luglio 04, 2010

La questione sionista e il Vicino Oriente – Da “Oriente Moderno”. § 33a: L’Amministrazione inglese dal 1 luglio 1920 al 30 giugno 1921.

§ 33a/1921 § Precedente/Successivo
La lettura di «Oriente Moderno», anno 1921, secondo semestre, offre una sobria e rigorosa rassegna stampa delle notizie sulla Palestina, il Vicino Oriente e l’affermarsi del sionismo. È qui possibile una duplice modalità di lettura: in verticale (↑↓), a papiro, in un singolo post, di tutto e del solo testo originale dei fascicoli mensili, dove diviso per capitoli (cap., c.) e annate con qualche illustrazione grafica si affianca qui una diversa lettura in modalità orizzontale (← →), a libro, di ogni singolo paragrafo (§), dove è possibile un commento critico con webgrafia, note, iconografia e ogni utile integrazione. Il Lettore che desidera leggere i testi senza nessuna mediazione del Curatore può spostarsi sulla lettura verticale, a papiro, con un semplice clic sul numero del Cap., mentre chi vuole un’analisi e discussione dei testi ovvero avvalersi degli apparati forniti dal Curatore ovvero partecipare al Forum, può trovare maggiore interesse in un diverso editing dello stesso testo. Si spera che la segnaletica approntata e le numerose pagine di raccordo agevolino la navigazione in un ipertesto di dimensioni enciclopediche.


§ 33a

c. 33a §§ 32a 34a

L’Amministrazione inglese dal 1 luglio 1920 al 30 giugno 1921

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 5,
15 ottobre 1921, p. 286-289

L’Amministrazione inglese della Palestina dal 1 luglio 1920 al 30 giugno 1921. - È stato recentemente pubblicato un rapporto provvisorio circa l’Amministrazione inglese in Palestina nell’ultimo anno. Il rapporto comincia con una parte in cui, a considerazioni di indole generale, sono unite notizie circa gli ultimi avvenimenti, e si precisa il punto il visto inglese. Ai lettori di Oriente Moderno, che dai fascicoli precedenti hanno potuto trarre notizia sufficiente di quegli argomenti, interesserà maggiormemte la parte del rapporto, in cui, con corredo di dati e cifre, è esposta l’opera dell’Amministrazione della Palestina. E la riportiamo pertanto, seguendo il riassunto datone dal settimanale Palestine.

Forma di Governo.

L’Amministrazione intende ridurre il numero dei funzionari inglesi e aumentare quello dei funzionari palestinesi. Tale processo è già cominciato. Per quanto riguarda la legislazione «la politica dell’Amministrazione consiste nell’applicare, per quanto possibile, la legge turca, a cui la popolazione è abituata. Sono introdotti mutamenti solo quando essi siano indispensabili. L’energia è una qualità essenziale per un buon Governo, ma vi è un limite dopo il quale essa può essere dannosa. Il pericolo di oltrepassarlo è sempre presente al Governo. Ne pas trop gouverner è una buona massima, specialmente nei paesi orientali, e sopratutto nei primi anni di un nuovo regime».

Finanze.

«Le spese dell’Amministrazione civile sono state contenute entro i limiti della rendita del paese, né si sono avuti aiuti dal Tesoro inglese.

Sono state abolite parecchie tasse gravose nella loro applicazione e di poco rendimento. L’Amministrazione aveva già revocato le tasse di esonero dal servizio militare, la tassa per le strade, il tamattù (tassa su tutte le professioni, arti e mestieri) e alcune minori. L’Amministrazione civile ha abolito la tassa per la pesca (20 per cento ad valorem), e i dazi locali. Ha ridotto le tasse doganali d’importazione per i materiali di costruzione e per i viveri dall’11 per cento al 30 per cento. In sostituzione del dazio comunale è percepita una tassa doganale addizionale dell’1 per cento per la maggior parte delle voci, e del 2 per cento per alcune. Una riforma più importante è stata quella dell’abolizione del monopolio del tabacco, stabilito dai Turchi ed esercito dalla Regia dei tabacchi. L’effetto di questo provvedimento è stato che il prezzo del tabacco è grandemente diminuito per i consumatori, e che la coltivazione del tabacco, finora proibita, sta per essere iniziata in parecchi luoghi; che già sono state aperte due fabbriche per la manifattura delle sigarette, le quali impiegano un considerevole numero di impiegati, ed altre sono in progetto; mentre, nello stesso tempo, dall’importazione del tabacco il Governo percepisce un nuovo e grande reddito dalla relativa tassa doganale».

Le ferrovie furono assunte nel 1920. Secondo il Trattato di Sèvres, la Palestina dovrà pagare un’annualità, che ammonterà probabilmente a meno di 200.000 L. E., e ciò in rapporto alla sua partecipazione al debito ottomano dell’anteguerra.

Difesa e Pubblica Sicurezza.

La guarnigione è stata ridotta a 5.000 uomini di truppe combattenti, ciò che comporta una spesa annuale di 2.500.000 sterline [?] a carico del Tesoro inglese. Vi è una forza di polizia locale di 1.300 uomini; si sta organizzando una gendarmeria di 500 uomini, di cui 300 montati. Un gran numero di sanguinose contese fra Beduini sono state sedate per l’intervento dei funzionari dei distretti.

Questioni religiose.

«In Palestina regna la più completa libertà di culto. Le varie confessioni o sètte che trovano nella Terra Santa la loro origine o la loro ispirazione sono libere di conservare i loro dottori e i loro ministri, e di praticare il loro culto senza alcun ostacolo o impedimento. Nelle controversie che di quando in quando sorgono fra di esse, la politica seguita rigidamente dall’Amministrazione è stata quella di mantenere lo statu quo. Il Trattato di Sèvres prevede la nomina di una Commissione per i Luoghi Santi, nella quale avranno il loro posto i rappresentanti di tutte le principali confessioni; e alle decisioni di questa Commissione è riservato il componimento delle controversie».

È stata costituita un’autorità musulmana per il controllo dei Waqf. Sono state composte le questioni circa il Patriarcato ortodosso di Gerusalemme ed è stata ristabilita l’autorità del Patriarca. Per invito del Governo la comunità ebraica ha stabilito un Consiglio Rabbinico elettivo».

