sarebbero stati facili, numerosi e poco costosi, data la grave miseria in cui versa l’elemento arabo.

La questione sionista ed il Vicino Oriente. – Documentazione tratta dal quotidiano torinese “La Stampa”: Cronache dell’anno 1941.

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Sommario: 1. Dinamitardi all’opera in Palestina. –

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Cap. 1

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Dinamitardi all’opera in Palestina

Stampa Sera,
mercoledì, p. 3
10 settembre 1941

Titoli: Il mondo arabo in fermento - Dinamitardi all’opera in Palestina - Manifestazioni anti-inglesi in Egitto. Il tradimento contro l’Iran e la rappresaglia contro il Gran Muftì hanno svelato i piani di Londra a favore dei giudei - Spietata repressione britannica.

(Servizio speciale di Stampa Sera) Ankara, mercoledì sera. –

Tutti gli odii, tutti i rancori maturati da anni ed anni, in quel crogiolo di razze che è questo tormentato Medio Oriente, pare si siano data parola per scatenarsi in una sola volta ora che la ventata di guerra sta squassando popoli e paesi. Così il conflitto iraniano si sta trasformando in un nuovo episodio della lotta fra arabi ed ebrei; lotta nella quale questi ultimi si fanno appoggiare dalle truppe mercenarie che Londra ha radunato e dalle orde sovietiche calate dal nord.

Attorno a questo tema principale di contrasto si rinfocolano altre passioni che soltanto temporaneamente erano state sopite. Gli inglesi, ormai giocano per così dire allo scoperto. Profittano dell’occasione per trasformare la campagna di guerra in una cruenta e spietata reazione anti-araba. Di qui i nuovi disordini in Palestina che vengono segnalati come rivestenti una certa gravità.

Gesta audaci

 I capi nazionalisti che già avevano avuto rinomanza in altre memorabili lotte sono stati fatti sparire; quelli che non sono stati inviati al plotone di esecuzione si trovano deportati in terre lontane. Ciò non ostante, la ribellione continua. Giovani di fegato organizzano imboscate ed agguati, questo anche quando sono sicuri di dover pagare con la vita il gesto ardimentoso. Cosi è capitato a Betlemme, così a Naplusa, dove ordigni esplosivi sono stati collocati qua e là, tanto da danneggiare impianti e servizi dell’esercito britannico. A rinfocolare l’odio degli arabi verso gli inglesi è poi giunta e s’è diffusa immediatamente fra le masse, la notizia riguardante il Gran Mufti di Gerusalemme che Londra vuol farsi consegnare come «preda bellica» dal tradito Governo iraniano. La figura del Gran Muftì, resa presso che leggendaria per la lunga e dura lotta sostenuta in favore dell’indipendenza delle sue genti, rappresenta per tutti gli arabi, e per i palestinesi in specie, una sorta di bandiera cui s’è giurato fede. Non v’era alcuno, in Palestina, che non sperasse, presto o tardi, di poter rivedere il Muftì tornare liberato fra gli arabi fatti liberi. Il tranello teso dai britannici contro di lui è quindi ritenuto un insulto sanguinoso e tale da suscitare aperta ribellione.

[…]

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Sommario: 1. Gli arabi risoluti ad opporsi ai piani degli ebrei sulla Palestina. –

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Cap. 1

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Gli arabi risoluti ad opporsi ai piani degli ebrei sulla Palestina

La Stampa,
giovedì, p. 4
5 novembre 1942

Titoli: Nell’anniversario della dichiarazione Balfour - Gli arabi risoluti ad opporsi ai piani degli ebrei sulla Palestina - Roventi parole del Gran Muftì di Gerusalemme contro il tradimento dell’Inghilterra patrona del movimento sionista.

