luglio 14, 2006

Stati del mondo: 85. Iraq

84: Iran ↔ 86: Irlanda
a b c d e f g h i k l m n o p q r s t u v y z

• Confini: a N con la Turchia, a NE e a E con l’Iran, a SE con il Kuwait, a SW con l’Arabia Saudita, a W con la Giordania e la Siria. Si affaccia a SE al Golfo Arabico.
• Il territorio ha una superficie di 434.128 kmq e una popolazione di 22.046.244 abitanti censiti nel 1997 e di 30.747.000 stimati nel 2009 con una densità di 71 ab./kmq. La capitale Baghdad conta 6.194.768 abitanti nel 2007, che diventano 7.145.47o con l’agglomerato urbano.
• Il nucleo principale del territorio corrisponde alla Mesopotamia, regione tra il Tigri e l’Eufrate. I Monti Zagros segnano il confine con l’Iran. La zona che si affaccia al Golfo Arabico è fra le più calde della terra.
• Membro di: Lega Araba, OCI, ONU e OPEC.
- Central Organisation for Statistics.
- Utenti internet: 10,6 ogni 1000 abitanti nel 2009.


1. Parametri principali. – Le elezioni del 31 gennaio 2005 hanno dato vita all’Assemblea nazionale (275 membri eletti a suffragio universale) col compito di preparare una nuova Costituzione. Approvata con referendum il 15 dicembre 2005 essa prefigura uno Stato parlamentare federale. Il Presidente della Repubblica è eletto con la maggioranza dei due terzi del Parlamento, formato da 275 membri eletti a suffragio universale. Notevole autonomia è stata concessa akke 18 province, che potranno formare macroregioni con poteri ancora più ampi; già riconosciuta è la regione autonoma curda formata dalle province settentrionali. La pena di morte è stata reintrodotta nel 2004. La forza multinazionale al 30 giugno 2009 conta circa 140.000 effettivi, a cui si affiancano numerosi membri di agenzie di sicurezza private (contractors). Alla stessa data e a partire dall’inizio della guerra il conteggio delle perdite tra i militari del contingente internazionale era di circa 4600 morti (4300 statunitensi). Molto più elevato il numero di vittime tra la popolazione civile e le forze di sicurezza irachene (circa 45.000 morti dall’invasione al 30 giugno 2009). I curdi, che hanno ottenuto un’ampia autonomia, proseguono verso un’indipendenza de facto che suscita inquietudine nel resto del paese. Inoltre, il sostegno che offrono ai ribelli attivi oltre il confine turco, determina scontri armati con la Turchia, che teme il formarsi di un’entità autonoma curda.

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2. Note storiche. – Già parte dell’Impero ottomano, amministrato dal 1920 dal Regno Unito su mandato della Società delle Nazioni, l’Iraq è diventato una monarchia indipendente nel 1932 e una Repubblica il 14 luglio 1958, in seguito al colpo di stato del gen. Karim Kassem. Il partito nazionalista Baath (appoggiato dai sunniti) ha preso il potere con un nuovo colpo di stato nel 1968. Eletto Presidente il 16 luglio 1979, il generale Saddam Hussein ha in seguito dato vita a un regime dittatoriale. Nel settembre 1980 l’Iraq ha dichiarato guerra all’Iran con l’obiettivo di conquistare la riva sinistra dello Shatt al-Arab; la guerra è terminata nel 1988 senza acquisizioni territoriali, ma con un carico pesantissimo di vittime e danni materiali. Il 2 agosto 1990 le truppe irachene invasero il Kuweit, ma sono state in seguito sconfitte (26 febbraio 1991) dagli Usa che associarono un’ampia coalizione internazionale per dare maggiore legittimazione al loro intervento, secondo un costume che manterranno anche in seguito. Dopo il ritiro dal Kuweit, il paese ha subito un forte degrado economico per l’embargo formalmente imposto dall’ONU. La crisi è precipitata dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 che l’amministrazione USA ha voluto collegare all’Iraq. Il 20 marzo 2003 gli USA e il Regno Unito, nonostante il parere contrario degli altri membri del Consiglio di sicurezza dell’ONU (Francia, Cina e Fed. Russa), hanno dato avvio all’invasione del paese. La guerra è durata meno di un mese poiché l’avanzata ha incontrato sul campo ben poca resistenza. Quasi subito, però, si sono moltiplicati gli attentati e le azioni contro le truppe di occupazione e la situazione ha assunto le caratteristiche di una guerra civile. Il 12 maggio 2003 è entrata in carica la Coalition Provisional Authority (CPA), nominata dal governo degli USA, e il territorio è stato diviso in tre settori operativi posti sotto il controllo dei comandi militari polacco (al nord), britannico (al sud) e statunitense (al centro e nella capitale). Hanno inviato contingenti di truppe una trentina di altri paesi, tra cui la Spagna (fino al maggio 2004), i Paesi Bassi (fino al maggio 2005), l’Ucraina (fino al dicembre 2005), il Giappone (fino al luglio 2006), l’Italia (fino al dicembre 2006), la Corea del Sud (fino al dicembre 2008). Il 28 giugno 2004 la CPA è stata sostituita dalle istituzioni previste dalla Costituzione provvisoria adottata dall’ONU l’8 giugno 2004 (risoluzione 1546) e l’Iraq, formalmente, è tornato a essere uno stato indipendente e sovrano.