Dipartimento della giustizia.

«Il sistema giudiziario dell’Amministrazione amministra la giustizia con un grado di integrità, imparzialità e sollecitudine finora sconosciuto in Palestina».

«La legge ottomana rimane come base del sistema legale, con quelle modifiche, miranti specialmente alla semplificazione della procedura, che sono state introdotte per mezzo di ordinanze o regolamenti del Tribunale, emanate dall’Amministrazione. Nel distretto di Beersheba fra i Beduini, la giustizia continua ad essere amministrata secondo il diritto consuetudinario del Consiglio degli sceicchi, contro le decisioni del quale si può produrre appello a un funzionario inglese».

Archeologia.

È stato formato un Dipartimento delle Antichità, sotto la direzione del professore J. Garstang, ed è stato approvato un complesso regolamento per la conservazione delle antichità. Sono stati concessi permessi per eseguire scavi a varie autorità competenti, come Società inglesi, francesi, palestinesi, italiane ed americane. È stato fondato un Museo nazionale palestinese.

La Società «Pro Jerusalem» riceve un sussidio governativo.

Opera dei vari Dipartimenti.

Ferrovie. – Sono stati compiuti vari miglioramenti, fra cui il rafforzamento della linea Rafah-Caiffa, l’allargamento del binario sulla linea Giaffa-Lidda. Il bilancio delle ferrovie è quasi al pareggio.

Commercio e industrie. - Sono state formate Camere di Commercio in tutte le città principali. Si è verificata una diminuzione generale dei prezzi, ma essi sono ancora relativamente alti. Sono state abolite quasi tutte le limitazioni di importazione ed esportazione. Sono state create parecchie nuove imprese industriali, e l’industria edilizia si ravviva. La sola valuta egiziana ha corso legale; ma è permessa anche la circolazione di altre valute.

Agricoltura. - Viva è stata l’attività del Dipartimento dell’Agricoltura. Il personale tecnico visita continuamente i villaggi, e un servizio di veterinari attende a combattere le malattie contagiose del bestiame. È stato istituito un servizio per le pescherie, e sono state fondate 4 stazioni meteorologiche. È stata posta in vigore un’ordinanza per la protezione delle foreste, e si è iniziato il rimboschimento. Sono state organizzate mostre agricole. Agli agricoltori sono stati concessi prestiti per l’importo di 37.000 L. E. Sono state istituite Corti speciali per definire i titoli di proprietà delle terre e così porre ordine nella confusione, che in questa materia regnava sotto il regime turco. È stato istituito un Dipartimento di agrimensura, e messa in vigore un’ordinanza per le terre (Land Ordinances). I catasti (Land Registries) sono stati riaperti nell’ottobre 1920 per operazioni, e in nove mesi ne sono state registrate più di 2000.

Istruzione (1) - «Si nota in tutta la Palestina un vivo desiderio di avere mezzi per l’istruzione. La maggioranza dei musulmani è analfabeta, e il compito di istituire un numero di scuole sufficienti per i loro bisogni è di una certa difficoltà. L’Amministrazione ha adottato un sistema per il quale gli abitanti di ogni città o villaggio, dove occorre l’istituzione di una scuola, sono invitati a porre a disposizione un edificio adatto allo scopo e di provvedere alla sua manutenzione; il Governo provvede agli stipendi degli insegnanti e alle altre spese di manutenzione. Con questo sistema si stanno aprendo nuove scuole, con la media di più di una per settimana.

«Si continuerà con questo sistema finché tutto il paese sarà completamente fornito di scuole. Sarà necessario per questo un periodo, probabilmente, di 4 anni».

Vi sono due scuole normali governative, e un servizio governativo di insegnanti ambulanti.

«Fortunatamente un certo numero di scuole private, mantenute per la maggior parte da organizzazioni stabilite al di fuori della Palestina, porgono aiuto nel compito di provvedere ai bisogni scolastici della popolazione».

«È stata iniziata la regolare concessione di sussidi di Stato a queste scuole, concessione accompagnata da ispezioni governative. La situazione finanziaria, però, permette solamente la distribuzione di una somma molto modesta».

Salute pubblica. - Le condizioni sanitarie delle città sono efficacemente sorvegliate, e funziona un servizio di quarantena. Jl Governo mantiene 15 ospedali, 21 dispensari, 8 cliniche e 5 lazzaretti. «Inoltre a Gerusalemme e in altre città i Sionisti ed altre organizzazioni religiose provvedono all’assistenza ospitaliera, in grande misura, e attendono anche ad alcune altre opere sanitarie, in maniera ammirevole». Si progredisce nella lotta contro la malaria e le malattie degli occhi. «Le scuole sono sottoposte ad ispezione medica. Sono adottati speciali provvedimenti per la cura del tracoma, da cui è affetta una percentuale la quale va dal 60 per cento al 95 per cento dei fanciulli delle scuole, secondo le località. Una clinica oftalmica ambulante cura moltissimi ammalati, sia adulti, sia fanciulli. Al di fuori di queste malattie, la salute della Palestina è stata notevolmente buona, e le malattie contagiose sono state efficacemente contenute».

Lavori pubblici. - Alcune strade principali sono state ricostruite, o sono in via di ricostruzione. La gettata di Caiffa è stata considerevolmente ampliata. Ma in generale «i vari lavori, di cui ha bisogno il paese, e che dovrebbero servire ad accrescerne la prosperità e il reddito, si sono dovuti rimandare a quando sarà promulgato il Mandato e potrà essere emesso un prestito».

Poste. - Il servizio postale è Stato migliorato e molte delle più importanti linee telegrafiche e telefoniche sono state rinforzate. Vi sono 700 abbonati al telefono, e 22 uffici pubblici.

Immigrazione e turismo. - Durante l’anno sono entrati nel paese poco più che 10.000 immigranti, quasi tutti Ebrei. L’immigrazione è ora limitata a persone che rientrano in alcune determinate categorie. Sono stati presi provvedimenti contro alcuni membri di un gruppo comunista. Si sono adottate misure per incoraggiare il movimento turistico.