Roma, 4 novembre. – In occasione del venticinquesimo anniversario della « dichiarazione Balfour » e della presa di posizione del Governo di Washington, favorevole alla creazione di uno Stato nazionale ebraico in Palestina, l’eminenza Hag Anin el-Huseini Gran Muftì di Gerusalemme ha fatto al direttore dell’agenzia Mondar la seguente dichiarazione:
«La ricorrenza della dichiarazione Balfour ricorda agli arabi le pericolose aspirazioni ebraiche sui Paesi arabi e sui luoghi santi dell’Islam, e il tradimento dell’Inghilterra. D’altra parte essa desta in noi orgoglio e ammirazione per l’audace e tenace resistenza che hanno opposto gli arabi della Palestina sostenuti dalla forza morale del mondo musulmano contro le alleate forze del sionismo e dell’imperialismo britannico. Forse la storia non ha mai registrato nelle sue pagine una resistenza così audace e continua come quella opposta dalla popolazione palestinese contro la pressione economica politica e militare anglo-ebraica. Questa eroica resistenza ha influito moltissimo sull’orientamento degli arabi e dei musulmani tutti contro la Gran Bretagna e il Sionismo, a fianco delle Potenze dell’Asse che lottano per l’eliminazione delle distruttrici forze anglo-ebraiche. Le dichiarazioni dei capi sionisti, come Weizmann e Ben Gurion, a sostegno della costituzione di uno Stato ebraico in Palestina appoggiate da Churchill e da Roosevelt, principali sostenitori dell’ebraismo, costituiscono una nuova prova della inimicizia degli alleati non solo contro la Palestina ma bensì contro tutti gli arabi e i musulmani. Siamo sicuri però che gli arabi che hanno dimostrato meravigliosa audacia, vitalità e fermezza, continueranno con la stessa tenacia la lotta fino alla vittoria. Solo allora essi e tutti i musulmani potranno cessare di preoccuparsi per le sorti della Palestina dopo che l’Inghilterra e l’ebraismo saranno definitivamente distrutti».

La questione sionista ed il Vicino Oriente. – Documentazione tratta dal quotidiano torinese “La Stampa”: Cronache dell’anno 1943.

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Mentre valgono le considerazioni generali già fatte per le precedenti fonti documentarie, e cioè: Vedi Elenco Numerico, pare qui opportuno rilevare ogni volta la casualità e imparzialità con la quale le diverse fonti si aggiungono le une alle altre, animati da una pretesa di completezza, che sappiamo difficile da raggiungere. Il quotidiano “La Stampa”, fondato nel 1867, rende disponibile il suo archivio storico dal 1867 al 2006. Valgono i criteri generali enunciati in precedenza e adattati ogni volta alla specificità della nuova fonte. Assumendo come anno di partenza il 1921 seguiamo un metodo sincronico, raccordandolo con quello diacronico basato su alcuni anni di riferimento.

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Cap. 1

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La Palestina minacciata da nuove immigrazioni ebraiche

La Stampa,
lunedì, p. 4
22 febbraio 1943

Istanbul, 22 febbraio.

Si apprende che in Palestina il Gran Rabbino ha avanzato ulteriori richieste al governo palestinese perché le disposizioni sulla immigrazione degli ebrei siano rivedute. Attualmente sono in corso trattative anglo-russe per il trasferimento in Palestina di famiglie ebree polacche immigrate negli ultimi anni in Russia. Le autorità britanniche, che sono disposte favorevolmente nei riguardi delle richieste sovietiche, hanno autorizzato anche l’immigrazione di alcuni contingenti di ebrei polacchi espulsi dall’Iran. Nei circoli arabi si teme una prossima notevole ripresa dell’afflusso degli ebrei e si prevedono vivaci reazioni della popolazione araba già inasprita dalla grave crisi economica.

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Sommario: 1. Il terrorismo sionista scatenato in Palestina. –

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Cap. 1

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Il terrorismo sionista scatenato in Palestina

Stampa Sera,
Anno 78, Nr. 189, p.1
venerdì-sabato,
17-18 novembre 1944

Titoli: Dopo l’uccisione di Lord Moyne. Il terrorismo sionista scatenato in Palestina. Il prof. Stern e i suoi sicari. Le origini e le cause degli attuali incidenti. La “Iroun” associazione estremista ebraica.
 Stoccolma, venerdì sera. –  Il sanguinoso episodio del Cairo, nel quale il Ministro britannico Lord Moyne ha perduto la vita nel tragico modo da tutti conosciuto, ha levato il sipario su di una situazione che si presenta come una nuova profonda crisi dei rapporti fra la Gran Bretagna e la Palestina. Se, anni or sono, ad agitarsi in quel paese mediterraneo erano gli arabi, gelosi della propria terra e contrari all’infiltrazione semitica, ora si sono aggiunti gli ebrei, i quali, dopo avere per decenni recitata, la parte delle vittime, sono passati all’offensiva, usando gli stessi mezzi terroristici del loro competitori.

Echi ai Comuni

In più, fruendo della vastissima rete di aderenze razziali che essi posseggono, i sionisti palestinesi riescono a creare guai anche in alto loco, trovando protettori dove meno lo si aspetterebbe. A Londra stessa, per esempio, vincendo quel medesimo senso di orrore che l’assassinio di Lord Moyne vi aveva suscitato.
 
