maggio 15, 2010

Stati del mondo: 112. Marocco

B. 111: Malta ↔ 113: Marshall
Stati del Mondo.
• Confini: con l’Algeria a E e a SE, con il Sahara Occidentale a SW e si affaccia a NE al Mar Mediterraneo, a NW e W all’Oceano Atlantico.
• Il territorio ha una superficie di 458.730 kmq (esclusa la superficie del Sahara Occidentale) e una popolazione di 29.475.763 abitanti censiti nel 2004 (esclusa la popolazione del sahara Occidentale) e di 31.130.000 stimati nel 2008 con una densità di 68 ab./kmq. La capitale Rabat conta 623.457 abitanti nel 1994. Con l’agglomerato urbano: 1.705.000 nel 2007.
• Il territorio, morfologicamente assai vario, comprende una fascia costiera e i rilievi del Rif, del Medio Atlante, dell’Alto Atlante e dell’Anti Atlante, culminando nen monte Toubkal a 4165 m. A SE si estendono le estreme propaggini del tavolato sahariano. Il fiume principale è l’Oum-er-Rbia. Il clima è marittimo lungo la costa e continentale all’interno. Il paese rivendica i possedimenti sagnoli lungo la costa mediterranea: Ceuta, Melilla, Peñón de Vélez de la Gomera, le isole Chafarinas e l’isola Peñón de Alhucemas.
• Membro di: EBRD, Lega Araba, OCI, ONU, WTO.
- Haut-Commissariat au Plan.

Sommario: 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. –

1. Parametri principali. – Il paese è una zona di transito dei flussi di migranti provenienti dall’Africa occidentale e diretti in Europa. Secondo la costituzione del 1992, modificata nel 1996, il re nomina il Primo ministro e i responsabili dei principali dicasteri. Il Governo è censurabile sia dalla Camera dei rappresentanti (325 membri eletti a suffraagio diretto per 5 anni) sia dalla Camera dei consiglieri (270 membri per 3/5 eletti dagli organismi locali, per il resto dalle categorie professionali).

2. Note storiche. – «Protettorato francese dal 1912 (salvo alcuni territori occupati dalla Spagna), il paese è indipendente dal 28 marzo 1956. Dal 1975 occupa il Sahara Occidentale (ex Sahara Spsgnolo), dove si è sviluppato il movimento indipendendista del popolo saharawi (Fronte Polisario) con il quale sono stati intrapresi sterili negoziati. Il 6 marzo 2009 il governo ha annunciato la rottura delle relazioni diplomatiche con l’Iran, ufficialmente a causa delle dichiarazioni in cui il Bahrein era considerato una “provincia” iraniana» (Calendario, 2010). «Nel Marocco, il nostro “amico” Hassan II è sempre contornato dalla stessa oligarchia feudo-finanziaria. La metà del territorio marocchino è praticamente proprietà privata di una sola persona: Sua Maestà il Re. La pretesa libertà di stampa e d’opinione, così come il multipartitismo, sono “marcati” a vista dalla polizia del regime. La guerra contro il popolo Sahraui ha svuotato le casse dello Stato senza risolvere il conflitto. La gioventù è frustrata e delusa, «scalpita» per mancanza di sbocchi concreti all’interno della società e le sue rivolte sono sistematicamente represse nel sangue. L’economia agonizza. E questo nonostante le entrate in monete forti provenienti dall’emigrazione e dal turismo» (Mariantoni, 1991).

3. Economia. – Nel 2008 il paese si è ripreso dalla crisi causata dalla siccità del 2007 che aveva compromesso i raccolti. Per ridurre la spesa legata agli stipendi dei dipendenti pubblici il governo ha varato dal 2005 un piano di prepensionamenti. L’arativo è adibito per oltre la metà alla cerealicoltura: orzo, frumento, mais, riso. L’olivo è diffuso. Dalle foreste si ricavano essenze pregiate: sughero, quercia, tuia, cedro. Si allevano soprattutto ovini e caprini. Redditizia è la pesca. Il Marocco è ai primi posti nel mondo per la produzione di fosfati.

4. Difesa. – Il personale militare conta 195.800 addetti nel 2007. Le spese militari assorbono il 3,2% del PIL, sempre nel 2007.

5. Giustizia. – Il sistema giudiziario si basa sul diritto francese e sulla legge islamica (sharia). Il nuovo codice di famiglia del 2004 ha riconosciuto una serie di diritti personali e patrimoniali alle donne. La pena di morte è in vigore.

6. Popolazione. – La crescita annua è dell’1,1% nel quinquennio 2002-2007 e l’incremento annuo del 15,6‰ nen 2007. I gruppi etnici sono costituiti da arabi per il 65% e berberi per il 33%. La lingua ufficiale è l’arabo, ma si parlano dialetti berberi e il francese. La religione è costituita per il 99,8% da musulmani sunniti.

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Stati del mondo: 114. Mauritania

B. 113: Marshall ↔ 115: Maurizio
• Confini: a NE con l’Algeria, a E con il Mali, a S ancora con il Mali e il Senegal, a NW con il Sahara Occidentale; a W si affaccia all’Oceano Atlantico.
• Il territorio ha una superficie di 1.030.700 kmq e una popolazione di 2.508.159 abitanti censiti nel 2000 e di 3.161.000 stimati nel 2007 con una densità di 3 ab./kmq. La capitale Nouakchott conta 673.000 abitanti nel 2007.
• Il territorio è formato da un’ampia fascia costiera pianeggiante, che verso E si eleva un tavolato, solcato lungo il confine con il Sehegal dall’ominimo fiume. Il clima steppico-desertico si fa più umido nelle regioni meridionali.
• Membro di: CEDEAO, Lega Araba, OCI, ONU, UA, WTO, Associato UE.
- Office Nationale de la Statistique.

Vers. 1.0/15.4.10
Sommario: Parte Prima: Strutture.  1. Attualità geopolitica. - 2. I principali parametri. - 3. Note storiche. -  4. Popolazione. - 5. Ordinamento dello Stato e forme di governo. - 6. Partiti e movimenti politici. - 7. Religione. -  8. Divisione amministrativa. – 9. Diritto. – 10. Costituzione vigente. - 11. Giustizia. – 12. Sanità. -  13. Difesa. - 14. Economia. - 15. Agricoltura. Flora. Fauna. - 16. Allevamento e pesca. -  17. Industria. - 18. Risorse minerarie. - 19. Commercio. - 20. Turismo. - 21. Strade e comunicazioni. - 22. Lingua. - 23. Letteratura. - 24. Arte. - 25. Filosofia. - 26. Istruzione. - 27. Geografia. - 28. Cartografia. - 29. Video You Tube. - 30. Guerre e conflitti. – Parte Seconda: Eventi e dinamica politica.  i.  – - Parte Terza: Letteratura. a.  /// – 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. –

1. Parametri principali. – In base alla nuova costituzione approvata nel 2006, il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio diretto con mandato di 5 anni rinnovabile una sola volta. Il potere legislativo è diviso tra l’Assemblea nazionale (95 membri eletti a suffragio universale per 5 anni) e Senato (56 membri eletti a suffragio indiretto per 6 anni).