Consigli municipali. - La costituzione dei Consigli municipali avviene ora per nomina; ma si stanno prendendo misure per ristabilire il sistema elettivo. È stata messa in vigore un’ordinanza per i piani regolatori delle città; e si sono preparati i piani per Gerusalemme e Caiffa. L’approvvigionamento di acqua per Gerusalemme è stato ancora aumentato.

Transgiordania.

La Transgiordania ha una popolazione approssimativa di 350.000 abitanti, in parte sedentari e in parte nomadi. Sono stati formati Consigli locali di beduini, e sono stati destinati 5 ufficiali inglesi per assisterli.

Nel marzo «si concluse un accordo per il quale l’Emiro (‘Abdallah) accettò di amministrare la Transgiordania, sotto la direzione dell’Alto Commissario di Palestina, come rappresentante della Potenza mandataria, e con l’assistenza di un piccolo numero di ufficiali inglesi, per un periodo di sei mesi, non essendo ancora decisa una sistemazione definitiva. Doveva essere garantito l’ordine e la sicurezza pubblica e non dovevasi fare alcun attacco alla Siria.

«Da quel tempo ha continuato a verificarsi una stretta connessione fra la Palestina e h Transgiordania. I rappresentanti inglesi rimangono nei centri principali». Ma ordine e sicurezza mancano ancora.

Questa parte del Rapporto cosi conclude:

«La connessione politica ed economica fra Palestina e Transgiordania è molto stretta. Il commercio è attivo; le comunicazioni sono costanti; se in uno dei due paesi avvengono disordini, questi non possono non riuscire di danno all’altro; l’impedimento di incursione dall’est del Giordano, e il mantenimento dell’ordine in quellla regione sono di non piccola importanza per la popolazione che è all’occidente. Anche la Siria ha grande interesse perché sia mantenuto l’ordine al suo confine meridionale. Se la Transgiordania cadesse in preda all’anarchia ne soffrirebbero non solo i suoi abitanti, ma anche i territori vicini. Tutti essi attendono dalla Potenza mandataria che impedisca una eventualità, la quale, se mancasse l’influenza e l’autorità della Potenza stessa, potrebbe dimostrarsi non remota».

Il Rapporto ha 4 appendici. La prima dà una lista delle ordinanze entrate in vigore prima della costituzione del Consiglio Consultivo (2). La seconda classifica i funzionari dei vari distretti secondo le nazionalità e la religione. Vi sono 2.490 funzionari, di cui 360 appartengono al ruolo superiore (3) e 2.130 al ruolo inferiore (4).

Nel primo vi sono 179 inglesi (165 cristiani e 14 ebrei) e 181 palestinesi (82 cristiani, 36 ebrei, 63 musulmani). Nel secondo vi sono 89 inglesi (76 cristiani e 3 ebrei) e 2.041 palestinesi (967 cristiani, 553 ebrei, 521 musulmani).

La terza appendice dà il bilancio preventivo per il 1921-1922. La entrata totale prevista è di L. E. 2.214.047 (fra cui L. E. 158.943 dogane, 617.225 licenze, ecc., 142.334 poste e telegrafi, 970.000 ferrovie); l’uscita prevista di L. E. 2.286.133 (fra cui L. E. 745.579 ferrovie, 119.526 poste ecc., 216.642 pubblica sicurezza, prigioni, 103.000 istruzione, 210.000 debito pubblico ecc.).

La quarta appendice dà il valore totale delle importazioni e delle esportazioni dall’aprile 1919 al giugno 1921. Ecco le cifre:

Aprile 1919- marzo 1920:


ImportazioniEsportazioni
L.E.4.191.060773.443
L.E.5.216.633
771.701


(Palestine, 10-9-1921).

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Tratte da “Oriente Moderno” cronache dell’anno 1921. § 32a: Il mandato sulla Palestina.

§ 32a/1921 § Precedente/Successivo
La lettura di «Oriente Moderno», anno 1921, secondo semestre, offre una sobria e rigorosa rassegna stampa delle notizie sulla Palestina, il Vicino Oriente e l’affermarsi del sionismo. È qui possibile una duplice modalità di lettura: in verticale (↑↓), a papiro, in un singolo post, di tutto e del solo testo originale dei fascicoli mensili, dove diviso per capitoli (cap., c.) e annate con qualche illustrazione grafica si affianca qui una diversa lettura in modalità orizzontale (← →), a libro, di ogni singolo paragrafo (§), dove è possibile un commento critico con webgrafia, note, iconografia e ogni utile integrazione. Il Lettore che desidera leggere i testi senza nessuna mediazione del Curatore può spostarsi sulla lettura verticale, a papiro, con un semplice clic sul numero del Cap., mentre chi vuole un’analisi e discussione dei testi ovvero avvalersi degli apparati forniti dal Curatore ovvero partecipare al Forum, può trovare maggiore interesse in un diverso editing dello stesso testo. Si spera che la segnaletica approntata e le numerose pagine di raccordo agevolino la navigazione in un ipertesto di dimensioni enciclopediche.

§ 32a

c. 32a §§ 31a 33a

Il mandato sulla Palestina

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 5,
15 ottobre 1921, p. 286

Il mandato sulla Palestina. - Si ha da Caifa: Il Comitato esecutivo del Congresso palestinese e così pure vari comitati musulmani e cristiani hanno mandato alla Lega delle Nazioni una protesta contro l’istituzione d’un mandato sulla Palestina sulla base della dichiarazione di Balfour, poichè il paese verrebbe privato d’un Governo nazionale.

Nella protesta essi dichiarano di aderire ai reclami presentati dalle delegazioni palestinesi, che costituiscono l’unico mandatario ufficiale del paese.

Questi stessi organi hanno mandato a Londra una protesta contro il capo della giustizia Bentwich, affermando che egli pone la sua influenza personale a servizio dei sionisti con danno degli indigeni, estendendo la protesta contro la missione che compie a Londra il Bentwich, per ciò che riguarda la costituzione del paese. (Temps, 6-9-1921).

U. F.

luglio 03, 2010

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Tratte da “Oriente Moderno” cronache dell’anno 1921. § 30a: L’istruzione e la stampa in Palestina.

