maggio 17, 2010

La spartizione della Palestina in un progetto dell’anno 1937.

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Sentendo di spartizione della Palestina siamo abituati a pensare all’anno 1948, quando un simile evento si verificò con il timbro dell’ONU. È forse stata questa la più discutibile di tutte le decisioni formalmente attribuite all’ONU che andava a rimpiazzare la Società delle Nazioni. Tratto dall’Annuario di Politica Internazionale del 1937 riportiamo questo interessante documento che sarà da noi assunto come base per ulteriori approfondimenti in un’ottica diacronica. Ci concediamo qualche commento via via che procediamo nell’editing del testo. Intanto è tipicamente inglese l’uso del termine “disordini” per indicare uno dei maggiori disastri del secolo XX, i cui effetti si proiettano fino a noi e che oltre ad essere stato una probabile causa della prima e della seconda guerra mondiale sono ancora oggi il più grave pericolo per la pace mondiale.

Annuario di Politica Internazionale
A. 1937 - Cap. XLIV

PROGETTO DI SPARTIZIONE DELLA PALESTINA
(7 luglio 1937)

Inchiesta della Commissione Peel. – I disordini che nell’aprile 1936 scoppiarono in Palestina (1) assunsero un particolare aspetto di gravità, rispetto a quelli che periodicamente si erano succeduti dall’inizio del mandato britannico.

Il 18 maggio 1936 il segretario di Stato per le colonie Ormsby-Gore annunziò alla Camera dei Comuni la decisione del Governo britannico di inviare in Palestina una Commissione con l’incarico di «accertare le cause determinanti dei disordini scoppiati in Palestina alla metà di aprile; di fare una inchiesta sul modo in cui il mandato sulla Palestina è applicato, in relazione agli obblighi della Potenza mandataria, sia verso gli arabi che verso gli ebrei; e di accertate se, in base a una giusta interpretazione dei termini del mandato, gli arabi o gli ebrei abbiano legittimi motivi di proteste contro il modo in cui il mandato è stato, o tuttora viene, applicato; e, qualora la Commissione si convinca che alcune di tali lagnanze, siano, ben fondate, di far proposte per eliminarle e per impedire che si ripetano».

La Commissione, nominata il 7 agosto, risultò composta da lord Peel, presidente, sjr Horace Rumbold, vice-presidente, sir Laurie Hammond, sir Morris Carter, sir Harold Morris il prof. Reginald Coupland. Essa avrebbe dovuto recarsi in Palestina appena ristabilito l’ordine. Dovette così aspettare fino all’ottobre, quando il Comitato arabo della Palestina ricevette un appello dai Sovrani dell’Irak, dell’Arabia Saudiana, della TransgiordaIiia e dello Yemen perchè fosse posta fine allo sciopero. «Noi siamo» profondamente addolorati - diceva l’appello – del presente stato di cose in Palestina. Per questa ragione ci siamo accordati, per esortarvi a raggiungere la pacificazione ed a risparmiare altri spargimenti di sangue. Ciò facendo, noi confidiamo nelle buone intenzioni della nostra amica , Gran Bretagna, la quale ha dichiarato che agirà con giustizia. Voi dovete essere fiduciosi che continueranno i nostri sforzi nell’assistervi». Aderendo a questo appello, il 12 ottobre il Comitato arabo invitò la popolazione a cessare lo sciopero.

Il 6 ottobre la Commissione tenne una seduta preliminare a Londra. Il 5 novembre partì per Gerusalemme, dove giunse il giorno 11 successivo. Il giorno stesso della partenza della Commissione, il Governo britannico decise di ridurre l’immigrazione ebraica per il primo semestre del 1937 a 1850 persone. Ciò irritò la popolazione araba palestinese che aveva sperato nella sospensione totale da parte di Londra di permessi di immigrazione. Il 6 novembre il Comitato arabo annunziò che, poichè la decisione inglese del giorno prima «costituiva un’offesa ai sentimenti arabi e conculcava una volta di più i loro diritti», esso non avrebbe collaborato corn la Commissione. Questa decisione fu deplorata da lord Peel nella seduta inaugurale dei lavori, il 12 novembre: «Sarebbe una gran disgrazia se noi fossimo obbligati a concludere e a decidere senza i loro consigli e il loro aiuto». Tuttavia, per tutto il novembre e per tutto il dicembre, il Comitato arabo rimase fermo nella sua decisione.

