luglio 15, 2011

La questione sionista e il Vicino Oriente. – Documentazione tratta da “Oriente Moderno”: Cronache dell’anno 1924.

Sinottica di «Geopolitica»
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Mentre valgono le considerazioni generali già fatte per le precedenti fonti documentarie, di cui all’elenco, pare qui opportuno rilevare ogni volta la casualità e imparzialità con la quale le diverse fonti si aggiungono le une alle altre, animati da una pretesa di completezza, che sappiamo difficile da raggiungere. È questa la quarta annata (1924) della rivista mensile “Oriente Moderno”, che reca come suo sottotitolo «rivista mensile d’informazione e di studi per la diffusione della conoscenza dell’Oriente, sopra tutto musulmano, pubblicata a cura dell’Istituto per l’Oriente». Da essa abbiamo preso avvio e ne seguiremo la traccia fino alle annate disponibili.


LA QUESTIONE SIONISTA
E IL VICINO ORIENTE

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della rivista mensile “Oriente Moderno”

1922 ↔ 1924

Oriente Moderno: 1921 - 1922 - 1923 - 1924 - 1925 - 1926 - 1927 - 1928 - 1929 - 1930 - 1931 - 1932 - 1933 - 1934 - 1935 - 1936 - 1937 - 1938 - 1939 - 1940.

SOMMARIO: Anno 1924 di “Oriente Moderno” 1923•→ 1. Il Vicino Oriente nel 1923, secondo una rivista inglese sionista. – 2. Sulla situazione in Palestina secondo il “Times”. – 3. Il nuovo Consiglio Consultivo. – 4. Il nuovo Partito nazionale e la Gran Bretagna. – 5. I capi del nuovo Partito nazionale. – 6. Il Comitato centrale del nuovo Partito nazionale. – 7. L’opposizione al nuovo Partito nazionale. – 8. Il nuovo Comitato Esecutivo del Congresso arabo palestinese. – 9. Giro di propaganda d’una deputazione del Comitato Esecutivo arabo. – 10. La Santa Sede e la Palestina. – 11. La legge sulla cittadinanza palestinese. – 12. Per la fondazione di una Banca araba. – 13. Munifico lascito a favore della Palestina. – 14. Relazione del prof. Mead sulla Palestina. – 15. Ricomparsa del giornale Lisan al-Arab di Gerusalemme. – 16. Il testo della risposta alla proposta inglese di un’Agenzia Araba. – 17. Sultan Al ‘Adwan nel territorio dei drusi. – 18. Prossimo arrivo del Re Husein ad Amman. – 19. Notizie inglesi sul prossimo arrivo del Re Husein a ‘Amman. – 20. La situazione in Palestina al 1° febbraio 1924. – 21. Politica laburistica e Sionismo. – 22. Giudizio ebraico sulla politica dell’Alto Commissario. – 23. Commenti ebraici all’esclusione degli Ebrei e deglia Arabi dal Consiglio Consultivo. – 24. L’immigrazione ebraica in Palestina. – 25. Giudizio ebraico sulla situazione politica della Palestina dalla Dichiarazione di Balfour sino ad oggi. – 26. Rendiconto finanziario dell’Esecutivo Sionista nel primo trimestre dell’anno finanziario 1923-24. – 27. Nuovo Partito Agricolo. – 28. Il giornale “Mir’at ash-Sharq” e il Supremo Consiglio Musulmano. – 29. Il commercio romeno in Palestina. – 30. Il Re Husein nella Transgiordania, il sionismo, il panarabismo, la questione palestinese e della del Califfato arabo. – 31. Protesta dell’Imam Yahyà, Sovrano dello Yemen, contro il Sionismo. – 32. Intorno al nuovo Partito Agricolo. – 33. Il Cardinale O’ Connell reduce dalla Palestina. – 34. Per l’unione dei Cristiani in Palestina. – 35. Il cattolicismo in Palestina. – 36. Ritiro del Patriarca Latino? – 37. Il Patriarca Latino di Gerusalemme dal Re Husein. – 38. Per l’abolizione della Transgiordania. – 39. Le Comunicazioni ferroviarie tra Higiaz, Transgiordania e Palestina. – 40. Prime incertezze dei Palestinesi musulmani circa il Califfato del Re Husein. – 41. Le deliberazioni palestinesi a favore del re Husein. – 42. L’omaggio ufficiale dei Palestinesi al Re Husein quale Califfo. – 43. Opposizione del Governo Francese in Siria al Califfato di Husein. – 44. Proteste palestinesi contro la cessione della linea ferroviaria del Higiaz. – 44. Per “Oriente Moderno”, a p. 105, n. 1. – 45. Spese britanniche per la difesa della Palestina e della Mesopotamia. – 46. Interpellanze varie sulla Palestina alla Camera dei Comuni. – 47. Per la concordia fra Arabi palestinesi. – 48. Critiche al Comitato esecutivo del VI Congresso palestinese e bisogno d’uomini nuovi. – 49. Rimproveri di Weizmann ai Sionisti inglesi. – 50. L’Emiro ‘Abdallah, il trono palestinese e l’ingrandimento della Transgiordania. – 51. Smentita ufficiale all’ingrandimento della Transgiordania. – 52. La lista civile dell’Emiro ‘Abdallah. – 53. La situazione in Palestina al 1° maggio 1924. – 54. I Cristiani palestinesi e il Califfato. – 55. Per una moneta propria della Palestina. – 56. Contro il progetto di nuova moneta palestinese. – 57. La situazione in Palestina al 1° giugno 1924. – 58. La situazione in Siria e Palestina al 1° agosto 1924. – 59. La soppressione del francese come lingua base dell’insegnamento nelle scuole israelite. – 60. Il prossimo ritiro di Samuel. – 61. Chi dovrebbe succedere a Samuel. – 62. Per la convocazione del Congresso arabo palestinese. Contrasti. – 63. Nuova proposta per indire il VII Congresso arabo-palestinese. – 64. Il Congresso della stampa araba a Caiffa. – 65. Ramleh contraria alla convocazione del Congresso. – 66. L’opera di eth-Tha‘alibi per l’organizzazione del VII Congresso arabo-palestinese. – 67. Il punto di vista degli Agrari e dei Nazionali. – 68. Il rinvio del VII Congresso arabo palestinese. – 69. Secondo Partito Agricolo. – 70. Associazione campagnuola di mutuo soccorso. – 71. Progetto di Congresso sionista sefardico. – 72. Dimostrazioni di disoccupati ebrei a Gerusalemme. – 73. Il Re Husein e la Palestina. – 74. Ritorno della delegazione del Higiaz. – 75. Intorno alla progettata unione della Palestina e della Transgiordania. – 76. Delegazione sionista a Baghdad. – 77. L’amministrazione della Palestina nel 1923. – 78. La questione della valuta. – 79. La concessione Rutenberg davanti al Tribunale Internazionale dell’Aia. – 80. Un porto per la Palestina. – 81. Le colonie ebraiche. – 82. Per una colonia israelitica italiana in Palestina. – 83. Israeliti deportati dalla Russia in Palestina. – 84. Proposte per la costituzione di colonie agricole israelite in Russia. – 85. Ritorno di Weizmann dall’America. – 86. Conferenza di Jabotinski a Parigi sulla crisi dell’immigrazione Sionista. – 87. Conferenza di Jabotinski a Vienna. – 88. Commenti palestinesi al ritorno di er-Rikabi. – 89. La situazione in Palestina al 1° settembre 1924. – 90. Le scuole israelite e la lingua francese. – 91. Relazione ufficiale anglo-palestinese sull’incursione dei Wahhabiti. – 92. La situazione in Palestina al 1° dicembre 1924. – 93. Intorno al viaggio del Generale Weygand in Palestina. – 94. Appello dell’Unione Cattolica Italiana pro Luoghi Santi alla Società delle Nazioni. – 95. Protesta dell’Ufficio di Roma della Organizzazione Sionistica. – 96. Memoriale dell’Organizzazione Sionistica alla Commissione dei Mandati a Ginevra. – 97. Giudizio ebraico sul Memoriale dell’Organizzazione Sionistica. – 98. Memoriale del Comitato Esecutivo del VI Congresso arabo-palestinese alla Commissione dei Mandati della Società delle Nazioni. – 99. Risposta del Governo palestinese al memoriale del Comitato esecutiv del VI Congresso arabo palestinese. – 100. Commenti alla risposta del Governo Palestinese. – 101. Commenti sionisti alla decisione della Commissione dei Mandati della Società delle Nazioni. – 102. Commenti palestinesi alla decisione della Commissione dei Mandati. – 103. La relazione sul Mandato palestinese e il Consiglio della Società delle Nazioni. – 104. Protesta araba contro la dichiarazione di Balfour. – •→ 1925.