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3. Economia. – Le coltivazioni più importanti sono quelle di frumento e di orzo nelle regioni settentrionali. Altra produzione importante è quella del riso. Di rilievo è la produzione di datteri nella bassa Mesopotamia. L’allevamento è in diminuzione. Il paese è molto ricco di petrolio: secondo le stime, oltre un decimo delle riserve mondiali. Ed è questa la più probabile e convincente spiegazione dell’invasione militare, motivato ipocritamente e sulla base di menzogne acclarate come quella dei presunti armamenti atomici, mai scoperti. Il petrolio viene trasportato con oleodotti ai terminali sul Mediterraneo: ad Haifa (da tempo fuori servizio), Tripoli, Banias (Siria) e Dörtyol (Turchia). Altre industrie sono quelle tessili, saccariferem cartarie e del cemento. L’artigianato è molto diffuso: tessitura, concia, lavorazione dell‘argento, del rame e del ferro.

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4. Difesa. – Il paese si trova in regime di occupazione e lo stato sovrano creato dopo la disfatta deve ancora dimostrare la sua reale autonomia e indipendenza. In genere, simili regimi hanno sovranità limitata e la cosiddetta democrazia elettorale forma un ceto politico privilegiato, il cui compito è di mantenere il paese e il popolo in un regime di soggezione più o meno gradita e nella totale spolicizzazione dei suoi cittadini. Tuttavia, non sono da escludere sorprese. Non necessariamente i popoli musulmani hanno la stessa propensione a quella “cupidigia di servilismo” che ha caratterizzato la storia italiana ed europea del dopoguerra.

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5. Giustizia. – Il sistema giudiziario imposto è stato modellato sulla Common Law britannica, modificata sulla base di consuetudini locali. Non è accettata la giurisdizione della Corte internazionale di giustizia, come già negli USA, che escludono categoricamente che i suoi militari possano comparire davanti a simili corti per crimini di guerra. Sarebbe stato ben strano che il regime fantoccio creato in Iraq si regolasse diversamente e magari esercitasse una giurisdizione universale proprio in Iraq, accusando i militari americani o inglesi. Non è in vigore la pena di morte, ma l’Iraq “democratico” è nato proprio mettendo a morte Saddam Hussein, che deteneva il governo legittimo del paese fino al momento della sua disfatta bellica. Mutatis mutandis, è ipotizzabile che la stessa sorte dovrebbe toccare ai governanti iracheni di oggi.

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6. Popolazione. – Gruppi etnici sono costituiti da arabi per il 65%, da curdi per il 23%, da azeri per il 5,6%, altri per il 6,4%. La lingua è l’arabo e il curdo, ufficiali, ma si parla anche neo-aramaico e turkmeno. Gli sciiti sono il 62,5%, i sunniti il 34,5%, altri il 3%. Il tasso di fecondità è il 4,1%.

7. Bilancio del mese di marzo 2010: 367 persone uccise. – Malgrado il trionfalismo della propaganda mediatica, la situazione a sette anni dalla guerra di Bush e di Blair non è affatto migliorata. La statistica mensile dei morti ammazzati è una routine e per questo mese corrente le agenzie riportano 367 persone uccise, dove i civili sono sempre la maggioranza. Nel mese precedente, febbraio 2010, i morti erano stati 352. I nudi dati non rendono tuttavia conto di una situazione, la cui intelligenza sfugge ai più. Ed il mese di aprile si annuncia con una notizia non meno eloquente:
«(AGI) - Baghdad, 1 apr. - Il vice direttore generale del ministero della Salute iracheno è stato ucciso a Baghdad insieme a moglie e figlia in due distinti episodi. Le due donne sono state anche torturate. Lo ha riferito in ministero. Mohammed Jalab Ahmed è stato giustiziato dentro casa da un commando di uomini armati nel sobborgo di Salikh, a nord della capitale. In un’altra zona della città, nel distretto di Bassateen, sono stati trovati i cadaveri della moglie e della figlia, uccise a colpi d’arma da fuoco» (Fonte).
La notizia dice: “giustiziato” ed alla stessa sorte sono stati condannati moglie e figlia del “giustiziato”. Tanta crudeltà suona ben strana, se portando la guerra l’Occidente avrebbe dovuto esportare una civiltà ed un’umanità che conosce assai poco e che avrebbe bisogno di instaurare innanzitutto in casa propria. Quale guerra Bush e Blair abbiano vinto è cosa ardua da capire, se mai qualcuno ci riesce.

