aprile 26, 2010

Stati del mondo: 100. Libia

98: Liberia ↔ 100: Liechtenstein
a b c d e f g h i k l m n o p r s t u v y z
• Confini: a E con l’Egitto, a SE con il Sudan, a S con il Ciad e il Niger, a W con l’Algeria, a NW con la Tunisia e si a N al Mar Mediterraneo.
• Il territorio ha una superficie di 1.775.000 kmq e una popolazione di 5.673.031 abitanti censiti nel 2006 e di 6.000.000 stimati nel 2008 con una densità di 3 ab./kmq. La capitale Tripoli = Tarabulus conta 1.065.405 abitanti nel 2001. Con l’agglomerato urbano si raggiungono i 2.188.000 ab. nel 2007.
• Alla fascia costiera pianeggiante seguono rilievi con pendii ripidi in Tripolitania, assai più modeste e disposte a terrazza nella Sirtica e in Cirenaica. All’interno si estende, a W, un ampio tavolato che giunge fino ai monti Tassili-n-Ajjer e al Tibesti, a E il Deserto Libico. Il clima è mediterraneo lungo la fascia costiera, con inverni miti ed estati calde; procedendo verso l’interno la piovosità scompare quasi del tutto.
• Membro di: Lega Araba, OCI, ONU, OPEC, UA.
- Central Bank of Libya.
- Utenti internet: 55,1 ogni 1000 abitanti, di cui 1,6 DSL nel 2009.

Sommario: 1. Parametri principali. - 2. Note storiche. - 3. Economia. – 4. Difesa. – 5. Giustizia. - 6. Popolazione. - 7. Immagini filmiche da You Tube. - 8. Il vento di Tripoli. - 9. La creazione della Libia. - 10. La situazione libica vista da Chavez. - 11. La guerra per il petrolio libico. - 12. Il punto di vista di Thierry Meyssan. – 13. La “lingua di legno” di Sarkozy nell’analisi di Giulietto Chiesa. – 14. I “ribelli” come marionette ammaestrate e armate. – 15. Alba dell’Odissea. - 16. L’origine francese della rivolta libica. – 17. Le risorse idriche illimitate della Libia. – 18. Chi c’era dietro. - 19. Il vocabolario del conflitto. – 20. Il nome e il volto dell’artefice della ribellione libica: Mahmoud Jibril. – 21. Geddafi come Mossaqued? Sulla volontà del rais di nazionalizzare il petrolio libico. – 22. Cosa è Africom e quali i suoi tentacoli. – 23. Radiografia dei ribelli. – 24. Una cronaca da Tripoli di Fulvio Grimaldi. – 25. Una testimonianza diretta dalla Libia. – 26. I retroscena dell’invasione libica. –

1. Parametri principali. – Con la riforma costituzionale del 2 marzo 1977, il paese ha assunto il nome di “Jamahiriyah araba libuica popolare socialista”. Il popolo esercita la sovranità attraverso 2700 rappresentanti scelti dai Congressi popolari di base (CPB), che a livello nazionale ri riuniscono nel Congresso generale popolare (GPC). Questo elegge gli organi del potere esecutivo: il Segretario generale e il Comitato generale del popolo, i cui membri hanno la funzione di ministri. La Libia è un paese prevalentemente desertico, la cui popolazione è concentrata nelle città della fascia costiere, è costituita da tre province: Tripolitana, Cirenaica e Fezzan. Esse hanno avuto storicamente tenui legami fra di loro.