luglio 13, 2011

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Tratte da “Oriente Moderno” cronache dell’anno 1922: § 6a: Congiura contro l’Emiro Abdallah

§ 6a/1922 § Precedente/Successivo
La lettura di «Oriente Moderno», anno 1922, offre una sobria e rigorosa rassegna stampa delle notizie sulla Palestina, il Vicino Oriente e l’affermarsi del sionismo, in una duplice modalità di lettura, descritta all’inizio della serie, ora semplificata.
§ 6a

c. 6a | Sommario: 1921 - 1922

Congiura contro l’Emiro Abdallah

da: Oriente Moderno,
A. I, Nr. 8, p. 481
15 gennaio 1922

Congiura contro l’Emiro ’Abdallah. - Le autorità della Transgiordania hanno arrestato tre individui, che avrebbero confessato di aver ricevuto l’incarico di uccidere l’Emiro ’Abdallah da alcuni capi di Damasco. Sono stati condannati a sette anni di carcere. (Daily Herald, 17-12-1921). V. V.

I giornali di Damasco pubblicano un comunicato ufficiale per smentire la voce, diffusa da alcuni giornalisti, che il Governo di Damasco avrebbe incaricato alcune persone di uccidere l¢Emiro ’Abdallah.

Questa notizia può aver avuto origine da una sentenza del Tribunale militare di guerra (ad-diwan al-barbi al-’askari) di ’Amman. (al-Haqiqah, arabo di Beirut, 31-12-192 1). V. V.

Amman, ad est del Mar Morto, è ora la capitale della Transgiordania; Rabbath Bene ’Ammon della Bibbia, Philadelphia dell'età tolemaica. - È da notare che viceversa i malevoli attribuivano ad emissari di Abdallah l’attentato del 23 giugno 1921 al generale Gouraud (Oriente Moderno, fasc. 2°, p. 77).

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Altri periodici del 1923. - Navigazione: Indice delle Fonti e Repertori: Cronologia - Analitico. - Forum: «Tribuna di “Civium Libertas”». - Societas: «Civium Libertas».

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Tratte da “Oriente Moderno” cronache dell’anno 1922: § 5a: Stampa arabo-palestinese

§ 5a/1922 § Precedente/Successivo
La lettura di «Oriente Moderno», anno 1922, offre una sobria e rigorosa rassegna stampa delle notizie sulla Palestina, il Vicino Oriente e l’affermarsi del sionismo, in una duplice modalità di lettura, descritta all’inizio della serie, ora semplificata.
§ 5a

c. 5a | Sommario: 1921 - 1922

Stampa arabo-palestinese

da: Oriente Moderno,
A. I, Nr. 8, p. 480-81
15 gennaio 1922

Stampa arabo-palestinese. - La Commissione Esecutiva del Congresso arabo-palestinese ha iniziato a Gerusalemme la pubblicazione del giornale arabo trisettimanale aas-Sabah, organo ufficiale del Congresso. Se ne pubblicherà quanto prima un’edizione inglese che prenderà il nome di Morning Post, come tributo di riconoscenza al quotidiano omonimo di Londra, difensore degli Arabi palestinesi.

In seguito alla pubblicazione dell’as-Sabah, l’al-Karmel, da 14 anni il principale giornale arabo antisionista della Palestina, si occuperà esclusivamente delle questioni economiche del Paese (Palestine, 24-12-1921).

Sull’istituzione permanente chiamata Congresso arabo-palestinese cfr. “Oriente Moderno”, fasc. 3°, p. 159 (e fasc. 2°, pp. 93-94; fasc. 5°, pp. 291-292).

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La questione sionista... – Tratta da “Oriente Moderno” del 1922: § 4a: L’appello dell’Esecutivo Sionistico ai Sionisti di tutto il mondo

§ 4a/1922 § Precedente/Successivo
La lettura di «Oriente Moderno», anno 1922, offre una sobria e rigorosa rassegna stampa delle notizie sulla Palestina, il Vicino Oriente e l’affermarsi del sionismo, in una duplice modalità di lettura, descritta all’inizio della serie, ora semplificata.
§ 4a

c. 4a | Sommario: 1921 - 1922

L’appello dell’Esecutivo Sionistico
ai Sionisti di tutto il mondo

da: Oriente Moderno,
A. I, Nr. 8, p. 478-80
15 gennaio 1922

L’appello dell’Esecutivo Sionistico ai Sionisti di tutto il mondo.- Riportiamo, e in parte riassumiamo, dal settimanale Israel l’appello, che, dopo il Congresso sionistico di Carlsbad (1), il nuovo Esecutivo eletto dal Congresso ha rivolto a tutti i Sionisti del mondo, in occasione della Chanukkah (2) del 5682 [1921):

Ai Sionisti!