§ 30a/1921 § Precedente/Successivo
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§ 30a

c. 30a §§ 29a 31a

L’istruzione e la stampa in Palestina

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 4,
15 settembre 1921, p. 249

L’istruzione e la stampa in Palestina. – Prima della guerra tutta la Palestina, e specialmente Gerusalemme, erano famose per la cultura. Oggi nazionalismo, movimento politico e vita culturale sono una cosa sola; i Palestinesi comprendono come lo studio della lingua sia intimamente legato alla riscossa nazionale. Le scuole palestinesi, siano o no governative, indigene (ahliyya) o straniere, sono migliori di quelle siriane. Nelle scuole governative, più numerose delle nazionaliste, si studiano scienze naturali, geografia, storia, matematica, ingegneria, disegno, eloquenza e filodrammatica. Tanto nelle scuole governative che in quelle indigene (ahliyya) si studia inglese, francese e arabo; a Gerusalemme esiste un solo collegio nazionalista, il Rawd al-Ma‘-Ma’arif («giardino delle cognizioni») che occupa un posto importante, specialmente per l’eloquenza, la recitazione e la ginnastica; gli alunni hanno compiuto diversi viaggi d’istruzione nelle città principali della Palestina, rappresentandovi commedie; a Caiffa raccolsero cosi 300 L. E. (= 7.776 frcs.] per la scuola.

Fra le scuole governative la migliore è la Rashdiyya, paragonabile per la bontà degli insegnanti al Rawd al-Ma‘arif, che comprende sei classi e prepara alle scuole superiori.

La stampa araba palestinese conta sette giornali, nessuno dei quali quotidiano: al-Karmel di Caiffa, diretto da as-Sayyid Nagib Nassar; Filastin («Palestina») di Giaffa, diretto da ’Isà effendi al- ‘Isi, ed al-Akhbar («Le notizie») pure di Giaffa, che però è intermittente. A Gerusalemme si pubblicano Bay al-Maqdis («Gerusalemme») e e Mir’al as-sarq («Specchio dell’oriente»); uscirà presto il Lian al-‘Arab «(«La lingua araba»). A Gerusalemme vi sono molti giornali israelitici, di cui due in lingua araba: il Barid al-yawn («Il corriere del giorno») e as-Salam («La salute spirituale»). Quelli in lingua ebraica sono più di quattro, qualcuno dei quali è quotidiano.

Quanto alla libertà di opinioni, essa è un fatto: i giornali nazionalisti non escono una volta senza attacchi violenti contro il Governo inglese; dopo i fatti di Giaffa però è stata ristabilita la censura sulla stampa, che è severissima, e probabilmente verrà mantenuta finchè dura la situazione attuale. (Nagib ar-Rayyis, in Suriyyah al-gadidah, 27-6-1921).

V. d. B.

La questione sionista e il Vicino Oriente – Da “Oriente Moderno” cronache del 1921. § 31a: La situazione in Siria e in Palestina al 1° ottobre 1921.

§ 31a/1921 § Precedente/Successivo
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§ 31a

c. 31a §§ 30a 32a

Riassunto della situazione in Siria e in Palestina
al 1° ottobre 1921.

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 5,
15 ottobre 1921, p. 281

a) Siria. - Il 1° dicembre 1920 il re dell’Higiaz inviò una protesta alla Lega delle Nazioni contro il regime in vigore in Siria e Mesopotamia. Il Consiglio della Società delle nazioni decise di trasmetttere l’appello alle principali potenze allealte. Il re dell’Higiaz ha recentemente inviato vari telegrammi (22 maggio, 15 giugno, 3 e 5 luglio) contro l’amministrazione francese in Siria. Il Segretariato generale della Lega ha inviato tali dispacci, con un rapporto, alla Lega a titolo di informazione.

Una Delegazione siriana si è anche recata a Ginevra per essere udita dalla Lega; ma da Damasco si è segnalato il delegato Lutfallah come emissario di Faisal (re della Mesopotamia) e di Husein (redel Higiaz).

A Ginevra si è anche riunito un Congresso siro-palestinese che mira a garentire alla popolazione araba i due paesi.

Dalla Siria sono state inviate vivaci proteste contro la Delegazione ed il Congresso, con dichiarazioni di lealtà verso la Francia.

La Santa Sede ha coperto la sede arcivescovile di Bagdad, vacante dal 1917, nominandone titolare padre Berré, già capo della missione domenicana a Mossul e che fu fatto prigioniero dai Turchi. In tale occasione la stampa francese ha messo in rilievo che la Santa Sede ha tenuto fermo l’impegno, preso il 4 giugno 1638 e confermato l’ 11 giugno 1871, di riservare la sede vescovile di Bagdad ad un Francese.

Ibrahim Hanano, capo delle bande che, con la complicità di ufficiali turchi e tedeschi, molestava quasi quotidianamente la regione di Aleppo, è stato arrestato dalle autorità inglesi della Palestina, su richiesta fatta dal Governo francese in virtù del trattato di estradizione tra la Siria e la Palestina. Contro tale arresto fu organizzata ad Amman in Transgiordania una dimostrazione di protesta, durante la quale fu malmenato il colonnello inglese Peleke (?), ispettore della gendarmeria britannica. L’emiro ‘Abdallah aprì immmediatamente un’inchiesta su tale incidente, esigendo che venissero fatte immediatamente scuse all’ufficiale imglese e fossero arrestati i responsabili.

b) Palestina. - La Commissione esecutiva del Congresso palestinese e vari Comitati musulmani e cristani hanno inviato una protesta alla Società delle nazioni contro il mandato sulla Palestina sulla base della dichiarazione di Balfour, che priva il paese di un Governo nazionale, ed un’altra a Londra contro il chief justice Bentwich perché mette la sua influenza professionale a servizio del sionismo, a danno degli indigeni, e contro la missione che egli compie a Londra per la costituzione del paese.

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Tratte da “Oriente Moderno” cronache dell’anno 1921. § 29a: Situazione nella Transgiordania.