2. Note storiche. – «Già colonia francese, la Mauritania è divenuta indipendente il 28 novembre 1960. Nel 1976 il paese ha partecipato con il Marocco alla spartizione del Sahara Occidentale: ne è sorto un conflitto con il Fronte Polisario che si è concluso nel 1979 con l’abbandono dei territori occupati. Nel 1984 ha assunto il potere con un colpo di stato il col. Ahmed Taya, esautorato nel 2005 da una giunta militare che ha garantito la transizione alla democrazia, compiutasi con le elezioni presidenziali del 207. Il 6 agosto 2008 il presidente SidiOuld Cheik Abdallahi è stato deposto da un colpo di stato militare guidato dal generale Mohamed Ould Abdel Aziz. Questi, insediatosi a capo di una giunta militare, è stato eletto presidente alle elezioni del 18 luglio 2009» (Calendario, 2010). «La Mauritania è governata da una dittatura militare. Le lascio immaginare il «clima» nel quale vivono gli abitanti di questo paese ... tanto sul piano delle libertà civili che su quello della vita di tutti i giorni. L’economia è moribonda. La tratta degli schiavi è tutt’ora praticata nelle, regioni più interne del paese, nonostante l’interdizione ufficiale del governo. Senza contare la guerra che potrebbe scoppiare da un momento all’altro con il vicino Senegal» (Mariantoni, 1991)

3. Economia. – Le colture principali sono il sorgo, il riso. il mais, i datteri, ma non sono sufficienti a soddisfare il fabbisogno alimentare. Sono presenti giacimenti di ferro, rame e oro, ed inoltre sale, fosfati, ilmenite e gas butano. A Nouakchott sono in funzione una raffineria di petrolio e fabbriche per la lavorazione del pesche. Si producono inoltre zucchero e cemento.

4. Difesa. – Il colpo di stato del 2008 ha causato la sospensione degli aiuti del FMI e e della Banca Mondiale.

5. Giustizia. – Il sistema giudiziario si basa sulla legge islamica (sharia). È in vigore la pena di morte.

6. Popolazione. – La popolazione appartiene in gran parte a gruppi arabo-berberi con forti minoranze di neri sudanesi. Nonostante l’abolizione formale della schiavitù (1980) vi sono ancora migliaia di schiavi nelle campagne.

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maggio 11, 2010

Le grandi organizzazioni internazionali: 28. OCSE (OCDE, OECD): Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico.

Quadro globale

La notizia odierna di stampa è l’ingresso nella OCSE, avvenuto all’unanimità, di Israele, contro cui si era pronunciata l’Autorità nazionale palestinese (Anp) che aveva fatta propria la compagna di boicottaggio delle organizzazioni di base e chiesto di fermare l’accesso di Tel Aviv responsabile di politiche «aggressive e razziste» contro i palestinesi. L’organizzazione conta 31 membri e dunque ora con Israele ne fa 32, ben lontani dai 189 stati membri dell’ONU. Andremo ad esaminare i riflessi geopolitici conseguenti all’ingresso di Israele, comprensibile data la presenza di USA, Canada, Australia. Essendo la maggior parte degli stati già aderenti alla UE, può darsi che questo ingresso in un momento geopolitico assai delicato sia un banco di prova per la proposta, avanzata dall’Italia, di ingresso di Israele nella UE.
• Stati membri: Australia, Canada, Corea del Sud, Giappone, Islanda, Messico, Norvegia, Nuova Zelanda, Svizzera, Turchia, USA.
• Segretario generale: Angel Gurría (Messico).
• Sede: Parigi (Francia).
- Sito ufficiale.

Vers. 1.0/13.2.10
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Sommario: 1. Parametri principali. –

1. Parametri principali. – «Nata il 30 novembre 1961. in sostituzione dell’Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica (OECE), l’OCSE si propone di favorire l’espansione economica dei paesi membri e lo sviluppo del commercio mondiale su basi multilaterali. Ne fanno parte i paesi della UE (tranne Bulgaria, Cipro, Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Slovenia). L’organo principale è il Consiglio, con sede a Parigi (Francia)» (Calendario 2010).

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maggio 10, 2010

Concetti geopolitici: 2. Alleanza. – Voce tratta dal Dizionario di politica

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Sommario: 1. Alleanza: voce tratta dal “Dizionario di politica” (1939). - 1.1 Le alleanze nel diritto societario moderno. - 1.2 Valutazione politica fascista delle alleanze. - 1.3 L’alleanza militare. –

1.
ALLEANZA

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L’alleanza è una società di due o più stati che determina una comunità ed una solidarietà di interessi ed una conseguente corrispondenza di obblighi. L’alleanza per esistere giuridicamente presuppone un trattato-contratto che stabilisca l’incontro delle volontà dei contraenti, e fissi le norme dell’azione d’alleanza. Le alleanze possono distinguersi in alleanze generali ed in alleanze limitate. Le alleanze generali stabiliscono la solidarietà totale di due o più stati; le alleanze limitate costituiscono una società limitata a dati scopi, a date circostanze e ad obblighi ristretti.

Le alleanze generali costituiscono una società totalitaria. Possono avere contenuto negativo o positivo, o i due contenuti insieme. Alla prima categoria appartengono le alleanze difensive. Alle alleanze con contenuto positivo appartengono quelle che hanno in obbietto il raggiungimento di dati interessi positivi ed in particolare date sistemazioni territoriali o politiche. Nella realtà storica è stato però sempre difficile distinguere le alleanze generali difensive da quelle offensive, sia per i sottintesi politici fra i contraenti, sia per la forza maggiore di situazioni create dai patti stessi di alleanza.

Tra le alleanze a scopi limitati sono principalmente le alleanze di guerra, ristrette al conseguimento della vittoria e quindi di determinati risultati.

Il punto centrale più delicato nei patti di alleanza è il casus foederis ed il suo accertamento nei casi concreti. Si può dire che il vincolo d'alleanza deve avere il giuoco più estensivo possibile perché così esige il principio della società e la solidarietà fissata dal patto generale di alleanza. Ma d’altra parte il casus foederis deve essere fatto decorrere dall’osservanza rigorosa di tutti gli obblighi contemplati reciprocamente nel patto: l’aver ancato da parte dell’Austria-Ungheria al rispetto di questa totalità di obblighi (compensi territoriali proporzionali) ha infatti giustificato il nostro rifiuto di considerarci obbligati dal casus foederis in occasione della grande guerra.

Altro punto discusso nel passato dai giuristi è la decadenza di un’alleanza oltre i casi legittimi di termine scaduto, di consenso bilaterale, e di denuncia. E si è sostenuta la legittimità della decadenza di un’alleanza nei casi di sopravveniente conflitto del vincolo d’alleanza col «diritto necessario» nei casi di «cambiamento nella situazione delle cose», ecc. Ma evidentemente si tratta in tal caso di concetti elasticissimi che si vogliono introdurre per mascherare le esigenze politiche richiedenti la non osservanza degli obblighi d’alleanza da parte di uno stato.

Le alleanze per esistere giuridicamente hanno bisogno di un patto formale scritto. Però si sono, nel passato, creati istituti di opportunità politicamente equivalenti alle alleanze, ma che non raggiungevano una forma giuridica completa: le intese, come l’Entente cordiale tra Francia, Inghilterra e Russia. L’intesa si differenzia dall’alleanza perché lascia libero lo stato di dare o non dare caso per caso la sua collaborazione. E fu introdotta perché più corrispondente alla mentalità dei Britannici.

1.1 Le alleanze nel diritto societario moderno. – Il diritto societario moderno, costituito dal patto della Società delle nazioni, vuol creare una solidarietà ed una collaborazione generale degli stati per la pace e contro la guerra. Questo concetto centrale di collaborazione contro la guerra esclude i concetti di alleanza giuridica e di blocco politico contro terzi; può ammettere soltanto alleanze nell’ordine societario. Quindi nel patto della Società delle nazioni non è considerata la protezione giuridica per il rispetto delle obbligazioni derivanti da patti di alleanza. Anzi con l’art. 18 è fatto obbligo di registrare tutti i trattati presso la Società delle nazioni e di pubblicarli, il che esclude i trattati segreti, forma che hanno invece assunta quasi sempre i trattati di alleanza, appunto per coprire il loro lato offensivo e aggressivo. E l’art. 20 dice: «I membri della Società riconoscono che il presente patto abroga tutte le obbligazioni o intese inter se incompatibili coi suoi termini e si impegnano solennemente a non stringerne simili nell’avvenire. Se prima del suo. ingresso nella Società un membro ha assunto obbligazioni incompatibili coi termini del patto, deve prendere misure immediate per disimpegnarsi da queste obblgazioni».

