aprile 01, 2010

Stati del Mondo: 88. Israele. - Territori occupati: 1. Alture del Golan.

Quadro globale

Le Alture del Golan sono un territorio della Siria sud-occidentale occupato da Israele nella guerra del giugno 1967 e rivendicato dalla Siria. Ha una superficie di 1.176 kmq e una popolazione di 40.600 abitanti stimati nel 2008. Contrariamente a quanto il nome possa far pensare, non sono quattro capanne, ma un territorio percentualmente significativo rispetto alla superficie ufficialmente accreditata allo stato di Israele, cioè 20.700 kmq. Sull’appetibilità da parte israliana di queste “alture” si veda questo sito di informazione turistica israeliana.

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1. Parametri principali. – «Nel corso della sua recente visita ufficiale a Damasco, il presidente italiano Giorgio Napolitano ha auspicato, in un colloquio con la controparte siriana Bashar al-Assad, che lo Stato di Israele restituisca il territorio delle Alture del Golan alla Siria, come base di partenza per il negoziato che dovrebbe sancire un accordo di pace tra i due Paesi. Quello del Golan, in effetti, è un tema più che scottante, intorno al quale ruota il destino di un eventuale accordo tra Damasco e Tel Aviv. Si tratta di una parte di territorio ufficialmente annessa dal governo israeliano nel 1981, a seguito della sua occupazione, avvenuta durante la cosiddetta Guerra dei 6 giorni, nel 1967. La posizione del Golan è strategica sotto molti punti di vista, essendo un’area estremamente fertile rispetto al resto del territorio circostante, e assicurando il controllo di una fonte idrica fondamentale, quale il Mar di Galilea (anche conosciuto come Lago di Tiberiade). Già dal 2008 la Turchia, tramite il suo primo ministro Recep Tayyip Erdogan, aveva fatto da mediatore di una serie di colloqui indiretti tra Siria e Israele per la discussione dei termini di un trattato di pace che normalizzasse le relazioni tra questi due Paesi, formalmente ancora in stato di guerra tra di loro. Sebbene i negoziati fossero stati bruscamente interrotti da Ankara stessa, a seguito dell’operazione militare israeliana nella Striscia di Gaza tra il dicembre 2008 e il gennaio 2009 (la cosiddetta operazione “Piombo Fuso”), proprio in queste ultime settimane lo stesso governo turco avrebbe annunciato la nuova disponibilità a far sedere intorno al tavolo dei negoziati le due controparti, nella speranza di poter trovare un accordo. In quest’ottica si inserisce il messaggio del Presidente italiano Napolitano, che ha ricordato come sarebbe imprescindibile la restituzione dell’amministrazione sul territorio del Golan al governo siriano, il quale continua a rivendicarlo come appartenente alla propria giurisdizione. Lo Stato di Israele è attualmente in difficoltà sul fronte diplomatico e si trova quanto mai isolato, proprio a causa della sua politica di espansione degli insediamenti (come sta accadendo a Gerusalemme Est) e, dall’altro lato, di intransigenza e chiusura nei confronti della possibile cessione di territori precedentemente occupati, come appunto nel caso del Golan. Israele non ha mai definito ufficialmente e definitivamente i propri confini, ragione per cui sarebbe difficile, viste le attuali condizioni, arrivare ad un qualsiasi accordo di pace con uno Stato confinante come la Siria, timoroso di possibili nuove espansioni di Tel Aviv e, comunque, non disposta a riconoscere l’annessione di una porzione di territorio che prima era sotto il controllo di Damasco. Lo stesso presidente siriano Bashar al-Assad ha dichiarato la settimana scorsa, a seguito dell’incidente diplomatico tra Israele e Usa per l’annuncio di Netanyahu di voler costruire 1.600 nuove case a Gerusalemme Est, che con l’attuale forza governativa israeliana è pressoché impossibile arrivare a un accordo che possa essere ritenuto accettabile da Damasco. Nonostante gli sforzi della Turchia in tal senso, vi è però da notare come anche Ankara sia arrivata, nell’ultimo anno, ad avere una posizione molto più critica nei confronti di Israele, dando vita a momenti di vera e propria tensione diplomatica. Nello stesso tempo, le relazioni tra la Turchia e la Siria migliorano di anno in anno, sebbene i due Paesi fossero arrivati sull’orlo di una guerra solo dieci anni fa, nel 1998. Questa politica regionale turca produce più di un sospetto negli ambienti israeliani e contribuisce all’irrigidimento attuale delle posizioni del governo di centro-destra guidato da Netanyahu. La questione del Golan, in questo modo, rimane sulle agende dei possibili accordi tra Siria e Israele, ma verosimilmente non potrà essere risolta nel breve termine, considerando anche l’importanza dal punto di vista economico che tale territorio riveste per Israele: da qui proviene circa il 50 per cento di acqua e di alcuni frutti (come le pere) di tutto il mercato interno israeliano, e qui si concentra circa il 40 per cento di tutto il bestiame destinato al mercato israeliano, solo per fare due esempi. In una terra così scarsa di risorse idriche come quella mediorientale, le Alture del Golan rappresentano un valore inestimabile per chiunque le controlli» (Fonte: Stefano Torelli, 23.3.10, per “Osservatorio Iraq”).

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