§ 29a/1921 § Precedente/Successivo
La lettura di «Oriente Moderno», anno 1921, secondo semestre, offre una sobria e rigorosa rassegna stampa delle notizie sulla Palestina, il Vicino Oriente e l’affermarsi del sionismo. È qui possibile una duplice modalità di lettura: in verticale (↑↓), a papiro, in un singolo post, di tutto e del solo testo originale dei fascicoli mensili, dove diviso per capitoli (cap., c.) e annate con qualche illustrazione grafica si affianca qui una diversa lettura in modalità orizzontale (← →), a libro, di ogni singolo paragrafo (§), dove è possibile un commento critico con webgrafia, note, iconografia e ogni utile integrazione. Il Lettore che desidera leggere i testi senza nessuna mediazione del Curatore può spostarsi sulla lettura verticale, a papiro, con un semplice clic sul numero del Cap., mentre chi vuole un’analisi e discussione dei testi ovvero avvalersi degli apparati forniti dal Curatore ovvero partecipare al Forum, può trovare maggiore interesse in un diverso editing dello stesso testo. Si spera che la segnaletica approntata e le numerose pagine di raccordo agevolino la navigazione in un ipertesto di dimensioni enciclopediche.

§ 29a

c. 29a §§ 28a 30a

Situazione nella Transgiordania

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 4,
15 settembre 1921, p. 225-226

Situazione nella Transgiordania (1). In occasione di una corrispondenza dalla Transgiordania pubblicata nel Karmel, e che destò molta impressione, la redazione stessa del giornale ha interrogato Kamil al-Qasab, che è molto addentro nelle cose della Transgiordania, e gode la piena fiducia dell’emiro ’Abdallah (Oriente Moderno, fasc. 1°, p. 19, 29), circa il contenuto della corrispondenza. Kamil al-Qasab ha negato l’esistenza di partiti che si combattano a vicenda nella Transgiordania. È vero che Sayyid ’Ali Khalqi ha voluto creare nel paese un sentimento di nazionalità per indurre gli abitanti a respingere ogni cosa che venisse dal di fuori.

Così agli ufficiali giunti per assumere servizio colà, disse, fingendo un incarico da parte dell’Emiro, che essi potevano andarsene e che il paese non aveva bisogno di loro. Appena l’Emiro seppe ciò, si affrettò a smentire le parole di ’Ali Khalqi. Kamil al-Qasab ha anche, fra l’altro, dato un giudizio degli uomini che ora sono alla direzione del Governo; e ha rilevato che fra le ottime persone che lo compongono, vi sono anche individui da cui l’Emiro deve guardarsi, perchè con la loro azione potrebbero compromettere gli interessi della Transgiordania. (al-Karmel, 30-7-1921).

M. G.

* * *

In Transgiordania, secondo la Syrie, le cose vanno male. I partiti sono troppo numerosi, le amministrazioni disorganizzate.

L’Emiro ’Abdallah, che avrebbe il torto di circondarsi dei cattivi consiglieri già responsabili della caduta di Faisal, ha contratto in Palestina varii prestiti, che vengono impiegati in modo irregolare; tanto che gli abitanti di es-Salt hanno declinato ogni responsabilità in proposito, e molti benpensanti, fra cui la maggioranza dei capi tribù, stanno formando un partito che porterà il nome di «gioventù del Giordano», per combattere l’attuale politica dell’Emiro.

Si ha da Gerusalemme che quest’ultimo avrebbe chiesto all’Alto Commissario Samuel la cessazione delle sue funzioni in Transgiordania, essendo passati i sei mesi per i quali si era impegnato. Samuel rifiutò, e l’Emiro consentì a rimanere ad alcune condizioni, fra cui un aumento del suo bilancio e dei suoi armati. Samuel studia la questione, ed il viaggio del col. Lawrence a Gedda per conferire col Re Husein ha forse qualche rapporto con questi fatti . (La Syrie, francese di Beirut, 11-8-1921).

V. d. B.

(1) Cfr. qui sopra, p. 217, col. II e p. 220, col. II.

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La questione sionista ed il Vicino Oriente – Tratte da “Oriente Moderno” cronache dell’anno 1921. § 28a: La nuova costituzione palestinese.

§ 28a/1921 § Precedente/Successivo
La lettura di «Oriente Moderno», anno 1921, secondo semestre, offre una sobria e rigorosa rassegna stampa delle notizie sulla Palestina, il Vicino Oriente e l’affermarsi del sionismo. È qui possibile una duplice modalità di lettura: in verticale (↑↓), a papiro, in un singolo post, di tutto e del solo testo originale dei fascicoli mensili, dove diviso per capitoli (cap., c.) e annate con qualche illustrazione grafica si affianca qui una diversa lettura in modalità orizzontale (← →), a libro, di ogni singolo paragrafo (§), dove è possibile un commento critico con webgrafia, note, iconografia e ogni utile integrazione. Il Lettore che desidera leggere i testi senza nessuna mediazione del Curatore può spostarsi sulla lettura verticale, a papiro, con un semplice clic sul numero del Cap., mentre chi vuole un’analisi e discussione dei testi ovvero avvalersi degli apparati forniti dal Curatore ovvero partecipare al Forum, può trovare maggiore interesse in un diverso editing dello stesso testo. Si spera che la segnaletica approntata e le numerose pagine di raccordo agevolino la navigazione in un ipertesto di dimensioni enciclopediche.

La nuova costituzione palestinese

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 4,
15 settembre 1921, p. 225

La nuova costituzione palestinese. - La rivista Palestine dà, con molte riserve, notizia della Costituzione che si viene elaborando per la Palestina.

Il nuovo Governo sarà sul tipo delle Colonie della Corona (come Hong Kong ed alcune isole delle Indie Occidentali); avrà cioè un Consiglio Esecutivo composto interamente di funzionari inglesi, assistito da un Consiglio legislativo o consultivo, con membri in parte eletti e in parte nominati.

Il Consiglio Legislativo palestinese ne avrà probabilmente 30, di cui la metà, o, secondo l’uso delle Colonie della Corona, 16, saranno funzionari o nominati dal Governo, per garantire una maggioranza ufficiale; le leggi approvate da questo Consiglio non saranno valide che dopo l’approvazione del Consiglio Esecutivo. Si dice che alcune materie, p. es. quelle relative alla dichiarazione Balfour, saranno riservatte alla Camera Legislativa. (Palestine, 30-8-1921).