«Il Sionismo è entrato in una fase nuova. Dopo otto anni di lotta, la volontà sionista del popolo ebraico ha ritrovato la sua espressione storica a Carlsbad nel settembre del 1921. Sotto l'impressione di una catastrofe tale che il popolo ebraico non ne aveva viste di simili da secoli, il XII Congresso sionistico ha fatto il bilancio di tutto il recente passato ebraico. Ha espresso da una parte il suo dolore e la sua indignazione contro gli orribili atti di violenza antiebraica e ha riconosciuto, dall’altra parte, l'importanza dei grandi successi politici del Sionismo e sanzionato i prossimi lavori di ricostruzione della Palestina.

«Il Congresso sionistico ha legalizzato i fatti decisivi sopravvenuti dopo l’XI Congresso nel movimento sionistico e nella vita dell'Organizzazione sionistica. A mezzo del Congresso, il popolo ebraico ha preso atto della Dichiarazione Balfour, ha formulato le rivendicazioni ebraiche sulla Palestina e ha proclamato ancora una volta davanti al mondo intero le aspirazioni dell’ebraismo per l'avvenire. Dopo il Congresso di Carlsbad l’Organizzazione sionistica è ricostituita nella sua forma disciplinata. Tutti gli organi dell’O.S., l’Esecutivo, il Comitato di azione, il Consiglio economico, le Amministrazioni degli Istituti finanziari ecc. sono stati confermati od eletti costituzionalmente e conformemente alla volontà del Congresso.

«Il Congresso non aveva potuto riunirsi nè subito dopo il memorando giorno del 1917 (1). nè dopo la decisione di S. Remo. Numerosi fratelli e compagni d’idea erano rimasti separati gli uni dagli altri, fino al momento in cui, rimossi i gravi ostacoli di natura tecnica, la riunione degli eletti dalle masse sionistiche poté aver luogo. Fra gli storici avvenimenti destinati a lasciare la loro traccia nella storia ebraica dei tempi moderni e il Congresso di Carlsbad, sono passati mesi, anni, durante i quali l’entusiasmo agitò tutto il mondo ebraico e si espresse in innumerevoli, indimenticabili manifestazioni. Quando finalmente la rappresentanza di un milione di Ebrei sionisti si riunì a Carlsbad, il popolo ebraico voleva vedere trasformate in fatti concreti le possibilità scaturite dai grandi successi politici. Il problema dominante che riempì di sè tutti gli spiriti e pesò su tutte le deliberazioni del Congresso di Carlsbad, era quello della colonizzazione della Palestina a mezzo di grandi masse ebraiche”.

L’appello riassume quindi i risultati del Congresso di Carlsbad e considera poi le relazioni con gli Arabi:

Noi e gli Arabi.

Noi non misconosciamo affatto le difficoltà che proprio in questi due ultimi anni sono sorte per il nostro lavoro in Palestina. I nostri nemici sono, purtroppo, riusciti a eccitare unaa parte della popolazione araba contro i Sionisti, vale a dire contro le rivendicazioni del popolo ebraico sulla Palestina, e queste sobillazioni hanno provocato attacchi violenti contro l’inoffensiva popolazione ebraica. Per quanto noi abbiamo avuto modo di constatare che queste esplosioni sono state provocate artificialmente, tuttavia non ci siamo creati illusioni; abbiamo compreso tutta la difficoltà del problema e la responsabilità morale che noi assumiamo di fronte al mondo, come Ebrei e come Sionisti. Appunto perciò, al Congresso, noi abbiamo di nuovo precisato la nostra posizione nei confronti del popolo arabo. Noi abbiamo dimostrato al mondo e al nostro popolo che il nostro insediamento nel nostro paese non significa in nessun modo un’offensiva contro la popolazione araba, ma semplicemente la conservazione del popolo ebraico, nel più nobile senso della parola, e che anche gl’inizi della colonizzazione ebraica in Palestina, sono stati un inestimabile beneficio per la popolazione araba. Nonostante il sangue versato di fresco, nonostante gli atti di violenza commessi contro di noi dalla popolazione araba di Palestina, noi abbiamo nettamente dichiarato che non vogliamo nè abusare degli Arabi né menomare i loro diritti e che ci sforziamo sinceramente di arrivare ad un’intesa con loro. Ma quest’intesa deve avere come base il riconoscimento del diritto storico degli Ebrei alla Palestina e la loro aspirazione che ne deriva di crearvisi una sede nazionale. Quando le influenze che cercano oggi di creare il dissenso fra noi e gli Arabi non si faranno più sentire, quando la calma tornerà nelle file dei nostri vicini di Palestina, tutti vedranno che il progresso della sua popolazione araba è legato allo sviluppo economico e culturale del paese ad opera degli Ebrei, non solo perchè noi desideriamo questo progresso dal punto di vista morale, ma sopra tutto perchè sarà una conseguenza diretta dello sviluppo economico. Noi ben sappiamo che solo lentamente potremo giungere a convincere gli Arabi che la loro attuale politica, diretta contro di noi, è contraria ai loro interessi. Consideriamo perciò come un nostro dovere di proclamare che niente potrà distoglierci dal perseguire il nostro intento, che noi non potremo fermare neppur per un istante il nostro lavoro palestinese, ma che anzi tutte le energie ebraiche saranno messe in moto per raggiungere la mèta del Sionismo. Agli attacchi ingiusti risponderemo col nostro lavoro e con una nobile difesa. L’avvenire dimostrerà che la ricostruzione della Palestina, per la quale noi lavoriamo, assicurerà il benessere non solo del popolo ebraico, ma anche, alla fine, della popolazione araba».

Dopo alcune parole circa il Keren hajesod (6) e alcune considerazioni retrospettive, il documento
passa a specificare i punti del programma che si propone di porre in atto:

«a) Prosecuzione dell’attività politica diretta a raggiungere la fissazione definitiva dei nostri diritti sulla Palestina. Consolidamento, nel senso più ampio, delle posizioni già esistenti in Palestina e specialmente protezione dell’Yischubh, secondo le decisioni già prese. Acquisto di diritti senza restrizioni per una immigrazione e colonizzazione in grande stile.

«b) Riorganizzazione della Organizzazione Sionistica. Risveglio del movimento dove è attualmente assopito. Influire su tutto il popolo ebraico perchè aderisca all’Organizzazione Sionistica.

