marzo 19, 2010

Stati del mondo: 14. Bahrein.

13: Bahama ↔ 15: Bangladesh
a b c d e f g h i k l m n o p r s t u v y z
• Confini: Arcipelago del Golfo Persico, al largo della costa orientale dell’Arabia Saudita e a N della penisola del Qatar.
• Il territorio ha una superficie complessiva di kmq 757,5 e una popolazione di 650.604 abitanti censiti nel 2001 (compresi 4.053 residenti all’estero) e di 1.168.000 stimati nel 2009 con una densità di 1.542 ab./kmq. La capitale Manama conta 176.909 abitanti nel 2006.
• È costituito da 33 isole tra cui Bahrein (572 kmq), Muharraq (24,31 kmq), Sitra (30,10 kmq), Umm Nasan (19 kmq), Hawar (38 kmq). Le estati sono assai calde, gli inverni miti, le precipitazioni scarsissime.
• Membro di: CCG, Lega Araba, OCI, ONU e WTO.
- Central Informatics Organisation.
- Utenti internet: 820,4 ogni 1000 abitanti.

Vers. 1.2/25.2.11
Sommario: 1. Parametri principali. – 2. Note storiche. – 3. Economia. – 4. Popolazione. – 5. Giustizia. – 6. Difesa. – 7. Divide et impera. –

1. Parametri principali. – È una monarchia. Ne è sovrano Sheik Hamad bin Isa al-Khalifah che deteneva il potere come emiro dal 6 marzo 1999, ed in seguito proclamandosi re il 14 febbraio 2002. Primo ministro è Sheik Khalifah bin Sulman al-Khalifah in carica dal 19 gennaio 1971. Promulgata il 14 febbraio 2002, la nuova costituzione, pur assicurando formalmente le libertà personali e politiche, ha mantenuto intatte le prerogative del sovrano sugli altri poteri. Non ci sono partiti politici ed è vietata ogni forma di opposizione. La disoccupazione giovanile ha un tasso del 40 per cento.

2. Note storiche. – Protettorato britannico dal 1820, il Bahrein è una monarchia ereditaria indipendente dal 14 agosto 1971. Nel 1975 l’emiro ha sospeso la Costituzione del 1973 e sciolto l’Assemblea nazionale, accentrando tutti i poteri. Il 14 febbraio 2001 è stato approvato con referendum un progetto di costituzione proposto su iniziativa dell’emiro.

3. Economia. – L’economia si basa sull’estrazione di gas naturale e petrolio. Oltre alle raffinerie sono attive industrie dell’alluminio, dei fertilizzanti e cantieristiche che si avvalgono della numerosa manodopera straniera. Di rilievo sono il turismo e le attività finanziarie.

4. Popolazione. – I gruppi etnici sono costituiti per il 66,5% da arabi, da asiatici per il 31,6%, da europei per lo 0,9%. La lingua è l’arabo, ma si parla l’inglese. La religione è costituita da musulmani, di cui il 60,9% sciiti e il 20,3% sunniti. I cristiani sono il 9%, altri grupi religiosi sono tutti il 9,8%.

5. Giustizia. – Il sistema giudiziario si basa sulla legge islamica. È in vigore la pena di morte.

6. Difesa. – Quella che basta per mantenere il potere monarchico e di nessuna consistenza per la difesa esterna. L’esercito del Bahrein consiste interamente di mercenari stranieri, in prevalenza sauditi addestrati dalla difesa israeliana, e non sente quindi alcun legame con la popolazione e spara anche su manifestanti pacifici e inermi, come si è visto in diretta duranti i moti di piazza del febbraio 2011. L’Arcipelago è di importanza strategica per gli USA che vi fanno stazionare la loro Vª flotta, posta al controllo del traffico delle petroliere nelle acque del Golfo. In questi giorni di febbraio 2011 le agitazioni riguardano anche il Bahrein ed è ancora troppo presto per prevedere il loro esito. Al momento ciò che si sa è che contro i manifestazioni il governo esercita una dura repressione con parecchi morti e non si parla certo di dimissioni, così come dagli stessi Usa erano state chieste per Mubarak, un fedele alleato trentennale. Si legge nella citata Croix «La France a annoncé, vendredi 18 février, qu'elle avait suspendu les exportations de matériel de sécurité à destination de la Libye et de Bahreïn».

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7. Divide et impera. – Dal link si accede ad un articolo sulla situazione nel Bahrein in questo fine febbraio 2011. Qui riportiamo in evidenza un brano dell’articolo, dove si legge che uno degli slogan gridati nella piazza principale della rivolta è il grido “né sunniti né sciiti ma solo cittadini del Bahrein”. E sempre che ciò dia assai fastidio al governo che sulla divisione e sulla contrapposizione basa il suo potere. Questa massima del “divide et impera” è però sempre stata seguito in tutto il mondo arabo-musulmano ed è ancora oggi la linea principale delle potenze coloniali di seconda generazione, quelle che brandiscono presunti “diritti umani” violati come giustificazione per ingerenze e interventi umanitari, volte a liberare con la guerra e lutti infiniti le donne (vedove) dalla prigione dei loro burqa o a garantire agli omosessuali i loro legittimi e sacrosanti diritti. Le donne poi, candidate vedove, sono poi spesso fatte oggetto di stupro dai loro liberatori e senza la protezione più del loro burqa, almeno per quel numero limitato di esse che ne fa veramente uso. Accanto al principio materiale del “divide et impera” è ancora più capillarmente combattuta una guerra ideologica che maschera e confonde le operazioni realmente in atto, che magari sembrano una cosa e sono tutt’altro, se non il contrario di ciò che sembrano. I media e i giornalisti embedded sono gli agenti principali di questa guerra ed è saggio diffidare di loro in via preventiva e di principio. Un criterio può essere quello di confrontare l’informazione ufficiale con l’informazione alternativa, se ne esiste una.

8. Breve storia del Gulf Cooperation Council (GCC). – Ne fa parte anche il Bahrein, che insieme agli altri  cinque paesi chiese alla NATO di imporre un no fly zone sulla Libia, altro produttore di petrolio. Si tratta di un sistema di accaparramento del petrolio mediorientale da parte dei Rockfeller e Rotschild che temono nazionalizzazioni come quelle in Iran e in Libia. La scambio è petrolio con il potere concesso ai signori del Golfo sulla pelle dei loro cittadini. Le democrazie occidentali non hanno scrupoli di sorta, quando si tratta non già degli interessi e del benessere dei loro cittadini, ma semplicemente di consorterie familiare di potere come quelle menzionate dei Rockfeller e dei Rotschild. L’articolo di cui al link descrive più minutamente queste relazioni. «Quello che è successo in Libia è un’operazione segreta classica, evocata dall’intelligence occidentale e finanziata dal GCC, che tenta di arraffare i giacimenti petroliferi appartenenti al popolo della Libia e di consegnarli ai trilionari Rotschild/Rockfeller» (ivi).

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