V. d. B.

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Tratte da “Oriente Moderno” cronache dell’anno 1921. § 27a: Torbida situazione in Palestina.

§ 27a/1921 § Precedente/Successivo
La lettura di «Oriente Moderno», anno 1921, secondo semestre, offre una sobria e rigorosa rassegna stampa delle notizie sulla Palestina, il Vicino Oriente e l’affermarsi del sionismo. È qui possibile una duplice modalità di lettura: in verticale (↑↓), a papiro, in un singolo post, di tutto e del solo testo originale dei fascicoli mensili, dove diviso per capitoli (cap., c.) e annate con qualche illustrazione grafica si affianca qui una diversa lettura in modalità orizzontale (← →), a libro, di ogni singolo paragrafo (§), dove è possibile un commento critico con webgrafia, note, iconografia e ogni utile integrazione. Il Lettore che desidera leggere i testi senza nessuna mediazione del Curatore può spostarsi sulla lettura verticale, a papiro, con un semplice clic sul numero del Cap., mentre chi vuole un’analisi e discussione dei testi ovvero avvalersi degli apparati forniti dal Curatore ovvero partecipare al Forum, può trovare maggiore interesse in un diverso editing dello stesso testo. Si spera che la segnaletica approntata e le numerose pagine di raccordo agevolino la navigazione in un ipertesto di dimensioni enciclopediche.



§ 27a

c. 27a §§ 26a 28a

Torbida situazione in Palestina

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 4,
15 settembre 1921, p. 225

a) Torbida situazione in Palestina. - Alcuni viaggiatori degni di fede, che ritornano dalla Palestina, recano notizie assai poco soddisfacenti sulla situazione del Paese. La sicurezza pubblica, specialmente nella regione settentrionale è, in pratica, nulla. Si verificano quasi giornalmente incursioni dalla Transgiordania, ove sembra che l’Emiro ’Abdallah non abbia forza sufficiente per mantener l’ordine; e vi sono stati parecchi casi di brigantaggio sulle strade di comunicazione. Nessuno dei colpevoli è stato punito o arrestato, poiché, a causa delle deficienze di organizzazione e di istruzione, le truppe arrivano invariabilmente troppo tardi. Coloro che forniscono queste notizie affermano che il Governo ha perduto parte del suo prestigio a causa della sua politica e della sua debolezza, e che nè gli Israeliti nè gli Arabi hanno alcuna fiducia nelle autorità. L’ostilità contro gli Israeliti cresce di giorno in giorno e v’è ogni ragione di credere che si ripercueteranno più gravi gli incidenti e le turbolenze fra Arabi ed Israeliti, se la Delegazione Araba di Musa Kazim Pascià al-Huseini ritornerà a mani vuote e se il Governo prenderà qualche misura punitiva contro gli Arabi che hanno recato molestia alle colonie israelite. Gli abitanti più vecchi dicono che la sicurezza pubblica era mantenuta di gran lunga meglio sotto i Turchi.

È vero che il Governo della Palestina ha finalmente deciso di adottare la politica dei suoi predecessori e di costituire un corpo di gendarmeria; ma ciò è troppo poco, assolutamente. Le autorità erano preparate a spendere una somma considerevole per quello che si sarebbe dovuto chiamare corpo di difesa, ma ora che questo progetto è stato destituito di valore, esse non voglion concedere se non una somma insignificante per la gendarmeria, la quale, come da tutti viene riconosciuto, potrebbe costituire l’unica soluzione del problema della sicurezza pubblica.

Coloro che forniscono queste informazioni ritengono che il Paese non avrà pace, finchè tutta la polizia non venga sottoposta a revisione ed a riorganizzazione, sinchè la popolazione araba non abbia qualche prova di fatto che è errata l’opinione popolare che vuole il Governo inglese venduto ai Sionisti, e sinché il paese non abbia un Governo basato sulla volontà del popolo e sul principio della rappresentanzaa proporzionale. (Times, 10-8-1921).

U. F.

b) Nuovo corpo di gendarmeria in Palestina. - Il Commissario supremo per la Palestina ha dato il suo consenso alla formazione di un corpo di gendarmeria per la Palestina, allo scopo di difendere le frontiere contro l’invasione di bande di briganti e di aiutare la polizia civile nel mantenimento dell’ordine interno. Detto corpo avrà istruzioni, carattere e attribuzioni di polizia militare, e dopo sei mesi di istruzione verri costituito in gruppi di 50 cavalieri o di 100 fanti accampati in vari punti della Palestina.

Non si accetteranno se non persone di ottimo carattere e riputazione.

Questo corpo, che consterà di 500 uomini (300 cavalieri e 200 fanti), verrà formato da Arabi, Israeliti e Crisiani. (Manchester Guardian, 11-8-1921).

U. F.

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Tratte da “Oriente Moderno” cronache dell’anno 1921. § 26a: Arabi e “Sefardim”.

§ 26a/1921 § Precedente/Successivo
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§ 26a

c. 26a §§ 25a 27a

Arabi e “Sefardim”

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 4,
15 settembre 1921, p. 224-225

a) Arabi e “Sefardim”. - Secondo un telegramma giunto da Gerusalemme, il Gran Rabbino ed altri capi dei «Selardim» (1) in Palestina hanno protestato energicamente contro le voci corse, secondo le quali essi sosterrebbero la Delegazione araba. Essi affermano di essere in perfetta unità di tendenze col resto degli Ebrei della Palestina, richiedendo l’esecuzione delle promesse fatte relativamente alla fondazione della sede nazionale israelita in Palestina. (Times, 13-8-1921). U. F.

b) Gli Arabi e il Sionismo. - Yusuf al-Khtib pubblica un appello agli Arabi palestinesi, sotto il titolo : «Non vi è timore né pericolo da parte dei Sionisti, se si forma in tutte le regioni della Palestina un’unità naturale economica».