«c) Regolamento della Ricostruzione della Palestina, tanto delle imprese, che dipendono dall’Organizzazione Sionistica, quanto di quelle condotte in collaborazione con altre cerchie ebraiche. Con un lavoro di ricostruzione sistematico e metodico si deve arrivare ad ottenere che tutte le frazioni dell’ebraismo partecipino alla ricostruzione della Palestina e che abbiano piena fiducia nell’Organizzazione Sionistica. Si deve ottenere che il lavoro in Palestina diventi da se stesso un mezzo di propaganda e che i lavori economici compiuti attirino sempre alla creazione di nuove imprese.

«d) Si deve arrivare ad ottenere che ogni azione nella vita ebraica sia influita dallo spirito della concezione generale sionistica. Cosciente che la vita ebraica è una unità organica nella quale le diverse membra si completano e s’influiscono reciprocamente, il Sionismo deve sforzarsi di penetrare lo spirito di tutte le attività nelle quali si estrinseca la vita ebraica. Perchè della grande diversità delle attività che servono alla conservazione dell’ebraismo nel mondo intero, noi vogliamo creare un unico insieme che sia utile così al Popolo come alla Terra d’Israele.

A voi perciò, o Sionisti, compagni d’idea, si rivolge il nostro appello: Organizzate di nuovo tutti i vostri gruppi, fate che tutti i rami del lavoro siano capaci dell’azione più intensa, perché il programma del Sionismo è ampio, esso che al tempo stesso lavora per la conservazione del presente ebraico e prepara l’avvenire del popolo ebraico. Rinnovate il contenuto ideale della vostra organizzazione. Venite in stretti rapporti con la vita ebraica nelle sue diverse manifestazioni e influite su di essa con la vostra idea. Tenetevi in contatto continuo con l’Esecutivo dell’Organizzazione Sionistica da voi stessi eletto a Carlsbad. Di qui come di là deve in egual maniera sorgere la volontà di preparare una collaborazione regolare fra tutti gli Organi
del Sionismo, di informare, illuminare e stimolare tutte le parti del nostro movimento, di mobilitare tutte le forze vive del Sionismo al servizio del movimento, affinchè la Palestina sia ricostruita e il movimento sionistico sia riconosciuto da per tutto come un fattore decisivo dalle masse ebraiche e dai dirigenti ebrei.

«Continuate con la stessa, anzi con maggiore energia che fin qui, il vostro lavoro per procurare le risorse finanziarie. Pagate la vostra decima e propagate il sistema della decima. Portate nelle cerchie ricche ed influenti, a qualunque campo esse appartengano, il convincimento che non possono sottrarsi, per nessun pretesto, al grande lavoro per la Palestina e alla responsabilità storica del loro popolo.

«Trovate tutti i fondi che possono servire al nostro scopo, riunite tutte le forze, quelle attive e quelle latenti, riaccendete lo zelo in tutti i cuori ebrei, e mettetevi voi stessi al lavoro, con tutte le
vostre forze, per creare la Palestina ebraica.

«Possano tutti gli Ebrei riconoscere che la sorte del popolo ebraico dipende oggi da loro stessi!»

Londra-Gerusalemme, novembre 1921.

L’Esecutivo dell’Organizzazione Sionistica.

Seguono le firme dei membri dell'Esecutivo con a capo quelle di Weizmann e di Sokolow. (Israel di Firenze, 22-12-1921).
M. G.


(nt) Sul Qeren Hayyesod, che è tradotto di solito don «Fondo di ricostruzione». cfr. Oriente Moderno, fasc. 6°, p. 531.

(3) Se ne veda il resoconto in Oriente Moderno, fasc. 5°, pp. 292-293, e specialmente fasc. 6°, pagine 350-356.
(4) Cioè: “dedicazione" od “encenia"; è la festa annuale, istituita da Giuda Maccabeo, per ricordare la purificazione del Tempio (164 av, Cr.), dopo la profanazione di Antioco Epifane. Essa cade il 25 del nono mese ebraico e dura otto giorni.
(5) Allude al 2 novembre 1917, quando il ministro inglese Balfour fece la famosa dichiarazione della costituzione di una «sede nazionale» in Palestina per il popolo ebraico.

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La questione sionista ed il Vicino Oriente – Tratte da “Oriente Moderno” cronache dell’anno 1922: § 3a: Circolo Arabo-Ebraico a Gerusalemme

§ 3a/1922 § Precedente/Successivo
La lettura di «Oriente Moderno», anno 1922, offre una sobria e rigorosa rassegna stampa delle notizie sulla Palestina, il Vicino Oriente e l’affermarsi del sionismo, in una duplice modalità di lettura, descritta all’inizio della serie, ora semplificata.
§ 3a

c. 3a| Sommario: 1921 - 1922

Circolo Arabo-Ebraico a Gerusalemme

da: Oriente Moderno,
A. I, Nr. 8, p. 478
15 gennaio 1922

Circolo Arabo-Ebraico a Gerusalemme. - Il giornale ebraico Haarez [Ha-ares «La terra»] di Gerusalemme riferisce che alcuni rappresentanti Arabi ed Ebrei si sono recentemente riuniti per discutere della costituzione di un Circolo Arabo-Ebraico, ove Arabi ed Ebrei possano incontrarsi amichevolmente e scambiare idee per promuovere un’intesa fra i due popoli. (Écho Sioniste,6-1-1922).

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La questione sionista ed il Vicino Oriente – Tratte da “Oriente Moderno” cronache dell’anno 1922: § 2a: Le relazioni fra Arabi e Sionisti

§ 2a/1922 § Precedente/Successivo
La lettura di «Oriente Moderno», anno 1922, offre una sobria e rigorosa rassegna stampa delle notizie sulla Palestina, il Vicino Oriente e l’affermarsi del sionismo, in una duplice modalità di lettura, descritta all’inizio della serie, ora semplificata.
§ 2a

c. 2a| Sommario: 1921 - 1922

Le relazioni fra Arabi e Sionisti

da: Oriente Moderno,
A. I, Nr. 8, p. 477-78
15 gennaio 1922

Le relazioni fra Arabi e Sionisti. - Il Doar hayom (1) del 6 dicembre pubblica le seguenti notizie circa la conferenza fra il Dr. Weizmann e la Delegazione araba in Londra (2):

«Quando la Delegazione araba giunse a Londra fu deciso di non fare alcun passo per un'intesa arabo-sionista. Musà Kazim Pascià e i suoi quattro colleghi musulmani e cristiani hanno dichiarato ripetutamente che ad essi era stato affidato dai loro elettori un solo mandato, e cioè la richiesta di abolizione della dichiarazione Balfour. Questa è la ragione per cui i membri della Delegazione rifiutarono di seguire il consiglio di Churchill, il quale chiese loro di incontrarsi con il Dr. Weizmann e di entrare in trattative con lui prima di essere ricevuti ufficialmente dal Segretario di Stato per le Colonie.