2. Note storiche. – «La Libia è diventata indipendente il 24 dicembre 1951, dopo decenni di colonialismo italiano (dal 1911) e un periodo di occupazione militare franco-britannica (1943-1951). Il 1° settembre 1969 con un colpo di stato militare il col. Muammar al-Gheddafi ha deposto il sovrano Mohammed Idris-al-Senussi e ha proclamato la Repubblica. Pur senza assumere nessuna carica pubblica, al-Gheddafi si è attribuito il potere supremo quale “guida della Rivoluzione”, abolendo elezioni e partiti politici». Così il Calendario, 2010. «Ufficialmente libera ed ammmistrata dalla Glamahmya (un sistema di democrazia diretta), la Libia è governata da una dittatura politico-militare uscita dal colpo di Stato del settembre 1969. Dopo un breve e florido periodo, l’economia libica è divenuta inevitabilmente dipendente dall’iniziativa pubblica e dalla sola risorsa energetica del paese, il petrolio. Tra tutti i paesi del Maghreb, la Libia è la più prospera, ma l’uomo della strada non sembra affatto trarre profitto dalla ricchezza del paese. La libertà d’opinione non esiste che per coloro che appoggiano il regime gheddafiano. Per gli altri, è la repressione. Il sospetto e la paura regnano a tutti i livelli. Gli interessi privati di certi dirigenti si frammischiano senza vergogna con quelli dello Stato. Il clientelismo e la corruzione imperano. L’imitazione pedissequa e l’omertà sono di rigore. La violenza gratuita e l’arbitrio sono una costante. Tutto ciò, naturalmente, all’insaputa del «Leader» della rivoluzione che vive trincerato nella regione della Sirte, tra i ghedafeda, i membri della sua tribù natale. Ufficialmente Gheddafi dice di essere un vero nazionalista arabo, al di sopra della “mischia” e molto attaccato all’indipendenza ed al benessere del suo popolo. In realtà, non è che un “neuropatico depressivo”, per giunta manipolato, nel corso degli ultimi anni, da una banda d’affaristi senza scrupoli appartenenti alla sua stessa famiglia o al suo seguito» (Mariantoni, 1991).

3. Economia. – Il calo del prezzo del petrolio nel 2008-09 ha portato a un rallentamento della crescita economica. La struttura produttiva è in via di trasformazione verso un sistema orientato al mercato. In forte crescita gli investimenti libici all’estero e quelli internazionali nel paese. L’agricoltura si pratica solo nelle oasi e nelle regioni di Bengasi e Tripoli, ma la maggior parte delle derrate alimentari viene importata. I prodotti più importanti sono l’orzo, il frumento, i pomodori, le arachidi, i datteri. È diffuso l’olivo, soprattutto in Tripolitania. È in completamento una grande rete idrica di circa 3500 Km (“il grande fiume artificiale”), pe r convogliare l’acqua pompata dal sottosuolo desertico alle zone costiere di Bengasi e della Sirte. Nel 2007 è stato avviato un esteso piano di rimboschimento. Nelle zone aride conserva importanza l’allevamento nomade di ovini e caprini. Lungo la costa della Cirenaica si pratica la pesca delle spugne.

4. Difesa. – L’esercito conta 76.000 addetti nel 2007, distribuito per il 66% nell’esercito, per il 10% nella marina, per il 24% nell’aviazione. Le spese militari assorbono l’1,1% del PIL.

5. Giustizia. – I codici (civile, penale, commerciale) integrano elementi dei sistemi giudiziari italiano e francese con la legge islamica. È in vigore la pena di morte.

6. Popolazione. – Negli ultimi 30 anni la popolazione è raddoppiata per effetto della elevata natalità e dei forti flussi di immigrati. Le regioni aride sono popolate da tribù berbere nomadi (tuareg) e seminomadi. La Libia è uno dei punti di transito principali dell’emigrazione africana diretta verso le coste dell’Italia meridionale. Nel quinquennio 2002-07 la crescita demografica annua è stata del 2,9% ed 22,7% nel solo 2007. I gruppi etnici sono composti da libici (57%), egiziani (8%), berberi (7%), sudanesi (4%), tunisini (3%), altri 2,9%). Si parla la lingua araba. La religione prevalemente è musulmana sunnita (97,1%). Indice di fecondità: 2,7 nel 2008.

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7. Immagini filmiche da You Tube. – Per avere un’idea di cosa sia il deserto libico ci sembra efficare il rinvio al link qui dato. Seguono immagini in movimento della capitali Tripoli.