Egli dice che è inutile fare appello alle altre nazioni, è inutile l’opera di propaganda, una volta che l’Inghilterra, per bocca di Sir H. Samuel, ha dichiarato che non è possibile ritirare la promessa fatta ai Sionisti; occorre in questa condi zione apprestare le armi per la difesa nel campo della concorrenza economica. I Sionisti si apprestano a occupare la Palestina; ma essa è in mano degli Arabi; e che timore allora, e che bisogno di aiuto dall’Estero? Occorre liberarsi da ogni vano sogno o timore, e apprestare contro i Sionisti la forza dell’unione, la forza economica, la forza della scienza, strumenti con i quali essi stessi combattono gli Arabi.

Ognuno veda quale è la sua parte di compito in questa impresa; il pericolo non è costituito dal Sionismo, ma dalla divisione, dalla cupidigia, dagli odi, dall’egoismo, dall’ignoranza, dall’attendere gli aiuti dal di fuori. Se tutti si porranno all’ opem con buona volontà e concordia, la Palestina resterà araba. (al-Karmel, 30-7- 1921). M. G.

(1) Israeliti d’origine spagnola o portoghese, ma stabiliti in Palestina da quattro secoli. Cfr. qui sopra, p. 223, col. I.

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luglio 01, 2010

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Da “Oriente Modeno” del 1921. § 25a: La Delegazione arabo-palestinese e l’antisionismo degli Arabi.

§ 25a/1921 § Precedente/Successivo
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§ 25a

c. 25a §§ 24a 26a

La Delegazione arabo-palestinese
e l’antisionismo degli Arabi.


da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 4,
15 settembre 1921, p. 222-223

La Delegazione arabo-palestinese e l’antisionismo degli Arabi. - Sono stati intervistati alcuni membri della Delegazione arabo-palestinese a Londra. Di questa Delegazione, quattro membri sono musulmani e due cristiani (1): essa è stata eletta dal Congresso arabo palestinese rappresentante i distretti di Samaria, Galilea, Giudea e Fenicia, allo scopo di recarsi in Inghilterra a protestare contro la restituzione della Terra Santa agli Israeliti. Di passaggio per Roma, diretta in Inghilterra, la Delegazione è stata ricevuta dal Papa, al quale ha presentato i suoi ringraziamenti per le dichiarazioni fatte a proposito della Palestina.

La Delegazione è presieduta da Musa Kazim pascià el-Huseini, capo di una nobile famiglia di Gerusalemme; ne fa parte anche el-hagg Taufiq Hammad, ex membro del Parlamento turco di Costantinopoli.

«Noi amiamo l’Inghilterra», ha detto uno dei membri della delegazione.

« Siamo stati suoi alleati durante la guerra. Il nostro scopo, venendo qui, è quello di stabilire la nostra posizione contro il movimento sionista. Noi non siamo contro gli Ebrei. L’intera popolazione della Palestina è di circa 700.000 abitanti. II 7 per cento è formato da Ebrei; tutti gli altri parlano arabo e ad essi appartiene il paese. Parecchi degli Ebrei sono nati nel nostro paese, hanno vissuto con noi prima della guerra e sono dalla parte nostra. Sono gli Ebrei Sefardim (2).

« Il movimento sionista si fa sempre più intenso. Parecchi Sionisti sono emigrati in Palestina recando con loro lo spirito dei bolscevichi. Moltissimi fra questi vengono dalla Polonia e dalla Russia e parlano tedesco. Essi sono ostili agli ideali inglesi. Più d’ogni altra lingua è il tedesco che ora viene parlato in Palestina».

« La maggior parte degli abitantiti del nostro paese desidera che la nostra terra venga lasciata a noi stessi».

«Noi desideriamo che il nostro popolo, che i contadini lavorino sulla loro terra e non già che vengano cacciati via dagli Ebrei. Non è stata promessa alle piccole nazioni l’indipendenza dopo la guerra? Non v’è giustizia al mondo, fuori che con l’Inghilterra». Il delegato arabo ha soggiunto che, per quanto ciò possa sembrare strano, la popolazione israelita non rappresenta se non il due per cento della ricchezza totale della Palestina. (Manchster Guardian, 9-8-1921). U. T.

Il Manchster Guardian del 10 agosto riferisce che Churchill ha acconsentito a ricevere la Delegazione arabo-palestinese. Ritornando sull’argomento ed esponendo i desiderata degli Arabi della Palestina, un membro della Delegazione ha detto che con la loro domanda di Governo nazionale essi chieggono la costituzione di un Governo nominato da un Parlamento eletto da tutti gli abitanti del paese. Essi hanno bisogno di una Costituzione di tipo occidentale; di leggi votate dal Parlamento e non già di decreti promulgati da un segretario legale. In questo Parlamento gli Ebrei avranno tanti rappresentanti quanti ne sono giustificati dal loro numero; tanti, per esempio, quanti i Cristiani, che sono nativi del paese. Nessuno sa come il Governo intenda di armonizzare le due promesse contenute nella dichiarazione di Balfour: fondare una sede nazionale per gli lsraeliti e, nello stesso tempo, rispettare e dare soddisfazione come si deve ai diritti degli abitanti indigeni. Finora la dichiarazione è stata interpretata in modo favorevole alle idee sioniste e gli Arabi sono stati lasciati fuori. (Mancester Guardian, 10-8-1921). U. R.

(1) Crf. Oriente Moderno, fasc. 3°, p. 153 e 159-160.
(2) Cfr. qui avanti, p. 224, n. 1.

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giugno 29, 2010

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Da “Oriente Moderno” del 1921. § 24: L’allocuzione papale e il Patriarca cattolico di Gerusalemme.

§ 24a/1921 § Precedente/Successivo
La lettura di «Oriente Moderno», anno 1921, secondo semestre, offre una sobria e rigorosa rassegna stampa delle notizie sulla Palestina, il Vicino Oriente e l’affermarsi del sionismo. È qui possibile una duplice modalità di lettura: in verticale (↑↓), a papiro, in un singolo post, di tutto e del solo testo originale dei fascicoli mensili, dove diviso per capitoli (cap., c.) e annate con qualche illustrazione grafica si affianca qui una diversa lettura in modalità orizzontale (← →), a libro, di ogni singolo paragrafo (§), dove è possibile un commento critico con webgrafia, note, iconografia e ogni utile integrazione. Il Lettore che desidera leggere i testi senza nessuna mediazione del Curatore può spostarsi sulla lettura verticale, a papiro, con un semplice clic sul numero del Cap., mentre chi vuole un’analisi e discussione dei testi ovvero avvalersi degli apparati forniti dal Curatore ovvero partecipare al Forum, può trovare maggiore interesse in un diverso editing dello stesso testo. Si spera che la segnaletica approntata e le numerose pagine di raccordo agevolino la navigazione in un ipertesto di dimensioni enciclopediche.

