giugno 27, 2010

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Tratte da “Oriente Moderno” cronache dell’anno 1921. § 14a: Il IV Congresso Palestinese.

§ 14a/1921 § Precedente/Successivo
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§ 14a

14a c. 13a § ↔ § 15a

Il IV Congresso Palestinese

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 2,
15 luglio 1921, p. 93-94
Il IV Congresso Palestinese. – Il 25 maggio 1921 si è inaugurato a Gerusalemme il quarto Congresso Palestinese. Giaffa ha inviato 6 delegati, la Società Cristiana di Caiffa 4, la Società Musulmana di Caiffa 7, la Società Giovanile Cristiana 1; Tiberiade ha inviato 4 delegati, Safad 3 delegati.

II Congresso comincerà col prender conoscenza delle attività della Commissione Esecutiva del terzo Congresso; compilerà poi una relazione sui fatti di Giaffa e sulle conseguenze, da diffondersi all’estero; si occuperà finalmente di formare la delegazione, che sarà probabilmente composta di due capi religiosi (uno musulmano ed uno cristiano), più un uomo politico, un commerciante, un giurista, un sociologo, ed un segretario che parli inglese.

Preoccupato dalle troppe candidature il Karmel osserva che i membri della delegazione dovranno essere scelti con grande cura, fra le persone più colte, che meglio conoscano l’Europa e che abbiano profondamente studiato la questione sionista e la politica orientale delle grandi potenze, capaci insomma di far buona impressione agli uomini politici, alle autorità spirituali e ai giornalisti con cui verranno a contatto. Raccomanda che nella scelta non influiscano la vanità e l’ambizione, ed esorta i candidati delusi a lavorare in patria. Propone la nomina del Vescovo Gregorio Haggiar, per l’alta dignità ecclesiastica e per l’eloquenza, e del musulmano Ruhi ’Abd al-Hadi per la sua conoscenza di politica estera e la sua esperienza di funzionario. (al-Karmel, 28-5-1921).
V. d. B.

Il « Congresso Palestinese», fondato il 12 dicembre 1920, e radunantesi periodicamente, ha per scopi la fondazione d’un governo nazionale, l’abolizione del principio della «Sede Nazionale ebraica» e il guidare l’opinione pubblica. – Il III Congresso contò 85 membri.

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14a c. 13a § ↔ § 15a
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La questione sionista ed il Vicino Oriente – Cronache dell’anno 1921. § 13: Commenti Sionisti al discorso di Sir Herbert Samuel.

§ 13a/1921 § Precedente/Successivo
La lettura di «Oriente Moderno», anno 1921, secondo semestre, offre una sobria e rigorosa rassegna stampa delle notizie sulla Palestina, il Vicino Oriente e l’affermarsi del sionismo. È qui possibile una duplice modalità di lettura: in verticale (↑↓), a papiro, in un singolo post, di tutto e del solo testo originale dei fascicoli mensili, dove diviso per capitoli (cap., c.) e annate con qualche illustrazione grafica si affianca qui una diversa lettura in modalità orizzontale (← →), a libro, di ogni singolo paragrafo (§), dove è possibile un commento critico con webgrafia, note, iconografia e ogni utile integrazione. Il Lettore che desidera leggere i testi senza nessuna mediazione del Curatore può spostarsi sulla lettura verticale, a papiro, con un semplice clic sul numero del Cap., mentre chi vuole un’analisi e discussione dei testi ovvero avvalersi degli apparati forniti dal Curatore ovvero partecipare al Forum, può trovare maggiore interesse in un diverso editing dello stesso testo. Si spera che la segnaletica approntata e le numerose pagine di raccordo agevolino la navigazione in un ipertesto di dimensioni enciclopediche.


§ 13a

c. 13a §§ 12a 14a

Commenti Sionisti al discorso di Sir Herbert Samuel

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 2,
15 luglio 1921, p. 92-93

a) Commenti Sionisti al discorso di Sir Herbert Samuel. – La Jüdiscbe Rundschau (settimanale di Berlino), che rappresenta la tendenza sionista più spinta, e non ha alcuna preoccupazione nazionale al di fuori della ebraica, nota che il discorso sarà accolto dai veri Sionisti con delusione. La severa condanna dei fatti di Giaffa, l’annunzio di misure che impediscano il rinnovarsi di essi, erano da prevedersi, e l’Alto Commissario non poteva fare a meno di pronunziare dichiarazioni in questo senso. E così era da prevedersi, e non ha sorpreso nessuno, il tono amichevole, con cui egli ha parlato degli Arabi, poichè la politica sionista non ha in alcun modo lo scopo di provocare un conflitto fra Arabi ed Ebrei, o anche solamente di inasprire le relazioni fra di essi. Ma Samuel doveva in questa occasione mostrare che anche il popolo ebraico, e non solamente il Governo inglese, vuol vivere insieme con gli Arabi nelle più cordiali relazioni; che anche i Sionisti sono alieni dal voler supremazia sugli Arabi, o l’oppressione di una qualsiasi parte della popolazione araba. Il popolo ebraico, che vive come minoranza in tutte le parti del mondo, sente più che ogni altro come sia riprovevole o dannosa una tale politica.

Una dichiarazione di Samuel in questo senso avrebbe fatto una profonda impressione, specialmente dopo i fatti di Giaffa; e si deve deplorare vivamente che essa sia mancata.