«Ed anche quando il Dr. Weizmann prese una determinazione eccezionale, nel desiderio di dimostrare il suo atteggiamento conciliativo, e scrisse una lettera di invito a Musà Kazim Pascià, questi, a nome degli altri membri, gli rispose di non poter accettare l'invito; finchè il Governo non avesse abolito la dichiarazione Balfour. Ciò pose fine alle trattative fra il Dr. vVeizmann e la Delegazione araba e il Dr. Weizmann parti per Carlsbad per prendere parte al XII Congresso Sionista.

«Nel frattempo la Delegazione araba dedicò il suo tempo alla propaganda fra i Cristiani in Londra; e con l'aiuto di Lord Sydenham, Lord Lamington, della Morning Post, del Generale Waters Taylor, di Miss Newton e d’altri Inglesi, riuscì a destare l’interesse del pubblico per la questione. Ma ben presto la Delegazione si accorse che nei circoli governativi e nella stampa più influente le porte erano per essa chiuse. Così, per es., il Daily Mail dichiarò a uno degli Arabi che tentava di guadagnarlo alla sua causa, che nel giornale non si sarebbe potuto pubblicare nulla che fosse in opposizione alla dichiarazione Balfour. L’atteggiamento del Times verso il Sionismo è poi ben noto.

«Dopo un soggiorno di due mesi in Europa, la Delegazione cominciò a convincersi che nulla al mondo avrebbe potuto abolire la dichiarazione Balfour, e che la speranza nella possibilità della caduta di Lloyd George e nella formazione di un Governo meno amico dei Sionisti era anche vana. Ad eccezione degli oppositori del Governo, come Lord Sydenham e Lord Lamington e quei funzionari di Palestina che erano stati costretti a dimettersi dalle loro buone cariche in Gerusalemme, tutti dichiararono alla Delegazione che per essa vi era una sola possibilità di successo; e cioè un qualche accordo con i Sionisti, sulla base di reciproche concessioni.

«Questa la ragione per cui la Delegazione si indusse a prendere l’unico partito che le era rimasto, di vedere cioè quali condizioni avrebbero offerto i Sionisti in cambio del riconoscimento da parte degli Arabi della dichiarazione Balfour. Gli Arabi hanno dichiarato però che essi non possono prendere alcuna decisione prima di consultare i loro elettori in Palestina; ed egualmente i Sionisti si sono riservati, prima di ogni deliberazione, di consultare l’Esecutivo [sionista].

«Perciò le trattative sono di carattere unicamente preparatorio. Ambo le parti discuteranno tutti i punti di dissenso, come tutti i punti in cui possono essere concordi; e se esse potranno raggiungere i principali punti di partenza per l'accordo, e cioè il riconoscimento da parte degli Arabi della dichiarazione Balfour, e il riconoscimento da parte dei Sionisti della richiesta araba di una forma di Parlamento, la Delegazione araba tornerà in Palestina per esporre i risultati delle trattative. Il Dr. Weizmann e J. Rothschild li sottometteranno all’Esecutivo, e solamente se ambo le parti saranno autorizzate dai mandanti a entrare in trattative sulla base delle concessioni concordate a Londra, potranno essere iniziate le trattative ufficiali, dalle quali è lecito attendere un’intesa la quale darà a noi pace e amicizia in Palestina e in tutto il vicino Oriente.

«Lo spirito conciliativo che ispira le conferenze dà buon auspicio per il futuro e rende possibile la desiderata soluzione, purchè mestatori di ambo le parti non mettano ostacoli al raggiungimento di essa».

Il giornale as-Saba (3), organo politico della Delegazione araba, scrive:

«La Delegazione araba non ha riconosciuto e non riconoscerà la dichiarazione Balfour, anche se la situazione politica si aggravasse. Perciò, per quale ragione alcuni giornali che prendono le loro notizie da fonti ben conosciute, tentano di dividere il popolo arabo e di metterlo contro la Delegazione che esso ha eletta e mandata in Europa? Perchè essi si oppongono a una conferenza e ad uno scambio di idee che potrebbe essere di utilità al paese e migliorare la situazione locale?».

Il giornale arabo Bayt a-Maqdis (di Gerusalemme) del 9 dicembre scrive (4):

«Abbiamo avuto un’intervista con Gemal al-Huseini, segretario dell’Esecutivo della Delegazione araba, circa le trattative fra la Delegazione araba e il Dr. Weizmann, con l’intervento di Churchill. Interrogatolo se non sarebbe stato meglio di non partecipare a tale conferenza, per evitare che noi con questo riconosciamo il diritto dei Sionisti di ingerirsi nella politica della Palestina (diritto da noi sempre negato), egli rispose che la Delegazione non ha potuto, per cortesia, declinare l'invito; essa ha il diritto di prendere parte alla conferenza per studiare l’atteggiamento del nemico, ma nessuna decisione sarà presa senza consultare la nazione». (Zionist Executive Press Bureau di Gerusalemme, 9-12-1921). M. G.

(1) Cioè Debhar hayyom, che in ebraico significa “la notizia del giorno”. È un giornale di Gerusalemme.
(2) Cfr. Oriente Moderno, fasc. 4°, pp. 222-225.
(3) Manca la data nella nostra fonte, nè noi possediamo l’originale. Cfr. pp. 480-481.
(4) Non ne abbiamo l’originale.

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luglio 12, 2011

La questione sionista e il Vicino Oriente. – Documentazione tratta da “Oriente Moderno”: Cronache dell’anno 1923.

Sinottica di «Geopolitica»
Home della «Questione sionista»

Mentre valgono le considerazioni generali già fatte per le precedenti fonti documentarie, di cui all’elenco, pare qui opportuno rilevare ogni volta la casualità e imparzialità con la quale le diverse fonti si aggiungono le une alle altre, animati da una pretesa di completezza, che sappiamo difficile da raggiungere. È questa la terza annata (1923) della rivista mensile “Oriente Moderno”, che reca come suo sottotitolo «rivista mensile d’informazione e di studi per la diffusione della conoscenza dell’Oriente, sopra tutto musulmano, pubblicata a cura dell’Istituto per l’Oriente». Da essa abbiamo preso avvio e ne seguiremo la traccia fino alle annate disponibili.


LA QUESTIONE SIONISTA
E IL VICINO ORIENTE

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della rivista mensile “Oriente Moderno”

1922 ↔ 1924

Oriente Moderno: 1921 - 1922 - 1923 - 1924 - 1925 - 1926 - 1927 - 1928 - 1929 - 1930 - 1931 - 1932 - 1933 - 1934 - 1935 - 1936 - 1937 - 1938 - 1939 - 1940.