Ieri — annuncia infatti l£agenzia Reuter — ha avuto luogo alla Camera dei Comuni un violento incidente. Il conte di Winterton aveva domandato che il Governo prendesse dei provvedimenti nei riguardi di un editore ebreo, di nome Abrasami, il quale, nella rivista da lui diretta, ha approvato l’assassinio di Lord Moyne ed ha soggiunto che le autorità britanniche in Palestina seguono una politica anti-ebraica.

Mentre che il Ministro degli Interni Morrison si è limitato a dare una risposta evasiva, il deputato liberale Mander ha vivacemente attaccato il conte di Winterton, accusandolo di voler opprimere la «libertà di opinioni ». Fra i due deputati ha avuto luogo un violento scambio di invettive, accusandosi reciprocamente di aver fatto delle «accuse vergognose».

Se, d’altra parte, l’editore ebreo può essere andato oltre il segno con le sue accuse, egli non è il solo ad aver individuato cause e ragioni dell’attuale crisi. Altra voce ben più autorevole denuncia gli stessi guai. È la stessa United Press, la quale pubblica un interessante e sintomatico rapporto sulla situazione In Palestina e gli scopi dei terroristi ebrei. «Lo assassinio di Lord Moyne — cosi scrive l’agenzia — ha dimostrato che i terroristi ebrei sono decisi a combattere con tutti i mezzi qualunque elemento si opponga alla realizzazione del sogno due volte millenario degli ebrei: quello di crearsi una patria.

«Una parte dei sionisti non si è dichiarata d’accordo con la politica di Waisemann e la considera come un oltraggio per il popolo ebreo. La pubblicazione del libro bianco di Mac Donald, che limita l’immigrazione degli ebrei, è stata decisiva per l’incremento delle organizzazioni radicali giudaiche».

I membri dell’organizzazione “Iroun Zvei Leuni” scatenarono una campagna di rivincita sotto la divisa «occhio per occhio». Distintivo di questa organizzazione è una pistola stampata di traverso sulla carta della Palestina e della Transgiordania. L’associazione chiede che dalle due parti del Giordano venga creato uno Stato ebreo con le stesse frontiere dell’ex Palestina.

Dopo l’inizio della seconda guerra mondiale un gruppo dell’organizzazione si è stretto intorno al professore Stern, nato in Polonia, iniziando una lotta fanatica per la Palestina con un disprezzo assoluto per la morte.

Episodi di violenza

Questi fanatici vogliono spingere gli altri a seguire il loro esempio. Per procurarsi i fondi necessari alla realizzazione di un programma radicale gli adepti del gruppo «Stern» procedono senza scrupolo alcuno a saccheggi. Gli episodi di violenza si susseguono l’uno all’altro senza tregua mantenendo l’intero paese in perpetuo fermento.

Praticamente i seguaci del professor Stern hanno nelle mani l’intera organizzazione «Iorun». Si tratta d’una ventina di uomini decisi e risoluti a tutto. Quando il 31 marzo 1944, la immigrazione ebrea doveva praticamente finire in virtù del citato Libro Bianco, questa organizzazione sionista riprese i suoi attentati. Così, nel febbraio 1944, vennero fatti saltare gli uffici dell’immigrazione ebrea a Gerusalemme, Haifa e Tel Aviv ed in questi incidenti persero la vita cinque agenti.

Ora sembra accertato che i due uccisori di Lord Moyne null’altro siano se non emissari dello Stern. Alle loro spalle stanno — e ciò spiega molte cose — i grossi commercianti ebrei i quali vorrebbero mettere le mani sulle risorse e sui commerci di Palestina. Costoro, a loro volta, sono appoggiati dalla internazionale sionista del danaro; quella stessa che ha mosso un «onorevole membro del Comuni» a difendere in piena Camera, a Londra, gli uccisori di quel Lord Moyne per il quale il Primo Ministro Churchill spargeva otto giorni addietro una lacrima, dichiarando che la sua scomparsa rappresentava una grave perdita per la politica della Gran Bretagna.

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Sommario: 1. – L’azione britannica in Palestina. –

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Cap. 1

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L’azione britannica in Palestina 

La Nuova Stampa,
Quotidiano indipendente
Anno I, Nr. 61, p.1
domenica, 30 settembre 1945

Titoli: La Palestina in fermento. Incidenti e disordini. Gli inglesi inviano divisioni di paracadutisti.

Gerusalemme, 29 settembre. – Due sconosciuti hanno ucciso a colpi di arma da fuoco un poliziotto britannico. Simultaneamente si è verificata un’esplosione nelle vicinanze del fatto di sangue, ma qui non vi sono state vittime. Altri disordini sono segnalati in varie località nonché un certo fermento in regioni di frontiera.