8. Il vento di Tripoli. – Dopo la Tunisia e l’Egitto i moti di protesta sono dilagati anche in Libia ed al momento in cui scrivo sembrano aver abbattuto il regime di Geddafi, un evento fino a poche settimane fa del tutto inimmaginabile, almeno per chi scrive. Sul sito “Come don Chisciotte” appare una ricostruzione alla quale qui si rinvia, salvo poi aggiungere noste deduzioni. Può essere utile dare una sbirciata su un sito votato alla più sfegatata propaganda sionista: dai timori e dalle pulsioni del partito sionista si può capire qualcosa non sugli eventi in fieri, ma sulla natura stessa del sionismo e degli interessi ad esso associati. Occorre tuttavia aspettare per sapere di che sesso sarà la creatura che sembra voler nascere. Non posso non considerare il pessimismo di quanti sospettano la manipolazione di quelle che sembrano essere rivolte spontaneo di popolo, alla ricerca della legittima libertà e nel perseguimento di sacrosanti diritti. Non abbiamo nessuna esitazione a recriminare uccisioni e violenze, ad essere solidale con le vittime, con chi soffre. Nel ritenere che la ricerca della giustizia debba essere la più incruenta possibile. Ma nutriamo infine la speranza, niente altro che la speranza, che il “dopo” sarà meglio del “prima”, ciò che sarà meglio di ciò che è stato e che la speranza dei popoli possa tingersi di colori rosei anziche di fosche tinte. La speranza è più forte di noi e non siamo capaci di reprimerla con il pessimismo della ragione.

9. La creazione della Libia. – Andando al link si trova un articolo che invita alla cautela nella valutazione delle notizie che in queste fine febbraio del 2011 vengono date sulla Libia. Sarebbe certamente erroneo giudicare con uno stesso metro ciò che succede nei vari paesi ora in fermento. Forse, più che di una rivolta popolare si tratta nel caso della Libia di un “golpe”, benché con coinvolgimento di masse. La Libia è fondamentalmente divisa in tribù. Essa con il nome di Libia fu una creazione del colonialismo italiano che nel 1911 sotto il governo Giolitti mosse guerra guerra all’Impero ottomano per strappargli il controllo della Cirenaica e della Tripolitana, che unì sotto il nome di Libia, altrimenti detto lo “scatolone di sabbia”, quando ancora non erano state scoperte le risorse petrolifere. L’articolo che è da leggere e non si vuole qui riassumere oltre lascia sospettare che dietro a quello che succede, certamente tragico, vi sia l’ennesima guerra per il controllo del petrolio con registi occulti di cui solo in ultimo si scoprirà la presenza. Non si dimentichi che la Libia è il principale fornitore dell’ENI e che di Enrico Mattei si sa con certezza che fu ucciso, ma non da chi e perché. Lo si può solo sospettare.

10. La situazione libica vista da Chavez. – Riporto testualmente dall’articolo di cui al link del titolo due giudizi del presisente del Venezuela Chavez: egli è «sicuro che gli Stati Uniti stanno esagerando le cose per giustificare una invasione in Libia» e che «sono impazziti per il petrolio libico». Staremmo quindi per assistere ad una ennesima missione umanitaria, ovvero a una carità scopertamente pelosa. Del resto Chavez dice chiaro e tondo di non essere un sostenitore di Geddafi. Rammenta tuttavia che «quelli che hanno condannato immediatamente la Libia, erano stati muti di fronte ai bombardamenti israeliani causa di migliaia e migliaia di mortu, compresi bambini, donne, intere famiglie; sono stati zitti di fronte ai bombardamenti e ai massacri in Iraq, in Afghanistan». Il problema resta tuttavia nelle mani dei libici, non importa di quale tribù, che ben dovrebbero sapere quali avvoltoi roteano sulle loro teste. Alla lunga potrebbe essere più saggio un nuovo compromesso costituzionale con il rais, magari su più estesa base democratica e sociale.

11. La Guerra per il petrolio libico. – Tra gli analisti che si occupano di quanto sta succendo in Libia mentre scrive intorno alla ventitre del 18 marzo 2011 non ne ho trovato nessuno che creda alla bufala dell’intervento “umanitario”. Si tratta per comune ammissione di una sfacciata aggressione per la rapina delle risorse libiche all’interno ed all’esterno della Libia. Tutto ciò si svolge nell’impotenza e nella più completa inazione delle piazze democratiche “occidentali”. Andando al link del titolo si trovano numerosi dati che occorre studiare analiticamente. Ne trarremo deduzioni e considerazioni, quando avremo il tempo per una più attenta lettura.