Le dichiarazioni di Samuel che il Governo inglese non permetterà giammai una dominazione ebraica, e l’attenuazione da lui fatta del concetto di «National Home» (1) destano l’impressione che egli condivida l’opinione che le aspirazioni ebraiche possano costituire un pericolo per la popolazione non ebraica. Samuel parla assai diffusamente di misure che debbono essere prese per tutelare gli interessi della popobzione non ebraica; ed è un’ironia, se non uno scherno, che poco dopo i fatti di Giaffa, che hanno dimostrato la completa mancanza di protezione per la popolazione ebraica, l’Alto Commissario non sappia parlare che della necessità della protezione della popolazione non ebraica.

Nessun cenno al fatto, che solamente «gli interessi religiosi politici ed economici», ma anche la vita e la sicurezza personale degli Ebrei sono invulnerabili.

Si comprende bene che questo discorso è un documento politico. Di fronte all’eccitazione ancora viva, al pericolo di uno scoppio degli istinti fanatici e sanguinari, il Commissario sente la necessità di calmare immediatamente la popolazione araba, e di togliere le basi della agitazione anti-ebraica che si fonda sulla «cupidigia di dominazione» degli Ebrei. Ma in ogni modo, il tono del discorso è sbagliato; si poteva calmare gli Arabi senza offendere la dignità degli Ebrei.

Il discorso non solo significa, nella sua parte politica, una completa capitolazione di fronte al terrorismo arabo, ma comporta a favore di esso una concessione di grande portata, cioè la limitazione dell’immigrazione. Tale limitazione, dovuta a motivi politici e non economici, deve essere combattuta.

L’organizzazione sionista si contenterà di sterili proteste, ovvero farà il possibile per procurare il lavoro per gli immigranti, in modo che la limitazione decretata perda il suo effetto?

Occorre stabilire subito un programma per l’inizio di lavori, e per la fondazione di istituti di credito; il danaro in questo ultimo periodo è affluito in quantità notevole dall’America. La limitazione della immigrazione da parte di quella Nazione che ha adottato la politica delle nazionalità, e del primo Governatore ebraico della Palestina, è un grave colpo; occorre pararlo, mettendosi alacremente e subito all’opera. (Jüdische Rundschau, 10-6-1921).

(1) Cioè una sede nazionale, secondo le parole della dichiarazione Balfour.
M. G.

b) II settimanale inglese Palestine di Manchester, organo del British Palestine Committe (sionista, ma soprattutto inglese, e quindi ben differente dalla Jüdische Rundschau che non si può chiamare tedesca), per giustificare le dichiarazioni di Samuel, premette che non ha mai mancato di criticare la politica inglese, quando ha commesso gravi errori. Un errore è quello di non avere fin da principio represso i primi sintomi di opposizione, e di aver trascurato di dare il vero significato della dichiarazione Balfour. Ora l’opposizione ha assunto grandi proporzioni; e si deve facilitare il Governo nella sua opera, con la sicurezza che esso manifesterà la sua adesione completa alla politica di Balfour.

Il periodico considera quindi con simpatia le dichiarazioni di Samuel, e vi trova lo schema di una politica costruttiva, che può appianare le difficoltà ora esistenti.

I provvedimenti riguardo all’immigrazione sono considerati dal periodico come saggi e prudenti, per le condizioni speciali dell’economia del paese, e i Sionisti devono cooperare con il Governo in questa nuova politica.

E cosi i provvedimenti per l’Amministrazione sembrano a «Palestine» assai opportuni, e tali da permettere forse la formazione di un partito moderato arabo, che limiti l’influenza degli estremisti. (Palestine, 11-6-1921).

M. G.

c) Il periodico Le Peuple Juif, settimanale di Parigi ed organo della Federazione sionista di Francia, è assai pessimista: le dichiarazioni di Samuel significano un grande pericolo per il Sionismo. Il periodico rileva che la debolezza dell’Amministrazione palestinese di fronte agli Arabi è la causa della situazione attuale.

Gli Arabi hanno preso ardire per la condotta non chiara del Governo inglese; e gli agitatori più in vista hanno perfino funzioni di Governo.

È insomma innegabile un cambiamento di politica in favore degli Arabi, i quali già annunziano che la dichiarazione Balfour ha perduto tutto il suo valore. (Le Peuple Juif, 24-6-1921).

M. G.

d) Sospensione dell’immigrazione in Palestina. – Cairo 8 maggio. - Risulta che l’immigrazione [ebraica] in Palestina è stata temporaneamente sospesa. (Times, 10-5-1921).
V. d. B.
Si confrontino infatti le dichiarazioni di Samuel qui sopra, p. 90-92.

e) Boicottaggio commerciale degli Ebrei a Giaffa. – Il Karmel ha da Giaffa che la popolazione araba ha deciso ed iniziato un severo boicottaggio commerciale contro gli Ebrei, e rifiuta di comprare da loro o di vender loro qualsiasi cosa. (al-Karmel, arabo di Caiffa, 18-5-1921).

V. d. B.

f) Protesta antisionista degli Arabi di Tul Karam. - Gli Arabi di Tul Karam pubblicano sul Karmel una protesta contro i Sionisti, reclamando (con tutto il rispetto per la sua persona) la destituzione del Commissario inglese Sir Herbert Samuel in quanto Ebreo, e del segretario per gli affari giudiziari Bentwich, sionista. Presentano poi le seguenti richieste:
  1. Annullamento della dichiarazione Balfour e divieto di immigrazione sionista.
  2. Espulsione degli immigrati recenti e dei bolscevichi.
  3. Sostituzione di tutti gli impiegati sionisti.
  4. Disarmo degli Ebrei, esclusi quelli indigeni che consegnarono le armi all’esercito britannico all’epoca dell’occupazione (al-Karmel, 18-5-1921).
V. d. B.
Tul Karam è a circa 25 km NW di Nabulus (Naplusa) e 56 km S. di Caiffa.