Però, poiché la società degli stati è sempre la stessa né può pensare di eliminare la guerra come mezzo supremo di soluzione dei contrasti di esistenza e sviluppo fra gli stati, oggi gli stati anche in periodo societario hanno dovuto trovare degli equivalenti alle antiche alleanze. L’equivalenza politica è la stessa; soltanto il formulario giuridico ed il condizionamento d’esecuzione del patto è incardinato sul patto societario in forme che costituiscono non tanto una volontà di adeguamento e di parallelismo quanto una mascheratura societaria dell’alleanza politico-militare vecchio stile. È merito dell’azione politica fascista avere per prima smascherato la vera natura di tali forme moderne di alleanza.

A questa classe appartengono infatti i numerosi patti di collaborazione e di intesa; i patti di mutua garanzia ed assistenza, tutti formulati e condizionati apparentemente sul patto societario, ma in fondo destinati ad avere le funzioni politiche delle antiche alleanze contro terzi. Così è dei patti che formavano la Piccola Intesa e l’Intesa Balcanica, così dei trattati di alleanza del 1921 fra Iugoslavia, Cecoslovacchia e Romania, così del trattato di alleanza franco-cecoslovacco del 25 gennaio 1924, del trattato di mutua garanzia franco-cecoslovacco del 16 ottobre 1925, dei trattati d’amicizia tra Francia e Romania del 10 giugno 1926 e tra Francia e Iugoslavia dell’11 novembre 1927.

La teoria fascista afferma che i più recenti trattati di mutua assistenza hanno equivalenza di alleanza di guerra. Così è per il trattato di mutua assistenza franco-russo firmato nel 1935 e per il trattato russo-cecoslovacco, per quanto sia prevista in questi trattati l’adesione di terzi stati. Tutti questi trattati includono l’obbligo immediato dell’assistenza militare in caso di aggressione (v. AGGRESSIONE) per quanto combinino questo obbligo con procedure societarie collaterali, mentre invece queste dovrebbero essere esclusive e pregiudiziali. Gli stessi patti regionali di sicurezza ricalcati sul patto societario si trasformerebbero per l’assenza di uno o più stati in patti di alleanza contro lo stato che non avesse voluto parteciparvi. Tutti questi pattti moderni di collaborazione, di intesa, di assistenza, sia pure costruiti su formule societarie, escludono dunque la possibiltà di una vera collaborazione di pace perché in realtà essi formano dei blocchi militari di opposizione ad altri stati.

Tra i tipi moderni di alleanze va messa l'alleanza successoria al mandato. Gli stati mandatarî concedono la cessazione del loro mandato A e riconoscono la piena piena indipendenza dello stato sotto mandato e la sua ammissione alla Lega delle nazioni sotto condizione sia di servitù militari (diritto di guarnigione, diritto di passaggio, obbligo di approvvigionamento delle truppe del mandatario in caso di guerra) sia di alleanza politica e militare.

Il trattato anglo-irakiano del 30 giugno 1930 stabilisce infatti l’alleanza fra i due stati, e contempla i reciproci obblighi di assistenza militare in caso di guerra, per quanto ridotti al minimo quelli dell’Irak. Il trattato anglo-egiziano rappresenta lo stesso tipo di alleanza. Così il trattato franco-siriano.

1.2 Valutazione politica fascista delle alleanze. – La concezione fascista nei riguardi delle alleanze internazionali è tipicamente realistica, come è realistico tutto il carattere della politica estera fascista. Se in un primo tempo l’Italia fascista si è rifiutata di aderire ad alleanze aventi carattere più offensivo che difensivo, in un secondo tempo, quando ha visto che l’ambiente politico internazionale era maturo per una tipica alleanza «evolutiva», tale cioè da creare un vero e proprio processo di chiarificazione e di miglioramento dell’ambiente internazionale (in quanto le potenze occidentali con il sistema delle cosiddette garanzie creavano barriere ostili e tendevano a formare una vera coalizione militare contro l’Italia e la Germania), ben volentieri ha aderito al concetto nuovo d’alleanza quale si era venuta forgiando in seguito alla collaborazione italo-tedesca. Il «patto d’acciaio» (v.), firmato a Berlino il 22 maggio 1939 tra l’Italia e la Germania, in cui i due governi dell’Asse hanno voluto fissare, anche dal punto di vista formale, i loro rapporti, presuppone questo mutato concetto di «alleanza» e realizza la costituzione di una nuova entità politica con cui l’Europa e il mondo realizzeranno il vero ordine che non può essere disgiunto dalla giustizia.

G. Amadori

1.3 L’allenza militare. – La funzione delle alleanze militari nella storia è importantissima, perché esse rendono possibili imprese collettive e perciò di vasta portata politica che altrimenti sarebbero vietate; allarga il teatro di azione dei singoli stati e ne accresce le possibilità strategiche; equilibria spesso le forze, anche in tempo di pace, in modo da rendere più difficile la sopraffazione di uno stato forte a danno di uno più debole. L’alleanza militare corrisponde perciò all’istinto di unione che è naturalmente sentito da popoli o da governi i quali abbiano, in un dato periodo storico, interessi almeno parzialmente coincidenti. In tal caso è logico che anche la loro preparazione militare sia diretta verso una meta unica e preveda una collaborazione delle rispettive forze armate in un senso determinato.

Teoricamente le alleanze militari dovrebbero essere «complementari», cioè tali da assicurare a ciascuno dei contraenti aiuti e appoggi in quel campo dove esso è meno forte; per esempio uno stato strettamente continentale dovrebbe cercare l’alleanza di uno stato potente sul mare e viceversa; un paese ricco di uomini ma povero di denari o di materie prime dovrebbe allearsi con chi possiede queste prerogative mentre è demograficamente debole; e così via. Ma nella pratica le ragioni politiche contingenti sopraffanno ogni altra considerazione; le coalizioni si formano così secondo leggi empiriche, tendendo a risolvere volta per volta i problemi più urgenti. Per questo motivo, oltre che per altri di natura più propriamente tecnica e politica, le alleanze non dànno spesso, alla prova dei fatti, quei risultati militari sicuri e rapidi che se ne potevano aspettare. Esse sono tuttavia insopprimibili nella storia dei popoli e i loro effetti si incidono profondamente nel destino degli stati.

Alleanze militari esisterono anche in tempi antichissimi; è noto che uno dei più interessanti documenti della storia egiziana elenca i nomi dei popoli mediterranei che, almeno mille anni prima dell’Era volgare, si unirono in coalizione navale e terrestre per assalire l’Egitto stesso. Le vicende delle grandi monarchie asiatiche del periodo preellenico sono caratterizzate da poderose coalizioni dirette volta per volta contro quel popolo che aveva acquistato una posizione dominante e tirannica; per esempio quella dei Medi e Persiani contro gli Assiri, che portò dopo ben note vicende all’egemonia persiana. La Grecia ebbe alleanze permanenti che univano anche con vincoli religiosi i piccoli stati ellenici a scopo di difesa contro i barbari; l’efficienza militare di tali coalizioni di tipo nazionale e religioso fu spesso grandissima e sproporzionata alla modesta consistenza demografica di quei popoli. Più netta la distinzione, fra le leghe militari che in un secondo tempo si formarono da una parte intorno ad Atene, dall’altra intorno a Sparta.