12. Il punto di vista di Thierry Meyssan. – «Gli attacchi francesi alla Libia non sono un’operazione francese, ma un elemento dell’operazione Odyssey Dawn posta sotto l’autorità dell’US AfriCom. Esse non sono intese ad aiutare i civili libici, ma usano il pretesto della situazione per spianare la strada allo sbarco delle forze statunitensi nel continente, nota Thierry Meyssan». Sono sempre particolarmente interessanti gli articoli di Meyssan, che uniscono notizie particolari che altrove non si leggono ed un non comune acutezza di giudizio. Ci informa che il 2 novembre 2010, appena quattro mesi fa, Francia e Inghilterra si erano accordati per una difesa comune. È da chiedersi se la UE avrà mai una difesa comune, ma Francia ed Inghilterra farebbero per conto loro. Questa Unione Europea – è il caso di dirlo – sembra proprio un’armata brancaleone. E la vicenda libica, dove l’Italia scende pure in campo nei panni di Maramaldo, proprio negli stessi giorni in cui celebre i 150 anni della sua farsesca unità: il paese di Maramaldo e di Arlecchino. La crisi libica dovrebbe essere il banco di prova della difesa congiunta franco-britannica. In pratica, se capiamo il senso dell’articolo, Sarko, che forse non è neppure un francese, ha venduto la Francia agli USA. Questo la dice lunga sulle cosiddette istituzioni democratiche che portano ad una politica inconcepibile in altre epoche. Meyssan parla di “asservimento delle forze”. Nota ancora la estrema vaghezza della risoluzione ONU n. 1793, in pratica ottenuta ed estorta da chi aveva in mente l’operazione che è in atto e nella pressochè universale e conclamata persuasione che la protezione dei civili è solo una foglia di fico, un miserabile pretesto dove si nascondono disegni antichi quanto il mondo: i termini qui usati non sono certamente accademici, ma non siamo nell’Accademia e riteniamo che il linguaggio dell’indignazione abbia una sua autonoma valenza. La vaghezza della risoluzione fatta adottare al Consiglio di Sicurezza è stata causa dell’astensione di Cina e Russia.

13. La “lingua di legno” di Sarkozy nell’analisi di Giulietto Chiesa. – Di una falsità manifesta “in stile sovietico” il discorso di Sarko e gli eventi sono in corso mentre scriviamo. Le analisi sono innumerevoli e noi scegliamo quelle che ci sembrano più penetranti. Molte analisi non sono tali, ma sono semplici coperture giornalistiche di un attacco ad uno stato sovrano deciso freddamente. Il ruolo dell’ONU un questa storia sembra ricordare i momenti peggiori della Società delle Nazioni. Al popolo libico è concesso di “scegliere” quello che la cosiddetta comunità internazionale, cioè i tre compari Inghilterra, Francia e USA hanno deciso per loro. Il mondo post-nazista che è dato osservare alla nostra generazione non offre scenari migliori di quello che poteva essere il mondo nazista nelle rappresentazioni peggiori che ne vengono fatte: quello che non è stato lo possiamo solo immaginare nel modo in cui ci viene rappresentato, ma ciò che è lo possiamo vedere e non ci sembra che si poteva immaginare di peggio. Così conclude Giulietto Chiesa: «La Libia, ex paese sovrano, diventerà una pompa di benzina per le grandi compagnie petrolifere occidentali. Il picco del petrolio è stato già superato da tempo, ma con questi chiari di luna giapponesi, con il nucleare che va a farsi benedire, bisogna pur mettere qualche cosa nel serbatoio, finché si può. L’unica incognita è cosa ne penseranno di queste nuove bombe , e missili, e navi, e aerei, che l'Occidente manda per illuminare il loro cammino, i giovani con meno di trent'anni che stanno dando vita alla più grande sollevazione popolare della storia araba di tutti i tempi». Ciò che non persuade del tutto è la conclusione dove si parla della “più grande sollevazione popolare della storia araba di tutti i tempi”. Le cose sono due: o si tratta di una sollevazione manipolata e indotta, nella cui arte i servizi americani sono maestri, o si tratta davvero di una sollevazione spontaneo ed autonoma. In questo ultimo caso la partita non è chiusa, ma si tratterebbe allora sono di un inizio.