SOMMARIO: Anno 1923 di “Oriente Moderno” 1922•→ 1. Riassunto della situazione al 1° gennaio 1923. – 2. Decreto 1922 sulla Costituzione per la Palestina. – 3. La Delegazione siro-palestinese a Losanna. – 4. La Delegazione siro-palestinese a Losanna contro la bandiera della Federazione siriana. – 5. La Palestina nel 1920-21. – 6. Inghilterra e Sionismo dopo le elezioni inglesi. – 7. Se l’Inghilterra rinunciasse al Mandato. – 8. Sciopero d’insegnanti ebrei. – 9. Weizmann in Palestina. – 10. Attività sionista nella Palestina. – 11. Data delle elezioni. – 12. La campagna anti-elettorale. – 13. Agitazione contro il Consiglio Supremo Musulmano. – 14. Progetto di unione fra la Palestina e la Transgiordania. – 15. L’avvenire economico della Palestina. – 16. Per la ferrovia Gerusalemme-Giaffa. – 17. Prestito Governativo. – 18. La situazione in Palestina al 1° febbraio 1923. – 19. Decreto Reala (“Order-in-Council) 10 agosto 1922 contenente le disposizioni per l’elezione del Consiglio legislativo della Palestina. – 20. Decreto (“Order”) 1° settembre 1922 dell’Alto Commissario britannico nella Palestina che esclude la Transgiordania dalla Costituzione palestinese. – 21. La relazione americana del 1919 sulla Siria e Palestina. – 22. Conferma della dichiarazione Balfour. – 23. Inchiesta del “Daily Mail” sulla Palestina. – 24. La Palestina “dominion”? – 25. Associazioni politiche arabe. – 26. Progetto dell’Associazione Musulmano-Cristiana. – 27. Nuove associazioni. – 28. Intervista con Weizmann. – 29. L’immigrazione nel 1922. – 30. La crisi finanziaria. – 31. Congresso agricolo-economico a Gerusalemme. – 32. La situazione in Siria e Palestina al 1° marzo 1923. – 33. La campagna anti-elettorale. – 34. Colloquio di Samuel con gli Arabi a proposito delle elezioni. – 35. Non votiamo! – 36. Glie Ebrei e il boicottaggio elettorale. – 37. Appello arabo agli ebrei palestinesi. – 38. Shibli e-Giamal a New York. – 39. La Palestina e l’Emiro ’Addallah. – 40. Condanna del direttore di “Filastin”. – 41. L’illuminazione elettrica e la concessione Rutenberg. – 42. Per l’acquisto della nazionalità palestinese. – 43. Congresso operaio ebraico a Giaffa. – 44. Per il restauro della Moschea di Gerusalemme. – 45. Biblioteca della Moschea di Gerusalemme. – 46. Le scuole ebraiche in Palestina. – 47. L’Università di Gerusalemme. – 48. Confederazione araba. – 49. Le elezioni e il boicottaggio. – 50. Commenti del “Palestine Weekly”. – 51. Giornale ebraico contro Samuel. – 52. Convocazione di una conferenza palestinese. – 53. I conflitti di Gerusalemme ai Comuni. – 54. Condanne e proteste per i fatti di Gerusalemme. – 55. Sulla politica britannica in Palestina. – 56. Il prestito palestinese. – 57. Ebrei e Cristiani nell’Amministrazione. – 58. Discorso del Sionista Weizmann. – 59. La situazione in Palestina al 1° maggio 1923. – 60. Le elezioni e la Costituzione alla Camera dei Lordi. – 61. Intervista con la Delegazione palestinese. – 62. Manifesto della Commissione Esecutiva del V Congresso palestinese. – 63. Processi per inframmettenze elettorali. – 64. Riunione di protesta a Nabulus. – 65. La festa del “Profetà Mosè”. – 66. In attesa del VI Congresso periodico arabo-palestinese. – 67. Il Congresso economico arabo-palestinese. – 68. Il Municipio di Caiffa contro Rutenberg. – 69. I vantaggi dell’impresa Rutenberg. – 70. La situazione in Palestina al 1° giugno 1923. – 71. La frontiera Siro-Palestinese. – 72. Comunicazioni telegrafiche interne con la Palestina e la Transgiordania. – 73. Attentato a Sir Herbert Samuel? – 74. Colonia di Ebrei inglesi. – 75. Per un trattato arabo-ebraico nella Palestina. – 76. Gli Sceriffi, la Palestina e gli Ebrei. – 77. Per la realtà e l’indipendenza della sede nazionale ebraica. – 78. Per la sede nazionale in Palestina. – 79. Il movimento operaio israelita in Palestina. – 80. Annullamento delle elezioni ed istituzione d’un Consiglio Consultivo. – 81. Il nuovo Consiglio Consultivo. – 82. Dimissione dei membri arabi del nuovo Consiglio Consultivo. – 83. Il retroscena delle dimissioni dei Consiglieri arabi. – 84. Interpellanza alla Camera dei Comuni per le dimissioni. – 85. Le armi alle colonie ebraiche. – 86. Sottoscrizione per la Palestina in America. – 87. Nuova linea telegrafica. – 88. Messaggio di Re Hussein alla Palestina in occasione del Trattato arabo-britannico. – 89. La proclamazione dell’indipendenza della Transgiordania. – 90. La situazione in Palestina al 1° luglio 1923. – 91. Il Sesto Congresso Arabo-Palestinese. – 92. La Palestina, il Congresso Arabo-Palestinese, il Trattato anglo-arabo e il Re Husein. – 93. Commenti sionisti alle dimissioni. – 94. Discussione sulla Palestina alla Camera dei Lordi. – 95. Il confine settentrionale della Palestina. – 96. Pacificazione fra Ebrei ed Arabi a Petach-Tikvah. – 97. Commemorazione di Herzl. – 98. L’attività del sionismo in Palestina. – 99. Critiche palestinesi al Trattato anglo-arabo. – 100. Commento palestinese cristiano al Trattato anglo-arabo. – 101. Il Trattato anglo-arabo e la questione dei Luoghi Santi dell’Islam. – 102. Dopo le dimissioni dei Consiglieri arabi. – 103. Ancora l’Assemblea consultiva. – 104. Ritiro delle dimissioni dei Consiglieri arabi. – 105. Nuove dichiarazioni di Re Husein intorno alla Palestina. – 106. Per il Re Husein e contro la stampa egiziana. – 107. La questione del Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme ed il tentativo di arabizzarlo. – 108. Il primo Congresso Arabo Ortodosso. – 109. Risoluzioni del Congresso Arabo-Ortodosso. – 110. Proteste contro il Congresso Arabo Ortodosso. – 111. Il Vescovo d’el-Minya a Gerusalemme. – 112. Nuovo partito moderato. – 113. Le spese per l’Ufficio di traduzione in Palestina. – 114. L’Associazione fra Ebrei in Palestina. – 115. Nuova Federazione degli agricoltori ebrei. – 116. Gl’impiegati ebrei in Palestina. – 117. Il movimento operaio israelita in Palestina. – 118. La situazione in Palestina al 1° settembre 1923. – 119. Ritorno di Samuel. – 120. Altra dimissione d’un membro arabo del Consiglio Consultivo. – 121. L’opera della Delegazione palestinese a Londra. – 122. Il nuovo “Partito moderato”. – 123. Delegato del Re Husein in Palestina e suo discorso sul Trattato anglo-arabo. – 124. Discorso-programma del dr. Weizmann al 13° Congresso Sionista internazionale. – 125. La situazione in Palestina al 1° ottobre 1923. – 126. Il protettorato cattolico in Oriente secondo il punto di vista francese. – 127. Il Medio Oriente alla Conferenza imperiale britannica. – 128. L’entrata in vigore del Mandato britannico sulla Palestina. – 129. Nuova proposta inglese d’una “Agenzia Araba” nella Palestina. – 130. Attività del Comitato Esecutivo del Congresso arabo palestinese. – 131. La Delegazione Palestinese a Londra. – 132. Ritorno della Delegazione. – 133. Spiegazioni rivolte dalla Delegazione araba palestinese a Londra all’opinione pubblica. – 134. Comunicato del Comitato esecutivo del Congresso arabo palestinese. – 135. Critiche al bilancio palestinese pe ril 1922-1923. – 136. Congresso agricolo arabo in Palestina. – 137. Contro le importazioni. – 138. Convegno del Consiglio agricolo ebraico. – 139. Contro il fascismo in Palestina. – 140. Partenza di immigrati ebrei. – 141. Imbarazzi del Patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme. – 142. Il Comitato esecutivo del Congresso Arabo Ortodosso. – 143. Il Patriarca greco-ortodosso d’Alessandria a Gerusalemme. – 144. La Commissione per saldare i debiti del Patriarcato greco-ortodosso di Gerusalemme. – 145. Elezione del Consiglio della comunità ebreo-spagnuola. – 146. Manifesto degli Arabi comunisti. – 147. Fine del giornale “Lisan al-Arab”. – 148. La situazione in Palestina al 1° novembre 1923. – 149. Discorso dell’Alto Commissario per l’Agenzia Araba. – 150. Commento inglese alla proposta di una “Agenzia araba”. – 151. Commenti arabi alla proposta di una “Agenzia araba”. – 152. Manifesto del Comitato Esecutivo del Congresso arabo palestinese. – 153. Programma del Partito Moderato. – 154. Commenti al programma del Partito Nazionale. – 155. Il definitivo “Partito Nazionale” nella Palestina. – 156. Il programma del definitivo “Partito Nazionale”. – 157. Giudizio pessimista di I. Zangwill sul Sionismo. – 158. Le condizioni dell’agricoltura in Palestina. – 159. Una banca agricola per la Palestina. – 160. La situazione in Palestina al 1° dicembre 1923. – 161. Proteste del Congresso Siriano-palestinese alla Società delle Nazioni contro il Mandato. – 162. Il Debito pubblico ottomano, la Palestina e la Siria. – 163. Nuovo Consiglio Consultivo per la Palestina. – 164. Documenti sulla politica inglese in Palestina. – 165. Il nuovo partito moderato o nazionale arabo. – 166. Contro il nuovo Partito nazionale arabo. – 167. Missionari e fascisti in Oriente. – 168. Progetto di guarnigione israelita per la Palestina. – 169. Manifestazioni contro gli Ebrei a Giaffa. – 170. La Delegazione araba-palestinese a Losanna ed Ismet Pascià. – 171. La Commissione per le Finanze del Patriarcato Ortodosso. – 172. Congresso greco ortodosso favorevole al Patriarcato di Gerusalemme e contro il Congresso di Caiffa. – 173. Concessioni italiane in Palestina. – 174. Il Higiaz, la Società delle Nazioni e la questione dei Mandati siriano e palestinese. – 175. → 1924. –