Roma fece sempre un’abile politica di alleanze; ed ebbe alleati fedelissimi attraverso i secoli anche perché applicò per la prima il principio di tener fede «sempre ed a qualunque costo» agli impegni presi con gli alleati: questa notoria lealtà fu un elemento decisivo nella storia delle guerre di espansione della repubblica. Si sa che al tempo delle guerre contro Taranto e Pirro, Roma fu alleata di Cartagine; più tardi invece contro quest’ultima ebbe alleati fedeli sia nelle popolazioni italiche sia tra le genti africane sottratte al giogo o alla minaccia punica. Non si potrebbe in alcun modo spiegare la costante fortuna militare di Roma senza tener conto di quell’abilissima politica di alleanze militari che il Senato con mirabile perspicacia seppe intessere e mantenere efficiente anche nei momenti più difficili. Queste alleanze naturalmente non erano da pari a pari; anche con gli stessi socii italici Roma affermò sempre la propria posizione di dominio morale e militare, fino a che essi non ebbero ottenuta, con la guerra sociale, pieno diritto di cittadinanza.

Il Medioevo, producendo in tutta Europa la frantumazione delle grandi unità politiche in un vero pulviscolo di stati, staterelli, signorie feudali e comuni autonomi, moltiplicò naturalmente le alleanze ma ne diminuì la portata. Celebri nella storia italiana le «leghe» di governi comunali, e fra tutte quella Lega lombarda che si rivelò più potente dell’imperatore e lo indusse a scendere a patti. Nelle lotte fra guelfi e ghibellini l’alleanza fra comuni dello stesso colore era di rigore; tali combinazioni erano però assai mutevoli e soggette all’andamento delle lotte interne comunali che portavano alla prevalenza di questa o quella fazione. Lo stesso papato come potenza politica fece un’attiva e continua politica di alleanze.

Il Rinascimento sviluppò questa tendenza alle combinazioni politiche che erano soprattutto di equilibrio; ma questo fu poi sconvolto dal comparire delle grandi monarchie, formatesi del resto anch’esse o con alleanze dinastiche o per forza di successioni e concentrazioni ereditarie.

Il genio politico degli Italiani abusò del sistema delle alleanze che si prestava a interessanti combinazioni intellettualistiche e al giuoco diplomatico, e per esse trascurò la seria preparazione militare; inoltre si commise, anche dai nostri più abili statisti, l’errore di includere nelle alleanze potentati stranieri; ne derivò notoriamente la lunga servitù italiana. Un esempio tipico di questo sistema si ebbe nella grande alleanza formatasi contro Venezia per istigazione del papa Giulio II e che prese il nome di lega di Cambrai; essa sanzionò il diritto dei Francesi d’intervenire nelle cose d’Italia e degli Spagnoli di contrastare quest’ingerenza; la penisola doveva divenire ben presto il campo di battaglia delle due grandi potenze miranti all’egemonia.

Alleanze apparentemente illogiche se si guarda agli interessi degli stati si ebbero al tempo delle guerre di religione e della guerra dei Trent’anni; il fanatismo poté per qualche tempo più della pura ragion di stato; ma questa finì tuttavia col prevalere. La crescente potenza francese che fece a lungo temere una vera egemonia provocò alleanze tendenti a ristabilire l’equilibrio europeo; così più tardi accadde, in senso inverso, col crescere della potenza austriaca. Ragioni di successione provocarono nel secolo XVIII il formarsi di grandi coalizioni tendenti a impedire un’eccessiva concentrazione di forza in mano di una sola dinastia; ecco le tre grandi guerre di successione di Spagna, di Polonia e d’Austria che furono dominate dalle vicende delle alleanze che via via si formavano. In quel groviglio d’interessi tutte le combinazioni si succedettero e si alternarono in modo sorprendente. Mentre la cosiddetta «Grande alleanza» (1701) riuniva quasi tutti gli stati europei contro la Francia, poco dopo troviamo questa ultima alleata con Inghilterra e Olanda (Triplice alleanza, 1718); mentre nel 1725, col trattato di Hannover, Inghilterra e Francia si univano alla Prussia, nella guerra dei Sette anni troviamo alleate l’Inghilterra e la Prussia contro Francia, Austria e Russia, e così via. Tipico è il caso del piccolo ducato di Savoia, poi regno di Sardegna, e del suo abile insinuarsi in tutte le contese europee passando dall’una all’altra coalizione con una spregiudicatezza che era largamente compensata dal serio contributo militare portato da quel bellicoso staterello ai suoi alleati.

Con la fine del sec. XVIII la politica delle alleanze di tipo dinastico cessa; la costituzione degli stati si fonda ormai sopra un complesso di ragioni storiche e spirituali che esorbitano dall’interesse delle monarchie; prevalgono i regimi rappresentativi, le passioni popolari e nazionali, le tendenze ai grandi raggruppamenti di razze entro complessi geografici sempre più vasti; così le guerre diventano più rare ma più ostinate e terribili; le democrazie impegnano l’intera nazione nei conflitti che per l’innanzi venivano sostenuti solo da piccoli eserciti di mestiere. Così anche il problema delle alleanze si sposta e la loro stessa natura deve armonizzarsi con la nuova realtà politica.

L’epopea rivoluzionaria francese provocò presto una coalizione di governi conservatori, che però si impegnarono solo blandamente contro la Francia ritenendo forse non inopportuno che questo paese fosse dilaniato da discordie intestine e che la dinastia capetingia sparisse travolta nel sangue. Più energico invece fu il contegno delle potenze quando l’avvento di Napoleone fece temere che l’egemonia francese, basata su elementi non più ideologici e demagogici, ma militari, si potesse di nuovo affermare. Si ebbe allora una vera alleanza universale delle vecchie monarchie, che dopo le illustri vicende del turbinoso periodo imperiale, sembra trionfare a Lipsia e a Waterloo. Non essendo qui il caso di esaminare le conseguenze di quelle lotte alla luce degli effetti sociali e politici, molti dei quali si rivelarono solo a lunga scadenza, basti dire che ancora una volta si rivelò la forza schiacciante delle alleanze militari quando esse portano all’isolamento di un avversario, anche se potente e sorretto dalle eccezionali qualità individuali di un condottiero o di un sovrano. Sei successive coalizioni, più volte vinte e abbattute dal genio del Bonaparte, finirono tuttavia col logorare talmente le energie della nazione francese, da cagionare la caduta del colosso. Errori politici e militari spiegano solo in parte il tramonto della potenza napoleonica: i suoi avversari ne commisero certo più di lui; ma la sproporzione delle forze era troppo grande. E destino del combattente isolato contro potenti coalizioni militari di «non poter» commettere errori, mentre quelle possono sempre trovare nella molteplicità delle loro risorse un compenso ai danni e alle sconfitte subite, purché le ragioni dell’alleanza siano così forti da superare contrasti di mentalità, di costumi ed anche di interessi minori esistenti fra collegati. La cosiddetta «Santa alleanza» che sorse col congresso di Vienna e venne perfezionata a Parigi e ad Aquisgrana (1818) non ebbe mai vera efficacia appunto perché stretta quando ormai i fini supremi della coalizione antifrancese erano stati raggiunti e superati.