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La questione sionista ed il Vicino Oriente – Tratte da “Oriente Moderno” cronache dell’anno 1921. § 12a: Il discorso di Sir Herbert Samuel.

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§ 12a

c. 12a §§ 11a13a

Il discorso di Sir Herbert Samuel

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 2,
15 luglio 1921, p. 90-92

a) Il discorso di Sir Herbert Samuel.Il 3 giugno u.s. in occasione del genetliaco del re di Inghilterra, Sir Herbert Samuel, Alto Commissario britannico per la Palestina, ha pronunciato in Gerusalemme il seguente discorso:

«… Sono lieto di rilevare che la popolazione mostra un vivo desiderio di profittare dei benefici dell’istruzione; questa è la condizione essenziale per il progresso del paese. Il Governo ha redatto un vasto progetto, per il quale, entro 4 anni, il paese tutto sarà fornito di scuole.

«…Durante i cinque ultimi mesi, sono state aperte altre 34 scuole, che provvedono all’insegamento di 1.360 fanciulli, mentre 46 scuole sovvenzionate, che erano state aperte dagli abitanti del paese negli ultimi due anni, sono state assunte dal governo. Altre 36 scuole saranno aperte, durante il corrente anno finanziario.

«Nello stesso tempo sono stati presi provvedimenti per lo sviluppo delle due scuole normali (1) per uomini e donne, e al prossimo settembre vi saranno, in istruzione, 80 studenti nella prima, e più di 50 nella seconda. Sono stati nominati anche maestri, che vivranno fra le tribù Beduine per insegnare ai fanciulli. Per tutto questo non è stata necessaria alcuna tassa speciale, ma vi si è provveduto con il reddito generale del paese.

«Sono stati concessi altresì sussidi a un grande numero di scuole mantenute da comunità religiose o da altre istituzioni.

«Vengo ora alla situazione politica. Io sono assai dolente che l’armonia fra le varie confessioni religiose, e le razze della Palestina, armonia che io mi sono in ogni modo sforzato di favorire, non sia stata ancora raggiunta; e con la più grande attenzione ho considerato i provvedimenti, che possono essere i migliori per giungere a questo scopo. Permettete che in primo luogo io consideri ancora una volta il disgraziato malinteso, che è sorto in riguardo alle parole della dichiarazione di Balfour: «la costituzione in Palestina di una sede nazionale per gli Ebrei» (2). Io sento spesso dire, in varii circoli, che la popolazione araba di Palestina non consentirà giammai che il suo paese, i suoi luoghi santi, le sue campagne siano ad essa tolti e dati a stranieri; che non permetterà mai la costituzione di un Governo ebraico, che debba dominare sulla maggioranza musulmana e cristiana. La popolazione dice di non poter comprendere come il Governo britannico, che è famoso in tutto il mondo per la sua giustizia, abbia potuto acconsentire a una tale politica. Io rispondo che il Governo britannico, che sopra tutte le cose ha realmente a cuore la giustizia, non ha mai acconsentito, e giammai acconsentirà a siffatta politica. Non è questo il senso della dichiarazione di Balfour.

«Può essere che la versione del testo inglese in arabo non ne renda il vero significato; il testo inglese dice che i Giudei, questo popolo disperso in tutto il mondo, ma il cui cuore è sempre rivolto verso la Palestina, debbono avere la possibilità di trovare in quel paese una patria, e alcuni di essi - entro i limiti che sono fissati dal numero e dagli interessi della popolazione attuale, - venire in Palestina per favorire con i loro mezzi e i loro sforzi lo sviluppo del paese, per il vantaggio di tutti gli abitanti di esso.

«Se sono necessari provvedimenti per convincere la popolazione musulmana e cristiana che questi principi saranno di fatto rispettati, e che i loro diritti saranno realmente salvaguardati, tali provvedimenti saranno presi. Poiché il Governo inglese, a cui con il mandato è affidata la felicità del popolo della Palestina – giammai imporrebbe a questo una politica, che esso potesse ritenere contraria ai suoi interessi religiosi, politici od economici.

«Per quel che riguarda l’immigrazione, è realmente necessario che la sua misura sia rigorosamente proporzionata alla possibilità di impiego nel paese; e che inoltre l’impiego concerna nuovi lavori, e lavori di carattere permamente. La immigrazione è stata sospesa, essendo in corso un esame della situazione; e intanto sono state emanate norme, per le quali possono entrare in Palestina le seguenti persone: viaggiatori, persone che abbiano economicamente una situazione indipendente, parenti di residenti in Palestina e che dipendano, economicamente, da questi, e infine persone che abbiano sicurezza di aver impiego presso determinati datori di lavoro o imprese. Inoltre potranno entrare un limitato numero di persone, che al momento in cui fu decretata la sospensione dell’immigrazione erano già arrivate o anche si erano già imbarcate in porti europei per la Palestina. Ma si deve definitivamente riconoscere che le condizioni della Palestina sono tali, che non permettono in alcuna maniera una immigrazione in massa.

«Io desidero vivamente che il popolo della Palestina prenda parte più diretta all’Amministrazione stabilita entro il regime del mandato; e il problema di assicurare una libera e autorevole espressione della opinione pubblica è fatto oggetto, da parte del Governo di Londra, della più attenta considerazione. Frattanto io propongo di prendere immediatamente le misure adatte allo scopo di assicurare una intesa più efficace, per quello che riguarda importanti questioni amministrative, fra il Governo e le persone responsabili che parlino a nome di tutte le frazioni della popolazione.

«Quando entrerà in vigore il mandato, è intenzione del governo inglese di stabilire le norme per il governo della Palestina. Gli interessi della popolazione non ebraica saranno non solo tutelati dal mandato stesso, ma per essi si provvederà certamente anche nelle norme, a cui sopra si accenna. Come è stato recentemente annunziato, saranno subito adottati provvedimenti per ristabilire il sistema delle elezioni dei Consigli municipali.