14. I “ribelli” come marionette ammaestrate e armate. – Incominciano a venire fuori quelle verità che ognuno poteva sospettare. La “ribellione” libica è una creazione artificiale dei servizi anglo-americani, che già dal 2 febbraio operavano il Libia per addestrare e armare ribelli che poi avrebbero poi dovuto fungere da cittadini che scendevano in piazza per reclamare i loro sacrosanti diritti. E si badi: armati dallo straniero, che di certo non ha ha cuore i loro diritti, ma il loro petrolio. E che dire del nostro impagabile Gasparri che avevano perfino proposto l’arresto preventivo per quattro studenti che protestavano per lo sfascio di scuola ed università? E se avessero avuto pure loro le stesse armi messe in pugno ai quattro sciancati e sciagurati che si sono venduti la loro libertà e la loro dignità per un piatto di lenticchie? A vederli sorridenti e festosi mentre lo straniero entra in casa loro per non uscirne più mi chiedo a quale rovina può portare la stupidità e la venalità umana. Ma ancora di questo Consiglio della rivoluzione sappiamo ben poco. Vedremo le loro facce e conosceremo i loro nomi.

15. Alba dell’Odissea. - È il nome, correttamente tradotto, dell’operazione data all’invasione della Libia da parte francese, britannica e americana, con il forzato coinvolgimento di altri paesi sotto il cappello dell’Onu, mai sceso a tanta impopolarità e delegittimazione, se il suo segretario generale è stato pesantemente contestato in Egitto. È intanto scoppiata una sorte di lite fra ladroni, che si contendono il comando delle operazioni: non della Francia, si dice, ma dovrebbe essere della NATO. La sostanza cambia poco, ma i media embedded sono tenuti occupati con questa storiella.

16. L’origine francese della rivolta libica. - Ormai è abbastanza chiaro che dietro la rivolta libica vi siano stati i francesi. Molti dettagli probabilmente non li conosceremo nell’arco della nostra generazione, ma quando saranno disponibile – come osserva giustamente Miguel – non avranno più interesse. Oltre ai fatti narrati nell’articolo, per me difficili da seguire, io mi chiedo se tutta questa operazione, troppo ardua per le mia capacità di comprendere l’arte delle macchinazioni, io mi chiedo se anche in Italia non vi sia stata una sponda, una quinta colonna. È troppo strano che non vi sia stata e non vi sia reazione a chi intende chiaramente farci le scarpe: in primis i nostri “cugini” francesi. Riporto il brano conclusivo dell’articolo di Bechis, dove è narrata la storia del traditore libico e della sua combutta con Sarko: «…Oramai è chiaro che Mesmari è diventato la levain mano a Sarkozy per fare saltare Gheddafi in Libia. La newsletter riservata su Maghreb comincia a fare trapelare i contenuti della sua collaborazione. Mesmari viene soprannominato " Libyan Wikileak", perché uno dopo l`altro svela i segreti della difesa militare del colonnello e racconta ogni particolare sulle alleanze diplomatiche e finanziarie del regime, descrivendo pure la mappa del dissenso e le forze che sono in campo. A metà gennaio la Francia ha in mano tutte le chiavi per tentare di ribaltare il colonnello. Ma qualcosa sfugge. Il 22 gennaio il capo dei servizi di intelligence della Cirenaica, un fedelissimo del colonnello, generale Aoudh Saaiti, arresta il colonnello dell`aeronautica Gehani, il referente segreto dei francesi fin dal 18 novembre. Il 24 gennaio viene trasferito in un carcere di Tripoli, con l`accusa di avere creato una rete di social network in Cirenaica che inneggiava alla protesta tunisina contro Ben AL. È troppo tardi però: Gehani con i francesi ha già preparato la rivolta di Bengasi.».

