dicembre 06, 2010

Concetti geopolitici: 3. Mandato. – Alle radici di un istituto giuridico razzista, preparatorio dello Stato sionista.

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Sommario: 1. I mandati e il popolo arabo: articolo di Pietro Bonfante tratto dalla “Rassegna Italiana del Mediterraneo” (1921). - 2. Mandato: voce tratta dal “Dizionario di Politica” (1939).

3.
MANDATO


Non ho argomenti per poter affermare che l’istituto del Mandato, che vede la luce insieme con la “Società delle Nazioni”, ne è una tipica creazione, sia stato espressamente concepito per preparare la strada al mandato britannico della Palestina ed al contestuale insediamento della stato ebraico, enunciato nella Dichiarazione di Balfour. Posso però enunciarne l’ipotesi ed annunciarne lo studio di verifica o smentita. L’idea o meglio il sospetto mi è venuta leggendo il saggio di Pietro Bonfante (†1932) “I mandati e il popolo arabo”, qui di seguito pubblicato e tratto dalla Rassegna Italiana del Mediterraneo, Anno I, N. 2, del Febbraio 1921 (ma pubblicato in Marzo), dove si parla sì di mandato con il metodo giuridico che è proprio di un grande giurista italiano della prima metà del Novecento, ma in relazione al “popolo arabo” e dunque tale da suscitare le riflessioni dei posteri sulla guerra centenaria che ancora oggi infuria in quei martoriati deserti. Che al centro di quei conflitti vi sia stato e vi sia tuttora il progetto sionista non pare dubbio. È ora da chiedersi e da verificare se l’istituto stesso del Mandato non fosse già un mezzo giuridico per lo scopo che si voleva conseguire. Ancora meno dubbio è che l’idea stessa del Mandato rispecchia pienamente le concezioni razziste, ovvero eurocentriche, da cui esso è nato. La distinzione fra nazioni civili ed incivili è oggi chiaramente improponibile e fa sorridere come essa apparisse un normale modo di pensare per un così lungo periodo di tempo.

I MANDATI E IL POPOLO ARABO

È universalmente riconosciuto che l’immane conflitto mondiale, di cui l’eco è ancora viva e le conseguenze dolorose saranno sensibili per più di una generazione, non rassomiglia a nessuna delle guerre precedenti. Lo stesso può dirsi della pace non ancora definitivamente e sicuramente suggellata a due anni di distanza fra tutti i popoli che parteciparono alla guerra. Per trascinare in massa nel conflitto milioni di uomini ed eccitare milioni e milioni di persone a tener alto lo spirito e a fucinare armi spaventose, i più alti principii furono proclamati dalle potenze dell’Intesa, e da questi alti principii dovevano prender l’ispirazione i Trattati di pace.

Uno dei più originali istituti usciti dalla Conferenza della Pace dietro queste nuove aspirazioni è quello del mandato internazionale come è stato fissato dall’art. 22 del Patto delle Nazioni.

Com’è chiaro, nel nome stesso e nel suo regolamento questa istituzione dovrebbe intendersi come una missione disinteressata di tutela. Soltanto nel grado più basso del mandato, applicabile ai territori selvaggi dell’Africa sud occidentale e del Pacifico australe in alcune isole, data «la scarsa densità della popolazione, la lontananza dai centri della civiltà, la contiguità geografica dello Stato mandatario», offrendo pur sempre tutte le garanzie nell’interesse della popolazione indigena. In un grado più elevato il mandatario dovrà rispondere della amministrazione del territorio e proccedere alla educazione degli indigeni. Finalmente nel grado applicabile a talune comunità già appartenenti all’impero ottomano si riconosce al popolo il carattere di nazione e si garantisce la sua indipendenza limitando l’ufficio della Potenza mandataria a una funzione di consiglio e di assistenza amministrativa. Inoltre nella scelta della Potenza mandataria il desiderio di questa comunità dovrà essere principalmente tenuto in considerazione. Il che vuol dire che non soltanto il loro voto deve essere inteso, ma deve riuscire il principale criterio per la scelta della Potenza mandataria.

(segue)


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