«Circa ai gravi disordini, che ebbero luogo recentemente a Giaffa e vicinanze, io attendo, prima di esprimere la mia opinione, il rapporto della imparziale Commissione che fa attualmente un’inchiesta circa questi avvenimenti e la loro causa; ma è certo che nulla può scusare i gravi delitti, come assassinii, attacchi e saccheggi, che sono stati commessi. Un gran numero di casi sono ora esaminati, e coloro che saranno trovati colpevoli dei delitti che sono stati commessi, avranno la loro giusta punizione. Alle famiglie degli uccisi e dei feriti, io esprimo la mia sincera simpatia». (Palestine, 11-6-1921; Jüdische Rundschau, 10-6-1921; Le Peuple Juif, 24-6-1921).

M. G.
(1) Training colleges, per preparare gli insegnanti.
(2) «The establishment in Palestine of a National Home for the ewish people».

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WEBGRAFIA. – I passi che hanno portato alla nascita dello Stato d’Israele. Il movimento sionista. Si tratta di una cronologia di tappe essenziale nella storia del sionismo.

La questione sionista e il Vicino Oriente. Da Oriente Moderno del 1921. § 10a: Allocuzione Pontificia intorno alla Palestina e al Sionismo

§ 10a/1921 § Precedente/Successivo
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§ 10a

c. 10a §§ 9a 11a

Allocuzione Pontificia
intorno alla Palestina e al Sionismo

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 2,
15 luglio 1921, p. 81-82

La mattina del 13 giugno 1921 S. S. Benedetto XV tenne la seguente allocuzione ai Cardinali riuniti in concistoro segreto, pubblicata in quello stesso giorno dall’Osservatore Romano. [Per la traduzione ufficiale del testo e relativo commento si veda qui].

Traduzione ufficiale del testo latino
(Fonte)

Venerabili Fratelli.

Per la seconda volta nel corso di quest’anno vi abbiamo oggi riuniti intorno a Noi per due motivi: per completare il vostro illustrissimo Collegio e per provvedere in forma solenne ad assegnare nuovi Pastori alle Chiese che ne sono state private. Ma prima di procedere a quanto programmato, desideriamo, secondo l’antica consuetudine, intrattenervi su alcuni importanti affari che riguardano il governo della Chiesa Cattolica.

Ricorderete certamente che in questa stessa sede il 10 Marzo 1919 Noi Ci mostrammo assai preoccupati della piega che prendevano gli avvenimenti, dopo la guerra, in Palestina; in una terra tanto cara a Noi e ad ogni cuore cristiano, perché consacrata dallo stesso Redentore Divino nella sua vita mortale. Se non che, lungi dal diminuire, quella Nostra apprensione si va purtroppo ogni giorno aggravando.

Infatti, se Noi allora lamentavamo l’opera nefasta svolta colà dalle sette acattoliche che pur sogliono gloriarsi del nome di cristiane, anche adesso dobbiamo alzare lo stesso lamento nel vedere che esse, provviste, come sono, abbondantemente di mezzi, proseguono la loro opera sempre più attiva, profittando abilmente della immensa miseria in cui quegli abitanti piombarono in seguito alla immane guerra. Da parte Nostra, quantunque non abbiamo tralasciato di soccorrere le stremate popolazioni Palestinesi, dando nuovo impulso o vita a varie istituzioni di beneficenza (il che continueremo a fare finché Ci basteranno le forze), tuttavia non possiamo recare un soccorso adeguato ai bisogni, specialmente per il motivo che con i mezzi messi a Nostra disposizione dalla Divina Provvidenza dobbiamo anche rispondere alle grida di dolore che da ogni parte si levano per chiedere aiuto alla Sede Apostolica. Conseguentemente siamo costretti ad assistere con grande pena alla progressiva rovina spirituale di anime a Noi così care e per la cui salvezza lavorarono tanti uomini di zelo apostolico, primi fra tutti i figli del serafico Patriarca d’Assisi.

Inoltre, quando i cristiani, per mezzo delle truppe alleate ritornarono in possesso dei Luoghi Santi, Noi ben di cuore Ci unimmo alla generale esultanza dei buoni; ma quella Nostra letizia non era disgiunta dal timore, espresso nella citata Allocuzione concistoriale, che cioè, in seguito a così magnifico e lieto avvenimento, gli israeliti venissero a trovarsi in Palestina in una posizione di preponderanza e di privilegio. L’odierna realtà documenta che quel timore era giustificato. Infatti, nella Terra Santa la condizione dei cristiani non solo non è migliorata, ma anzi è peggiorata a seguito delle nuove leggi e degli ordinamenti colà stabiliti, i quali mirano — non diciamo per volontà dei legislatori, ma certamente nei fatti — a scacciare la cristianità dalle posizioni che ha finora occupate, per sostituirvi gli ebrei. Né possiamo inoltre non deplorare il lavoro intenso che molti fanno per togliere il carattere sacro ai Luoghi Santi, trasformandoli in ritrovi di piacere con tutte le attrattive della mondanità: il che, se è dappertutto riprovevole, molto più lo è dove s’incontrano ad ogni passo le più auguste memorie della Religione.

Ma poiché la condizione della Palestina non è stata ancora definitivamente regolata, Noi fin d’ora leviamo la Nostra voce affinché, quando sarà giunto il tempo di darle un assetto stabile, siano assicurati alla Chiesa Cattolica e a tutti i cristiani i loro diritti inalienabili. Noi non vogliamo certamente che siano menomati i diritti del mondo ebraico; intendiamo però che essi non si debbano in alcun modo sovrapporre ai sacrosanti diritti dei cristiani. E a questo scopo esortiamo caldamente tutti i Governi delle Nazioni cristiane, anche non cattoliche, a vigilare e ad insistere presso la Società delle Nazioni, che, come si dice, dovrà prendere in esame il regolamento del mandato Inglese in Palestina.