17. Le illimitate risorse idriche della Libia. – Andando al link si apprende di cosa quel “pazzo” di Geddafi stesse facendo: stava per dare ai libici lo sfruttamente di risorse idriche illimitate, in paesi da sempre assettati. È quanto si legge di una scoperta avvenuta nel 1960 durante i lavori di ricerca del petrolio. Si è scoperto sotto terra qualcosa di ancora più importante: l’acqua!

18. Chi c’era dietro. - Quanti agivano nell’ombra non possono restare a lungo nell’ombra. Di tutte le sommosse ancora in atto nel nord e nel medio oriente quella libica sembra la più pilotata. I disegni paiono chiari. Quello che resta incerto è se vi saranno controforze in grado di resistere e di dare un corso diverso agli eventi. Quanto succede rivela tutta l’inanità della nozione di “opinione pubblica”, per non parlare dell’inconsistenza di quella di “comunità internazionale”, in pratica gli stessi soggetti che stanno organizzando la manipolazione delle sommosse. Un nome viene fuori: Mahoud Jibril, parrebbe il successore designato di Geddafi. L’uomo veniva ricevuto dallo scorso 10 marzo con tutti gli onori all’Eliseo.

19. Il vocabolario del conflitto. - Le nostre povere orecchie, o meglio i nostri neuroni, vengono bombarbati in questi giorni da termini che ci producono ina sensazione difficile da definire. In pratica, situazione inedite vengono inquadrate entro termini il cui uso è già parte della guerra in atto. Così l’uso sempre più frequente della parola “lealisti” per definire quanti stanno con Geddafi, ossia con quel governo legale e legittimo che fino all’altro ieri la cosiddetta “comunità internazionale” ha unanimamente riconosciuto. Sarkozy – si apprende – accettava da Geddafi sostanziosi elargizioni per la sua campagna elettorale. Quelli che in un linguaggio sarebbero rivoltosi, ribelli o traditori (per l’evidente e provata collusione con lo straniero) sono “civili”, curiosamente armati dalla cosiddetta “comunità internazionale”, identificata poi con gli stessi invasori. Che la risoluzione ONU sia stato un “colpo di mano” di quegli stessi che avevano già premeditato di invadere la Libia, per appropriarsi delle sue risorse, dà la misura di cosa siano le “organizzazioni internazionali”.

20. Il volto ed il nome dell’artefice della ribellione libica: Mahmoud Jibril. – Che qualcosa di strano avesse in sé la ribellione libica io l’ho subito pensato. Intanto, i libici hanno un tenore di vita superiore a quello degli egiziani che non hanno fatto lo stesso uso delle armi. Questo è il punto: da dove sono saltate le armi in mano ai manifestanti, anzi ai “civili” libici? Chi ha dato loro queste armi? Da noi, il buon Gasparri, aveva addirittura pensato agli arresti preventivi per quattro ragazzi che dovevano scendere in strada per manifestare contro la riforma Gelmini. Ed invece l’ONU, coartato da Francia, Inghilterra e USA, vota una risoluzione a favore di civili armati sottobanco. Veramente una strana ed assai pacifica rivolta quella che ci è stata spacciata per la Libia, dove la divisione per tribù è la vera caratterizzazione della società libica: ci vuole ben altro che un giacca e cravatta all’occidentale per nascondere l’assetto tribale della società libica. Lo spirito “umanitario” della Francia lo possiamo ben vedere, mettendo insieme da una parte l’immagine delle bombe che scarica sui “civili” libici e dall’altro il respingimento alla frontiera di Ventimiglia di tutti quei tunisini, che spinti dai bombardamenti in Libia con relativa caduta della frontiera si riversano nella “madrepatria” di Francia, che “matrigna” li ricaccia indietro consegnandoli all’Italia, che si dovrebbe far carico delle conseguenze dei pruriti neocoloniali dei francesi sarkosiani, che hanno messo i loro occhi sulla Libia e sul suo petrolio. E di tutta questa operazione viene fuori adesso il nome di un pupazzo, del classico uomo di paglia, del vero e proprio “traditore”, figura classica che non muore mai, anche se muta spesso di nome, per nascondere una sostanza antica ed assai poco presentabile. Il link riporta ad una testata sionista, di infimo livello, dove livore e volgarità toccano picchi crescenti da un giorno all’altro. Monitorarne i contenuti è un assai penoso compito che ci siamo assunti. Quanto allo spettro di Al Qaeda che sarebbe agitatato strumentalmente da Geddafi, le cose cambiano di aspetto se si intenda la Senussia, che è cosa forse ancora più radicale di Al Qaeda ed è tipicamente libica. Resta in ogni caso da spiegare il doppio standard dell’ingerenza umanitaria della cosiddetta comunità internazionale: perchè Geddafi e la Libia? Perché non Israele in primis? L’Arabia Saudita? Il Qatar? Il Bahrein? Una carità assai pelosa, anzi assai oleosa, di petrolio. Già Noam Chomski aveva notato il tramonto del diritto internazionale. Non esiste più e vige più che mai lo stato di natura hobbesiano accompagnato da tutti gli inganni e i tradimenti possibili. Ma a capire questa realtà non servono a nulla i nostri giornalisti embedded, essi stessi strumenti dell’inganno e della manipolazione in atto. Non stiamo tifando per Geddafi. Stiamo soltanto cercando di osservare e comprendere ciò che accade e dove nessuno, proprio nessuno fa bella figura. La filosofia che si pretende rappresentata dai Glucksmann, dai Bernardi, non sta dando buona prova: per fortuna, a nostro avviso, non è quella la filosofia.