Il secolo XIX vide parecchie alleanze militari degne di rilievo. Ricorderemo rapidamente l’alleanza franco-britannica per andare in aiuto della Turchia contro la Russia (1854) ; essa diede luogo alla guerra di Crimea, nel secondo periodo della quale anche il regno di Sardegna entrò nell’alleanza formando una caratteristica triplice, nella quale gli scopi nascosti di ciascun governo erano totalmente diversi, ma convergevano esteriormente nella necessità di un successo militare in Oriente, che infatti vi fu. Più che vera alleanza, quella del 1859 fra il Piemonte e Napoleone III fu un esempio curioso d’intervento di una grande potenza a favore di un piccolo stato contro un’altra grande potenza rivale. Vera alleanza fu quella italo-prussiana del1866 contro l’Austria; le sue conseguenze militari furono cospicue; l’esito della guerra che doveva presto portare all’egemonia militare prussiana sull’Europa, dipese in gran parte dalla diversione che l’Italia compié sul confine meridionale dell’impero asburgico, nonostante la poca saggezza e nessuna fortuna, con cui vennero da parte nostra condotte le operazioni.

maggio 09, 2010

Stati del mondo: 181. Tunisia

B. 180: Trinidad e Tobago ↔ 182: Turchia
• Confini: a SE con la Libia, a W con l’Algeria, e si affaccia a N e a E al Mar Mediterraneo.
• Il territorio ha una superficie di 163.610 kmq e una popolazione di 9.910.872 abitanti censiti nel 2004 e di 10.434.300 stimati nel 2009 con una densità di 64 ab./kmq. La capitale Tunisi = Tunis conta 758.729 abitanti nel 2009. Con l’agglomerato urbano si raggiungono i 2.250.000 ab. nel 2009.
• Il territorio è montuoso a N (monti della Medjerda); altre alture (tell) si estendeono nel settore centroccidentale e digradano a E su una fascia costiera pianeggiante. Più a S si estendono le basseterre del Sahara tunisino.
• Membro di: Lega Araba, OCI, ONU, UA, WTO, Associato UE.
- Institut National de Statistique.

Sommario: Parte Prima: Strutture.  1. Attualità geopolitica. - 2. I principali parametri. - 3. Note storiche. -  4. Popolazione. - 5. Ordinamento dello Stato e forme di governo. - 6. Partiti e movimenti politici. - 7. Religione. -  8. Divisione amministrativa. – 9. Diritto. – 10. Costituzione vigente. - 11. Giustizia. – 12. Sanità. -  13. Difesa. - 14. Economia. - 15. Agricoltura. Flora. Fauna. - 16. Allevamento e pesca. -  17. Industria. - 18. Risorse minerarie. - 19. Commercio. - 20. Turismo. - 21. Strade e comunicazioni. - 22. Lingua. - 23. Letteratura. - 24. Arte. - 25. Filosofia. - 26. Istruzione. - 27. Geografia. - 28. Cartografia. - 29. Video You Tube. - 30. Guerre e conflitti. – Parte Seconda: Eventi e dinamica politica.  i.  – - Parte Terza: Letteratura. a.  /// –  1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. – 7. Timori utili per capire. – 8. La situazione tunisina fotografata nel 1991. – 9. Bel Ali... Era un agente della CIA!. –

1. Parametri principali. – Secondo la Costituzione del 1° giugno 1959, emendata più volte (1988, 1999 e 2002), il presidente della repubblica è eletto a suffragio diretto con mandato di 5 anni ed è più volte rieleggibile; egli nomina il primo ministro e il governo. La Camera dei deputati è formata da 189 membri eletti per 5 anni (il 20% dei segni viene comunque assegnato ai partiti di opposizione); la riforma approvata con referendum il 27 maggio 2002 ha istituito una Camera dei consiglieri formata da 126 membri (43 scellti tramite elezione indiretta, 42 eletti dai membri delle organizzazioni professionali e 41 di nomina prewsidenziale). È vietata la costituzione di partiti su base religiosa. È da poco, al gennaio 2011, terminato il regime assoluto del Presidente finora in caricaAbdin Ben Ali, che era stato confermato dalle elezioni presidenziali del 25-x-2009. Le contemporanee elezioni legislative avevano ribadito il dominio del partito di regime e dei suoi alleati.

2. Note storiche. – «Protettorato francese dal 1881. divenne indipendente il 20 marzo 1956. Il 25 luglio 1957 l’Assemblea costituente proclamò la repubblica e affidò la presidenza a Habib Burghiba, che la tenne per trent’anni fino alla destituzione forzata “per senilità” (7 novembre 1987)» (Calendario, 2010). «Nonostante l’eliminazione politica del “Combattente supremo” (l’anziano Habib Burguiba) nel 1987, la Tunisia ed il regime del Presidente Ben Ali continuano a degenerare. Eppure una promessa di liberalismo politico, mai mantenuta, aveva fatto posto alle “tempeste di sabbia” generate da Burguiba negli ultimi anni del suo “regno”. Poi, quasi immediatamente, Ben Ali si è ricordato che era stato allievo della scuola militare francese di Saint Cyr, che era stato responsabile della polizia tunisina e ministro degli Interni. Il suo regime si è quindi strutturato sull’immagine di un sistema poliziesco ed inquisitore. Inutile meravigliarsi dell’assenza di libertà di stampa e d’opinione, nonché della mancanza di elementari garanzie legali e costituzionali. La società tunisina è in effervescenza: i conflitti sociali aumentano d’intensità, la repressione s’intensifica e le prigioni sono piene. In clandestinità, i fondamentalisti del gruppo Anhada spiano qualsiasi occasione per prendere il potere. L’esplosione generale può prodursi in qualsiasi momento senza preavviso» (Mariantoni, 1991).

3. Economia. – La crisi globale ha iniziato a colpire il paese in particolare per la contrazione della domanda nei mercati europei, che sono lo sbocco principlae delle esportazioni e dai quali giungono i maggiori flussi turistici. Le principali produzioni agricole sono i cereali e varie colture largamente esportate: olivo (tra i primi produttori mondiali di olio), vite. primizie (pomodori), frutta. Particolarmente pregiati sono i datteri del Sud. L’allevamente è principalmente ovino. I principali prodotti della pesca sono i tonni e le sardine; è ancora praticata la pesca delle spugne. A differenza dei paesi vicini, la Tunisia non è autosufficente dal punto di vista energetico. La Tunisia svolge la maggior parte dei suoi scambi con paesi dell’UE.

4. Difesa. – Il personale militare contava 35.800 addetti nel 2007 e resta invariato nel 2008.

5. Giustizia. – Il sistema giudiziario si basa sul diritto francese e sulla sharia. Alle donne è riconosciuta la sostanziale parità rispetto agli uomini. È in vigore la pena di morte, estesa nel 2005 ai responsabili di sequesto di persona, ma non è applicata dal 1991.

6. Popolazione. – La crescita demografica è più lenta rispetto alla media dei paesi dell’area. Dalla Tunisia partoni intensi flussi migratori diretti in Europa, in particolare verso Francia e Italia. È ancora presente una discreta comunità ebraica (1500 persone), specialmente sull’isola di Djerba. I gruppi etnici sono per il 96,2% composti di arabi, berber 1,4%, altri 2,4%. I musulmani sunniti sono il 99,5%. La lingua ufficiale è l’arabo. Si parla il francese.

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7. Timori utili per capire. – Si impone in questi giorni mentre scrivo una maggiore attenzione su quanto è appena successo in Tunisia con la fuga dell’ormai ex-presidente Ben Ali. Non avevamo osservato la situazione della Tunisia. Se si va al link del paragrafo, si accede ad una testata della più becera propaganda sionista in Italia. Dal loro timore per il dopo e l’evidente rimpianto per la fuga di Ben Ali, si comprendono le posizioni di Israele verso la Tunisia, non diverse da quelle verso l’Egitto. Se anche in Egitto, dovesse succedere lo stesso che in Tunisia e sembrano esserci i presupposti, lo scenario geopolitico dei paesi rivieraschi del Mediterraneo subirebbero un altro tracollo, non gradito in Israele, che con la Turchia ha già perso quello che era stato il più solido e forte alleato. Terremo maggiormente d’occhio la situazione interna della Tunisia nel progressivo aggiornamento di questo blog. La notizia precedente sui “timori”, presi da IC, è di fonte militare: «GERUSALEMME, 16 GEN - In seguito alla sollevazione del popolo tunisino e alla fuga del presidente Ben Ali, Israele teme per la sorte delle relazioni informali intessute con la Tunisia. Lo ha riferito la radio militare. In un'intervista all’emittente, il vice premier Silvan Shalom ha detto: 'ci sono timori sul futuro, e in particolare ci si chiede se la Tunisia manterra' il proprio carattere. Esiste il pericolo - secondo Shalom - che movimenti islamici che sono stati espulsi dal presidente Ben Ali ritornino'. (ANSA, 16 gennaio 2011)». La cosa fa riflettere.