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Da “Oriente Moderno” cronache del 1922: § 1a: Le rivendicazioni della Delegazione araba palestinese.

§ 1a/1922 § Precedente/Successivo
La lettura di «Oriente Moderno», anno 1922, offre una sobria e rigorosa rassegna stampa delle notizie sulla Palestina, il Vicino Oriente e l’affermarsi del sionismo, in una duplice modalità di lettura, descritta all’inizio della serie, ora semplificata.
§ 1a

c. 1a | Sommario: 1921 - 1922

Le rivendicazioni della Delegazione araba palestinese

da: Oriente Moderno,
A. I, Nr. 8, p. 476-77
15 gennaio 1922

Le rivendicazioni della Delegazione araba palestinese (1). - La Delegazione le espone in una lettera al Times. Comincia col dichiarare che gli Arabi di Palestina non sono nomadi primitivi, ma cittadini pacifici e desiderosi di progresso. Essi non erano nemici degli Ebrei, con cui sempre vissero in pace prima della Dichiarazione Balfour, che, inaugurando una politica ebraica aggressiva, li obbligò a difendersi.

Durante la guerra, per ottenere l’appoggio dello Sceriffo (ora Re) Husein, l’Inghilterra, nellottobre del 1915, gli promise per mezzo di Sir Henry Mac Mahon, allora Alto Commissario in Egitto, di riconoscere e sostenere l’indipendenza degli Arabi entro i confini proposti dallo Sceriffo [cioè entro la linea: Mersina, Adana, 37° parallelo, confine persiano fino al Golfo Persico, Oceano Indiano (Aden esclusa), Mar Rosso, Mediterraneo fino a Mersina], confini che comprendono anche la Palestina. Mr. Churchill, Ministro delle Colonie, il giorno 14 giugno 1921, alla Camera dei Comuni, confermò tali promesse di «ricostituzione della nazione araba e, per quanto sarà possibile, restaurazione dell’influenza e dell’autorità arabe nelle provincie conquistate». La Dichiarazione Balfour [del 2 novembre 1917], venuta due anni dopo i predetti impegni del 1915, è con loro in aperta contraddizione: come conciliare la sede nazionale ebraica con la restaurazione dell’influenza e dell’autorità arabe? Che gli Arabi abbiano mantenuto le loro promesse è cosa che fu riconosciuta da Lloyd George nel settembre 1919, quando dichiarò che «le truppe arabe hanno mantenuto gl’impegni presi con l’Inghilterra, e noi manterremo i nostri». Anche nell’ottobre 1918 Allenby [allora governatore di Gerusalemme] dichiarò in un proclama ai Palestinesi che nessuna decisione si sarebbe presa sulla futura costituzione del paese, senza consultare i loro desiderii. La politica della «sede nazionale ebraica» fu invece applicata senza mai consultare gli Arabi; e quando, lo scorso agosto, la Delegazione Palestinese domandò di conferire con Balfour per farsi spiegare il significato di «sede nazionale» egli rispose semplicemente: «Ho avuto di recente l’onore e il piacere di intrattenermi intorno alla Palestina col Dott. Weizmann a Londra», come se Weizmann fosse l’unico interessato!