Dal 12 al 15 novembre la Commissione visitò i principali centri della Palestina; indi ebbero inizio le deposizioni dei vari funzionari britannici – come l’Alto Commissario, il comandante delle forze britanniche in Palestina, l’ispettore generale della polizia palestinese, il procuratore generale della Palestina – e delle personalità più importanti del Sionismo. Il capo dei sionisti, dott. Weizmann, espose la tesi storica e morale del Sionismo e sostenne che la limitazione dell’immigrazione ebraica in Palestina doveva essere subordinata solamente alla capacità, di assorbimento del paese. Come era naturale, gli esponenti del Sionismo si lamentarono che la Potenza mandataria non avesse adempiuto nei confronti degli ebrei tutti gli impegni assunti. Per esempio, essa avrebbe dovuto impedire qualsiasi immigrazione araba, ed invece nel solo biennio 1934-35 erano entrati in Palestina da 20 a 25.000 arabi, dei quali circa 8.000 erano rimasti. Fu manifestato anche il desiderio, più volte in seguito riaffermato, che la Palestina entrasse a far parte della Comunità di nazioni dell’Impero britannico.

Finalmente, il 12 gennaio 1937, il Comitato arabo decise di presentarsi davanti alla Commissione. Esso insistette nel rivendicare la completa indipendenza della Palestina. Il Muftì Amin el-Huseini così precisò le richieste degli arabi: 1) immediato abbandono della «sede nazionale» ebraica; 2) fine immediata e completa dell’immigrazione ebraica; 3) immediato e completo divieto di vendere terre agli ebrei; 4) fine del mandato; trattato anglo-palestinese; instaurazione di un Governo nazionale indipendente, elettivo e costituzionale. Fu inoltre respinta la proposta della Commissione per una conferenza tra rappresentanti britannici, arabi ed ebrei: gli arabi – si disse – non avrebbero mai discusso coi sionisti.

La Commissione, dopo aver udito 60 testimonianze in 30 sedute pubbliche e 53 testimonianze in 40 sedute private, il 30 gennaio 1937 rientrò a Londra.

Rapporto della Commissione (7 luglio). – Il 30 giugno il Governo britannico approvò il rapporto della Commissione, e ne ordinò la pubblicazione per il 7 luglio. La Commissione preparò un volume contenente i documenti forniti:
dal Governo di Palestina, un volume con i processi verbali delle deposizioni pubbliche
e i testi dei , discorsi pronunziati nella seduta inaugurale del 12 novembre,
'e un , volume col testo del rapporto.
Ilrappòrto è diviso in tre parti. ,
La prima parte, dal titolo (( Il problema », comprende 5 capitoli: Le basi storiche.
Da guerra e il mandato. La Palestina dal 1920 al 1936. I disordini del 1936.
La situazione presente. Attraverso i ' cinque capitoli è riassunta la storia degli ebrei
I nella Palestina, sono esaminati gli impegni presi dalla Gran Bretagna durante ' la '
guerra mondiale verso gli arabi ,e verso gli ebrei, 'e sono infine precisate le 'posizioni
rispettive degli arabi e degli ebrei. L'esame delle vicende del mandato palestinese
fa .ritenere alla Commissione che sussistono ancora tutti gli elementi, sia interni che
esterni, cOfltiari ad una soluzione pacifioa della questione. , ' ,
' La seconda parte, dal titolo (( L'applicazione ,del mandato », comprende un
esàme particolareggiato e approfondito del regime mandatario applicato nel periodo
1930-36 ed è diviso in 14 capitoli: Amministrazione.- Pubblica 'sicurezza.Questioni
'finanziarie e fiscali.- Terre.- Immigrazione.- Transgiordania.- ' Salute
~ubblica.- Lavori e servizi ' pubbl~ci.- I cristiani.. Legge sulla cittadinanza ed acqui

(1) Vedi Annuario di Politica Internazionale 1936, pag. 132. - Torna al testo.

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