Che, se dalla Terra Santa volgiamo lo sguardo all’Europa, anche qui si presenta ai Nostri occhi un’immane quantità di dispiaceri. Gli ultimi avvenimenti, come voi ben sapete, Venerabili Fratelli, hanno purtroppo dimostrato che i dissensi e le competizioni tra i popoli non sono ancora cessati, e che, se è quasi estinto l’incendio della guerra, tuttavia perdura ancora lo spirito bellicoso. Pertanto, rinnovando ancora una volta il Nostro vivissimo appello a tutti i Capi di governo di buona volontà, chiediamo che, per loro consiglio e impulso, i popoli depongano a vicenda, per il bene comune, le reciproche avversioni e risolvano, discutendo con spirito di giustizia e di carità, le controversie che sono ancora pendenti fra loro. E in tal modo venga finalmente assicurata alla travagliata Europa la pace da tanto tempo sospirata.

Tuttavia, pur in mezzo a tante preoccupazioni, il Signore Gesù ha voluto benevolmente riservare alla sua Sposa, la Chiesa, e al suo Vicario in terra qualche motivo di consolazione e di conforto. Voi lo avete veduto: appena finito l’immane conflitto, quasi tutte le Nazioni civili che non mantenevano rapporti diplomatici con Noi si affrettarono, di loro spontanea volontà, a esporCi il desiderio di averne, ben persuase che ne avrebbero ricavato molteplici vantaggi. Noi pertanto, fedeli alle tradizioni di questa Sede Apostolica e conformandoCi alla dottrina cattolica che propugna l’armonia dei due poteri per il bene comune dello Stato e della Chiesa, accogliemmo ben volentieri tali desideri, senza però compromettere alcuno di quei princìpi che sono per Noi inviolabili. La stessa Francia, che da ben sedici anni si era ufficialmente staccata dall’amplesso della Madre, ha voluto riprendere presso il Vicario di Gesù Cristo quel posto che già occupava da secoli; e il suo ritorno ha recato a Noi e a tutti i buoni tanta soddisfazione, quanta amarezza aveva procurato il suo allontanamento. Così quello che, data la perversità dei tempi, pareva poc’anzi difficilissimo ad avverarsi, ora, grazie alla Divina Provvidenza, è un fatto compiuto; cioè — qualora una triste condizione di cose non ostacoli la necessaria libertà e indipendenza del Romano Pontefice — quasi tutti gli Stati civili del mondo potranno avere rapporti diplomatici con questa Sede Apostolica; e Noi innalziamo a Dio fervidi voti affinché questa mutua cooperazione sia di fatto, come dovrebbe essere di diritto, sorgente di ogni salutare prosperità per la Chiesa e per i singoli Stati.

b) Commenti all'allocuzione papale (a p. 90 dello stesso fascicolo). – L’Israel, settimanale israelitico romano, commenta senza asprezza l’allocuzione papale. Troviamo infondata l’affermazione che agli Ebrei siano stati concessi privilegi e che essi si trovino in una posizione di preponderanza; nega ch’essi vogliano soppiantare i Cristiani e gli Arabi: nulla, nel mandato e negli ordinamenti civili della Palestina, giustifica queste accuse. Gli Ebrei sono rispettosi dei diritti cristiani e musulmani e non vedono ostacoli a un’intesa.

«L’allocuzione papale, nella sua sostanza, potrebbe essere sottoscritta anche da noi ..... Ciò che ci divide è questo: che, pur riconoscendo tutti i diritti degli altri abitanti, noi non possiamo non considerare la Palestina come paese che deve e può senza alcun loro danno, ma anzi con loro vantaggio, divenire la sede nazionale ebraica». «Dal problema ebraico è bene eliminare le ombre che vi può gettare il confitto anglo-francese, e i sospetti che in alcuni ha suscitato la politica britannica».

Il Sionismo non è alleato dell’Inghilterra e non dovrebbe appoggiarsi su questo o quello Stato; esso deve appellarsi allaLega delle Nazioni, cui, secondo il Trattato di Sèvres e il mandato palestinese, spetta decidere l’ordinamento dei Luoghi Santi. «Giustamente dunque il Papa si rivolse alla Società delle Nazioni, dalla quale anche noi attenderemmo, se non fosse troppo ingenuo, un definitivo atto che chiudesse le nostre ansiose aspettative».

L’articolo termina deplorando che qualche giornale italiano [2] abbia commentato l’allocuzione in modo piuttosto ostile al Sionismo. (Israel, 23-6-1921).
V. d. B.

Il resto dell’allocuzione riguarda altra materia. È opportuno rilevare che (contrariamente ai commenti di parte della stampa) l’allusione alla profanazione di luoghi santi non si riferisce ai progetti edilizi per Gerusalemme, bensì alla società sionista del «Carmelo» sorta per trasformare in luogo di ritrovi mondani e di villeggiatura elegante il monte Carmelo (prospiciente il mare presso Caiffa), caro alla tradizione cristiana medioevale e luogo d’origine dell’ordine dei Carmelitani.