8. La situazione tunisina fotografata nel 1991. – Alberto B. Mariantoni si era giù occupato di Medio Oriente e di Tunisia in un suo libro del 1991, quando la situazione generale del paese veniva così descritta: «Nonostante l’eliminazione politica del “Combattente supremo” (l’anziano Habib Burguiba) nel 1987, la Tunisia ed il regime del Presidente Ben Ali continuano a degenerare. Eppure una promessa di liberalismo politico, mai mantenuta, aveva fatto posto alle “tempeste di sabbia” generate da Burguiba negli ultimi anni del suo “regno”. Poi, quasi immediatamente, Ben Ali si è ricordato che era stato allievo della scuola militare francese di Saint Cyr, che era stato responsabile della polizia tunisina e ministro degli Interni. Il suo regime si è quindi strutturato sull’immagine di un sistema poliziesco ed inquisitore. Inutile meravigliarsi dell’assenza di libertà di stampa e d’opinione, nonché della mancanza di elementari garanzie legali e costituzionali. La società tunisina è in effervescenza: i conflitti sociali aumentano d’intensità, la repressione s’intensifica e le prigioni sono piene. In clandestinità, i fondamentalisti del gruppo Anhada spiano qualsiasi occasione per prendere il potere. L’esplosione generale può prodursi in qualsiasi momento senza preavviso» (Mariantoni, 1991).

9. Ben Ali... era un agente della CIA! – La nostra attenzione è attratta e condizionata dal mainstream, per cui diventa difficile nello scacchiere mondiale seguire ciò che succede in ogni angolo della terra. Ad un normale essere umano, ad una singola persona normale, ciò non è possibile. Poi succede qualcosa che attrae l’attenzione anche del mainstream ed i nostri occhi si puntano su qualche angolo della terra. Siamo frastornati dalle notizie ed è difficile capire e prendere posizione. Sono momenti delicati e difficili perché è facile essere ingannati, sempre dallo stesso mainstream. È buona regola attendere prima di pronunciarsi. Attendere per raccogliere quanto più informazioni possibile. E fra queste informazioni ciò che folgora, andando al link che apre su un articolo di Thierru Meyssaam è la picciola notizia che Ben Ali era un agente della CIA. Occorre sapere altro per capire l’essenziale? Il resto è dettaglio.

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Stati del mondo: 128. Niger

B. 127: Nicaragua ↔ 129: Nigeria
• Confini: a N con l’Algeria e la Libia, a E con il Ciad, a S con la Nigeria e il Benin, a SW con il Burkina Faso e a W con il Mali.
• Il territorio ha una superficie di 1.267.000 kmq e una popolazione di 11.060.291 abitanti censiti nel 2001 e di 14.296.816 stimati nel 2008 con una densità di 11 ab./kmq. La capitale Niamey conta 1.033.295 abitanti nel 2008.
• Il territorio è un altopiano interrotto nella parte centrale dal massiccio dell’Aïr (2022 m); verso NE, al di là della vasta regione sabbiosa del Ténéré, si rialza nel Plateau du Djado per digradare a SW verso la valle del fiume Niger e a SE nel bacino del lago Ciad. Il clima è desertico a nord nella regione del Ténéré e semidesertico nelle regioni meridionali, interessate solo da modeste precipitazioni nei mesi estivi.
• Membro di: CEDEAD, OCI, ONU, UA, WTO, Associato UE.
- Institut National de la Statistique.

Vers. 1.0/15.4.10
Sommario: Parte Prima: Strutture.  1. Attualità geopolitica. - 2. I principali parametri. - 3. Note storiche. -  4. Popolazione. - 5. Ordinamento dello Stato e forme di governo. - 6. Partiti e movimenti politici. - 7. Religione. -  8. Divisione amministrativa. – 9. Diritto. – 10. Costituzione vigente. - 11. Giustizia. – 12. Sanità. -  13. Difesa. - 14. Economia. - 15. Agricoltura. Flora. Fauna. - 16. Allevamento e pesca. -  17. Industria. - 18. Risorse minerarie. - 19. Commercio. - 20. Turismo. - 21. Strade e comunicazioni. - 22. Lingua. - 23. Letteratura. - 24. Arte. - 25. Filosofia. - 26. Istruzione. - 27. Geografia. - 28. Cartografia. - 29. Video You Tube. - 30. Guerre e conflitti. – Parte Seconda: Eventi e dinamica politica.  i.  – - Parte Terza: Letteratura. a.  /// – 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. –

1. Parametri principali. – In base alla Costituzione dle 22 maggio 1996, modificata con referendum nel 1999, il Presidente della Repubblica, che è anche capo dell’esecutivo, è eletto a suffragio diretto con mandato di 5 anni, al pari dell’Assemblea nazionale, composta da 113 membri.

2. Note storiche. – «Già colonia francese, il Niger ha ottenuto l’indipendenza il 3 agosto 1960. Nel 1974 si è affermato un regime militare, durato fino all’avvio del processo di transizione (1991): le elezioni politiche e presidenziali del 1993 hanno consentito l’insediamento di un governo formalmente democratico». Così il Calendario.

3. Economia. – Nonostante l’abbondanza di risorse minerarie il paese è uno dei più poveri del mondo sia per la corruzione sia perché i ricavi sono in gran parte trattenuti dalle compagnie minerarie. Il forte aumento demografico contribuisce ad aggravare la situazione e alimenta un intenso flusso migratorio verso l’Europa. L’attività più diffusa è l’agricoltura continuamente minacciata da carestie e desertificazione: colture di sussistenza (miglio, sorga, manioca, datteri, ortaggi) e allevamento (ovini e caprini). Il principale prodotto di piantagione è il tabacco. Sono presenti giacimenti di uranio, oltre a gesso, sale, ferro, oro. Le riserve di petrolio non sono ancora sfruttate.

4. Difesa. – Sono sempre attivi, nel N del paese, movimenti di resistenza dei tuareg un tempo organizzati nel FLAA (Fronte di liberazione dell’Aïr e dell’Azaouak); l’accordo di pace del 1995 è stato in gran parte disatteso.

5. Giustizia. – La pena di morte è formalmente in vigore.

6. Popolazione. – La crescita annua è stata del 3,3% nel 2002-2007 con un incremento del 34,5‰ nel 2007. I gruppi etnici sono così distribuiti: Hausa 55,3%, Djerma-Songhai 21%, Tuareg 9,3%, Fulbe 8,5%, Kanuri Manga 4,7%, Arabi 0,4%, Toubou 0,4%, Gourmantché 0,3%, altri 0,1%. Lingua ufficiale è il francese, ma idiomi locali sono il djerma, hausa, kanuri, poular, tamachek e altri idiomi locali. La religione è rappresentati per l’88,7% da musulmani sunniti.