21. Geddafi come Mossaqed? Sulla volontà del rais di nazionalizzare il petrolio libico. – Dall’articolo emerge una nuova inquietante verità che se fosse tale, come pare, farebbe quadrare i conti. Appare del tutto incredibile un prurito umanitario anglo-francese a suon di bombe. Che l’interesse fosse e sia il petrolio è l’interpretazione più plausibile di ciò che accade. Ma adesso con questa notizia del “pazzo” Geddafi che intendeva nazionalizzare il petrolio per distribuirne i profitti direttamente alla popolazione spiega anche il tradimento della sua stessa burocrazia, che avrebbe visto tagliate le fonti della sua stessa sopravvivenza. Se nel 1953, quando in una circostanza simile Mossaqed fece la fine che sono gli eruditi conoscono, oggi per lo meno le condizioni dell’informazione globale sono ben diverse. Intendiamoci: non è che il fatto di sapere conferisca di per sé un maggior potere di quello che potevano avere gli informati del 1953. Allora come oggi il potere continua ad essere il domino della forza, di chi ha il monopolio e l’esercizio della forza militare e di polizia. Le moltitudini vengono governate e trattate non molto diversamente dalla mandrie di bestiame. Ed in effetti le consultazioni elettorali sono riunioni del parco bestiame dentro quei recinti che sono i seggi elettorali, dove che tu ci vada o non ci vada poco o nulla cambia. Se non ci vai, fai un piacere ulteriore a chi dirige il gioco. Che in Libia un branco di sciancati si sia armato per godere di questa nostra suprema felicità è una panzana che è in insulto alla comune intelligenza. Come però andrà a finire è cosa che ancora non è chiaro all’osservatore. Forse lo è per chi ha progettato il tutto. Costui o costoro saranno probabilmente in grado di sapere se tutto procede secondo i loro piani o se invece qualcosa incomincia ad andare storto. Di certo non lo verranno a dire a noi.

22. Cosa è Africom e quali i suoi tentacoli. – L’articolo offre un’interessante descrizione di cosa è Africom e di quali sono i paesi che ne sono coinvolti. L’operazione libica fa parte della strategia di Africom per assoggettare tutto il continente. La UA è cosa ben diversa dalla Lega Araba, che può essere facilmente comprata e condizionabile come gli eventi libici hanno confermato. I paesi che sono o erano totalmente immuni ai condizionamenti di Africom, sono cinque secondo il citato articolo da studiare e sviluppare: Libia (e stiamo vedendo a quale prezzo), Sudan, Costa d’Avorio, Eritrea, Zimbabwe.