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WEBGRAFIA. – Sul settimanale, già sionista, Israel, di cui sopra, fondato nel 1915 e fusione di due precedenti periodici sionisti, abbiamo trovato questa scheda di fonte sionista. –

COMMENTO E NOTE CRITICHE
al § 10

Anche noi di questo Blog saremmo ingenui oltre che ignoranti se ci dimenticassimo che leggiamo i testi sopra riportati quasi 90 anni dopo. Quale sia stato il risultato dell’immigrazione ebraica, a tutto scapito dei palestinesi, lo vediamo ancora ai nostri giorni. Il sionismo e la Dichiarazione Balfour – cui si appellano i sionisti italiani del 1921 – vengono ancora prima della creazione della Società delle Nazioni, dove la Israel Lobby era fin da allora attiva – e da chissà quanto tempo prima – con una incredibile capacità di concertazione, di pressione, di corruzione, già rilevata nelle letteratura antisionista dell’epoca. Che il fine del sionismo fosse già allora non l’utile degli arabi palestinesi, ma la loro completa estromissione dalle loro terre è cosa che vedremo nei 90 anni successivi: era già incominciata fin dal primo insediamento sionista, che andò a turbare quell’armonia che era fino ad allora esistita fra i palestinesi, autoctoni da migliaia di anni ininterrotti, e le comunità ebraiche residenti. Fra queste quella dei Neturei Karta, il cui insediamente in Palestina risale agli inizi del XIX secoli. I Neturei Karta erano già dal 1881 ostili al sionismo, di cui avevano colto la natura.

NOTE

[1] Sul settimanale israelitico romano, Israel, scriveva in quegli anni Enzo Sereni, marito di quella Ada Sereni, il cui nome ci è ora nota dal libro di Erich Salerno, Mossad Base Italia, dove si apprende come la Sereni fu in Italia il principale riferimento del Mossad e della politica sionista. Se ci sarà possibile, faremo lo sfoglio delle annate di Israel di quegli anni e ne riporteremo copia. Il settimanale romane Israele, fondato nel 1915, nasceva dalla fusione di due precedenti testate: Il Corriere Israelitico di Trieste, fondato nel 1862 da Abraham Vita Morpurgo, e la Rivista Israelitica, fondata nel 1904 da Margulies.

[2] Non è dato sapere quale sia questo giornale, ma faremo delle ricerche ovvero invitiamo i Lettori a farle loro. Potrebbe essere interessante conoscere cosa ha detto esattamente il testo cui si allude. Sarebbe pessimo metodo lasciarsi fuorviare dal tono sbrigativo di un testo che ha già tutti i connotati di un sionismo che si verrà accentuando negli anni e che sarà forse la vera causa delle leggi razziali.

A. C.

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Tratte da “Oriente Moderno” - Cronache dell’anno 1921. § 9a: Palestina e Mesopotamia.

§ 9a/1921 § Precedente/Successivo
La lettura di «Oriente Moderno», anno 1921, secondo semestre, offre una sobria e rigorosa rassegna stampa delle notizie sulla Palestina, il Vicino Oriente e l’affermarsi del sionismo. È qui possibile una duplice modalità di lettura: in verticale (↑↓), a papiro, in un singolo post, di tutto e del solo testo originale dei fascicoli mensili, dove diviso per capitoli (cap., c.) e annate con qualche illustrazione grafica si affianca qui una diversa lettura in modalità orizzontale (← →), a libro, di ogni singolo paragrafo (§), dove è possibile un commento critico con webgrafia, note, iconografia e ogni utile integrazione. Il Lettore che desidera leggere i testi senza nessuna mediazione del Curatore può spostarsi sulla lettura verticale, a papiro, con un semplice clic sul numero del Cap., mentre chi vuole un’analisi e discussione dei testi ovvero avvalersi degli apparati forniti dal Curatore ovvero partecipare al Forum, può trovare maggiore interesse in un diverso editing dello stesso testo. Si spera che la segnaletica approntata e le numerose pagine di raccordo agevolino la navigazione in un ipertesto di dimensioni enciclopediche.

§ 9a

c. 9a §§ 8a10a

Palestina e Mesopotamia

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 2,
15 luglio 1921, p. 77-78

Palestina e Mesopotamia. - Presentando alla Camera dei Comuni un progetto di legge per un credito di 27 milioni circa di sterline per il Medio Oriente (14 giugno) Churchill ha fatto delle dichiarazioni molto attese dopo il suo recente viaggio in Egitto e in Palestina. Egli ha in sostanza riaffermato la volontà britannica di ricostruire la nazione araba e ristabilire la nazionalità israelitica in Palestina.

Per la Mesopotamia ha annunziato la formazione di un’assemblea araba, con un Sovrano scelto dagli stessi Arabi, gradito dall’Inghilterra e amico degli alleati. Esso siederà a Bagdad.

Assai reciso è stato per la Palestina. Ha rilevato che cola si trovano, su 500.000 Musulmani, 65.000 Israeliti e altri 7.000 ve ne sono stati inviati, provocando preoccupazioni e reazioni nei Musulmani, che dubitano di vedersi travolti da un’immensa massa di immigrati. Egli ritiene tali timori ingiustificati, e fida pienamente nell’opera di Sir Herbert Samuel, che è un ardente sionista. «Io gli offro il mio intero appoggio» ha concluso.

Nella Camera dei Comuni l’aperta difesa del sionismo in un momento cosi grave ha prodotto una viva impressione, e qualche deputato ha apertamente disapprovato le dichiarazioni, ritenendole imprudenti (1).