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Stati del mondo: 87. Islanda

B. 86: Irlanda ↔ 88: Israele
• Confini: Isola dell’Oceano Atlantico settentrionale, a circa 800 km dalla Scozia e 300 dalla Groenlandia.
• Il territorio ha una superficie di 102.819 kmq e una popolazione di 281.154 abitanti censiti nel 2000 e di 319.756 stimati nel 2008 con una densità di 3 ab./kmq. La capitale Reykjavik conta 119.547 abitanti nel 2009. Con l’agglomerato urbano si raggiungono i 195.467 ab. nel 2007.
• È caratterizzata da intenso vulcanismo: oltre 200 vulcani, alcuni dei quali attivi. Fanno contrasto vaste distese occupate dai ghiaccai (principale il Vatnajökull) e da laghi. Il clima è piovoso lungo la costa, molto freddo all’interno.
• Membro di: Consiglio d’Europa, Consiglio Nordico, EBRD, EFTA, NATO, OCDE, ONU, OSCE, WTO.
- Statistics Iceland.

Vers. 1.0/15.4.10
Sommario: Parte Prima: Strutture.  1. Attualità geopolitica. - 2. I principali parametri. - 3. Note storiche. -  4. Popolazione. - 5. Ordinamento dello Stato e forme di governo. - 6. Partiti e movimenti politici. - 7. Religione. -  8. Divisione amministrativa. – 9. Diritto. – 10. Costituzione vigente. - 11. Giustizia. – 12. Sanità. -  13. Difesa. - 14. Economia. - 15. Agricoltura. Flora. Fauna. - 16. Allevamento e pesca. -  17. Industria. - 18. Risorse minerarie. - 19. Commercio. - 20. Turismo. - 21. Strade e comunicazioni. - 22. Lingua. - 23. Letteratura. - 24. Arte. - 25. Filosofia. - 26. Istruzione. - 27. Geografia. - 28. Cartografia. - 29. Video You Tube. - 30. Guerre e conflitti. – Parte Seconda: Eventi e dinamica politica.  i.  – - Parte Terza: Letteratura. a.  /// 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. –

1. Parametri principali. – Il Presidente della Repubblica è eletto a suffragio universale con mandato di 4 anni, al pari del Parlamento (Althing) composto di 63 membri.

2. Note storiche. – Formalmente autonoma dal 1918, l’Islanda rimase legata alla Danimarca nella persona del re fino al referendum del 17 maggio 1944, quando si costituì come repubblica parlamentare.

3. Economia. – La crisi finanziaria del 2008 ha duramente colpito il settore bancario del paese portando al fallimento dei maggiori istituti di credito (fortemente impegnati in progetti speculativi ad alto rischio) e a una forte svalutazione della corona. La grave situazione economica determinata da un lungo periodo di liberismo senza controlli, ha portato a manifestazioni popolari che hanno imposto elezioni anticipate in cui si è affermata una coalizione di sinistra impegnata nel ripristino del welfare state. Il nuovo governo ha manifestato l’intenzione di aderire alla Ue e all‘euro. Il clima è inadatto all’agricoltura. L’allevamento riguarda soprattutto gli ovini e gli animali da pelliccia. La pesca di merluzzi ed aringhe alimenta una forte esportazione. Preziose le numerosi sorgenti calde, largamente sfruttate per il riscaldamento e la produzione idroeletrica che alimenta impianti di raffinazione dell’alluminio.

4. Difesa. – Non esiste un esercito nazionale; la difesa del paese in caso di guerra è assicurata dalla NATO.

5. Giustizia. – Il sistema giudiziario è basato sul diritto danese. Non è prevista la pena di morte (dal 1928).

6. Popolazione. – Tradizionalmente molto omogenea, la popolazione del paese ha conosciuto negli anni più recenti un significativo afflusso di manodopera straniera, in particolare proveniente dall’Europa orientale. Gruppi etnici: islandesi 93,2%, polacchi 2,7%, danesi 0,3%. La lingua è l’islandese.

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Stati del mondo: 86. Irlanda

B. 85: Iraq ↔ 87: Islanda
• Confini: Confina con il Regno Unito (Irlanda del Nord) a NE e si affaccia a E al Mar d’Irlanda, A N, a S e a W all’Oceano Atlantico.
• Il territorio ha una superficie di 70.273 kmq e una popolazione di 4.239.848 abitanti censiti nel 2006 e di 4.422.100 stimati nel 2008 con una densità di 63 ab./kmq. La capitale Dublino = Dublin = Átha Cliath conta 506.100 abitanti nel 2006.
• Le basse pianure centrali, ricche di acque, sono frequentemente interrotte da dossi tondeggianti; lungo le coste si trovano rilievi isolati. Il fiume principale è lo Shannon, collegato al Mar d’Irlanda da una serie di canali. Sono numerosi i laghi. Il clima è oceanico con precipitazioni copiose, nebbie e scarso soleggiamento.
• Membro di: Consiglio d’Europa, EBRD, OCDE, ONU, OSCE, UE, WTO.
- Central Statistics Office.

Vers. 1.0/15.4.10
Sommario: Parte Prima: Strutture.  1. Attualità geopolitica. - 2. I principali parametri. - 3. Note storiche. -  4. Popolazione. - 5. Ordinamento dello Stato e forme di governo. - 6. Partiti e movimenti politici. - 7. Religione. -  8. Divisione amministrativa. – 9. Diritto. – 10. Costituzione vigente. - 11. Giustizia. – 12. Sanità. -  13. Difesa. - 14. Economia. - 15. Agricoltura. Flora. Fauna. - 16. Allevamento e pesca. -  17. Industria. - 18. Risorse minerarie. - 19. Commercio. - 20. Turismo. - 21. Strade e comunicazioni. - 22. Lingua. - 23. Letteratura. - 24. Arte. - 25. Filosofia. - 26. Istruzione. - 27. Geografia. - 28. Cartografia. - 29. Video You Tube. - 30. Guerre e conflitti. – Parte Seconda: Eventi e dinamica politica.  i.  – - Parte Terza: Letteratura. a.  /// 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. – 6. Popolazione. –

1. Parametri principali. – In base alla costituzione in vigore dal 2 dicembre 1937 (più volte modificata), il presidente della repubblica è eletto a suffragio diretto per 7 anni. Il potere esecutivo spetta al Governo, presieduto dal Primo ministro e responsabile nei confronti del parlamento. Quest’ultimo è composto dalla Camera dei Rappresentati (Dáil Éireann, 166 membri eletti a suffragio universale) e dal Senato (Seanad Éireann, 60 membri, 43 dei quali scelti con elezioni di secondo grado, 6 scelti dalle università e 11 nominati dal Primo ministro), rinnovati ogni 5 anni.

2. Note storiche. – Sottomessa al dominio inglese dal XII secolo e colonizzata dal XVI secolo, l’Eire divenne uno “stato libero” (anche se Dominion della Corona britannica) nel 1922, in seguito alla rivolta condotta dall’IRA (Irish Republican Army), braccio armato del movimento nazionalista Sinn Féin. Dall’accordo rimasero però escluse le 6 contee settentrionali dell’Ulster, unite al Regno Unito con il nome di Irlanda del Nord e dove si sviluppò un movimento di resistenza al dominio britannico. Nel 1949 venne proclamata la Repubblica e l’Eire uscì dal Commonwealth. Dal 1933 il dialogo angloirlandese per risolvere la guerra civile in Ulster ha compiuto passi sostanziali, fino all’accordo del 10 aprile 1998 concluso a Belfast. In seguito a ciò, il 2 dicembre 1999 l’Irlanda ha rinunciato alle rivendicazioni territoriali sull’Ulster.

3. Economia. – La crisi economica globale ha colpito con particolare durezza l’economia irlandese che era cresciuta molto grazie alle facilitazioni fiscali che avevano favorito l’insediamento di aziende internazionali. A causa della crisi finanziaria globale del 2008-09, l’economia ha subito una forte contrazione, soprattutto nei consumi interni e nel settore delle costruzioni. I principali prodotti agricoli sono l’avena, l’orzo, il frumento, le patate, la barbabietola da zucchero. La quota maggiore del reddito del settore primario è fornita dalle attività zootechniche, che contribuiscono in modo rilevante alle esportazioni. Alla pesca sono adibiti circa 8000 addetti e una flotta di 2700 imbarcazioni. Il sottosuolo fornisce torba e gas naturale. Si estraggono piombo e zinco.