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8. Crimini americani destinati a restare impuniti. – L’articolo offre notizie interessanti che non si trovano nei nostri giornali e nelle nostre televisioni. In pratica, i vari tribunali internazionali che pretendono di poter giudicare stati sovrani che hanno dalla loro la forza delle armi stanno dimostrando la loro inanità. Gli unici tribunali del genere che hanno finora funzionato sono i tribunali dei vincitori che giudicano i vinti. Con le loro armi gli americano hanno prodotto in Iraq e in tutti i luoghi dove hanno combattuto o sono stati presenti disastri ambientali e alterazioni biologiche come conseguenza del nuovo tipo di armi, sempre più sofisticate e mai viste e sperimentate prima. Da Hiroshima in poi è stato un susseguirsi di orrori che però non vengono mai dichiarati tali.

9. La continua maledizione dell’Iraq. – «Ormai nessuno più sostiene che la guerra siata stata scatenata sulla base di motivazioni in tutto o in parte reali. Gli osservatori e gli storici dell’Iraq sanno che le accuse sulle armi di distruzione di massa erano state fabbricate ad arte ai più alti livelli, e che i paesi invasori erano consapevoli che l’Iraq non aveva alcun legame con il terrorismo internazionale. I pretesti a giustificazione della guerra erano chiaramente una bugia fin dall’inizio. Tuttavia i documenti sull’Iraq rivelano che la menzogna non si limitava alle ragioni della guerra ed alla fabbricazione di falsi pretesti. Gli occupanti hanno continuato a mentire durante tutti gli anni seguenti, fino ad oggi. Non appena emerse la verità sulle accuse relative alle armi di distruzione di massa, la macchina della propaganda di guerra sulle due sponde dell’Atlantico ha cominciato a inventare una nuova giustificazione per il conflitto, ed a convincere l’opinione pubblica mondiale, e addirittura gli stessi iracheni, della sua realtà: la guerra era stata iniziata per ragioni etiche; George W. Bush, Tony Blair ed i loro alleati di minore importanza, come la Spagna, la Polonia e l’Australia, si erano caricati sulle loro spalle il compito di liberare l’Iraq dalla dittatura, e di creare un fiorente sistema democratico nel nuovo Iraq. Quello che affermano i documenti iracheni è che anche questa seconda giustificazione – che Tony Blair ha continuato a sostenere ancora pochi mesi fa nel suo libro di memorie – era a sua volta una menzogna. Sotto la bandiera del preteso progetto di democratizzazione, l’Iraq si è trasformato fin dai primi mesi dell’occupazione in una carneficina quotidiana, nel vero senso della parola. Una carneficina a cui hanno preso parte le forze di occupazione, le forze di sicurezza e l’esercito del nuovo Iraq, e le milizie terroristiche che hanno sconvolto il paese. E la cosa sconcertante è che la macchina dei massacri è ancora in funzione – forse ad un ritmo inferiore, e con differenti responsabilità delle parti coinvolte, ma in ogni caso essa è ancora in azione. Ora sappiamo che la pretesa delle forze occupanti – in tutti questi sette anni – secondo cui esse non avevano statistiche delle vittime, era anch’essa una bugia. I rapporti americani hanno sempre tenuto il conto del numero delle vittime irachene, sia di coloro che hanno ucciso ai posti di blocco dell’esercito americano, sia dei morti caduti durante gli attacchi militari americani (i quali non sempre si sono preoccupati di proteggere la vita degli iracheni), sia delle vittime del nuovo stato iracheno e delle esplosioni provocate dalle milizie e dai gruppi terroristici. Sebbene il numero delle vittime fornito da questi documenti sia di molto inferiore alle valutazioni degli iracheni stessi o di organizzazioni civili di monitoraggio del conflitto, questo numero resta senza dubbio spaventoso, e costituisce una chiara indicazione dell’enormità del crimine commesso ai danni dell’Iraq e degli iracheni. Tuttavia il progetto del nuovo Iraq si è fondato su una menzogna di altro tipo, non meno grave e devastante per il futuro dell’Iraq e del suo popolo. Le forze di occupazione erano consapevoli fin dall’inizio che esse non stavano contribuendo a creare uno stato iracheno democratico, né sul piano dei nuovi governanti né sul piano delle istituzioni del nuovo stato. Fin dall’inizio le forze di occupazione fecero finta di non vedere il diffondersi della corruzione, delle detenzioni illegali, delle torture e delle uccisioni perpetrate dalle forze di sicurezza e dalle unità dell’esercito iracheno alla cui creazione ed al cui addestramento esse avevano presieduto...Sappiamo con certezza che gli imperi non si fondano solo sulla violenza, ma anche sulla menzogna. Tutti gli imperi mentono, e ambiscono a custodire le proprie menzogne. Quando gli inglesi occuparono l’Iraq per la prima volta verso la fine della prima guerra mondiale, sostennero anch’essi che erano venuti per liberare gli iracheni dalla “tirannia ottomana”. I problemi degli imperi non cominciano quando essi iniziano a mentire. I problemi degli imperi cominciano quando non sono più in grado di impedire che le loro menzogne vengano svelate». (vedi articolo integrale nel link).