 Come è noto, nelle ultime ventiquattro ore è giunta in Palestina un’intera divisione di paracadutisti britannica evidentemente inviata per prevenire disordini e agitazioni. La motivazione ufficiale di questo invio si riferisce alla necessità di impedire un ulteriore flusso migratorio di ebrei in Palestina al fine di non esasperare le popolazioni arabe che manifestano sempre più propositi di intransigenza verso gli israeliti. I capi israeliti hanno convocato d’urgenza una conferenza nel corso della quale è stato dichiarato che gli ebrei non si sottoporranno mai alle proposte per la Palestina contenute nel recente «libro bianco britannico».

Secondo quanto si apprende da Washington il Presidente Truman ha chiesto al Primo Ministro britannico Attlee, che siano aperte le porte della Palestina agli ebrei che i tedeschi inviarono da molti paesi europei nel campi di internamento in Germania.

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L’azione britannica in Palestina
La Nuova Stampa,
Quotidiano indipendente
Anno II, Nr. 179, p. 4
giovedì, 1 agosto 1947

 Titoli: L’azione britannica in Palestina. 16 mila soldati frugano Tel Aviv di casa in casa. Arresti e sequestri di armi. Un piano per dividere il paese in 4 zone.

Gerusalemme, 31 luglio. – Truppe britanniche per un totale di 16 mila uomini hanno iniziato la perquisizione dell’intera città di Tel Aviv, allo scopo di scoprire i responsabili dell’attentato compiuto otto giorni fa contro l’albergo «King David» di Gerusalemme, attentato che ha causato la morte di oltre 100 persone.

Le operazioni sono compiute dalla sesta Divisione aviotrasportata britannica, che per’altro pare sarà sostituita prossimamente dalla prima Divisione blindata, di stanza in Italia. Nel frattempo il rastrellamento si è esteso sino alla zona di Giaffa, città che del pari è stata totalmente isolata.

La tensione in Tel Aviv, che rappresenta il più grande agglomerato di ebrei del mondo, è tuttavia andata crescendo nelle ultime ore, via via che procedono le metodiche operazioni di polizia di casa in casa. A seguito del rigido coprifuoco imposto dall’alba di ieri a tutta la città, numerose persone sono rimaste prive di cibo per ventiquattrore. La città è stata divisa dai comandanti britannici in venti settori di operazioni, per facilitare il lavoro di perlustrazione svolto dai soldati impiegati nelle operazioni.

Elenchi di persone sospette presumibilmente appartenenti ai due gruppi terroristici della «Irgun Zwai Leumi» e della banda Stern, accompagnati dalle fotografie degli individui ricercati, sono state distribuite ai sottufficiali dei reparti che procedono alle operazioni di polizia di Tel Aviv. Ad ogni soldato britannico è stata inoltre fornita una cartina topografica detta città.

Oltre 500 persone sono state per il momento tratte in arresto. Si apprende all’ultima ora che alcuni depositi di armi e munizioni, nascosti nelle case e nella sinagoga principale di Tel Aviv, sono stati rinvenuti dalla polizia britannica. 

D’altro canto si viene a sapere da Londra che la relazione presentata dagli esperti britannici ed americani, riunitisi per la soluzione del problema palestinese, propone che la Palestina venga divisa in quattro zone, con province arabe ed ebraiche godenti di un’ampia autonomia, pur sotto il controllo di un governo centrale. Queste proposte sono state rese note oggi nelle due Camere del parlamento britannico durante dibattiti sulla questione palestinese. Le quattro zone sarebbero: una provincia araba, una provincia ebraica, il distretto di Gerusalemme e il distretto di Negeb.

Pure da Londra si apprende che Lord Herbert Morrison ha detto stasera, parlando atta Camera dei Comuni, che gli esperti ritengono possibile accettare le proposte del comitato anglo-americano relative atta immediata ammissione di 100.000 immigranti ebrei in Palestina e alla successiva continuazione della immigrazione. 

Gli stessi esperti anglo-americani, secondo notizie provenienti dagli ambienti responsabili di Washington, avrebbero inviato al Presidente Truman una relazione dei lavori, accompagnata da alcune raccomandazioni. Tale relazione è stata, insieme con le raccomandazioni, presentata ieri da Truman alla commissione ministeriale. Le raccomandazioni di carattere economico consistono nell’invito agli Stati Uniti di mettere a disposizione del mondo arabo 300 milioni di dollari, di cui 250 a titolo di prestito per lo sviluppo economico del mondo arabo al di fuori detta Palestina, e 50 milioni in dono agli arabi palestinesi, «per aiutarli nel difficile periodo di transizione».