4. Difesa. – Le forze armate comprendono una forza permanente di difesa e una riserva. Il servizio militare è volontario.

5. Giustizia. – Il sistema giudiziario si fonda sulla Common Law britannica, modificata sulla base di cosnuetudini locali. Non è accettata la giurisdizione della Corte Internazionale di Giustizia. Non è in vigore la pena di morte.

6. Popolazione. – Il saldo migratorio è attivo per la crescita dell’immigrazione, in particolare lavoratori dei paesi dell’Est europeo (spec. polacchi); complessivamente gli stranieri sono oltre 400 mila. Nel 2004 è stata abolita con referendum la legge che attribuiva automaticamente la cittadinanza a chiunque nasceva sul suolo irlandese.

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maggio 03, 2010

Concetti geopolitici: 1. Annessione. – Voce tratta dal Dizionario di politica

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Sommario: 1. Annessione: voce tratta dal “Dizionario di politica” (1939). –

ANNESSIONE

Alleanza ←→ Arbitrato

L’annessione, nel suo significato più comprensivo, è l’atto a mezzo del quale uno stato consegue un aumento del proprio territorio. Tale aumento può riguardare solo una porzione del territorio di un altro stato, il quale continua così ad esistere, sia pure modificato nei suoi elementi costitutivi materiali; ovvero può riguardare l’intero territ0rio di un altro stato, e in tal caso si ha estinzione di quest’ultimo. In relazione alla prima ipotesi, si può più esattamente riferire il termine di annessione in senso stretto, mentre, nella seconda ipotesi, può parlarsi più precisamente di incorporporazione.

Le cause determinative, che dànno base giuridica all’annessione, sono diverse. Anzitutto l’«occupazione», la quale può avere per oggetto solo i territori che, dal punto di vista della sovranità, sono res nullius. Si esige comunque che l’occupazione sia reale ed effettiva, operata con l’intenzione, da parte dello stato occupante, di sottoporre il territorio di cui trattasi alla propria sovranità, intenzione che, giusta la convenzione di Berlino del 1885, deve manifestarsi mediante l’atto di notificazione ai terzi stati (v. Occupazione). Secondariamente, quale causa dell’annessione, è da annoverare la conquista, in seguito alla debellatio. Oppugnata dai seguaci del principio legittimistico e del princìpio di nazionalità, essa conserva sempre il suo intrinseco valore, non tanto come consacrazione della forza, quanto come mezzo per il mantenimento del diritto e per la sicurezza del medesimo. Altra causa è la convenzione internazionale, per cui una porzione di territorio, appartenente ad uno stato, viene ceduta ad un altro stato e da questo incorporata. La cessione può attuarsi a titolo gratuito, oppure a titolo oneroso, in corrispettivo, sia di servizi (es., la cessione di Nizza e Savoia alla Francia nel 1860), sia di somme di danaro (es., la cessione delle isole Caroline da parte della Spagna alla Germania nel 1899 per 25 milioni di pesetas). La cessione, inoltre, può essere volontaria o forzata; questa ultima si ha in genere con i trattati che pongono fine ad una guerra.

Relativamente alle annessioni in rispondenza di cessioni territoriali, si è sostenuto che esse non dovessero reputarsi valide se non sotto la condizione del consenso delle popolazioni, espresso a mezzo dei plebisciti. Ed è certo, che per qualche tempo, specie sotto l’influenza di Napoleone III, il plebiscito venne applicato largamente e considerato da molti come requisito per la legittimità dell’annessione; e quindi per la sua validità. Se non che apparve presto l’errore fondamentale relativo a questa teoria, errore, sia d’ordine giuridico sia d’ordine politico, giacché, da una parte, se tI soggetto titolare della sovranità è lo stato e
non il popolo, non è ammissibile che.la volontà dello stato,
espressa costituzionalmente nell'atto di convenZione, possa
essere eventualmente posta nel nulla dalla volontà della
popolazione del territorio ceduto; e, d'altra parte, dal punto ,
di vista politico, il sistema dei plebisciti, mentre non garantisce
il rispetto dei veri sentimenti e delle vere aspirazioni
dei popolt, fomenta le tendenze separatiste delle provincie
e alimenta un pericolo contro l'esistenza stessa dello stato.
Di-,qui-.--la sostituzione del sistema dei plebisciti con
quello de11'0{'zione a favore degli abitanti di un dato territorio,
che Intendessero conservare l'appartenenza allo
stato cedente, opzione appunto applicata in occasione dei
trattati seguiti alla guerra mondiale.
In merito alla nozione generale di annessione, caratter i
particolari presentano parte delle annessioni italiane. Il
Regno d'Italia, inteso come continuazione 'dell'antico
Regno di Sardegna e Piemonte, ebbe a costituirsi mediante
suçcessivi ingrandimenti di questo con incorpor~ione
di altri stati o di provincie di altri stati. Ora, se, alcune di
queste annessioni furono conseguenza di trattati, come per
, la Lombardia e il Veneto, e qualche altra, come l'annessione
di Roma e delle provincie romane, può rapportarsi
piÒ esattamente alla debellatio dello stato pontificio, le altre ebbero per titolo giuridico atti unilaterali dello stato
annettente, in rispondenza ad instaurazione di ordinamenti
di fatto ° provvisori, ··accompagnati · dai plebisciti delle
popolazioni. Quanto' agli effetti dell'annessione, è problema
che si confonde con l'altro della successione di
stato a stato (v. SUCCESSIONE: dirittò internazionale).
BIBL.: Oltre 1. trattazioni generali di diritto costituzionale (Romano, Cost.magna,
ecc.) e quelle di diritto internazionale (Diona, Gemma, Fedozzi, ecc.): G. Fusinato,
ln Enc. Giur., s. v. Annessione; D. An%illotti, La formazione del Regno
d'Italia nei riguardi del dir. in/., in Riv. Dir. int., 191::1, p. 1 e segg.; s. Romano, I
caratteri giuridici della formazione del Regno d'Italia, in Riv. Dir. in/., 1912, p. 345
e segg.; S. Gemma, Les gouvernements de fait, 1935. G. M. De Francesco

maggio 02, 2010

Basi USA: 2. Giappone: in centomila contro la base di Okinawa.

Quadro Globale
a b c d e f g

Il Giappone è sempre presente alla nostra immaginazione con Hiroshima e Nagasaki, ma anche con la tenace resistenza alla potenza americana. Uscito dalla distruzione bellico ha saputo edificare la sua economia fino a ritrasformare la potenza militare del passato nella potenza economica di oggi. Il segno e il ricordo della disfatta bellica ha un nome, forse ancora oggi presente nella coscienza popolare: Okinawa. I popoli possono perdere le guerre, ma se non sono distrutti in un vero e proprio genocidio possono sempre riconquistare la loro libertà e la loro piena sovranità senza dover sottostare ad un vincitore che sfrutta tutte le possibili manipolazioni del linguaggio per nascondere verità antiche. La pace è certamente il bene supremo dei popoli, ma essa non ha un buon sapore in regime di servitù.

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Sommario: 1. In centomila contro la base di Okinawa. –

1. In centomila contro la base di Okinawa. - Sembra che gli isolani non ne vogliano proprio sapere della base militare USA. Ricordo che nel libro di Johnson sono narrati gli abusi dei militari USA ai danni della popolazione. Andando al link del Corsera, cui si accede linkando sul titolo del paragrafo, si possono leggere notizie aggiornate al 30 aprile 2010.

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