(1) Il Daily Chronicle (16 giugno) osserva che Churchill ha esposto una linea politica concreta che unisce gli ideali della pace al bisogno di economia dell’Inghilterra, ed è tanto nell’interesse della Francia che dell’Inghilterra che le funzioni che né l'una né l’altra hanno i mezzi e la capacità di esercitare siano affidate agli Arabi più influenti e leali. Il Times (16 giugno) osserva che se vi fosse la sicurezza che le speranze di Churchill poggino su solida base la sua politica potrebbe ispirare fiducia. Fanno molte riserve invece il Manchster Guardian, il Daily Telegraph e specialmente il Daily Mail (16 giugno). Pertinax (Echo de Paris del 16 giugno) non ritiene che il programma di Churchill dia la tranquillità al mondo musulmano; ostile apertamente è l’Homme libre (16 giugno, articolo di Lautier), il quale osserva che in cambio della protezione armata che Churchill offre alla Francia, occorrerebbe far rompere la testa ai soldati di Gouraud per il più gran vantaggio dell’Inghilterra e per darle quelle posizioni che ha tolto alla Francia nell’Asia minore.

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La questione sionista ed il Vicino Oriente – Da “Oriente Moderno” - Cronache dell’anno 1921. § 8a: Commenti arabi alle dichiarazioni di Churchill.

§ 8a/1921 Precedente/Successivo
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§ 8a

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Commenti arabi alle dichiarazioni di Churchill

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 1,
15 giugno 1921, p. 31-32

a) Commenti arabi alle dichiarazioni di Churchill. - II giornale al-Karmel riproduce e commenta questo discorso. Domanda a Churchill che cosa penserebbero le popolazioni della Scozia e del Canadà se l’Inghilterra volesse stabilire in quei paesi «sedi nazionali» tedesche.

Trova inverosimile che gli Ebrei si contentino della Palestina e pensa che vorranno farne una base per conquistare l’Oriente; le ragioni che indussero l’Inghilterra alla dichiarazione Balfour, la indurranno in avvenire a concessioni anche maggiori verso gli Ebrei, che non hanno voluto la costituzione di un governo ebraico in Palestina perché comprendono che ciò sarebbe oggi contrario ai loro interessi; essi per comandare non hanno bisogno di un riconoscimento ufficiale.

Se l’Inghilterra avesse a cuore gli interessi degli Arabi della Palestina, come dice Churchill, dovrebbe dar loro un Emiro della loro razza e una assemblea elettiva, che tutelassero i loro diritti.

Accusa l’Inghilterra di mancare agl’impegni presi con il Re Husein di costituire uno Stato arabo che comprendesse la Palestina, e ciò per conciliarsi gli Ebrei che sono al governo in Russia.

Quanto a quel che dice Churchill dela prosperità che gli Ebrei daranno al paese, il Karmel ripete che gli Arabi, guidati dall’Inghilterra e con l’aiuto dei proprii compatrioti emigrati in America e di immigrati europei, possono fare da sè.

Gli Arabi reclamano poi che i lavori pubblici, fatti col loro danaro, vengano affidati od operai arabi, che si contentano di salari minori e lavorano di più, e che vengano resi noti il bilancio dei lavori pubblici e gli altri bilanci, che sono fatti a beneficio della minoranza ebraica. Inoltre giustizia vorrebbe che gl'impieghi fossero assegnati agli Ebrei in proporzione al loro numero.

La sede nazionale richiederà poi un esercito importante, ed al suo mantenimento dovrebbero contribuire in massima parte gli Arabi.

Nè si meravigli Churchill del quadro che gli hanno fatto delegati arabi del Governo turco in Palestina; esso dipende dal timore che hanno di veder perire le grandi speranze riposte nell’Inghilterra. Del resto la Palestina aveva rappresentanti al Parlamento ottomano, ed era governata anche da funzionari indigeni di tutti i gradi, nè vi era differenza di trattamento fra loro e i funzionari turchi; le scuole, relativamente alle imposte, erano più numerose che non 0ra, e la popolazione era tranquilla nel possesso esclusivo del paese. Non vi erano i divieti di esportazione cbe si sono avuti quest’anno [per l’olio e per i cereali].

S. E. domanda perchè mai ci siamo ribellati ai Turchi? Evidentemente per ottenere l’indipendenza che ci prometteva l’Inghilterra, nella quale avevamo fiducia.

Il Karmel nota poi che il discorso Churchill tende a svalutura il contributo arabo alla vittoria, mettendo invece in rilievo il diritto di conquista dell’Inghilterra e tacendo delle sue promesse. Si lagna della dichiarazione che la Palestina giungerà gradatamente e fra molti anni ad un governo rappresentativo: gli altri paesi arabi lo hanno già o lo avranno tra poco. Perché questa differenza di trattamento? Si vuole torse aspettare che gli Ebrei siano in maggioranza?

I Palestinesi hanno il massimo rispetto per le qualità degli Ebrei e per la loro storia, ma non possono fare a meno di preoccuparsi considerando che il bolscevismo è opera degli Ebrei.

L’articolista seguita deplorando che invece si siano sospettati di rapporti con i bolscevichi cittadini innocenti di Caiffa, e che si siano impedite pacifiche dimostrazioni di Musulmani per l’arrivo di Churchill.

Le sue dichiarazioni non possono rassicurare gli Arabi di fronte ai fatti, tanto più che egli è, come Balfour, membro del Ministero Lloyd George autore della politica della sede nazionale; sicché non si potevano aspettare da lui dichiarazioni diverse.

Ora i Palestinesi manderanno in Europa una delegazione incaricata di presentare all’opinione pubblica britannica, che è al di sopra dei ministeri e dei governi, la storia dei loro torti. (al Karmel, arabo di Caiffa, 8-16 maggio 1921). - V.d.B.

b) Emissari di Angora in Palestina. – Costantinopoli, 14 aprile. - Il governo di Angora avrebbe mandato in Palestina, per consiglio di Ebrei bolscevichi, emissarii musulmani incaricati di provocare conflitti fra Ebrei ed Arabi.