23. Radiografia dei ribelli libici. – Riporto dal testo di cui al link del titolo: «Nonostante le meritevoli aspirazioni democratiche del movimento giovanile libico, il gruppo di opposizione più organizzato rimane il Fronte Nazionale per la Salvezza della Libia, da anni finanziato dalla casa saudita, dalla CIA e dall’intelligence francese. Il ‘Consiglio Provvisorio di Transizione Nazionale’ non è altro che il buon vecchio Fronte Nazionale con il contributo di qualche defezionario tra i militari. Ecco l’élite dei ‘civili innocenti’ che la “coalizione” sta “proteggendo”. Al momento giusto, il ‘Consiglio Provvisorio di Transizione’ ha trovato un nuovo ministro della finanza, l’economista di formazione statunitense Ali Tarhouni. Egli ha rivelato che un gruppo di paesi occidentali ha concesso loro credito sostenuto dal fondo sovrano della Libia, e i britannici hanno permesso loro di accedere a fondi di Gheddafi per un totale di 1.1 miliardi di dollari. Questo significa che il consorzio anglo-franco-americano e ora la NATO devono spendere solo per le bombe. Di tutti i raggiri della guerra questo è impareggiabile; l’Occidente utilizza denaro libico per finanziare un gruppo di opportunisti ribelli libici per combattere contro il governo libico. Inoltre gli americani, gli inglesi e i francesi adorano questi bombardamenti. I neo-con devono essere su tutte le furie; come ha fatto il precedente segretario alla Difesa americano Paul Wolfowitz a non farsi venire un’idea del genere per la guerra in Iraq nel 2003? » (Fonte).

24. Una cronaca da Tripoli di Fulvio Grimaldi. – Non è difficile ad un osservatore critica constatare che la maggior parte dell’informazione proveniente dalla Libia è controllata dagli stessi stati che sono in guerra contro il governo di Geddafi, che fino a pochi mesi prima era ricevuto con tutti gli onori da chi oggi gli muove guerra. La motivazione che viene data, ossia che Geddafi starebbe massacrando il suo popolo, e che dunque bisognasse proteggere questo popolo da Geddafi stesso si rivela sempre più una colossale bugia. Ma ciò non è di ostacolo al perseguimento degli obiettivi politici all’origine dell’operazione: far cadere Geddafi, che manteneva per la Libia una posizione di sovranità e indipendenza, ed in suo vece istituire il solito governo fantoccio, prezzolato e prono agli interessi dei corruttori. A farne le spese maggiori sarà proprio quella popolazione minuta e civile, a protezione della quale la propaganda dei media dice si sia intervenuti. La partita tuttavia non è ancora chiusa e noi abbiamo forse i mezzi per osservare ciò che accade in tutta la sua crudezza. Vittime siamo anche noi nella misura in cui i nostri governi democraticament eletti ci precludono la comprensione della nostra quotidianità. L’articolo di Grimaldi è ripubblicato anche da “Come don Chisciotte”, dove è sviluppato un ulteriore commento.

25. Una testimonianza diretta dalla Libia. – Dopo il reportage di Fulvio Grimaldi è qui possibile leggere un’ulteriore testimonianza, di Paolo Sensini, che era uno degli altri italiani che si trovano contemporaneamente in Libia per sincerarsi direttamente con i propri occhi di ciò che accadeva realmente e quindi potercelo raccontare al di fuori del circuito embedded dei media di regime.

26. I retroscena dell’invasione libica. – Andando al link, vi si legge di tutto e sembrano così di altri tempi, quando gli uomini erano cattivi, imbroglioni e prepotenti. Oggi, si sa, viviamo nel mondo globalizzato dei diritti e delle corti internazionali di giustizia, in un modo dove l’ingiustizia, la frode, l’aggressione non sono più possibile e non succedono: ce lo dice anche la televisione. Così sembrerebbe ad una visione ingenua del mondo. Basta leggere questo articolo, che non è affatto unico, ma è quasi scelto a caso fra centinaia, per avere una visione del mondo in cui viviamo alquanto impietosa.

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