§ 24a

c. 24a §§ 23a25a

L’allocuzione papale e il Patriarca cattolico di Gerusalemme

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 4,
15 settembre 1921, p. 222

L’allocuzione papale e il Patriarca cattolico di Gerusalemme. - II Patriarca di Gerusalemme Mons. Barlassina [1] ha pubblicato in occasione della festa del Papa una lettera pastorale, il cui argomento è il dovere di obbedienza e di affetto che i fedeli hanno verso il Capo della Chiesa, ma il cui scopo fu di render pubblica l’allocuzione del Papa nel Concistoro del 13 giugno, a proposito delle attuali condizioni della Palestina.

Prima della lettera pastorale, la pubblicazione integrale della parola pontificia era stata proibita, mentre si permetteva agli organi sionisti di pubblicarne dei sunti alterati e di travisarne la portata e il significato. Perciò il Patriarca ha inserito integralmente nella sua Pastorale la protesta fatta da Benedetto XV nell’allocuzione Concistoriale e l’ha fatta seguire da queste parole:

«Mentre tutte le persone oneste, scevre da passioni politiche o da interessi privati, riconoscono la paterna bontà del Papa verso questa povera popolazione della Palestina, bontà premurosa dei suoi orfani, dei suoi poveri, non meno che dei suoi sacri diritti, alcuni insensati si son permessi, di qualificare l’opera sapiente del Romano Pontefice in modo ignominioso e indegno. Noi, da figli devoti del Vicario di Gesù Cristo, non mancheremo di protestare energicamente là dove la nostra voce è sentita, fidenti che la Nazione lnglese, colle sue tradizioni di liberalità e di giustizia, non permetterà che gli interessi religiosi e civili di un intero popolo siano manomessi dagli intrighi di pochi. E tanto più è acuto il nostro dolore, inquantochè troppo chiara è la differenza di trattamento fatta in danno dei Cattolici. Con criteri arbitrari e inqualificabili la censura esercitò le sue pressioni interdicendoci la pubblicazione della parola pura e genuina del Papa, presentata senza alcun commento, nonché la stampa di notizie sullo stesso soggetto, le quali per altro erano già state letteralmente pubblicate dai giornali locali; mentre poi si autorizzavano organi sionisti a lanciare al pubblico contro il Pontefice frasi ingiuriose, atte a sminuirne l’autorità, e grossolanamente calunniose. Denunziando tali fatti penosi, Noi non esageriamo nè cadiamo in errore, perché ne possediamo i documenti autentici.

«Ora, se pubblico fu l’insulto, pubblico il male, pubblica anche sia la nostra protesta. E voi, o cattolici, la farete, ma in quel modo che è degno della sublimità della Fede che professate; voi protesterete rafforzando ognor più il vostro amor figliale, verso il Papa, protesterete con una obbedienza assoluta alla Sua veneranda autorità, protesterete pregando più fervidamente che mai per la Sua Augusta Persona».

Secondo il Corriere d’Italia di Roma, del 10 agosto, i fatti ai quali allude il Patriarca sono i seguenti:

• Nei periodici cattolici è stato proibito persino il titolo: «Il Papa e la Palestina», mentre questo è stato permesso sul giornale ebraico Ha-ares, («La Terra») di Gerusalemme nel numero del 20 giugno. E a quel titolo seguiva un articolo nel quale il significato della parola del Papa era radicalmente svisato. Lo stesso giornale, una settimana dopo, smentiva le parole del Papa sullo stato morale attuale della Palestina.

• Un altro giornale ebraico, il Pinhas di Giaffa, il 30 giugno scriveva: «La parola giustizia è diventata oggi di uso continuo nella bocca dei Papi che se ne servono per nascondere la vergogna delle loro azioni e in modo capace di ingannare i popoli… I santi del Signore predicano nelle chiese criticando un movimento nazionale, invitando all’uccisione e al saccheggio e complottando col diavolo e col Papa».

• Monsignor Barlassina dichiara formalmente che neanche un solo prete cattolico si è permesso di predicare la violenza né in chiesa nè altrove.

• È da notarsi, aggiunge il Corriere d’Italia, che l’articolo del Pinhas è stato pubblicato mentre a Giaffa impera tutta la legge marziale, quindi con la piena consapevolezza e connivenza delle autorità inglesi.

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WEBGRAFIA. – In un contesto riguardante «Il santuario di Nostra Signora Regina della Palestina», webarticolo di Vittorino Profera, si ricavano notizie sulla figura e sull’opera di mons. Luigi Barlassina.

NOTE

[1] Su mons. Barlassina riportiamo questa nota: «Tra i Patriarchi che si succedettero alla guida di questa rinata Chiesa latina, fu mons. Luigi Barlassina (1920-1947) che avvertì l’importanza di Deir Rafat come luogo di culto, dove far erigere un santuario dedicato alla Vergine Maria: Fu lui che, il 15 luglio 1920, in occasione del solenne ingresso nella basilica cattedrale del Santo Sepolcro e della conseguente consacrazione della diocesi a Maria, per la prima volta la invocò col titolo di «Regina di Palestina», titolo che venne approvato dalla Sacra Congregazione dei Riti tredici anni dopo, nel 1933. La consacrazione della diocesi alla Regina di Palestina assumeva per mons. Barlassina un preciso significato: porre sotto la sua protezione tutta la vasta opera di rinnovamento, spirituale e materiale, che intendeva realizzare in seno ad essa in un particolare momento storico, caratterizzato da gravi difficoltà a motivo del primo conflitto mondiale, da poco terminato. Egli aveva visto la Palestina teatro di contesa tra l’Impero Ottomano e le potenze dell’Intesa, a cominciare dall’Inghilterra, con il successivo passaggio dalla secolare dominazione ottomana al Mandato inglese (1920-1948)» (Fonte).
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