Ci si obbietta che il Governo inglese deve mantenere le promesse fatte ai Sionisti. Ma quelle fatte, precedentemente, agli Arabi, non sono forse altrettanto valide?

La lettera termina citando dichiarazioni di Weizmann che la Palestina deve diventare un paese ebraico «come e quanto l’Inghilterra è inglese»; invoca dal Governo britannico un’interpretazione della Dichiarazione Balfour che valga a chiarirne il preciso significato; ed espone i desideri degli Arabi, che sono i seguenti: 1° Governo palestinese nazionale, responsabile verso un Parlamento eletto dagli abitanti che vivevano in Palestina prima della guerra. 2° Abolizione dell’attuale politica sionista, e controllo dell’immigrazione da parte del Governo Nazionale. 3° Tutti i Luoghi Santi siano affidati senza restrizioni ai loro attuali custodi, essendo vietato al Parlamento nazionale e ad ogni altra autorità di portarvi cambiamenti. 4° Formazione di una gendarmeria locale per servizi di polizia, a spese del Governo Palestinese.

La lettera è firmata dal presidente della Delegazione, Musa Kazim Pascià al-Huseini, e dal Segretario Shibli Giamal. (Times, 19-12-1921).

La Delegazione ha pubblicato il proprio programma ufficiale in un opuscolo inglese intitolato The Holy Land. The Moslem-Christian Case against Zionist Aggression. Official Statement by the Palestine Arab Delegation. Nov. 1921, ove le idee suesposte vengono maggiormente sviluppate e documentate.

(1) Cfr. Oriente Moderno, fasc. 3°, pp. 159-160; fasc. 4°, pp. 222-224; fasc. 5°, p. 290; fasc. 6°, pp. 364-365. Inoltre si veda qui sotto la la notizia: «Le relazioni fra Arabi e Sionisti».

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maggio 07, 2011

Le grandi organizzazioni internazionali: 24. NATO (OTAN): Organizzazione del Trattato Nord Atlantico.

Vers. 1.0/7.5.11
Precedente/Successivo
• «Detta anche Patto Atlantico, è stata istituita con il Trattato di Washington del 4 aprile 1949; è un’organizzazione politico militare che si propone inoltre di favorire la cooperazione dei paesi membri nei settori economico, sociale e culturale. Ai paesi fondatori (Belgio, Danimarca, Francia, Regno Unito, Islanda, Italia, Canada. Lussemburgo, Paesi Bassi, Norvegia, Portogallo e Stati Uniti d’America) si sono aggiunti in seguito Grecia e Turchia (1952), Germania (1955), Spagna (1982), Ungheria, Rep. Ceca e Polonia (1999), Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovacchia e Slovenia (2004), Albania e Croazia (2009). Organo supremo della Nato è il Consiglio del Nord Atlantico che riunisce i rappresentanti degli stati membri e decide, all’unanimità, su tutte le questioni amministrative e finanziarie. Il Consiglio ha sede a Bruxelles ed è assistito da numerosi Comitati e Gruppi di Lavoro e dal Segretariato Generale. Accanto a questi uffici, di carattere civile, si pongono gli organismi militari, a capo dei quali è il Comitato Militare (MC, con sede a Bruxelles) , che elegge ogni tre anni il proprio Presidente permanente tra i Capi di Stato Maggiore. Nel 1994 la NATO ha aperto ai paesi dell’Europa centrale e orientale la “Partnership per la pace”, che prevede manovre congiunte e scambio di informazioni militari, ma senza impegni alla sicurezza e alla difesa reciproche. A essa hanno aderito tutti i paesi dell’Europa centrale e molte politiche nate dalla dissoluzione dell’URSS, tra cui la Russia. Il 28 maggio 2002 è stato creato il Consiglio Nato-Russia, formato dai paesi membri più la Russia; il Consiglio è abilitato a prendere decisioni consensuali sulla lotta al terrorismo, la gestione delle crisi, il controllo degli armamenti, la cooperazione militare». (C.A.DeA, 2011).

• Sede: è a Bruxelles (Belgio)

• Segretario generale: Anders Fogh Rasmussen (Danimarca).

• Sito ufficiale: www.nato.int -

Sommario: 1.

1.

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maggio 06, 2011

Le grandi organizzazioni internazionali: 1.8. OMC (WTO): Organizzazione Mondiale del Commercio.

Vers. 1.0/7.5.11
Precedente/Successivo
• «Succeduta il 1° gennaio 1995 al GATT (Accordo Generale sulle Tariffe e il Commercio), persegue la liberalizzazione degli scambi e l’abbassamento delle barriere tariffarie. Conta attualmente 153 paesi membri, cui si aggiungono l’Unione Europea e altri, tra cui Algeria, Arabia Saudita, Bielorussia, Etiopia, Iran, Iraq, Libia, Russia, Città del Vaticano, Sudan, Ucraina e Yemen, alcuni dei quali con lo status di osservatori e altri come candidati all’adesione» (C.A.DeA, 2011).

• Sede: è a Ginevra (Svizzera)

• Direttore generale: Pascal Lamy (Francia).

• Sito ufficiale: www.wto.org -

Sommario: 1. Cos’è l’outsourcing: effetti nefasti del mercato globale. –

1. Cos’è l’outsourcing: effetti nefasti del mercato globale. – «Ogni anno che passa il numero dei ‘buoni lavori’ negli Stati Uniti si restringe, anche se la nostra popolazione continua a crescere. Ma dove vanno tutti questi ‘buoni lavori’? Gli economisti si affidano a termini quali outsourcing e offshoring per descrivere quello che sta succedendo, ma in fondo l’Americano medio non riesce ad afferrare quello che queste parole significano. E allora cosa è l’outsourcing? Bene, significa essenzialmente mandare il lavoro da qualche altra parte. Nel contesto di quest’articolo userò questi termini per descrivere le migliaia di strutture produttive e i milioni di posti di lavoro che sono stati spediti oltre oceano. Negli ultimi decenni, l’economia USA è diventata sempre più legata a quella del mondo inteso come un tutto. Grazie al WTO, al NAFTA e a tutta una serie di accordi di libero commercio, il sogno internazionalista di mercato veramente globale è più vicino che mai».

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