Ciò gioverebbe alla propaganda anti-britannica che il governo di Angora svolge fra i Musulmani, e sarebbe gradito al governo dei Soviet, che ha perseguitato i Sionisti, chiamandoli «nazionalisti borghesi» (Times, 16-4-1921). - V.d.B.


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WEBGRAFIA. – Nel maggio del 1921, prima che “Oriente Moderno” iniziasse le sue pubblicazioni, si erano svolti in Palestina dei “disordini” o “disturbances”, circa le quali esiste in rete un rapporto dell’Ufficio Coloniale Britannico: Palestine. Disturbances in May, 1921. Reports of the Commission of Inquiry with correspondence relating thereto, presentata in parlamento nell’ottobre del 1921.

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giugno 26, 2010

La questione sionista ed il Vicino Oriente – Da “Oriente Moderno” Cronache dell’anno 1921. § 7a: Dichiarazioni di Churchill agli Arabi di Palestina.

§ 7a/1921 § Precedente/Successivo
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§ 7a

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Dichiarazioni di Churchill agli Arabi di Palestina

da: Oriente Moderno,
Anno I, Nr. 1,
15 giugno 1921, p. 30-31

Dichiarazioni di Churchill agli Arabi di Palestina. - Il ministro Churchill ha tenuto il seguente discorso alla Delegazione araba palestinese: «Venuto al Cairo per studiare la questione della Mesopotamia, sono stato invitato in Palestina da Sir H. Samuel: egli è il rappresentante responsabile della Corona, io non lo sostituisco. Dietro sua richiesta ho accettato questo colloquio, che non ha nulla di ufficiale, e parlerò chiaramente per evitare malintesi. Ritengo che le vostre richieste siano in parte settarie e inopportune. Io non posso e non desidero annullare la dichiarazione Balfour e sospendere l’immigrazione (1). Il Governo inglese, per mezzo di Balfour, si è impegnato a favorire la sede nazionale: ciò implica l’immigrazione ed ha ottenuto l’approvazione delle potenze alleate e vincitrici. L’impegno preso quando le sorti della guerra erano incerte, deve considerarsi confermato dalla vittoria, ed io son certo che la Lega delle Nazioni accetterà tale punto di vista. È del resto giusto che gli Ebrei dispersi possano riunirsi in una sede nazionale in Palestina, alla quale sono legati da 3000 anni. Ciò sarà, secondo noi , un bene per il mondo, per l’impero britannico, ed anche per gli Arabi palestinesi, che lungi dal soffrirne, ne benefìcieranno.

«Richiamo la vostra attenzione alla seconda parte della dichiarazione che insiste sulla santità dei vostri diritti civili e religiosi, e deploro che non ne riconosciate il valore.

«Se le promesse fatte agli Ebrei sono valide, altrettanto valgono quelle fatte a voi: noi le manterremo fedelmente ambedue. Il Governo britannico ha diritto alla propria opinione: la nostra è una posizione di fiducia, ma la conquista ne fa uno stato di diritto. Voi parlate come se foste stati voi a rovesciare i Turchi, ma non è così: molte vite inglesi sono state sacrificate per la Palestina. Notate le parole della Dichiarazione Balfour: “una sede nazionale” e non “la sede nazionale". Sede nazionale non significa un Governo ebraico che domini gli Arabi. L’Inghilterra è il massimo stato musulmano del mondo, è ben disposta verso gli Arabi e ne apprezza l’amicizia. Io ho constatato qui che i funzionari non fanno differenze fra Ebrei ed Arabi. Noi diamo tale importanza all’imparzialità, che abbiamo indotto S. M. a nominare Alto Commissario Sir H. Samuel, esperto uomo di governo, capace di governare con equità, e che non può venir attaccato dagli Ebrei quando decide contro di loro. Voi non dovete aver timori per l’avvenire: l’Inghilterra ha promesso di dare al movimento sionista un’occasione di farsi valere, ma esso riuscirà soltanto secondo i propri meriti.

«Noi non possiamo tollerare che una parte della popolazione venga espropriata dall'altra. La sede nazionale ebraica può attuarsi soltanto se gli Ebrei si apriranno una via, passo per passo, con i propri meriti, contribuendo ad aumentare la prosperità dell’intero paese e della sua popolazione. Osservate i grandi progressi che si sono avuti nelle località colonizzate dagli Ebrei. Che queste colonie siano state finanziate dall’estero deve piuttosto indurvi alla tolleranza verso il sionismo. Voi dite di rimpiangere l’amministrazione turca, ma ne presentate un’immagine falsa: i Turchi trascuravano e opprimevano la Palestina, che è capace di sostenere una popolazione maggiore dell’attuale. E se amavate tanto i Turchi, perché vi siete ribellati contro di loro?

«All’affermazione cbe il sionismo vi porterà maggiore prosperità voi direte: Dobbiamo dunque vendere il nostro paese? No, l’immigrazione ebraica è soltanto possibile in quanto si esplica legittimamente. I Sionisti hanno un compito difficile e voi dovete aiutarli. L’attuale forma di governo durerà per molti anni; gradatamente svilupperemo istituzioni rappresentative che portino alla piena autonomia, ma i figli dei nostri figli non la vedranno ancora».

Il discorso termina con un’esortazione all’accordo e alla collaborazione. (Palestine, 9-1-1921) .

V. d. B.

(1) Cioè l’immigrazione degli Ebrei.

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WEBGRAFIA. – Dagoberto Huayn Bellucci: Palestina Anno Zero. L’articolo contiene una sintesi di tutto l’arco storico della questione palestinese ed in particolare un profilo di Herbert Samuel, noto sionista che mai avrebbe potuto avere quella imparzialità che gli attribuisce Churchill.


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