10. Il ruolo dei cristiano-sionisti nell’Iraq curdo. – Nell’articolo cui si accede cliccando sul titolo si ha una chiara sintesi della funzione destabilizzante e disgregatrice della società irachena e curda. L’Iraq è già virtualmente smembrato in tre parti. Il Curdistan gode della particolare attenzione di Israele, che negli evangelici ha come suoi propri agenti. Nell’attuale confusione quando si parla di cristiani in Medio Oriente diventa essenziale capire ogni volta se si tratta di evangelici o delle antiche comunità cristiane che hanno sempre avuto relazioni pacifiche con i mussulmani. L’interesse strategico per Israele di poter disporre di una base nel Curdistan turco ed iracheno balza subito agli occhi osservando la una carta politico-geografica del Medio Oriente. Per una disamina del quadro generale si rinvia a questo link, dove emerge come l’esodo dei cristiani non sia dovuto ad una intolleranza musulmana ma sia invece il prodotto della guerra e dell’invasione neocoloniale.

11. Le vere ragioni della guerra: la secessione del Curdistan iracheno. – È dallo smembramento dell’Impero ottomano che il Vicino Oriente non ha pace. Interessi stranieri determinano la nascita e la morte non solo dei governi, ma degli stati, la cui geografia viene dettata dall’esterno, dando in pasto ai media brodaglie ideologiche che fanno sempre meno presa in un modo forse più acculturato o per lo meno più informato. La notizia di un Curdistan indipendente, pronto ad allearsi con Israele, era di quelle attese e adesso vengono fatte dichiarazioni ufficiali. Sempre uni dei momenti di un percorso già deciso da tempo. Si tratta di vedere se le cose andranno come programmate o se il diavolo ci metterà la coda. Capita spesso. Infine, da notare il giubile della fonte sionista da cui è attinta la notizia.

12. La distruzione di una civiltà. – Il link immette in un articolo di James Petras, che riassumiamo. La guerra statunitense contro l’Iraq dura da sette anni. Diversi sono gli interessi che hanno spinto alla guerra, ma da soli non bastano a spiegare la distruzione di un’intera società. La forza di distruzione prevalente, non abbastanza considerata, è stata ed è il sionismo, la cui responsabilità è totale e capillare. I sionisti «hanno apertamente dichiarato come loro priorità assoluta il portare avanti l’agenda di Israele, che, in questo caso, era una guerra degli Usa contro l’Iraq per rovesciare Saddam Hussein, occupare il paese, dividere fisicamente l’Iraq, distruggere la sua capacità militare e industriale ed imporre un regime fantoccio pro-Israele/Usa». Il “precedente” di Sabra e Shatila non è stato un caso disgraziato, ma il teorema di una precisa e costante strategia del modo israeliano di fare la guerra. Esiste anche un convergente interesse imperiale americano in funzione antirussa e anticinese. Nel testo di Petras si trova un’osservazione già presente in Mearheimer e Walt: le compagnie petrolifere americane avevano interesse a stipulare contratti anche con Saddam, non alla distruzione dell’Iraq ed all’instabilità permanente in tutta la regione. Di fronte all’opposizione irachena gli invasori hanno elaborato una strategia costante del “divide et impera”. «Lo smantellamento della burocrazia civile e militare è stata progettata dai sionisti dell’amministrazione Bush per consolidare il potere di Israele nella regione e per favorire il sorgere di gruppi islamici militanti, che erano stati repressi dal deposto regime baathista di Saddam Hussein. Israele aveva già padroneggiato questo tipo di strategia in quanto sponsorizzò e finanziò gruppi militanti islamici settari, come Hamas, in opposizione alla laica Organizzazione per la Liberazione della Palestina e preparò il terreno per la lotta settaria tra i palestinesi».

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